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Teresa Mattei

Domina

Teresa Mattei nasce il primo febbraio 1921. Il padre, Ugo Mattei, lavorava a Milano. Fervente anti-fascista già dal 1932 aveva capito che il destino del suo Paese sarebbe stato macchiato dall’odore del sangue partorito dalla guerra capitanata da Benito Mussolini e si trasferì con la famiglia nelle campagne del fiorentino, per evitare che la famiglia venisse bombardata dal cielo nel prossimo futuro. Quando Teresa e l’adorato fratello Gianfranco, strabiliante scienziato e professore del Politecnico già in età giovanissima, decisero di entrare a far parte del Partito Comunista, il padre, esponente del Partito D’Azione si mostrò preoccupato, ma nulla valse la decisa posizione dei due fratelli che vedevano nel Partito scelto quello più organizzato per combattere il fascismo.

Ben presto il padre dovette trasferirsi a Roma per scappare dalla taglia messa sulla sua testa di due milioni e con lui andò proprio Teresa. Dovuta poi rientrare a Firenze per badare agli altri fratelli e per far ricongiungere i genitori entrò nella Resistenza organizzando dapprima i gruppi studenteschi anti-fascisti; le prime forme di protesta erano semplici gesti di ribellione che però dimostravano coraggio e voglia di libertà, come ad esempio sceglievano di andare agli esami universitari senza la divisa obbligatoria. Fu arruolata nella Resistenza partigiana a Firenze, Ponte Vecchio, ed a reclutarla fu Vittoria Giunti, fisica e matematica di Firenze, insieme a quello che, anni dopo, divenne il suo primo marito: Bruno Sanguinetti, storico amico di famiglia. Il suo nome di battaglia fu “Chicchi”.

Teresa racconta che la prima ed unica volta che nella sua vita ha indossato un rossetto è stata nell'occasione in cui dovette mettere una bomba, indirizzata al capo della polizia tedesca, che poi fu ferito e morì in ospedale. Non ci furono altre vittime. Spesso durante la guerra si è però interrogata su come l’etica possa mettersi di traverso rispetto ai gesti da compiere per liberare un’intera società dall’oppressione. Sapeva bene che a morire erano esseri umani e ciò che li spingeva a continuare era la disperazione e il desiderio di terminare la guerra.

Giancarlo, il fratello, fu catturato a Roma. Teresa corse in Vaticano, per chiede di intercedere affinchè fosse graziato. Venne scritta una lettera indirizzata al carcere di Via Tasso, dove era detenuto il fratello insieme al compagno Giorgio Labò. Quella lettera fu strappata. Il fratello di Teresa decise di togliersi la vita, per paura che le torture lo facessero parlare, salvando così tantissime vite umane.

Teresa cercò di rientrare a Firenze ma fu catturata. I tedeschi la torturarono, seviziarono e violentarono per un’intera notte. Teresa aveva sentito dire da un comandante che il giorno dopo l’avrebbero fucilata. Un Republichino tedesco, impietosito dalla giovane età della ragazza paragonata ben presto all’idea della figlia, la aiutò a fuggire. Gettatasi giù da un muro di tre metri bussò nella notte alle porte di un convento. Lì trovò una cara amica della madre, che seppe prendersi cura di lei.

Un particolare incontro, alla fine della guerra, fu quello tra Teresa ed un detenuto fascista. Questo ragazzo, trovatello, fu arruolato nelle fila delle brigate nere l’8 settembre da un carcere minorile. Teresa raccontò a lui cosa accadde fuori dalle mura della prigione prima del suo reclutamento tra i fascisti e la risposta del ragazzo furono le lacrime. Si lasciò andare allo sconforto accompagnato da un pianto disperato per la morsa di aver capito di aver lottato dalla parte opposta rispetto ai principi di giustizia e di libertà. Teresa promise lui di non essere giustiziato ma processato da un tribunale militare. La stessa notte il ragazzo si suicidò, lasciando a Teresa l’unica cosa in suo possesso: una lettera in cui le raccontava di non poter vivere sapendo ciò che aveva fatto ai suoi Veri fratelli, alla fazione che avrebbe dovuto scegliere, ai Partigiani.

Nel 1946 Teresa fu eletta come deputata all’Assemblea Costituente e divenne la più giovane componente del Consiglio di Presidenza dell’Assemblea Costituente.


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  • L'Autore

    Francesca Oggiano

    Mi chiamo Francesca Oggiano e sono una studentessa iscritta al corso di “Scienze Internazionali ed Istituzioni Europee” presso l’Università degli Studi di Milano.

    Da sempre la scrittura mi permette di rendere reale ciò che nasce come pensiero astratto, ed in particolare lo studio di materie giuridiche, economiche e sociali, improntate verso una visione internazionale, ha consolidato in me la necessità di voler raccontare ciò che accade nel mondo attraverso la ricerca di usi e tradizioni appartenenti a luoghi diversi e lontani dal nostro quotidiano.

    Sono venuta a conoscenza della realtà “Mondo Internazionale” e da subito mi ha incuriosita il fatto che si trattasse di ragazzi giovani impegnati a creare uno spazio che permettesse loro di credere in qualcosa di grande ed ho così deciso di voler fare anche io la mia parte.

    Insieme al meraviglioso Team che si occupa del progetto “TrattaMi Bene”, ho la possibilità di esprimermi riguardo a temi che da sempre mi appassionano e mi stanno a cuore, come i diritti umani e la violenza di genere, e che mai più di ora penso debbano essere divulgati fra le generazioni. Credo profondamente nel valore dello scambio comunicativo e sono convinta che con la forza della conoscenza e dell’informazione si possa crescere e migliorare, sia come individui che come Comunità.



    My name is Francesca Oggiano and I am currently a student of International Studies and European Institutions at the University of Milan.

    Writing has always allowed me to translate abstract thoughts into concrete realities and studying subjects like law, economics and social sciences, especially when marked by an international directory, has strengthen in me the need to tell what happens in the world through specific research of traditions belonging to places that are diverse and far from our daily life.

    I came across “Mondo Internazionale” and the fact that it involved young people engaged in creating a space that would let them believe in something greater made me curious from the very beginning; hence, I decided that I also wanted to give my contribution to this project.

    Together with the wonderful team of the “TrattaMi Bene”, I have the chance to express my ideas on themes that have always been close to my heart and that deeply interest me, such as human rights and gendered violence, and that I am certain now more than ever need to be discussed through generations. I strongly believe in the importance of communicative exchanges and I am committed to the idea that, thanks to the power of knowledge and information, one can grow and get better both as an individual and as a community.

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