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Peggy Guggenheim

Domina

Marguerite Guggenheim, conosciuta come “Peggy”, nasce a New York il 26 agosto del 1898 in una famiglia molto benestante. Difatti, la famiglia paterna era una famiglia ebraica molto rinomata all’epoca e doveva la sua ricchezza all’estrazione dell’acciaio, del rame e dell’argento. Ma anche la famiglia materna non era da meno: sua madre era discendente di ricchi banchieri. Sfortunatamente però, a soli 13 anni la vita di Peggy fu segnata da una tragedia: il padre Benjamin Guggenheim affondò con il Titanic.

Appena ventunenne Peggy ereditò 2,5 milioni di dollari statunitensi che decise di investire alla scoperta del mondo: intraprese un viaggio che la portò dalle cascate del Niagara fino alla frontiera messicana. Più tardi, lavorò in una libreria di New York, la Sunswise Turn; grazie a questo lavoro ebbe l’opportunità di frequentare i più importanti circoli e salotti newyorkesi dove erano soliti ritrovarsi molti intellettuali dell’epoca, tra cui Laurece Vail.

Proprio quest’ultimo, pittore del movimento dadaista, divenne suo marito: si sposarono a Parigi nel 1922 e dalla loro unione nacquero due figli, Sinbad e Peegen. A Parigi, tramite le conoscenze del marito, entrò in contatto con artisti di avanguardia europea ed emigrati statunitensi come Marcel Duchamp, Constantin Brancusi e Man Ray. Il matrimonio di Peggy non ebbe molto successo: divorziò dal marito nel 1928 e si innamorò dell’intellettuale e scrittore inglese John Holms, il quale sfortunatamente morirà poco dopo per una crisi cardiaca.

Nel 1941 si sposò con Max Ernst, pittore surrealista, dal quale divorzierà dopo appena due anni. In seguito ad un viaggio nell’Europa invasa dai nazisti, nel 1942 fa ritorno in America ed inaugura la galleria “Art of This Century”, dove espone la propria collezione privata al momento dell’inaugurazione: la sistemazione della sala fu opera del pittore Frederick Kiesler, con i quadri che pendevano dal soffito mediante fili. In quell’occasione, Peggy indossò due orecchini diversi: uno astratto, disegnato da Alexander Calder, e l’altro surrealista, creato da Yves Tanguy; tutto questo per dimostrare la sua imparzialità tra l’arte surrealista e quella astratta.

Peggy era una donna eccentrica e fuori dal normale; era amante degli orecchini, degli occhiali e dei cani. Tra gli scopi della Guggenheim, vi era quello di presentare al pubblico giovani artisti, i quali furono: Jackson Pollock, Mark Rothko, Adolph Gottlieb, Robert Motherwell, William Baziotes, Ad Reinhardt, Clyfford Still, Richard Pousette-Dart. Jackson Pollock, in particolare, fu la più grande scoperta della Guggenheim che gli offrì un contratto e si propose per organizzargli diverse mostre.

“Art of This Century” venne chiusa nel 1947 quando, finita la guerra, Peggy decise di tornare a viaggiare per l’Europa. Dopo essere vissuta a New York, Parigi e Londra, nel 1947 scelse Venezia come sua città stabilendovisi definitivamente. Acquistò Palazzo Venier dei Leoni sul Canal Grande, trasformandolo con le sue 326 opere d’arte nel museo che prenderà il suo nome: "Museo di PEGGY GUGGENHEIM"; aveva così realizzato il suo grande sogno.

Peggy è stata la prima donna a rivolgere enorme interesse all’arte femminile organizzando una mostra unica nel suo genere: solo per le artiste donne. L’idea di un’esposizione completamente al femminile le fu suggerita dal suo amico Marcel Duchamp e la convinse dal primo momento. Fu chiamata il “31 Women”, un’esposizione delle opere d’arte delle artiste americane ed europee come Frida Kahlo, Leonor Fini, Meret Oppenheim, Leonora Carrington Djuna Barnes, Irene Rice Pereira, Hedda Sterne, Sophie Taeuber-Arp, Hazel McKinley, Pegeen Vail, Barbara Reis, Valentine Hugo, Jacqueline Lamba, Suzy Frelinghuysen, Esphyr Slobodkina, Maria Helena Vieira da Silva, Aline Meyer Liebman, Elsa von Freytag-Loringhoven, Julia Thecla, Sonia Secula, Gretchen Schoeninger, Elizabeth Eyre de Lanux, Meraud Guevara, Anne Harvey e Milena Pavlović Barili.

Lo scopo della mostra era cercare di risaltare l’identità femminile dell’arte con ideali di libertà e vitalità, allontanandosi così dai moralismi ottusi che, per molto tempo, non permisero all’arte femminile di ottenere il giusto riconoscimento.

Peggy supportò finanziariamente la carriera di numerose donne, tra cui Berenice Abbott, Djuna Barnes ed Emma Goldman. Inoltre, diede loro visibilità attraverso le mostre presentate nella sua galleria a Londra, la "Guggenheim Jeune”.

Negli anni Quaranta, Peggy Guggenheim fu concepita semplicemente come amante dell’arte o modella, ma mai come artista.

Prima di morire nel dicembre del 1979, Peggy decise di donare la sua intera collezione alla Fondazione Solomon Guggenheim.

Oggigiorno, le sue ceneri sono seppellite in un angolo del suo museo.

Fonti:

www.guggenheim-venice.it

www.elle.com

www.letteradonna.it

www.mam-e.it

www.gothamcenter.org


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  • L'Autore

    Suela Gjoni

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