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Alexandra Kollontaj

Domina

Alexandra Kollontaj - vero nome, Alexandra Michajlovna Domontovic - soprannominata Sura, è stata una rivoluzionaria russa di orientamento marxista e femminista, prima donna nella storia ad avere ricoperto la carica di ministra e ad essere ambasciatrice del Paese in Europa.

Alexandra nasce nel 1872 a San Pietroburgo da una famiglia dell’alta società russa e grazie a questo riceve un’ottima educazione privata. Destinata ad un matrimonio combinato, decide di andare contro la famiglia sposandosi con un ingegnere (di cui terrà il cognome). Il matrimonio dura poco ma le permette di frequentare le fabbriche e conoscere la realtà degli operai. É così che si appassiona alla loro causa e decide di iscriversi alla facoltà di Economia all’Università di Zurigo - che dal 1867 fu la prima al mondo a permettere alle donne di frequentare i suoi corsi. In questo periodo Alexandra studia la teoria marxista, ritrovandovi ciò che aveva visto nelle fabbriche. Ritorna in Russia preoccupata che le nuove teorie revisioniste europee potessero mettere in crisi la causa rivoluzionaria, che secondo lei doveva rimanere fedele al marximo.

In Russia diventa una delle agitatrici più influenti e comincia ad interessarsi anche ai diritti delle donne: la sua teoria di base è che la questione femminile sia inevitabilmente legata a quella di classe e che il movimento delle donne non possa esistere senza lottare anche per sovvertire il sistema.

Nel 1907 cerca di creare una divisione femminile nel Partito operaio socialdemocratico russo, con lo scopo di occuparsi del fatto che le donne sono sovraccaricate di lavoro in quanto lavoratrici, casalinghe e madri. Questo tentativo va male, é accusata di rifarsi al femminismo europeo delle borghesi dai vertici del partito; proprio quelli dai cui Kollontaj cerca in ogni modo di dissociarsi. Una prova invece di dissociazione da tali movimenti è la sua analisi sul rapporto tra i sessi, sulla sessualità e sull’amore romantico, individuando in essi la radice dell’oppressione femminile e indagando il conflitto tra pubblico e privato. L’amore, dunque, è per lei espressione del dominio di una classe sull’altra, non solo del borghese sul proletario, ma anche dell’uomo sulla donna. La gerarchia si insinua all’interno della famiglia, assegnando alla donna la cura della casa e all’uomo il lavoro salariato, ma si riflette anche nei ruoli sessuali, rivelando un rapporto tra oppresso e oppressore che però viene ignorato nella lotta di classe. L’esempio più lampante della disparità di tipo sessuale è il vincolo della fedeltà, obbligatorio per la donna ma non per l’uomo. La conseguenza diretta di una tale struttura ideologica è che il superamento della borghesia implicherebbe anche un ripensamento dei rapporti intimi, amorosi e sessuali. Il Partito ignora le sue idee, ritenendole sovversive.

Dal 1908 al 1917 Alexandra lascia la Russia a causa delle persecuzioni politiche dello zar, oltre all’isolamento culturale e politico in cui si trova: nel Partito nessuno prende sul serio le sue proposte, nemmeno Lenin che l'ha voluta sia nel Comitato esecutivo del Soviet di Pietroburgo sia, dopo la vittoria della Rivoluzione, come commissaria del popolo - ovvero ministra - per l’assistenza sociale. In questo periodo distribuisce ai contadini le terre appartenenti ai monasteri, istituisce gli asili nido statali e l’assistenza di maternità.

La Kollontaj inizia quindi ad allontanarsi sempre di più dal partito bolscevico sia per ragioni politiche, sia per la svalutazione delle sue idee sulla questione femminile. Nel 1920 si trova totalmente emarginata politicamente, le viene impedito addirittura di intervenire alla conferenza del terzo congresso dell’Internazionale Comunista (Comintern) per la sua ostilità alla NEP, la nuova politica economica che ripristinava in parte il commercio privato e che la Kollontaj riteneva potesse dare nuovo slancio allo sfruttamento della prostituzione, contro cui si batteva ferocemente. Il fatto di essere stata rimossa dal Comitato Centrale non le impedisce però di essere tra le organizzatrici del Primo Congresso delle Donne Lavoratrici Russe dal quale nasce il Zenotdel (organismo per la promozione della partecipazione delle donne alla vita pubblica, per le iniziative sociali e la lotta all’analfabetismo). Grazie alle sue iniziative, le donne ottengono il diritto di voto e di essere elette, il diritto all’istruzione e ad un salario eguale a quello degli uomini. Viene anche introdotto il divorzio ed il diritto all’aborto (tolto da Stalin e reintrodotto dopo la sua morte).

Muore nel 1952 a Mosca.

La Kollontaj resta, ancora oggi, una figura sgradita alla memoria dell’Unione Sovietica, proprio per la sua determinazione a denunciare la mentalità patriarcale e per la sua convinzione che il proletariato non sia fatto di soli uomini, ma anche di donne, che oltre a lottare contro il padrone devono combattere anche contro i propri mariti, e che con la Rivoluzione del 1917 le donne entrino nell’epoca della loro liberazione sia dallo sfruttamento capitalistico che dalla condizione di sfruttamento e inferiorità in quanto donne.


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  • L'Autore

    Irene Ghirotto

    Irene Ghirotto è laureata in Educazione Sociale e Culturale presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna.
    Nella sua tesi di laurea in “Empowerment e strategie di cittadinanza attiva” ha osservato come la lingua italiana sia usata in modo sessista e la necessità di modificarla per raggiungere una reale parità di genere, che è uno dei diritti umani essenziali. È un’attivista femminista intersezionale, ritiene che bisogna cambiare la cultura patriarcale in cui viviamo, poichè produce oppressioni e discriminazioni verso la maggior parte delle persone, togliendo loro non solo opportunità di migliorare le personali condizioni di vita ma anche i diritti umani di base che dovrebbero essere garantiti a chiunque. Per poter contribuire a questo cambiamento e andare verso un mondo più equo, ha fatto attività di volontariato presso una Casa delle Donne occupandosi della parte di comunicazione e sensibilizzazione sulle questioni di genere, inoltre, ha contribuito alla formazione di un Collettivo transfemminista LGBT+ che si occupa principalmente di informare e formare su svariate tematiche come: violenza sistemica e violenza sulle donne, identità di genere, decostruzione di stereotipi tossici.
    Pensa che per riuscire a creare un mondo più equo bisogna partite dalla scuola, dove introdurre l’educazione: sentimentale e sessuale; ai generi; anti-razzista, solo così si può capire il rispetto verso se stesse/i e le altre persone. In Mondo Internazionale ricopre il ruolo di autrice nell’area di Diritti Umani e in particolare nella sezione Domina.


    Irene Ghirotto graduated in Social and Cultural Education at the Alma Mater Studiorum in Bologna.
    In her thesis on "Empowerment and active citizenship strategies" she noted that the Italian language is used in a sexist way and the need to change it to achieve real gender equality, that is one of the essential human rights. She is an intersectional feminist activist, she believes that we need to change the patriarchal culture in which we live, because it produces oppression and discrimination against most people, taking away from them not only opportunities to improve personal living conditions but also basic human rights that should be guaranteed to anyone. To contribute to this change and move towards a more equitable world, has volunteered at a Women’s House dealing with the communication and awareness of gender issues, in addition, she has contributed to the formation of an LGBT+ Transfemminist Collective which is primarily concerned with informing and training on various topics such as: systemic violence and violence against women, gender identity, deconstruction of toxic stereotypes.
    She thinks that to succeed in creating a more equitable world it is necessary to start from school, where to introduce education: sentimental and sexual; gender; anti-racist, only in this way we can understand the respect towards ourself/s and other people. In the International World she holds the role of author in the area of Human Rights and in particular in the section Domina.

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