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I problemi economici della Cina post Covid

A cura del Dott. Pierpaolo Piras, membro del Comitato per lo Sviluppo di Mondo Internazionale APS

La politica interna cinese intesa al raggiungimento dell’incidenza zero in fatto di Covid unitamente alla guerra della russo-ucraina hanno colpito duramente l'economia del Paese, già in difficoltà per altre cause. Affrontare questa contingenza economica così critica comporterà grandi costi articolati in tempi lunghi.

L'economia cinese si trova in una situazione difficile, in un anno nel quale Pechino aveva deliberato il raggiungimento e la stabilità della società ai primi posti della propria pianificazione statale. Ancor più per l’approssimarsi del prossimo congresso nazionale del Partito Comunista Cinese (PCC), che si tiene una volta ogni cinque anni. Nella fattispecie durante il prossimo autunno.

Gli effetti Covid

Nell’ultima epidemia da Covid, anche nella Cina Popolare sono state decise numerose quanto rigide restrizioni con gravissimi riflessi in campo economico e secondariamente attraverso il default dei mercati finanziari internazionali. Entrambe queste componenti hanno influito peggiorativamente sulla crescita del PIL (prodotto interno lordo), costringendo Pechino a ripetere la sua politica finanziaria tradizionalmente intesa ad incentivare gli investimenti attraverso il sostegno e quindi l’attivazione industriale del settore edile, che in questa sterminata nazione è molto sentita.

Nell’attuale situazione cinese, il rischio rimane quello di annullare i risultati faticosamente raggiunti con le riforme e gli utili cambiamenti generati finora dall'allocazione illuminata delle risorse. Negli ultimi tempi, la mancanza di vitalità positiva nel consumo dei prodotti (anche) interni è divenuta ancora più concreta per il significativo calo dei tradizionali fattori economici di crescita della Cina considerata nel suo complesso.

Lo straordinario exploit economico della Cina avvenuta nel corso degli ultimi decenni ha posto in secondo piano i numerosi richiami sulla reale sostenibilità nel medio e lungo periodo di una dinamica come quella attuale, orientata prevalentemente verso le esportazioni e gli investimenti, ricorrendo però ad un ulteriore quanto cospicuo aumento del debito pubblico nazionale.

In tempi successivi, il calo della domanda proveniente dall’estero di prodotti informatici e digitali unitamente all'incremento, per altro previsto, dei prezzi delle materie prime, hanno moderato la prima, mentre l'inasprimento della trattazione e vendita, entrambi centrate sul mercato immobiliare e sull'economia orbitante sul digitale, ha calmierato la seconda.

I prezzi salgono a causa delle interruzioni provocate dalla guerra

L' invasione russa dell'Ucraina e la rigorosa politica zero-Covid della Cina si sono aggiunte ai problemi economici. Essendo il più grande importatore mondiale della maggior parte delle materie prime e dei prodotti agroalimentari, la Cina sta assistendo a un aumento dei prezzi per le numerose e prolungate interruzioni delle forniture causate direttamente o meno dalla guerra russo-ucraina. Ancora, il posizionamento geopolitico e l'incertezza finanziaria di Pechino hanno portato i capitali stranieri che affluivano da 18 mesi a defluire nuovamente verso altre destinazioni maggiormente profittevoli.

E il ritorno parziale degli investimenti all’interno dei propri confini ha causato il crollo della domanda interna e la stagnazione della produzione. La secondaria sfiducia nei mercati ha diffuso tale trauma economico in tutta l'economia cinese.

All'inizio dell’epidemia - che in Cina è stata particolarmente virulenta e letale – il governo di Pechino ha manifestato una certa fiducia di poter superare agevolmente il trauma epidemico raggiungendo la proficua crescita del PIL pari al 5,5% entro il 2022. A questo punto, Pechino ha sentito la necessità di fare un passo avanti, con numerose misure a sostegno della produzione, specie quella industriale.

Il resto era scontato: le banche hanno mostrato riluttanza a concedere prestiti alle famiglie e prestiti a lungo termine alle imprese, due aree esplicitamente prioritarie da Pechino ma molto sensibili al sentimento e progettualità economica generale. Inoltre, i governi locali non hanno richiesto nuove emissioni di titoli obbligazionari così rapidamente come previsto, sono continuate le insolvenze e i prezzi degli immobili sono diminuiti in tutto il paese. Tutto ciò ha poi portato ad un vasto e preoccupante aumento della disoccupazione.

Gli obiettivi politici hanno ostacolato un'economia molto reattiva

Il problema non era tanto che la leadership del PCC aveva improvvisamente perso il suo tocco economico, ma che obiettivi politici contrastanti stavano ostacolando un'economia generalmente molto reattiva. Dal 2012 riforme sostanziali hanno introdotto la disciplina del mercato, rendendo difficile per Pechino orientare la crescita nel breve termine e medio termine.

Ma la pressione del rallentamento della crescita ha ravvivato ancora una volta il tradizionale trilemma di Pechino: dover scegliere tra obiettivi di occupazione stabile, migliore allocazione delle risorse (es. riforme strutturali) e debito pubblico stabile. Poiché l'occupazione stabile è probabilmente la priorità assoluta mentre incombe per il prossimo autunno il XX Congresso del PCC, per il momento qualsiasi ambizione per riforme più strutturali verso la sostenibilità del debito è stata accantonata. Di conseguenza, Pechino è ancora una volta alla ricerca di una lesta ripresa della crescita economica.

È probabile un ritorno ai vecchi metodi di stimolo

È probabile un ritorno ai vecchi metodi di incentivazione della economia. Un chiaro segno di tale intenzione è che il leader Xi ha utilizzato un incontro a fine maggio con migliaia di gruppi locali per chiedere che il tasso di disoccupazione fosse abbassato "il prima possibile".

I miglioramenti duramente ottenuti negli ultimi anni nell'affrontare gli squilibri economici interni (recupero delle vecchie industrie, aumento dell'efficienza degli investimenti, lotta al debito pubblico e societario) sembrano essere parzialmente invertiti. La ricomparsa delle cattive abitudini ritarderà il modello di sviluppo economico preferito dalla più giovane élite dirigente, basato sull'innovazione tecnologica e sull'efficienza economica.

Ma con una popolazione che invecchia rapidamente e un ambiente internazionale meno favorevole, la sua economia dovrà ancora recuperare rapidamente la produttività delle economie avanzate.


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    Redazione

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Economia Cina covid

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