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Sophie Scholl

Domina

Da un estratto dell'interrogatorio fatto a Sophie Scholl:

Pubblica Accusa: A voi sta a cuore l’incolumità del popolo tedesco signorina Scholl?

Sophie: sì.

Pubblica Accusa: Certo, voi non avete mai piazzato una bomba come il vile Eisner fece nella distilleria di Monaco, forse avete usato gli slogan sbagliati ma i vostri mezzi sono pacifici.

Sophie: Allora perché volete comunque punirci?

Pubblica Accusa: Perché così e previsto dalla legge; senza legge non c’è ordine.

Sophie: La legge che avete appena nominato tutelava la libertà di parola prima che il nazionalsocialismo salisse al potere nel ‘33. Oggi Hitler punisce quella stessa libertà con la prigionia e la morte. Questo lo chiamate ordine?

Pubblica Accusa: E a che cosa dovrei attenermi secondo lei, se non alla legge. Chiunque sia a formularla.

Sophie: Alla coscienza

Pubblica Accusa: Sciocchezze

Sophie: Ma le leggi cambiano, la coscienza no.

Sophia Magdalena Scholl nacque a Forchtenberg il 9 maggio 1921. La giovane tedesca è ricordata per il suo attivismo politico, espresso soprattutto tramite il gruppo di studenti cristiani della "Rosa Bianca". Questo le permise di diventare, insieme al fratello maggiore Hans, uno dei simboli della lotta contro il regime nazista.

La sua era una famiglia politicamente attiva, non a caso suo padre era il sindaco di Forchtenberg e venne incarcerato nel 1942 per aver criticato pubblicamente l’operato di Hitler.

Nel 1933 Sophie, ancora bambina, entrò a far parte della Hitler Jugend (Gioventù Hitleriana) insieme al fratello Hans, le sorelle Inge ed Elisabeth; tutti i giovani fratelli erano stati travolti dall'entusiasmo e dal carisma Hitleriano. Quattro anni dopo l'incantesimo era già terminato, pentiti e disillusi i giovani unirono le loro forze contro il regime.

Sophie era dotata di talento per la pittura, frequentava ambienti artistici e letterari antinazisti. Dopo la maturità divenne maestra d’asilo al Frobel Institute di Ulm-Soflingen. Nel maggio del 1942 si iscrisse all’Università di Monaco, la stessa dove il fratello Hans studiava medicina. In quel momento l’università appariva perfettamente integrata nel sistema nazista: le classi erano infestate da spie dell’Associazione degli studenti nazionalsocialisti. Queste ultime prendevano nota di quel che si diceva nell'ambiente scolastico, sempre in cerca di battute inopportune fatte durante le lezioni. Come conseguenza di ciò i professori tenevano i loro corsi con non poco disagio.

In quegli anni leggere volantini senza avere l’autorizzazione della Gestapo era un reato. Un giorno, durante la lezione, Sophie notò un foglietto sotto il banco, lo raccolse e lo lesse:“Per un popolo civile non vi è nulla di più vergognoso che lasciarsi governare senza opporre resistenza, da una cricca di capi privi di scrupoli e dominati da torbidi istinti...”. Comprese che non era sola nella sua volontà di opporsi: altri la pensavano come lei, si facevano chiamare “La rosa bianca”. Subito volle mostrare il volantino a suo fratello, ma non trovandolo iniziò a rovistare nella sua scrivania dove, girando le pagine di un libro, trovò i medesimi passaggi citati nel volantino sottolineati.

Poco dopo essersi iscritta all'Università, quindi, Sophie entrò nella “Rosa Bianca”, un gruppo di studenti universitari antinazisti e antimilitaristi, composto dai fratelli Scholl - Sophie e Hans - da Christoph Probst, Alexander Schmorell, Willi Graf, e il professor Kurt Huber musicologo e docente di filosofia. I membri redigevano e diffondevano volantini che incitavano alla resistenza non violenta contro il Terzo Reich, esortando i tedeschi a rifiutare la politica dittatoriale portata avanti da Hitler attraverso la disobbedienza delle leggi del Reich e la riaffermazione dei principi di tolleranza e giustizia.

Proprio per il suo attivismo il 18 febbraio 1943 venne arrestata insieme a suo fratello mentre facevano volantinaggio. Venne processata il 22 febbraio dal Tribunale del Popolo presieduto dal giurista Roland Freisler. L'esito fu quello più temibile: venne ghigliottinata insieme al fratello e all’amico Cristoph Probst con l’accusa di alto tradimento.

Alcune notizie sulla Rosa Bianca raggiunsero anche l'opinione pubblica americana e i loro volantini furono ristampati in migliaia di copie e lanciati dagli aerei degli alleati sulle città tedesche. Pare che Sophie in qualche misura lo avesse previsto:

"Finché non finirà la guerra e non arriveranno le truppe straniere, la gente dirà che non ci siamo opposti a Hitler."

La piazza di fronte all’edificio principale dell’ateneo di Monaco è stata intitolata a Hans e Sophie Scholl e, nel cortile dell’università, ora c’è una rosa bianca intagliata nel marmo. Ma non finisce qui: la riproduzione del busto di Sophie è entrato nel Walhalla, il tempio degli eroi tedeschi. È stato poi creato un premio letterario annuale, il Geschwister-Scholl, da assegnare a un libro che riveli un pensiero originale, promuovendo il coraggio morale e intellettuale e stimolando l'opinione pubblica su temi attuali di grande interesse.

“Anche se non capisco molto di politica, e non ho nemmeno l’ambizione di capirla, tuttavia possiedo un pochino il senso di che cosa è giusto e di che cosa è ingiusto, perché questo non ha nulla a che fare con la politica e con la nazionalità. Spesso non mi auguro nient’altro che di vivere in un’isola alla Robinson Crusoe. Ma solo qualche volta, quando sono molto stanca, e mi vedo davanti uomini cosi grandi, che sono peggiori delle bestie. In fondo però si tratta solo di tener duro, di resistere.”

Sophie Scholl

Ancora oggi, La Rosa Bianca rappresenta il simbolo della libertà e diverse università, strade, parchi o piazze portano il nome dei fratelli Scholl.


A cura di Suela Gjoni


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