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"Economic Policy Reforms 2021": il report OCSE per rilanciare la crescita italiana ed europea

Ormai è passato più di un anno dall’inizio della pandemia che ha fermato il mondo nel 2020. Nonostante la campagna vaccinale proceda a rilento, l’Unione Europea e gli Stati membri vogliono far diventare il 2021 e il 2022 gli anni della rinascita e della ripresa economica. Per fare ciò, sarà necessario applicare strategie nella prospettiva del lungo periodo, molto difficile in Italia dove, storicamente, la politica ha sempre prestato più attenzione al breve-medio termine. Fortunatamente, un aiuto arriva anche dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), che pubblica ogni anno un report nel quale avanza suggerimenti di riforme strutturali per migliorare la crescita economica dei Paesi membri.

Implementare un serio piano di riforme strutturali vuol dire lavorare per lasciare un Paese e un’Unione Europea meglio attrezzati per le sfide del futuro. Questo aspetto diventa ancora più importante se si riflette sul fatto che a soffrire maggiormente della crisi economica siano stati giovani e donne, crisi che ancora non è terminata. Quest’impatto è stato confermato dall’ISTAT, che ha certificato un aumento dell’1.3% della disoccupazione giovanile nel 2020. Il calo, però, ci fornisce solo un quadro parziale dell’occupazione giovanile, concentrandosi sui contratti da lavoro dipendenti. A quel 1.3%, quindi, si devono aggiungere tutti i lavoratori autonomi, che hanno sofferto ampiamente durante il 2020, e il crollo dei tirocini extracurricolari. Tutto ciò ha reso molto difficile per neolaureati e neodiplomati riuscire a muovere i primi passi nel mercato del lavoro.

A complicare ulteriormente la “questione giovani” si aggiunge la scuola. Come sostenuto anche dal Presidente Draghi durante il suo discorso alle Camere, la didattica a distanza rischia di accentuare le diseguaglianze, rendendo difficile per numerosi studenti la possibilità di usufruire di un percorso educativo di qualità. Nel futuro, ciò può portare ad un grado maggiore di dispersione scolastica, che si traduce, poi, in un ampliamento della porzione di forza lavoro scarsamente qualificata e che mal si combina con il processo di transizione ecologica e digitale su cui la Commissione Europea punta molto.

Nel suo documento, l’OCSE evidenzia alcuni problemi importanti che Bruxelles dovrebbe affrontare nel prossimo biennio. Se, ad esempio, guardiamo agli investimenti in ricerca e sviluppo (R&D), ci possiamo accorgere di come le aziende europee spendano molto meno rispetto ad altri Paesi OCSE. In un mondo in continuo cambiamento, gli investimenti in R&D sono un importante strumento per aumentare la produttività e per introdurre nuove tecnologie. Un suggerimento è quindi quello di aumentare la quota di sussidi europei a favore della ricerca e sviluppo, anche attraverso dei fondi di coesione che vadano ad armonizzare le differenze intraeuropee. L’altro aspetto importante che dovrà affrontare l’Unione Europea sarà quello di ridurre le barriere alla mobilità della forza lavoro. Oltre agli effetti benefici per l’economia, ciò potrebbe favorire un sentimento comune europeo che, ancora oggi, fatica ad affermarsi in molti Paesi. A tale proposito, l’OCSE suggerisce di aumentare il livello di riconoscimento delle qualifiche professionali e aumentare la protezione dei lavoratori.

Ciò che emerge è la necessità di una maggiore armonizzazione fra gli Stati membri. Si può facilmente comprendere come anche la scuola giochi un ruolo di primo piano in questa sfida. L’istruzione, infatti, è un’arma fondamentale per fornire quel livello di competenze necessarie per poter affrontare un mercato del lavoro più tecnologico. Purtroppo, ancora oggi sussistono molte differenze all’interno dei Paesi europei.

Il report dell’OCSE, poi, si concentra sui singoli Stati e il capitolo dedicato all’Italia è molto interessante. I ricercatori individuano subito tre aspetti che caratterizzano il bel Paese in modo negativo rispetto agli altri. Ad esempio, sul piano economico, la produttività è inferiore rispetto alla media OCSE del 17%, mentre il tasso di occupazione è inferiore di circa il 10%. Sul fronte delle diseguaglianze, invece, il coefficiente di Gini ci mostra un Paese nel quale la diseguaglianza è maggiore rispetto alle altre economie sviluppate. Infine, l’altro grande problema è quello ambientale: secondo il report OCSE, quasi ¾ della popolazione è esposta a livelli dannosi di inquinamento dell’aria. Tutti questi problemi sono tristemente noti e spesso non vengono trattati con la necessaria precisione dall’opinione pubblica.

Il Next Generation EU sarà un punto fondamentale per costruire la ripresa italiana e per disegnare un Paese in grado di avvicinarsi alle altre economie europee. Per far sì che questo accada, però, l’OCSE sostiene che l’Italia dovrebbe puntare su una seria riorganizzazione della pubblica amministrazione, attualmente non in grado di gestire la quantità massiccia di investimenti pubblici che avremo nei prossimi anni. In questo caso, la digitalizzazione potrebbe aiutare molto per semplificare le procedure amministrative. L’OCSE sostiene che ci dovrebbe essere un maggiore coordinamento fra i vari livello di governo per evitare che gli investimenti pubblici si arenino fra la quantità infinita di uffici pubblici coinvolti. Queste riforme, insieme a quella della giustizia, potrebbero favorire non solo gli investimenti pubblici, ma anche quelli privati, altro punto sul quale l’Italia non eccelle. L’OCSE, infine, cita ulteriori riforme importanti come quella del fisco, in particolare una razionalizzazione dell’IVA, un aggiornamento delle imposte immobiliari e alcuni interventi sulla tassazione del lavoro.

L’immagine del nostro Paese che emerge dal report OCSE non è sicuramente delle migliori, ma purtroppo questa non è una novità. La pandemia ha reso ancora più evidenti i problemi strutturali che ci accompagnano quotidianamente. Il Next Generation EU rappresenta l’opportunità per provare a superarli.


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  • L'Autore

    Leonardo Cherici

    Leonardo Cherici si è laureato in Filosofia Politica all’Università di Padova con una tesi sul processo di integrazione europeo e sulle teorie politiche che lo hanno ispirato. Si è poi iscritto ad una Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, discutendo una tesi di economia politica nella quale si analizza il recente fenomeno di aumento della diseguaglianza economica e la sua relazione con l’innovazione tecnologica e la globalizzazione.

    All’interno di Mondo Internazionale ricopre la carica di Vicedirettore di Redazione, coordinando il lavoro dei nostri autori. Fin dal 2019 scrive per l’Area Tematica Europa e per Framing the World

    Leonardo Cherici graduated in Political Philosophy from the University of Padua with a thesis on the European integration process and the political theories that inspired it. He then enrolled for a Master's Degree in International Relations at the Catholic University of Milan, discussing a thesis on political economy in which he analysed the recent phenomenon of increasing economic inequality and its relationship with technological innovation and globalisation.

    Within Mondo Internazionale he holds the position of Deputy Editor-in-Chief, coordinating the work of our authors. Since 2019 he has been writing for the Europe Thematic Area and Framing the World


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Dal Mondo Europa Sezioni Organizzazioni Internazionali Unione Europea Società Economia


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OECD EU Economia Riforme Italia

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