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Lady Diana

Domina

Diana Frances Spencer nacque il primo luglio del 1961 nella contea di Norfolk, a Sandringham. La madre, Frances Shand Kidd, perse la custodia dei suoi quattro figli quando Lady D aveva solo sei anni, a causa del divorzio dal marito, il conte John Spencer. La casa in cui è cresciuta non era invasa dal tipico calore delle grandi famiglie e, a soli nove anni, il padre la mandò in collegio a Riddlesworth Hall. All’età di sedici anni la giovane e caparbia adolescente decise di lasciare gli studi, dedicandosi a piccoli lavoretti. Era molto portata nel lavorare con bambini e riuscì, per questo, a rimediare qualche impiego come baby-sitter.

Il Principe Carlo, futuro erede al trono, si recò ad Althorpe, tenuta degli Spencer, in occasione di un gala serale in quanto si frequentava con Sarah, sorella di Diana. Proprio in quell'occasione Diana e Carlo si incontrarono per la prima volta. Poco tempo passò prima del 24 febbraio 1981, data in cui il Principe Carlo e la dolce e timida diciannovenne Diana Spencer annunciarono il loro fidanzamento ufficiale al mondo, con plauso da parte della famiglia reale che non aspettava altro che un futuro erede al trono, e il matrimonio con l’aristocratica Spencer segnava un primo passo verso la continuazione della monarchia britannica.

Il matrimonio fu un vero e proprio evento mondiale con cifre che si aggirarono intorno ai settecentocinquanta milioni di spettatori incollati alle televisioni e circa seicentomila persone fra le strade di Londra per assistere con i loro occhi al realizzarsi di quel “lieto fine” che le favole da sempre raccontano ai bambini. Un “lieto fine” non per Diana che, già da tempo, tra le mura silenziose e la solitudine del Palazzo, soffriva di bulimia e depressione.

Il 21 giugno del 1982 nacque William, primogenito di Diana e Carlo e futuro erede al trono in linea di successione dopo il padre. La fama di Diana come icona di stile e di moda aumentò a dismisura, offuscando presto la figura del marito. Nel settembre del 1984 nacque il loro secondogenito: Harry.

La stampa divenne sempre più ossessionata da ogni cosa che Diana faceva e, sfruttando questo potere, Lady D decise di dedicare anima e corpo a molte battaglie umanitarie che le stavano a cuore, come ad esempio quando nel 1987, periodo in cui gli stessi medici rifiutavano di curare le persone affette da AIDS per la paura infondata di contrarre il virus, inaugurò il reparto dedicato ai pazienti malati di AIDS al Middlesex Hospital, stringendo le mani a tutte le persone presenti e ribaltando ogni tipo di pregiudizio; oppure quando aderì all’Associazione “The Halo Trust” per la messa in sicurezza degli scenari post-bellici, accanto alle vittime mutilate dalle mine anti-uomo.

I vari tradimenti portarono al divorzio tra Carlo e Diana nel 1996, dopo essere arrivati al culmine della tensione con l’intervista rilasciata dalla Principessa del Galles alla BBC, che oggi accusa di aver estorto con l’inganno il giornalista Martin Bashir.

La “Principessa del popolo” morì il 31 agosto del 1997 quando, inseguita dai paparazzi, perse la vita nell’incidente sotto il tunnel de l’Alma, insieme al compagno Dodi Al Fayed. Quest’anno avrebbe compiuto sessant’anni.

Le fonti per il presente post sono liberamente consultabili:

https://www.corriere.it/esteri/20_novembre_24/vita-diana-spencer-lady-d-0253760c-2d86-11eb-b83d-41802abb4d33.shtml

https://www.elle.com/it/showbiz/celebrities/a22012227/lady-diana-aids-royal-family-news/

https://www.vanityfair.it/people/mondo/2020/05/27/lady-diana-principe-harry-stesso-impegno-contro-mine-antiuomo-foto

https://www.vanityfair.it/people/mondo/2021/03/31/lady-diana-intervista-verita-estorta-falso-certificato-aborto-foto

Documentario Netflix: “In her own words”


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  • L'Autore

    Francesca Oggiano

    Mi chiamo Francesca Oggiano e sono una studentessa iscritta al corso di “Scienze Internazionali ed Istituzioni Europee” presso l’Università degli Studi di Milano.

    Da sempre la scrittura mi permette di rendere reale ciò che nasce come pensiero astratto, ed in particolare lo studio di materie giuridiche, economiche e sociali, improntate verso una visione internazionale, ha consolidato in me la necessità di voler raccontare ciò che accade nel mondo attraverso la ricerca di usi e tradizioni appartenenti a luoghi diversi e lontani dal nostro quotidiano.

    Sono venuta a conoscenza della realtà “Mondo Internazionale” e da subito mi ha incuriosita il fatto che si trattasse di ragazzi giovani impegnati a creare uno spazio che permettesse loro di credere in qualcosa di grande ed ho così deciso di voler fare anche io la mia parte.

    Insieme al meraviglioso Team che si occupa del progetto “TrattaMi Bene”, ho la possibilità di esprimermi riguardo a temi che da sempre mi appassionano e mi stanno a cuore, come i diritti umani e la violenza di genere, e che mai più di ora penso debbano essere divulgati fra le generazioni. Credo profondamente nel valore dello scambio comunicativo e sono convinta che con la forza della conoscenza e dell’informazione si possa crescere e migliorare, sia come individui che come Comunità.



    My name is Francesca Oggiano and I am currently a student of International Studies and European Institutions at the University of Milan.

    Writing has always allowed me to translate abstract thoughts into concrete realities and studying subjects like law, economics and social sciences, especially when marked by an international directory, has strengthen in me the need to tell what happens in the world through specific research of traditions belonging to places that are diverse and far from our daily life.

    I came across “Mondo Internazionale” and the fact that it involved young people engaged in creating a space that would let them believe in something greater made me curious from the very beginning; hence, I decided that I also wanted to give my contribution to this project.

    Together with the wonderful team of the “TrattaMi Bene”, I have the chance to express my ideas on themes that have always been close to my heart and that deeply interest me, such as human rights and gendered violence, and that I am certain now more than ever need to be discussed through generations. I strongly believe in the importance of communicative exchanges and I am committed to the idea that, thanks to the power of knowledge and information, one can grow and get better both as an individual and as a community.

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