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Paedophilia

An anti-social disorder

Paedophilia, an anti-social disorder.

Globalisation had several consequences on society, and caused extremely negative changes.
Social media gave prominence  to domestic abuses, prostitution, and commercial child sexual abuse material, so that paedophilia became known because of scandalous cases in several social contexts, among which the religious one stands out. Society has always found it difficult to accept that some people have this kind of disorder, causing full-scale denial.
In the past, once child sexual abuse was discovered, responsible individuals were reallocated, and mass media remained silent. Nowadays paedophilia becomes a relevant phenomenon, analysed in different social spheres. Internet not only permitted to diffuse knowledge and information, but it facilitates Communication; however the web network is also a new way to share kiddie porn contents. Cybernetic space gave paedophilia new life through three main elements: Anonymity, the amount of easily accessible pornographic material featuring children, and the possibility to find new victims by using chat rooms and groups.
But what is paedophilia? It is a disorder psychiatrist or psychologist diagnose, after a psychological examination. According to the criteria provided by the Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, IV Edition, paedophiles are individuals who fantasises, being sexually aroused or cherishing sexual desires associated to pre-pubertal children (usually under 13) during at least 6 months. Ordinarily paedophiles sustain to have some attraction to children in their puberty or adolescence, but their sexual desire may become manifest later. Clinically, it is important to highlight that some paedophiles may limit their desire to imagination, while others commit abuses, because fantasizing can’t satisfy their sexual needs. Also, a further necessary specification concerns hebephilia, related to sex activity  involving adolescents under legal Age of Consent (typically 13-16 years).
Paedophiles may commit different sexual actions towards children: starting from exhibitionism (self exposure), turning to voyeurism (naked body observation and undressing), to end up with masturbation and more intrusive physical contact. Paedophiles use to understate this kind of actions, underlining their educational value, or blaming kids to provoke their reaction. They are usually attracted by a specific categories of children, and researcher classify them  according to their attraction for males, females, or both. It is difficult to outline a basic portrait of disturbed individuals, because several types exist, and each case is self-standing.
Some individuals classifies ad paedophiles may look “normal”, but present different personality disorders. Studies showed that paedophiles feel inferiority, isolation, and emotional rawness. They find it difficult to building relationships with people of the same age, because of their lack of self-confidence, passive-aggressive attitudes, and high levels of anger and hostility.
Usually the profile of the paedophile concerns male individuals. However, women can also adopt harassing behaviours towards children, but often cases involving women are not reported, or they are underestimated, because women take care of children from an early age.
Also, when women commit sexual acts involving adolescents, these events are seen as isolated incidents or random cases.
The question that arises is to know whether people choose this orientation or they are seek since birth. Different elements can be taken into consideration: many studies reveal that paedophiles themselves also were subject to abuses during their childhood, but the matter is discussed in various debates. Analysing abuse impacts on children, it came across that effects are more serious in cases where abuses are committed by father figures or they include violence and/or genital contact. Long term consequences are difficult to preview, and they depend on individuals’ resilience and their ability to adapt. Over the long term, people subject to abuse are more vulnerable to disorders such as depression, anxiety, eating disorders, substance abuse, personality disorders, and suicide.
In Italy official registers don’t exist, but this phenomenon seems to increase, as Linkiesta reported in June 2016: “According to the dossier realised by «Telefono Azzurro» in 2016, encountering calls reporting crimes to 19696, «114 Emergenza infanzia» and chat rooms, in 2015 cases of sexual abuse and paedophilia increased from 3,4% to 5%, calls received by 114 raised from 5,4%  (2014) to 6,7% (2015).

Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale del turismo (OMT) nel mondo 3 milioni di persone viaggiano ogni anno per fare sesso con i minori. Il fenomeno del turismo sessuale minorile è in crescita ovunque, dalla Thailandia al Brasile, tra uomini e donne. È un reato che muove enormi quantità di denaro alla criminalità organizzata e le mete più selezionate sono i paesi del terzo mondo dove povertà e corruzione rendono più facile commettere questo tipo di reato.

L’Italia gode di un triste primato, trovandosi tra i primi sei paesi da cui partono i “clienti” di minori costretti a prostituirsi. Altri sono Francia, Germania, Regno Unito, Cina e Giappone.

Il 16 gennaio al Senato è stata presentata “Stop sexual tourism”, una campagna internazionale a tutela dei diritti dei minori nel Mondo e patrocinata dall’Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile). L’iniziativa prevede l’affissione di un manifesto informativo in 57 aeroporti italiani, sia per denunciare una situazione sempre più dilagante sia per stimolare una presa di coscienza in chi ha come scopo ultimo del proprio viaggio l’abuso del corpo di un bambino.

I turisti sessuali italiani sono circa 80 mila, per lo più uomini (90%). Secondo uno studio di Ecpat (International, ex End Child Prostitution and Trafficking) in Italia negli ultimi anni l’età ei turisti si è abbassata ed è compresa tra i 20 e i 40 anni.

I principali paesi di destinazione sono Brasile, Repubblica Dominicana, Colombia, Thailandia e Cambogia.

Secondo questo studio è in crescita anche il numero delle donne che viaggiano in paesi in via di sviluppo in cerca di sesso a pagamento con i minori. In totale sono il 10% dei turisti sessuali; mentre gli uomini tenderebbero a prediligere soggetti più giovani (fra i 12 e i 14 anni d’età) e a cambiare partner ogni sera, le donne ricercano adolescenti, ragazzi che possano diventare i loro accompagnatori per tutta la vacanza. Questo avviene soprattutto in Kenya e nei Caraibi.

A normare questo tipo di illeciti nel nostro paese troviamo la legge 269/1998 «Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù», aggiornata poi dalla 38/2006, «Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo Internet».

Elenchiamo qui alcuni stralci degli articoli principali:

Art. 1., c.1, «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di denaro o di altra utilità economica, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a curo 5.164.» c.2., «Nel caso in cui il fatto di cui al secondo comma sia commesso nei confronti di persona che non abbia compiuto gli anni sedici, si applica la pena della reclusione da due a cinque anni.», c.3., «Se l'autore del fatto di cui al secondo comma è persona minore di anni diciotto si applica la pena della reclusione o della multa, ridotta da un terzo a due terzi».

Art. 2., c. 1., «Chiunque, utilizzando minori degli anni diciotto, realizza esibizioni pornografiche o produce materiale pornografico ovvero induce minori di anni diciotto a partecipare ad esibizioni pornografiche è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 25.822 a euro 258.228»; c.2., «Chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui ai commi primo, secondo e terzo, offre o cede ad altri, anche a titolo gratuito, il materiale pornografico di cui al primo comma, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 1.549 a euro 5.164»;

Art. 3. «Art. 600-quater. - (Detenzione di materiale pornografico). - Chiunque, al di fuori delle ipotesi previste dall'articolo 600-ter, consapevolmente si procura o detiene materiale pornografico realizzato utilizzando minori degli anni diciotto, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa non inferiore a euro 1.549».

Art. 6. «Al di fuori delle ipotesi previste dall'articolo 609-bis, l'ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, o il tutore che, con l'abuso dei poteri connessi alla sua posizione, compie atti sessuali con persona minore che ha compiuto gli anni sedici, è punito con la reclusione da tre a sei anni».

La normativa italiana è considerata molto avanzata ed è stata tradotta in varie lingue in quanto tra le prime a prevedere il principio di extraterritorialità: gli italiani che compiono turismo sessuale potrebbero essere inquisiti nello stato estero, su denuncia delle vittime, e poi in Italia, d’ufficio, dalla magistratura.

A livello internazionale, per ora, l’unica definizione di «sfruttamento sessuale e commerciale dei minori» è stata formulata durante il Primo Congresso Mondiale sul tema che si è svolto a Stoccolma nel 1996. Nella Dichiarazione e Agenda per l’Azione si parla di una «violazione fondamentale dei diritti dei bambini che comprende l’abuso sessuale da parte dell’adulto e una retribuzione, in beni o in denaro, del minore e/o di terzi. Il bambino viene trattato sia come oggetto sessuale sia come oggetto commerciale. Lo sfruttamento sessuale dei minori a fini commerciali rappresenta una forma di coercizione e violenza esercitate nei confronti dei bambini ed equivale ai lavori forzati e a una forma di schiavitù contemporanea». La direttiva 2011/92/EU, adottata dal parlamento dell’Unione europea nel 2011 ed intitolata «[...] on combating the sexual abuse and sexual exploitation of children and child pornography, and replacing Council Framework Decision 2004/68/JHA» dà vita ad un nuovo quadro legale che regolamenta l’investigazione e la prosecuzione di crimini in materia, l’assistenza alle vittime e la loro protezione, recepita dall’Italia tramite D.lgs. nel 2014.

Il numero di casi connessi a comportamenti legati alla pedofilia e di abuso sessuale su minori (CSA) permettono di capire quanto sia una necessità sociale trovare dei meccanismi per prevenire e trattare determinati disturbi. Una efficace prevenzione in merito dovrebbe essere svolta su uno schema a tre livelli: il primo livello, Prevenzione Primaria, ha come obiettivo e direzione il grande pubblico tramite iniziative volte a sensibilizzare sulla tematica, che propongono una corretta educazione sessuale a scuola e che in generale permettano agli individui di ragionare sulla tematica in maniera critica. Il secondo livello, Prevenzione Secondaria, riguarda azioni di prevenzione più precise verso coloro che sono a rischio di commettere abusi nei confronti di minori e bambini, tramite linee guida mirate. Il terzo livello, Prevenzione Terziaria, si percorre dal momento che l’azione viene commessa e che ha come obiettivo prevenire la recidiva.

Osservando il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM) numero IV, strumento non esente da critiche ma certamente di riferimento per lo studio della dinamica in questione, due sono le affermazioni che in particolare ne caratterizzano l’edizione presa in esame: La pedofilia rappresenta un orientamento sessuale e pertanto non può essere modificato. Il trattamento deve mirare quindi a permettere di resistere agli impulsi sessuali; nessun intervento in sè per sè può essere efficace ma necessita di una predisposizione del paziente attraverso una buona motivazione e deve essere combinato alla psicoterapia e alla medicina.

Gli individui che hanno comportamenti o desideri legati alla pedofilia possono avere differenti caratteristiche e per tale motivazione necessitano di trattamenti specialistici diversi. Queste peculiarità che definiscono l’individuo pedofilo sono strettamente connesse al modo in cui esprime la propria sessualità. Alcuni possono aver interagito direttamente con i bambini, altri invece possono aver visionato materiale pedopornografico ed altri ancora possono non avere mai avuto un comportamento definibile in questa categoria ma a causa dei pensieri legati alla pedofilia, che causano vergogna e disprezzo per sé stesso nell’individuo, si spingono a cercare un rimedio. Una distinzione viene operata in ambito scientifico anche tra quegli individui attratti fisicamente dai minori (Minor Attracted People, MAP) e quelli che invece non provano attrazione sessuale verso gli stessi (non MAP). Benché l’orientamento sessuale, sviluppatosi durante la crescita, non sia responsabilità della persona, essa ha però il dovere di controllare il suo impulso. Questo tuttavia non significa che esso sia sempre in grado di farlo.

Originariamente, all’interno delle teorie psicodinamiche, si considerava la pedofilia come una conseguenza di moti e conflitti interni che derivano direttamente dall’infanzia del soggetto. Per questa ragione, una delle visioni che ha ispirato i tentativi di porre rimedio a questa condizione psicologica si inquadra nella decisione di affrontare le cause “primordiali” al fine di permettere all’individuo di tornare all’interno del contesto sociale. Il ricondizionamento sessuale è infatti stato uno dei metodi principali di trattamento per contrastare i fenomeni di pedofilia, eliminando l’attrazione verso i bambini (anche attraverso l’accostamento di stimoli negativi all’attrazione sessuale verso di essi) e “ricondizionando” l’attrazione erotica e sessuale verso gli adulti. La problematica sorge però quando l’orientamento sessuale in questione viene impresso all’interno della psiche dell’individuo e non semplicemente “imparato”, rendendo così il ricondizionamento sessuale impossibile. Questo ha successivamente spostato l’interesse verso il controllo degli istinti e non della loro totale soppressione.

Uno dei trattamenti comunemente applicati ai pazienti in cura si basa sulla una terapia cognitivo-comportamentale, come ad esempio la terapia di gruppo, combinata a volte ad una somministrazione di antiandrogeni, con l’obiettivo di inibire gli ormoni sessuali maschili. Attraverso le sedute, il paziente è così in grado di comprendere quali azioni può intraprendere per controllare gli impulsi sessuali legati alla pedofilia. All’interno di questi periodi di adattamento al controllo, al contesto sociale e alle relazioni risulta a volte utile prevedere un ricovero per il paziente soprattutto nei periodi di grande stress. un’altra tipologia di trattamento che viene applicata è definita dell’Accettazione e del Compromesso (ACT), che si compie appunto attraverso l’accettazione da parte dell’individuo della sua condizione di disturbo con l’obiettivo di diminuire la sofferenza interiore sperimentata dal paziente, provocando una migliore razionalizzazione del problema.

La diminuzione del Testosterone, ormone steroideo del gruppo androgeno, è un altro esempio di trattamento che può essere applicato. La terapia in questione mira a diminuire i comportamenti legati ad una azione motivata sessualmente. In passato la sua riduzione veniva praticata attraverso un’operazione chirurgica ma ad oggi esistono medicinali (come Depo-Provera e Depo-Lupron utilizzati negli Stati Uniti) che svolgono questa funzione. Queste terapie sembrano garantire un più basso tasso di recidiva nel lungo periodo permettendo però comunque al paziente di mantenere una vita sessuale con individui di età più appropriata. Anche la somministrazione di Serotonina (SSRIs) viene da alcune cliniche considerata come un possibile trattamento. In genere, quindi, le terapie che mirano a diminuire l’impulso sessuale nelle azioni si dirigono verso il tentativo di aumentare la capacità di autocontrollo.

La pedofilia come disordine psichiatrico è senz’altro un fenomeno complesso che però andrebbe affrontato attraverso strategie che impediscano la ricaduta nei comportamenti incriminati. È da indicare, tra l’altro, che secondo una ricerca condotta nello stato di New York, il tasso di recidività calcolato per questo tipo di disturbi ammonta al 14%, di molto minore rispetto ad altri crimini commessi quali il furto (84%) e le violenze (79%), misurato in un lasso di tempo di 9 anni. Dati sul tasso di recidiva sono difficili da recuperare proprio per via del mancato monitoraggio uniforme sulla questione. Secondo il professore Mark Oliver, dell’Università del Saskatchewan, la recidiva per i soggetti che portano a termine la propria terapia diminuisce di un terzo. In definitiva, il tentativo che le terapie stanno cercando di portare avanti è legato alla diminuzione se non alla quasi totale esclusione della possibilità di una ricaduta. Una maggiore integrazione tra il sistema psichiatrico e penale è sicuramente fondamentale al fine di garantire una maggiore comprensione della questione e una più completa azione nei confronti del disturbo. Oltretutto, il trattamento impiegato dovrebbe essere specifico, riferendosi alla necessità di identificare a quale tipologia di disturbo il paziente appartenga. La collaborazione da parte dei media nella trattazione obiettiva delle tematiche concernenti queste questioni diventa parte integrante di una strategia globale diretta ad affrontare alla radice queste problematiche.


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  • L'Autore

    Stefano Sartorio

    Laureato in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee e studente di Relazioni internazionali, mi piace indagare sulle cause delle problematiche e capire i fondamenti che caratterizzano le più odierne sfide globali.

Categories

Human Rights


Tag

pedofilia prevenzione report CSA

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