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Digitalizzazione e mercato musicale

Nuove strutture e nuove pratiche di consumo

L’impatto della digitalizzazione negli ultimi vent’anni sui mercati di tutto il mondo ha fatto sì che ne venissero modificate le strutture e le dinamiche di sviluppo. Le industrie creative, in particolare, sono state messe duramente alla prova dall’innovazione digitale, che ha modificato radicalmente i processi produttivi e di consumo di prodotti artistici. Uno dei mercati creativi che è più rappresentativo dei cambiamenti strutturali apportati dall’avvento di Internet è, senza dubbio, il mercato musicale.

I primi passi del mercato musicale nell’era di Internet

A partire dalla fine degli anni ’90, infatti, l’apparizione delle prime piattaforme di condivisione musicale pirata mise in difficoltà l’industria musicale a tal punto da provocare una crisi di mercato. La risposta immediata dell’industria fu ricorrere alle normative sul copyright per criminalizzare la condivisione pirata di contenuti musicali, ma ben presto ci si accorse della debolezza di questi provvedimenti, dovuta al fatto che Internet aveva modificato permanentemente il mercato, avendo anzitutto modificato i comportamenti di consumo. Tale realizzazione portò l’industria ad approcciarsi all’utilizzo delle piattaforme digitali come metodo di distribuzione e, così, il lancio di iTunes nel 2001 marcò la data di nascita del mercato digitale musicale.

Il mercato musicale oggi

Da quel lontano 2001, la distribuzione e il consumo di musica sono cambiati in modo significativo. Secondo l’IFPI (International Federation of the Phonographic Industry) - organizzazione che rappresenta gli interessi dell’industria discografica a livello mondiale e che ogni anno produce un report che fa il punto sull’andamento del mercato musicale - nel 2020 si è avuta una crescita del 7,4% rispetto all’anno precedente. Il 2020 rappresenta il sesto anno di crescita consecutiva del settore, ma il dato più interessante è quello che rivela a quali segmenti di mercato è maggiormente imputabile il merito di questo incremento: il 61% dei ricavi totali globali dell’industria discografica è supportato dal settore dello streaming musicale. La modalità di streaming più apprezzata dai consumatori è quella che prevede la sottoscrizione ad una piattaforma digitale: l’utilizzo di questo genere di servizi, infatti, è incrementato del 18,5% rispetto al 2019, raggiungendo un numero totale stimato di 433 milioni di consumatori a livello mondiale.

Osservando questi dati, la prima informazione che può essere catturata è che lo streaming musicale è diventato il principale metodo di distribuzione all’interno dell’industria. Questa affermazione è ulteriormente supportata dai dati che indicano un declino parallelo di altri canali di distribuzione, come le vendite fisiche - calate del 4,7% - e i guadagni derivanti dai diritti di performance - anch’essi calati del 10,1%.

Nuove abitudini di consumo musicale

Nonostante la pandemia di COVID-19 sia stata riconosciuta dall’IFPI come uno dei fattori che hanno maggiormente messo in crisi il mercato fisico e delle performance, sarebbe incorretto affermare che questo sia l’unico fattore determinante: osservando i dati pubblicati dall’IFPI all’interno del report pertinente all’anno 2019, notiamo infatti come questo trend decrescente fosse già ben presente.

Per concludere questa breve analisi del mercato, è necessario sottolineare un altro interessante dato: lo streaming musicale ha soppiantato anche il download musicale come metodo di distribuzione e consumo. La spiegazione di ciò è un'ulteriore conferma del cambiamento dei comportamenti di consumo: lo streaming ha dimostrato ai consumatori che è totalmente irrilevante - per loro - possedere e acquistare contenuti musicali quando possono essere fruiti senza alcuna restrizione e in quantità illimitata a fronte del pagamento di un servizio. Comprendere le modifiche nel consumo di musica significa comprendere la radice delle modifiche apportate dalla digitalizzazione all’intera industria musicale, poiché dall’evoluzione delle pratiche di consumo dipende qualsiasi cambiamento strutturale del settore negli ultimi vent’anni.

Il cambiamento nelle pratiche di consumo di prodotti musicali causato dalla diffusione dei servizi di streaming può essere riassunto, in termini di natura economica, in un preciso fenomeno: il passaggio da prodotto musicale scambiato in natura di merce a prodotto scambiato in natura di servizio. Questo fenomeno, pur essendo particolarmente caratteristico del settore musicale, in realtà, influenza tutti i mercati creativi a seguito dell’avvento di Internet e causa cambiamenti significativi nelle aree di produzione e distribuzione.

Un esempio concreto di ciò è la piattaforma digitale Spotify, principale servizio di streaming musicale del mercato occidentale. Il modello di business di Spotify è un ottimo esempio di modello di distribuzione digitale di musica in cui questa viene scambiata in natura di servizio. La piattaforma, infatti, distribuisce i contenuti musicali garantendo alle case discografiche il loro diritto al profitto derivante dalla distribuzione, ma il consumatore non acquista mai le singole tracce: Spotify vende un’esperienza di consumo musicale ad un prezzo fisso che resta, dunque, indipendente dalle modalità d’uso della piattaforma.

Adottando la prospettiva del cambiamento delle pratiche di consumo e distribuzione nel mercato musicale, non è difficile comprendere come ciò possa minacciare gli equilibri esistenti tra tutti gli attori coinvolti nel processo produttivo, artisti per primi. Nel momento in cui i prodotti musicali non sono più oggetto diretto delle transazioni di mercato, ma vengono ridotti al contenuto di un’esperienza digitale, si ha il serio rischio che l’industria musicale perda l’attenzione per la sua vera risorsa: la musica. Per un'industria creativa compromettere la qualità dei propri prodotti significa mettere a rischio la propria stabilità.


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  • L'Autore

    Mariam Ndiaye

Categorie

Temi Tecnologia ed Innovazione


Tag

digitalizzazione Musica discografia

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