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Oriana Fallaci

Domina

"La vita ha 4 sensi: amare, soffrire, lottare e vincere. Chi ama soffre, chi soffre lotta, chi lotta vince. Ama molto, soffri poco, lotta tanto, vinci sempre.”

Oriana Fallaci nasce a Firenze il 26 giugno 1929. Vantava origini spagnole da parte del ramo materno, infatti la sua bisnonna era di Barcellona, mentre il padre, Edoardo Fallaci, era di origini romagnole.

Oriana è stata una scrittrice, giornalista e attivista italiana. Era la prima di quattro figlie: le sorelle Neera, Paola ed Elisabetta (figlia adottata) sono state tutte giornaliste e scrittrici. Durante la Seconda guerra mondiale, Oriana fu un'attivista col compito di staffetta; questo ruolo le valse a 14 anni un riconoscimento d’onore.

Consegui la maturità classica, ma non concluse i suoi studi universitari iniziati alla facoltà di Lettere per dedicarsi completamente al giornalismo. Fu soprattutto esortata dallo zio Bruno Fallaci, egli stesso giornalista; inizialmente ad Oriana furono affidate le cronache sull'allora nascente Alta Moda Italiana, di cui si occupò come inviata alla prima storica sfilata del 1952 presso la Sala Bianca di Palazzo Pitti a Firenze.

Nel 1961, scrisse un reportage sulla condizione della donna in Oriente che divenne il primo successo editoriale della Fallaci dal nome "Il sesso inutile”.

Nel ottobre del 1968, alla vigilia dei Giochi olimpici, durante una manifestazione di protesta degli studenti universitari messicani contro l’occupazione militare del campus dell’UNAM (oggi ricordata come il massacro di Tlatelolco), la Fallaci fu colpita da una raffica di mitra in Piazza delle tre culture a Città del Messico. Morirono centinaia di giovani e anche la giornalista fu creduta morta e portata in obitorio: solo in quel momento un prete si accorse che era ancora viva.

I suoi libri e articoli sulle tematiche dell’11 settembre hanno suscitato elogi e contestazioni nel mondo politico e nell’opinione pubblica. Ella denuncia la decadenza della civiltà occidentale minacciata dal fondamentalismo islamico, ritenendo l'Occidente incapace di difendersi da quest'ultimo.

Nel marzo del 2005, il quotidiano Libero lanciò una raccolta di firme affinché il Presidente della Repubblica conferisse alla Fallaci il titolo di senatrice a vita; vennero raccolte oltre 75.000 firme.

Il suo desidero di morire nella città in cui era nata fu esaudito quando arrivò il suo momento nel 2006. Affermava "voglio morire nella torre dei Mannelli guardando l’Arno dal Ponte Vecchio". Oggigiorno è sepolta nel cimitero degli Allori, nella tomba di famiglia accanto a un cippo commemorativo di Alekos Panagulis, suo compagno di vita. Inoltre, con la bara sono stati sepolti una copia del Corriere della Sera, tre rose gialle e un Fiorino d’oro.

Il patrimonio che lascia la Fallaci è composto anzitutto dai suoi preziosi libri, tra cui il primo I sette peccati di Hollywood, Il sesso inutile, Penelope alla guerra, Gli antipatici, Se il sole muore, Niente e cosi sia, Quel giorno sulla Luna, Intervista con la storia, con personaggi politici tra cui Henry Kissinger, il genereale Giap, Golda Meir, Yasser Arafat, re Husayn di Giordania, Indira Gandhi, Ali Bhutto, Pietro Nenni, Giulio Andreotti, Giorgio Amendola, l’arcivescovo Makarios, e Alekos Panagulis.

Ma si ricordano anche Lettera a un bambino mai nato, Un uomo, Insciallah (un romanzo monumentale sulla guerra in Libano), La rabbia e l’orgoglio, La forza della ragione (dove Oriana Fallaci intervista se stessa), L’apocalisse. Infine i postumi: Un cappello pieno di ciliege, Intervista con il potere, Saigon e cosi sia, Intervista con il Mito.


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  • L'Autore

    Suela Gjoni

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