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Il dovere di combattere lo spreco alimentare

Il 29 settembre 2021 si è celebrata la Giornata Internazionale della Consapevolezza sugli Sprechi e le Perdite Alimentari e in tale occasione sono stati pubblicati i dati raccolti dall’Osservatorio Waste Watcher sullo spreco alimentare domestico, dedicato alle abitudini di acquisto, gestione e fruizione del cibo. Un rapporto italiano che mostra quanto e come viene sprecato cibo nei Paesi del G8.

L’obiettivo di tale studio, così come di molti altri report nazionali e mondiali, è valutare quanto e come il cibo prodotto e acquistato viene sprecato, identificandone cause e conseguenze. È un esercizio, questo, particolarmente importante, perché permette di acquisire consapevolezza del problema, del vero e proprio circolo vizioso che lo stesso spreco crea, per poterne limitare gli effetti attraverso misure e politiche mirate.

Nel corso del tempo si è riusciti, anche e soprattutto tramite le nuove tecnologie, a produrre quantità sempre maggiori di cibo, cibo tuttavia drammaticamente mal distribuito e troppo spesso sprecato.

Si consideri quanto sia fondamentale il ruolo del cibo e quanto lo spreco alimentare abbia effetti significativi sul mondo di oggi, quanto di fatto esso sia concausa di alcuni dei maggiori problemi dei nostri tempi, inestricabilmente legati tra loro.

Basta soffermarsi su alcuni degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda2030: Fame Zero, Consumo e Produzione Responsabile e Agire per il Clima.

Nonostante si produca abbastanza cibo da soddisfare i bisogni dell’intera popolazione mondiale, vi sono ancora fino a 811 milioni di persone denutrite. Nel 2020, 144 milioni di bambini soffrivano di arresto della crescita e 47 milioni di bambini soffrivano di deperimento, indici entrambi di malnutrizione acuta. Oltre ai numeri sopracitati, è necessario considerare un numero ancora maggiore di persone impossibilitate a mantenere una dieta salutare ed equilibrata, a causa dell’insicurezza alimentare.

Tale situazione è stata inoltre esacerbata dalla pandemia di Covid-19, che ha aggravato le condizioni delle persone già vulnerabili e ha creato nuove situazioni di vulnerabilità. Dall’inizio della crisi pandemica, infatti, il numero di coloro che vivono in condizioni di carestia nel mondo è aumentato notevolmente.

Al problema dello spreco è dedicato il target 12.3 degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, che concerne il proposito di dimezzare lo spreco alimentare globale pro-capite (a livello di vendita al dettaglio e dei consumatori e ridurre le perdite di cibo durante le catene di produzione e di fornitura, comprese le perdite del post-raccolto) entro il 2030.

“If food loss and waste were a country, it would be the third biggest source of greenhouse gas emissions.” – Inger Andersen, Executive Director UNEP

Allo stesso modo la crisi climatica è una preoccupante conseguenza di questo trend.

Se il settore alimentare rappresenta il 30% del consumo totale di energia, ed è responsabile del 22% delle emissioni di gas serra, secondo il Food Waste Index Report 2021 dell’UNEP, circa l’8-10% delle emissioni globali sono dovute al cibo non consumato, sprecato.

Si innesca quindi un circolo vizioso, le cui dimensioni sono drammaticamente aumentate a causa della pandemia: la fame nel mondo aumenta, mentre l’aggravarsi della crisi climatica inasprisce la situazione. Lo spreco alimentare rappresenta in questo senso sia una causa che una conseguenza.

Italia

In Italia, si sa, il cibo è sacro. Esso è, da che si ricordi, parte fondamentale della nostra cultura, uno dei pilastri su cui si basa il Paese, che si ritrova unito dalla passione per la cucina e dalle tradizioni culinarie che il mondo intero invidia.

Eppure, anche in Italia, lo spreco alimentare è una triste realtà, con effetti negativi dal punto di vista sociale, economico e ambientale.

Sebbene la performance italiana sia migliore di quella di altri Paesi, e per quanto essa abbia migliorato la stessa performance nel 2020, con il 54% degli italiani che ha diminuito il proprio spreco, ed una riduzione del 25% dello spreco alimentare a livello nazionale, le famiglie italiane sprecano ciascuna 529,3 grammi di cibo alla settimana. Secondo l’indagine Coldiretti/Ixè, ogni famiglia italiana getta nella spazzatura cibo per un valore di 4,91 euro la settimana per un totale di 6,5 miliardi di euro. Tale somma cresce drasticamente se si considera l’intera filiera dai campi alla ristorazione.

Lo spreco alimentare rappresenta un problema da risolvere, una sfida che l’Italia – e il mondo tutto - deve riuscire a vincere.

L’Italia necessita una strategia per prevenire e fermare lo spreco alimentare e, così facendo, limitare gli effetti sociali, economici ed ambientali che lo stesso ha.

È essenziale, tuttavia, che vi sia sensibilizzazione e che si comprenda fino in fondo l’inestricabilità del legame tra spreco alimentare, fame e crisi climatica.

Questa stessa inestricabilità, pur rappresentando ad oggi un drammatico problema, potrebbe potenzialmente concedere un lieve ottimismo, poiché nel porre un limite allo spreco, si farebbero passi avanti nella lotta alla fame e alla crisi climatica globale.


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  • L'Autore

    Greta Thierry

    Greta Thierry vive in provincia di Pavia. Ha conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l'Università degli Studi di Pavia e attualmente è al termine della Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali, curriculum International Cooperation and Human Rights, presso l'Università degli Studi di Milano.
    L'ampio interesse per le relazioni internazionali e i diritti umani, le ha permesso - tra le altre cose - di entrare in contatto con Mondo Internazionale Post, dove ricopre il ruolo di autrice per l'area tematica Diritti Umani, nonché i ruoli di revisore e traduttrice.

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Sections Human Rights 2030 Agenda


Tag

spreco alimentare Fame clima pandemia

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