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Winifred "Winnie" Madikizela Mandela

Domina

Non sono un prodotto di Mandela, ma delle masse del mio Paese e il prodotto del mio nemico”.

Questa una dichiarazione di Winnie Madikizela, dove mette subito in chiaro che é il matrimonio con la politica a definirla, non quello con un uomo.

Nomzamo Winifred Zanyiwe "Winnie" Madikizela (il primo nome significa: colei che deve affrontare nuove prove) nasce a Mbizana nel 1936, è una politica sudafricana, per molti anni a capo dell' African National Congress Women's League, membro del Comitato Esecutivo Nazionale dell' ANC (African National Congress), ex-moglie di Nelson Mandela.

Winnie si avvicina alla politica grazie al matrimonio con Mandela, lei stessa sostiene la lotta per abolire l’ Apartheid ma, a differenza del marito (che segue una strategia pacifista e crede nella necessità di un compromesso con i bianchi sudafricani), lei crede in una lotta senza fine e nella violenza politica, tanto che vuole organizzare un movimento di resistenza che non prevede nessun dialogo con i bianchi.

Strada che Winnie inizia a intraprendere a seguito di numerose orrende esperienze che deve affrontare e dopo il processo di Rivonia, con cui Mandela è condannato all’ergastolo e mandato nella colonia penale di Robben Island (prigionia che durerà 27 anni).

Per tutti questi anni di prigionia del marito, il regime razzista da a Winnie poche possibilità di restare in contatto con il marito. Non solo, le viene impedito di lavorare, di muoversi liberamente ed essere citata dai media. Anche lei viene imprigionata per diciassette mesi nel 1969, passati per lo più ad essere torturata in confino solitario (é qui, dichiara, di aver imparato cosa significa odiare). Nel 1976 subisce un altro processo ed è obbligata a vivere in una città di soli bianchi, dove c’è la fila di giornalisti e diplomatici per parlare con lei. Winnie, in quel posto di soli bianchi, vive ignorando le regole dell’Apartheid.

In questi anni la sua figura di rivoluzionaria e le sue lotte per la libertà iniziano ad essere riconosciute internazionalmente, tanto che diventa testimone della battaglia per l’emancipazione dei neri in Sudafrica.

Ritornata dal confino, contro il volere delle autorità, inizia la sua lotta più violenta, i gruppi che la sostengono seminano il terrore a Soweto.

Esempio della sua violenza è il discorso tenuto a Munsieville del 13 aprile 1986, nel corso del quale supporta la pratica del necklacing (bruciare vive le persone con copertoni e benzina) affermando che: "con le nostre scatole di fiammiferi e le nostre collane libereremo questo Paese".

Successivamente fa rapire quattro giovani dall'abitazione di un pastore portandoli in casa Mandela e obbligandoli, a forza di botte, ad ammettere di essere stati abusati sessualmente dal religioso. Uno dei quattro giovani, il quattordicenne James Seipei, viene accusato anche di essere una spia. Il suo corpo viene ritrovato senza vita in campagna. Winnie è processata e condannata a sei anni di prigione, ridotta poi a multa una volta assolta da tutte le imputazioni, eccetto il rapimento. Secondo la "Commissione per la verità e la riconciliazione", Winnie avrebbe pagato l'equivalente di 8.000 dollari e fornito le armi per l'omicidio che sarebbe stato commesso alla fine di gennaio del 1989.

Ancora, nel 1992 viene accusata di aver commissionato l'omicidio di un amico di famiglia, Abu-Baker Asvat, il medico che aveva visitato il quattordicenne Saipei in casa Mandela prima che venisse ucciso.

Altro esempio di condotta violenta è la creazione del Nelson Mandela United Football Club, che non è solo una squadra di calcio per ragazzi, ma una specie di centro di reclutamento militarizzato per organizzare una resistenza armata.

Nel 1994, dopo le prime elezioni democratiche, viene eletta deputata e viceministra delle Arti e della Cultura. Dal quale è espulsa l’anno successivo a causa dei suoi toni incendiari e dei suoi appelli ai giovani radicali di colore. Rieletta nel 1999, è di nuovo costretta a dimettersi, dopo quattro anni, poiché accusata e giudicata colpevole di frode e furto ai danni di una banca sudafricana. Viene condannata a cinque anni di carcere duro, ma la pena è ridotta a tre anni e mezzo con la condizionale.

Nonostante la violenza e le frodi di Winnie, il Sudafrica oggi la ricorda come Madre della Nazione”, come la voce della sfida e della resistenza, come simbolo del desiderio di libertà del popolo sudafricano. É vista come una figura eroica e rivoluzionaria che rifiutò di farsi piegare dalla reclusione di suo marito, dalle continue molestie contro la sua famiglia da parte delle forze dell’ordine e dalle perversioni disumane dettate dall’Apartheid.


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  • L'Autore

    Irene Ghirotto

    Irene Ghirotto è laureata in Educazione Sociale e Culturale presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna.
    Nella sua tesi di laurea in “Empowerment e strategie di cittadinanza attiva” ha osservato come la lingua italiana sia usata in modo sessista e la necessità di modificarla per raggiungere una reale parità di genere, che è uno dei diritti umani essenziali. È un’attivista femminista intersezionale, ritiene che bisogna cambiare la cultura patriarcale in cui viviamo, poichè produce oppressioni e discriminazioni verso la maggior parte delle persone, togliendo loro non solo opportunità di migliorare le personali condizioni di vita ma anche i diritti umani di base che dovrebbero essere garantiti a chiunque. Per poter contribuire a questo cambiamento e andare verso un mondo più equo, ha fatto attività di volontariato presso una Casa delle Donne occupandosi della parte di comunicazione e sensibilizzazione sulle questioni di genere, inoltre, ha contribuito alla formazione di un Collettivo transfemminista LGBT+ che si occupa principalmente di informare e formare su svariate tematiche come: violenza sistemica e violenza sulle donne, identità di genere, decostruzione di stereotipi tossici.
    Pensa che per riuscire a creare un mondo più equo bisogna partite dalla scuola, dove introdurre l’educazione: sentimentale e sessuale; ai generi; anti-razzista, solo così si può capire il rispetto verso se stesse/i e le altre persone. In Mondo Internazionale ricopre il ruolo di autrice nell’area di Diritti Umani e in particolare nella sezione Domina.


    Irene Ghirotto graduated in Social and Cultural Education at the Alma Mater Studiorum in Bologna.
    In her thesis on "Empowerment and active citizenship strategies" she noted that the Italian language is used in a sexist way and the need to change it to achieve real gender equality, that is one of the essential human rights. She is an intersectional feminist activist, she believes that we need to change the patriarchal culture in which we live, because it produces oppression and discrimination against most people, taking away from them not only opportunities to improve personal living conditions but also basic human rights that should be guaranteed to anyone. To contribute to this change and move towards a more equitable world, has volunteered at a Women’s House dealing with the communication and awareness of gender issues, in addition, she has contributed to the formation of an LGBT+ Transfemminist Collective which is primarily concerned with informing and training on various topics such as: systemic violence and violence against women, gender identity, deconstruction of toxic stereotypes.
    She thinks that to succeed in creating a more equitable world it is necessary to start from school, where to introduce education: sentimental and sexual; gender; anti-racist, only in this way we can understand the respect towards ourself/s and other people. In the International World she holds the role of author in the area of Human Rights and in particular in the section Domina.

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