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Franca Viola

Domina

“Io non sono proprietà di nessuno, nessuno può costringermi ad amare una persona che non rispetto, l’onore lo perde chi le fa certe cose, non chi le subisce”.

Queste le parole di Franca Viola, prima donna italiana a rifiutare il matrimonio riparatore.

Franca nasce il 9 gennaio 1948 ad Alcamo, provincia di Trapani, da una famiglia di contadini. È una delle ragazze più belle del paese tanto che Filippo Melodia, membro di una famiglia benestante e nipote del mafioso Vincenzo Rimi (Cosa Nostra), la vuole come fidanzata.

I genitori di Franca acconsentono al fidanzamento (anche se in segreto lei aveva giurato amore eterno a Giuseppe Ruisi, un coetaneo figlio di amici di famiglia).

Filippo però viene accusato di furto e di appartenenza a banda mafiosa, arrestato e messo in carcere a scontare un breve periodo di reclusione.

Il padre di Franca, a fronte di questo arresto, decide di rompere il fidanzamento, scelta che Melodia non accetta e, appena ritorna libero, cerca di riprendersi Viola con la forza. Inizialmente attacca il padre attraverso intimidazioni di stampo mafioso: gli viene distrutto il vigneto e il casolare, gli viene rubato il gregge e viene minacciato con una pistola alla testa. Nonostante tutto, il padre non cede e non rinnova il fidanzamento.

Il 26 Dicembre 1965, Filippo Melodia e suoi dodici amici entrano in casa della famiglia Viola, distruggono l’abitazione, picchiano la madre che tenta di difendere la figlia e rapiscono sia Franca che il fratellino Mariano. Quest’ultimo viene subito rilasciato, la ragazza invece viene tenuta in ostaggio in un casolare per otto giorni, dove viene picchiata e violentata da Melodia stesso. Successivamente viene portata a casa della sorella di lui, dove il giorno di Capodanno decidono di chiamare il padre di Franca per la cosiddetta “paciata”, ossia un accordo tra le famiglie che messe davanti al fatto compiuto (rapporto sessuale) devono accettare le nozze tra i due giovani amanti (matrimonio riparatore).

Il padre, in accordo con la polizia, finge di accettare l’accordo e che Franca rimanga a casa di Filippo, ma il giorno successivo la polizia fa irruzione nell’abitazione liberando la giovane e arrestando Melodia e i suoi complici.


Inizia il processo e Franca presenzia a tutte le udienze, un gesto molto coraggioso poiché i processi per stupro erano sempre esperienze traumatiche per la donna che vedeva la sua pudicizia e il suo valore come essere umana messi a dura prova.

L’attenzione di tutta la stampa locale e nazionale è altissima, sia perché è la prima volta che una donna sceglie di dichiararsi “svergognata” e sfidare le arcaiche regole di un “onore” presunto e patriarcale, sia perché questa vicenda è un’occasione per intaccare, almeno in parte, il potere della mafia.

Il processo si conclude con la condanna di 11 anni per Melodia e 5 anni per i complici.


Questa storia si conclude positivamente in quanto Franca vince il processo, ma anche perché si sposa con l’amico d’infanzia Giuseppe Ruisi, che insiste nel volerla prendere in moglie nonostante lei cerchi di distoglierlo dal proposito per timore di rappresaglie.


L'8 marzo 2014, in occasione della festa della donna, Franca Viola è insignita dell’onorificenza di Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con la seguente motivazione: "Per il coraggioso gesto di rifiuto del matrimonio riparatore che ha segnato una tappa fondamentale nella storia dell'emancipazione delle donne nel nostro Paese".


Perché Franca Viola è una figura importante?

Questa donna è simbolo della crescita civile dell'Italia nel secondo dopoguerra e dell'emancipazione delle donne italiane.

È stata la prima donna a dire “no” al matrimonio riparatore, a dire “no” all’uomo che l’aveva violentata, andando contro a una cultura prettamente patriarcale, nella quale per legge una donna violentata avrebbe dovuto necessariamente sposare il suo stupratore per salvare il suo onore e quello della famiglia; accettando il matrimonio riparatore estingueva il reato di violenza carnale, che era considerato oltraggio alla morale e non reato contro la persona. In caso contrario, sarebbe stata additata come “svergognata”.


Questa vicenda portò molte donne a ribellarsi, innescando un processo di civiltà che porterà nel 1996 a riconoscere lo stupro come reato contro la persona e non contro la morale e nel 1981 a eliminare il matrimonio riparatore.



Perché ricordare tutto questo?

Conoscere il nostro passato serve a difendere il presente e migliorare il nostro futuro, per essere artefici consapevoli del nostro destino ed evitare di retrocedere culturalmente, specie nell’ambito della morale e nella questione dell’emancipazione femminile, soprattutto in ciò che riguarda la libertà sessuale, spesso attaccata da interessi politici e religiosi che da sempre speculano sulla pelle delle donne.


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  • L'Autore

    Irene Ghirotto

    Irene Ghirotto è laureata in Educazione Sociale e Culturale presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna.
    Nella sua tesi di laurea in “Empowerment e strategie di cittadinanza attiva” ha osservato come la lingua italiana sia usata in modo sessista e la necessità di modificarla per raggiungere una reale parità di genere, che è uno dei diritti umani essenziali. È un’attivista femminista intersezionale, ritiene che bisogna cambiare la cultura patriarcale in cui viviamo, poichè produce oppressioni e discriminazioni verso la maggior parte delle persone, togliendo loro non solo opportunità di migliorare le personali condizioni di vita ma anche i diritti umani di base che dovrebbero essere garantiti a chiunque. Per poter contribuire a questo cambiamento e andare verso un mondo più equo, ha fatto attività di volontariato presso una Casa delle Donne occupandosi della parte di comunicazione e sensibilizzazione sulle questioni di genere, inoltre, ha contribuito alla formazione di un Collettivo transfemminista LGBT+ che si occupa principalmente di informare e formare su svariate tematiche come: violenza sistemica e violenza sulle donne, identità di genere, decostruzione di stereotipi tossici.
    Pensa che per riuscire a creare un mondo più equo bisogna partite dalla scuola, dove introdurre l’educazione: sentimentale e sessuale; ai generi; anti-razzista, solo così si può capire il rispetto verso se stesse/i e le altre persone. In Mondo Internazionale ricopre il ruolo di autrice nell’area di Diritti Umani e in particolare nella sezione Domina.


    Irene Ghirotto graduated in Social and Cultural Education at the Alma Mater Studiorum in Bologna.
    In her thesis on "Empowerment and active citizenship strategies" she noted that the Italian language is used in a sexist way and the need to change it to achieve real gender equality, that is one of the essential human rights. She is an intersectional feminist activist, she believes that we need to change the patriarchal culture in which we live, because it produces oppression and discrimination against most people, taking away from them not only opportunities to improve personal living conditions but also basic human rights that should be guaranteed to anyone. To contribute to this change and move towards a more equitable world, has volunteered at a Women’s House dealing with the communication and awareness of gender issues, in addition, she has contributed to the formation of an LGBT+ Transfemminist Collective which is primarily concerned with informing and training on various topics such as: systemic violence and violence against women, gender identity, deconstruction of toxic stereotypes.
    She thinks that to succeed in creating a more equitable world it is necessary to start from school, where to introduce education: sentimental and sexual; gender; anti-racist, only in this way we can understand the respect towards ourself/s and other people. In the International World she holds the role of author in the area of Human Rights and in particular in the section Domina.

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