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Il Presidente della Repubblica parte1: breve analisi del ruolo istituzionale

In occasione delle votazioni per il prossimo presidente della Repubblica, impariamo a conoscere il ruolo del capo di Stato italiano

Le elezioni del Presidente della Repubblica Italiana.

Le prime votazioni per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica Italiana si terranno il 24 gennaio e mentre in molti si interrogano su chi saranno i possibili candidati, argomento al quale dedicheremo altri due articoli di approfondimento nei prossimi giorni, in questo articolo spiegheremo il ruolo di questa figura politica e le attività che essa svolge per il benessere nazionale.

Il Presidente e la Costituzione della Repubblica Italiana.

L’origine della figura del Presidente della Repubblica affonda le sue radici nella nascita della Costituzione Italiana, testo legislativo che tutt’ora è la fonte di legittimazione della carica di Presidente. Nel subito dopo guerra, il popolo italiano equamente deluso dall’esperienza fascista e dalla monarchia, decise tramite un referendum di istituire un nuovo ordinamento costituzionale.

I risultati delle votazioni, alle quali per la prima volta parteciparono anche le donne, decretarono la nascita della Repubblica Italiana. Il 2 giugno 1946 venne eletta l’Assemblea Costituente ed al suo interno eletta una “Commissione per la Costituzione” composta da 75 membri appartenenti a tutte e forze politiche.

Dopo un attento lavoro, la carta costituzionale venne promulgata il 27 dicembre 1947 ed entrò in vigore l’1 gennaio 1948, nella stessa data Enrico De Nicola, avvocato molto attivo politicamente negli anni dal 1909 al 1924 ma ritiratosi dalla scena politica per tutto il periodo fascista, assunse il titolo di Presidente della Repubblica, diventando il primo italiano a ricoprire questo ruolo.

Gli articoli della Costituzione che regolamentano la figura del Presidente sono compresi nella Parte II- Ordinamento della Repubblica, Titolo II- Il Presidente della Repubblica Art. dal 83 al 91. I diversi articoli forniscono le indicazioni generali sull’assegnazione del titolo di Presidente, la durata dell’incarico e nello specifico l’articolo 87 descrive tutte le funzioni giuridiche che il Presidente della Repubblica può svolgere recitando cosi :

Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale. Può inviare messaggi alle Camere. Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione. Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo. Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti. Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione. Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato. Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere. Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere. Presiede il Consiglio superiore della magistratura. Può concedere grazia e commutare le pene. Conferisce le onorificenze della Repubblica.”

Fra tutte le informazioni forniteci dall’articolo 87 della Costituzione, con nessuna legge di modifica dalla sua prima promulgazione, il messaggio più importante risiede proprio nella prima frase “Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale” ovvero un cittadino al di sopra delle correnti politiche del momento, posto a tutela del benessere del popolo italiano è simbolo vivente dell’unità nazionale. Inoltre, memori dell’esperienza del regime totalitario appena conclusa, la Commissione per la Costituzione inserì inoltre l’articolo 89, anch’esso mai sottoposto a nessuna legge di modifica, il quale recita:

“Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità. Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri.”

Specificando che nessun atto legislativo senza prima esser stato sottoposto ad un processo di revisione democratica può entrare in vigore, azzerando quasi del tutto le possibilità per una figura politica, anche quella del Presidente, di agire esclusivamente nel proprio interesse.

Il potere esecutivo ed il potere legislativo del Presidente della Repubblica.

In quanto l’Italia ha adottato, come forma di governo, la Repubblica parlamentare, il capo dello Stato non ha di conseguenza poteri esecutivi come in altre nazioni (come ad esempio in Francia) o di proposte legislative (come negli Stati Uniti).

Tuttavia la Costituzione non ha privato il Presidente della Repubblica di un potere di controllo in merito alla promulgazione delle leggi, in particolare all’articolo 74 il quale afferma:

"Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione. Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata".

Il Presidente della repubblica può quindi rifiutarsi di promulgare una legge e rispedire il testo alle Camere, ma questa viene approvata (anche nelle stesse modalità in cui era stata proposta in prima battuta), il capo dello Stato deve firmarla. Nella prassi questo potere era stato esercitato molte volte in passato, ma col passare del tempo è caduto in disuso. Il presidente Mattarella, come il suo predecessore Napolitano, ha infatti esercitato tale potere solamente una volta nel caso della legge del 3 ottobre 2017 recante le misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo.

Ultimamente si è fatto più ricorso alla promulgazione motivata, ovvero quando il presidente della Repubblica firma comunque il testo legislativo, ma allo stesso tempo invia ai presidenti delle Camere una lettera dove esprime criticità costituzionali sul testo. Tale episodio è avvenuto con la legge del 26 aprile 2019, in merito alle misure sulla legittima difesa.


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