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Aung San Suu Kyi

Domina

Aung San Suu Kyi è nata a Rangoon in Birmania il 19 giugno 1945. Figlia dell’eroe della Birmania indipendente Aung San e della ambasciatrice in India Khin Kyi, ha ricevuto il Premio Nobel per la pace nel 1991.

Cresciuta in Birmania, ebbe successivamente l’opportunità, seguendo la madre per gli incarichi governativi, di poter studiare nelle migliori scuole indiane e inglesi arrivando a conseguire una laurea in politics, philosophy, and economics presso il St Hugh's College di Oxford. Nel frattempo un colpo di stato militare del 1962 rovesciò il governo indipendente birmano. I suoi studi continuarono a New York, dove lavorò per le Nazioni Unite e dove incontrò il suo futuro marito, Michael Aris, studioso di cultura tibetana, che sposò nel 1971 e con il quale ebbe due figli, Alexander Aris (nato nel 1972) e Kim Aris (nato nel 1977).

Nel 1988 la sua vita cambiò quando, di ritorno in patria per assistere la madre morente, si trovò testimone di violenze dell’esercito verso la popolazione e, per questo, a protestare contro il governo militare di Bo Ne Win e a iniziare una lotta non violenta in nome della democrazia e a favore dei diritti umani; in seguito a questo suo attivismo fu condannata agli arresti domiciliari a Yangon nel 1989. Il governo le propose la libertà in cambio dell’esilio ma lei rifiutò dichiarando che non avrebbe mai lasciato il paese finché non fosse stato instaurato un governo civile e i prigionieri politici liberati.

Il 27 settembre 1988 fondò la Lega Nazionale per la Democrazia (LND) che diventerà il principale partito civile di riferimento nel paese. Nel 1991, le fu conferito Premio Nobel per la pace ma, dovendo scontare la sua pena agli arresti domiciliari, il premio fu ritirato simbolicamente dal figlio. Nel 1995 venne liberata e nel 1998 annunciò la formazione di un comitato di rappresentanza che si presentava come il “parlamento legittimo del Paese”. Nel 2000 venne nuovamente arrestata e la sua detenzione posta a rinnovo annuale da parte del governo. A questi eventi seguirono numerose richieste internazionali di rilascio dell’attivista alle quali si aggiunse nel 2009 una condanna da parte delle Nazioni Unite al Myanmar per la detenzione, ritenuta illegale secondo le leggi della stessa nazione birmana, di Suu Kyi.

Nel maggio 2009, poco prima del completamento della sua ultima condanna, Suu Kyi venne arrestata e accusata di aver violato i termini degli arresti domiciliari. Al momento della condanna, era diffusa l’idea che quest'ultima fosse volta semplicemente a impedire a Suu Kyi di partecipare alle elezioni parlamentari previste per il 2010. Tale sospetto si è poi manifestato attraverso una serie di nuove leggi elettorali promulgate nel marzo 2010, la prima delle quali vietava la partecipazione alle elezioni qualora il candidato fosse stato condannato per un reato; una seconda legge escludeva dalla candidatura chiunque fosse (o fosse stato) sposato con un cittadino straniero. A sostegno di Suu Kyi, la LND rifiutò di registrarsi come partito in seguito a queste nuove norme e venne sciolta dalle autorità birmane. I partiti del governo militare vinsero senza opposizione e vennero accusati di frode. Suu Kyi venne rilasciata dagli arresti domiciliari sei giorni dopo le elezioni.

Nel 2016 la Lega Nazionale per la Democrazia (nel frattempo ricomposta) vinse le elezioni con larga maggioranza, ma poiché a Suu Kyi non fu consentito di candidarsi alla presidenza le vennero affidati i ministeri degli Esteri e dell’Ufficio del Presidente. Verrà poi nominata consigliere di Stato, una posizione creata appositamente per lei che la rese de facto il leader del paese: l'incarico è simile a quello di Primo Ministro e con più spazio di manovra del Presidente.

Inizialmente Suu Kyi si impegnò per cercare di pacificare il paese cercando la via del dialogo con le numerose organizzazioni armate che, attraverso continue insurrezioni, destabilizzavano il paese. Successivamente, però, la sua amministrazione fu condannata da numerose organizzazioni internazionali (persino dalle Nazioni Unite) per il trattamento riservato al popolo musulmano rohingya residente principalmente nello Stato Rakhine del Myanmar. Dopo alcuni attacchi da parte di militanti rohingya a obiettivi militari, nel 2016 e nel 2017, l'esercito e la polizia intrapresero una campagna contro l'intera etnia commettendo violazioni dei diritti umani e causando la fuga di oltre 700.000 persone nel vicino Bangladesh. A Suu Kyi sono state rivolte critiche severe per aver ignorato la crisi e per non essere intervenuta quando la questione fu sottoposta al giudizio mediatico e politico internazionale. Per protesta, diverse organizzazioni le hanno revocato le onorificenze e i premi precedentemente conferiti per la lotta a favore dei diritti umani. Tra queste troviamo il titolo di Ambasciatrice per Amnesty International e la "Freedom of the City" di Oxford, la più alta onorificenza a disposizione del Municipio della storica città universitaria inglese, da lei ricevuto nel 1997.


Le fonti impiegate per la redazione del presente articolo sono liberamente consultabili:

https://www.britannica.com/biography/Aung-San-Suu-Kyi

https://www.ispionline.it/it/tag/aung-san-suu-kyi

https://www.amnesty.it/amnesty-international-revoca-premio-ambasciatore-della-coscienza-ad-aung-san-suu-kyi/

https://www.aljazeera.com/programmes/upfront/2020/02/aung-san-suu-kyi-guilty-covering-war-crimes-200221065700189.html

https://news.un.org/en/story/2019/12/1053121

https://www.theguardian.com/world/2017/oct/19/oxford-college-drops-aung-san-suu-kyi-as-name-of-common-room


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  • L'Autore

    Fabio Di Gioia

    Dottore in Scienze internazionali ed istituzioni europee, attualmente si sta specializzando nel corso di laurea magistrale in Relazioni Internazionali. È stato Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti e co-ideatore del progetto TrattaMI Bene. È ora autore per la sezione Diritti Umani e nella sua rubrica Dŏmĭna.

    Doctor in International Sciences and European Institutions, he is currently specializing in the Master's degree program in International Relations. He has been President of the Board of Auditors and co-creator of the project TrattaMI Bene. He is now an author for the Human Rights section and in his column Dŏmĭna.

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