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I crimini di apartheid e persecuzione

Come le autorità israeliane commettono tali crimini ai danni degli arabi palestinesi nei territori occupati

Nell’aprile del 2021 l’organizzazione internazionale Human Rights Watch, ha pubblicato un rapporto in cui analizza le politiche delle autorità israeliane nei confronti degli arabi palestinesi viventi nei territori occupati da Israele, denunciando la commissione, da parte dello Stato Israeliano, dei crimini contro l’umanità di apartheid e persecuzione a danno dei palestinesi.

Circa 6,8 milioni di ebrei israeliani e 6,8 milioni di arabi palestinesi vivono tra il Mar Mediterraneo e il fiume Giordano, nell’area che comprende Israele e il Territorio Palestinese occupato (costituito da Cisgiordania – con Gerusalemme est – e la Striscia di Gaza) amministrata in gran parte dal governo israeliano. Human Rights Watch ha voluto denunciare, tramite il suo rapporto, come in queste aree le autorità israeliane privilegino gli ebrei israeliani discriminando contestualmente i palestinesi tramite leggi e politiche atte a confinare questi ultimi in alcune aree e mantenere il controllo demografico sulla popolazione. Secondo l’organizzazione inoltre, talune privazioni sono talmente gravi da costituire crimini di apartheid e persecuzione.

I due crimini sono definiti dallo Statuto di Roma, istitutivo della Corte penale internazionale, e rientrano nella categoria dei così detti crimini contro l’umanità, cioè quei crimini internazionali commessi nell’ambito di un esteso o sistematico attacco contro popolazioni civili e con la consapevolezza dell’attacco in corso.

In particolare il crimine di persecuzione è definito dallo stesso Statuto come un crimine contro un gruppo o una collettività, dotati di propria identità, perseguito per ragioni di ordine politico, razziale, nazionale, etnico, culturale, religioso […].

Per crimine di apartheid invece, ai sensi della Convenzione internazionale sull’eliminazione e la repressione del crimine di apartheid, si intendono, pratiche e politiche di segregazione e di discriminazione razziali costituenti “atti disumani” commessi al fine di istituire e mantenere la dominazione di un gruppo razziale su un qualsiasi altro gruppo razziale e di opprimere sistematicamente il secondo.

Ai sensi del diritto internazionale pertanto il crimine di apartheid si compone di tre elementi primari: l’intento di mantenere un sistema di dominio di un gruppo razziale sull’altro, l’oppressione sistematica da parte di un gruppo razziale su un altro, ed infine la commissione di uno o più atti disumani compiuti su base diffusa o sistematica.

Nonostante la carenza di giurisprudenza da parte di tribunali internazionali riguardo a pronunce di accertamento dei due crimini contro l’umanità in oggetto, Human Rights Watch ha ritenuto di analizzare le politiche di discriminazione razziale e di segregazione da parte delle autorità israeliane al fine di ravvedere la presenza degli elementi costituitivi dei due crimini.

Se analizzando le politiche attuate da Israele è facile dedurre che queste costituiscano crimine di persecuzione – vale a dire un crimine perpetrato ai danni di un gruppo nel caso specifico discriminato sulla base della religione – con riferimento al crimine di apartheid, è utile analizzare singolarmente le politiche verificando se queste integrino gli elementi necessari per accertare il crimine.

In particolare, dall’analisi delle politiche israeliane, è possibile ravvedere l’intento di mantenere il dominio sulla popolazione palestinese dal momento che il parlamento israeliano nel 2018 ha approvato una legge costituzionale che definisce Israele lo “Stato nazione del popolo ebraico” dichiarando altresì che all’interno di quel territorio il diritto all’autodeterminazione è unico per il popolo ebraico. Le autorità israeliane hanno inoltre adottato una serie di politiche volte ad influenzare la composizione demografica dei territori tra le quali la limitazione del potere politico dei palestinesi e la limitazione dei trasferimenti verso Israele dei palestinesi provenienti dai territori occupati.

È possibile inoltre ravvedere la presenza dell’elemento dell’oppressione sistematica del gruppo dei palestinesi dal momento che, nei territori della Striscia di Gaza assediata, Israele impedisce la circolazione di persone palestinesi e merci, mentre a Gerusalemme est – ove Israele rivendica sovranità territoriale seppur, ai sensi del diritto internazionale, la zona risulti territorio occupato – i diritti dei palestinesi vengono significativamente ridotti.

Anche per ciò che attiene l’ultimo elemento costituente il crimine di apartheid, è possibile ritenere che le autorità israeliane abbiano compiuto una serie di atti disumani nei confronti degli arabi palestinesi residenti nei territori occupati. In particolare si ricordano le restrizioni radicali alla libera circolazione di 4,7 milioni di palestinesi (si ricordi a questo proposito la costruzione del muro da parte israeliana volto ad alterare i normali e quotidiani trasferimenti dei palestinesi), la confisca delle terre ai palestinesi o la sospensione dei diritti civili fondamentali – ad esempio la libertà di riunione e di associazione.

A conclusione del suo ampio rapporto, Human Rights Watch, ribadisce come le autorità israeliane abbiano privato milioni di persone dei loro diritti fondamentali in ragione della loro appartenenza al gruppo dei palestinesi.

In particolare, l’organizzazione ha ritenuto che tali politiche, costituenti atti disumani che hanno sortito l’effetto di privare i palestinesi di diritti umani fondamentali, siano state commesse durante un’oppressione sistematica e con l’intento di mantenere il dominio e, pertanto, costituiscono crimine di apartheid.

Parimenti tali politiche, commesse con intento discriminatorio sulla base dell’identità delle vittime, costituiscono crimine di persecuzione. 

Per tali ragioni, l’organizzazione internazionale avanza, tra le altre, le seguenti raccomandazioni allo Stato d’Israele: cessare tutte le forme di oppressione e discriminazione sistematiche che privilegiano gli ebrei israeliani danneggiando gli arabi palestinesi, rispettare i diritti umani dei palestinesi, consentire loro di viaggiare liberamente senza alcun tipo di restrizione alla loro circolazione, abrogare le leggi discriminatorie, osservare le raccomandazioni degli organismi delle Nazioni Unite, ratificare lo Statuto di Roma al fine di integrare, nel diritto penale nazionale, i crimini contro l’umanità, compresi quelli di persecuzione e apartheid.


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  • L'Autore

    Alice Stillone

    Alice Stillone è nata a Palermo il 14.06.1998, si è diplomata presso il Liceo Scientifico G. Galilei di Palermo, ha successivamente ottenuto una prima laurea triennale in “Sviluppo economico e Cooperazione Internazionale” presso l’Università degli studi di Palermo nell’ottobre 2019, ed al momento sta studiando per la laurea magistrale in “Relazioni Internazionali e Diplomazia”, presso l’Università degli studi di Padova.

    Entra a far parte di MI nel novembre 2020 ed, in particolare, nel team di redazione dell’area “Diritti Umani”.

    Far parte dell’associazione può essere una grande opportunità per la sua crescita personale e formativa, volta all’acquisizione di nuove conoscenze e alla condivisione di quelle già in suo possesso. Come obiettivi futuri, dà anzitutto priorità al conseguimento della laurea magistrale e, a seguito di ciò, ha intenzione di svolgere diverse esperienze lavorative che la possano indirizzare al meglio nel contesto lavorativo che più le si addice e che maggiormente l’appassiona. Gli studi svolti infatti le consentirebbero di opzionare vari contesti lavorativi tuttavia, ciò che al momento più le interessa è l’ambito delle organizzazioni internazionali attive nella salvaguardia dei diritti umani e del diritto umanitario, specialmente le agenzie specializzate delle Nazioni Unite.



    Alice Stillone was born in Palermo in 14.06.1998 and she studied there since the primary school. In particular, she obtained the degree at the Scientific High School G. Galilei and, in October 2019, she reached her first Graduation in “Economic Development and International Cooperation” at the University of Palermo. Then, she moved to Padua where she started to study “International Relations and Diplomacy”, and she is still studying for this.

    She entered the MI association in November 2020 and she asked for enter in “Diritti Umani” editorial staff because she had always been interested in human rights and generally in the international law.

    She thinks that enter this association could be a very exciting occasion to improve her personal knowledges and to share, with other members, what she has already known. First of all, she wants to obtain her second graduation and then she would like to have very different work experiences, this will lead her to choose her future work consciously. She would like to work in international organizations linked to human rights or humanitarian law and especially, her principal ambition is to enter some international organizations linked to the United Nations.

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From the World Middle East & North Africa Sections Human Rights Society 2030 Agenda Reduce inequalities Peace, justice and strong institutions


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Israele Palestina crimini contro l'umanità apartheid crimine di persecuzione Human Righst

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