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Chimamanda Ngozi Adichie

Domina

Chimamanda Ngozi Adichie nasce il 15 settembre 1977, in Nigeria. È una lettrice precoce: legge libri con protagonisti diversi da lei, in particolare con caratteristiche fisiche occidentali: per questo, i suoi primi testi, scritti quando è ancora una bambina, raccontano di personaggi bianchi con occhi azzurri che vivono una realtà quotidiana completamente diversa dalla sua. Solo con la scoperta di scrittori africani, come Chinua Achebe, si rende conto che non tutte le storie devono per forza avere come protagonisti personaggi stranieri, i quali hanno per lo più a che fare con situazioni in cui le è difficile identificarsi, anche solo per via di un’appartenenza geografica diversa.

Sono i personaggi nei quali lei stessa può riconoscersi a salvarla dalla visione della “storia unica”, relativamente ai libri. Ad un TedGlobal nel 2009, Chimamanda parla dei pericoli del contemplare una sola visione di persone, luoghi e culture: in tale occasione spiega come ciò dia vita a degli stereotipi e quanto il problema di questi ultimi non sia tanto la loro veridicità o assenza di questa, bensì il fatto che essi siano incompleti e dunque portino a tramutare una storia fra tante in un'unica storia possibile. Si accorge all'età di diciannove anni, quando si trasferisce negli Stati Uniti per studiare all'università, di quanto lo stereotipo della donna africana non rispecchi la realtà di tutte le donne africane, o meglio ne rappresenti solo una parte. In questa sede, nota ad esempio come la sua coinquilina abbia un pensiero su di lei legato ad un’immagine mediatica che in realtà non rispecchia Chimamanda e che, anzi, limita molti nella possibilità di rapportarsi con persone della sua stessa nazionalità: la credenza si basa su un'unica visione possibile dello stile di vita del suo continente d'origine e genera un sentimento di pietà inadeguato nei suoi confronti.

Chimamanda racconta poi, durante un TedTalk chiamato “Dovremmo essere tutti femministi”, come sia proprio lo stereotipo legato al genere a definire la disuguaglianza fra uomo e donna. In questo contesto, infatti, spiega come sin da piccoli i maschi vengano ingabbiati dietro la corazza della mascolinità, con il dovere intrinseco di non poter mai mostrarsi deboli o vulnerabili e come, dall’altra parte, le femmine vengano educate a compiacere l’ego degli uomini cercando sempre un compromesso, limitando così i propri sogni ed ambizioni. Durante il discorso viene posto l’accento su come, in più occasioni, il suo essere donna abbia automaticamente fatto scattare nella testa del suo interlocutore delle idee basate su una cultura fortemente patriarcale, la quale limita di fatto la parità fra i due sessi: una di queste credenze riguardava come lei dovesse vestirsi per essere presa sul serio.

Chimamanda è una femminista e ritiene tale chiunque riconosca, sia questo uomo o donna, che la situazione odierna relativamente al discorso sul genere è problematica e va migliorata.

Sviluppando il suo interesse per la scrittura, Chimamanda pubblica il suo primo romanzo, Ibisco Viola, che ottiene numerosi riconoscimenti tra cui l'Orange Prize per miglior romanzo pubblicato nel Regno Unito e il Commonwealth Writers’ Prize. Prosegue la sua carriera in quest'ambito con il suo secondo libro, Metà di un sole giallo, con il quale vince il premio Nonino, nonchè con il terzo, Americanah, pubblicato nel 2013 e vincitore del National Book Critics Circle Award 2013. Tra le sue opere vi è anche la raccolta di racconti Quella cosa intorno al collo. Nel 2008 ha ricevuto il MacArthur Genius Grant, oltre alla laurea honoris causa da tre università: la Johns Hopkins, l’Haverford College e l'università di Edimburgo.

Photo by Carlos Figueroa


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  • L'Autore

    Francesca Oggiano

    Mi chiamo Francesca Oggiano e sono una studentessa iscritta al corso di “Scienze Internazionali ed Istituzioni Europee” presso l’Università degli Studi di Milano.

    Da sempre la scrittura mi permette di rendere reale ciò che nasce come pensiero astratto, ed in particolare lo studio di materie giuridiche, economiche e sociali, improntate verso una visione internazionale, ha consolidato in me la necessità di voler raccontare ciò che accade nel mondo attraverso la ricerca di usi e tradizioni appartenenti a luoghi diversi e lontani dal nostro quotidiano.

    Sono venuta a conoscenza della realtà “Mondo Internazionale” e da subito mi ha incuriosita il fatto che si trattasse di ragazzi giovani impegnati a creare uno spazio che permettesse loro di credere in qualcosa di grande ed ho così deciso di voler fare anche io la mia parte.

    Insieme al meraviglioso Team che si occupa del progetto “TrattaMi Bene”, ho la possibilità di esprimermi riguardo a temi che da sempre mi appassionano e mi stanno a cuore, come i diritti umani e la violenza di genere, e che mai più di ora penso debbano essere divulgati fra le generazioni. Credo profondamente nel valore dello scambio comunicativo e sono convinta che con la forza della conoscenza e dell’informazione si possa crescere e migliorare, sia come individui che come Comunità.



    My name is Francesca Oggiano and I am currently a student of International Studies and European Institutions at the University of Milan.

    Writing has always allowed me to translate abstract thoughts into concrete realities and studying subjects like law, economics and social sciences, especially when marked by an international directory, has strengthen in me the need to tell what happens in the world through specific research of traditions belonging to places that are diverse and far from our daily life.

    I came across “Mondo Internazionale” and the fact that it involved young people engaged in creating a space that would let them believe in something greater made me curious from the very beginning; hence, I decided that I also wanted to give my contribution to this project.

    Together with the wonderful team of the “TrattaMi Bene”, I have the chance to express my ideas on themes that have always been close to my heart and that deeply interest me, such as human rights and gendered violence, and that I am certain now more than ever need to be discussed through generations. I strongly believe in the importance of communicative exchanges and I am committed to the idea that, thanks to the power of knowledge and information, one can grow and get better both as an individual and as a community.

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