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Dress code in Vaticano

Promossa Melania Trump in udienza dal Papa.

Chiaramente si parla di dress code. Il suo, probabilmente ispirato alle migliori in affari di bon ton: Jaqueline Kennedy, Lady Diana e Regina Elisabetta - che per rispetto dell’etichetta cerimoniale abbandonò la sua vastissima palette di abiti pastello.

Semplici e precise, le regole per un protocollo non rigido come si potrebbe immaginare: sì al nero, no ai colori. Abiti che coprono il ginocchio, nessuna scollatura, spalle e capo coperti. Bandite borse di grandi dimensioni e gioielli appariscenti, sì al filo di perle.

Il bianco è riservato alle regine cattoliche, anche se c’è chi non ha potuto farne a meno osando con un look total white, come Charlene di Monaco e Cherie Blair (criticatissime).

Sconsigliati il rosso e il viola – il primo riservato all’abito cardinalizio mentre il secondo simbolo liturgico della penitenza. Anche in questo caso la storia ci propone la coraggiosa gaffe di Raissa Gorbaciova (moglie di Michail Gorbaciov) presentatasi in udienza da Giovanni Paolo II in rosso.

Sono permessi invece i colori solo se presenti in costumi tipici nazionali o regionali, sfoggiati soprattutto da first lady africane e orientali.

Promossa quindi a pieni voti Melania Trump, il cui look divide il popolo 2.0: da una parte stupori e battute ironiche dei poco informati sull’etichetta; dall’altra numerosi tweet di approvazione in sua difesa e in quella, soprattutto, del protocollo. Una cosa è certa: seguendo le orme delle regine del bon ton non si sbaglia (quasi) mai. 


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    Vittoria Petecchi

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