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Dati per raccontare tutto e il contrario di tutto

La scienza dei dati come le raffinerie del greggio. Come da un caos di numeri si può estrarre un patrimonio informativo

I dati per la tecnologia sono l’equivalente del carburante per una macchina. Nella loro forma basica i dati sono numeri ordinati secondo diverse logiche, piene di variabili e codici identificativi, forme e link. Nella loro forma finita si mostrano al pubblico sotto forma di grafici e istogrammi molto semplici da comprendere. Ma cosa accade durante il processo di raffinazione e perché è importante essere scettici circa i grafici che ci vengono presentati?

I social media sono pieni di opinionisti. Da quando la possibilità di condividere la propria vita on-line è diventata una necessità per avere affermazione, le piattaforme virtuali, da piazze di condivisione sono diventati luoghi in cui poter dire di tutto a tutti senza doversi aspettare delle conseguenze. Oltre a quelli caratterizzati da commenti razzisti, omofobici e misogini, una grande percentuale dei post negativi è rappresentata dalle semi-verità. Esse sono delle vere e proprie statistiche che vengono utilizzate per influenzare l’opinione pubblica per le motivazioni sbagliate. Cercano cioè di convincere il lettore di qualcosa dando come prova una statistica decontestualizzata o cherry-picked (cioè talmente specifica da perdere ogni sua significatività statistica). Da qui la necessità di essere scettici nei confronti delle dashboard, dei grafici e delle conclusioni affrettate. É infatti necessario essere scettici e non cospirazionisti, avere un atteggiamento critico verso le motivazioni addotte e non teorizzare alternative prive di base fattuale. La linea di demarcazione possiamo tracciarla direttamente sull’affidabilità dei numeri che ci vengono dati dai governi, dalle aziende pubbliche o private e dagli enti di ricerca.

Un trend preoccupante è la crescita della sfiducia, da parte della popolazione, verso le statistiche ufficiali, qualunque esse siano. Da un lato, vi sono coloro che ritengono queste statistiche fondamentali, in quanto forniscono un'idea della società nel suo complesso e permettono di andare al di là della prospettiva individuale. Dall’altro, alcuni considerano le suddette statistiche come elitarie, manipolate, senza senso; per costoro le statistiche non riflettono in realtà quello che accade nella vita di ogni giorno. Il piano comune, che i dati provvedevano a fornire e sul quale intavolare un dibattito, è stato politicizzato, e l’opinione pubblica non ha più dei riferimenti sui quali potersi basare, ma si lascia convincere da coloro che fanno appello al loro stato emotivo. E questo è un problema. Come può un governo fare una politica equa se non conosce la situazione nel suo territorio? Come può organizzare la sanità se i dati sulla salute sono errati? Come può esserci un giusto dibattito pubblico sull'immigrazione se non si concorda nemmeno sui flussi di persone in entrata nel paese?

La tecnologia dietro alla ricerca statistica ha fatto passi da gigante da quando la capacità computazionale degli elaboratori di dati è crescita e da quando la raccolta dei dati si è fatta più semplice. Istituzioni come l’ISTAT sono riuscite a quantificare tutta una serie di cambiamenti grazie ai sondaggi elettronici. Di pari passo, la psicografia (la parte della psicologia che si occupa dello studio, del riconoscimento e dell’influenza dei processi mentali e del carattere di un individuo) ha implementato strategie di comunicazione per indirizzare l’opinione pubblica.

E dove è possibile trovare grandi quantità di dati ed individui facilmente raggiungibili e manipolabili? Nei social media. È sempre bene ricordare che le piattaforme social non sono il canale corretto per informarsi, su qualsiasi cosa. Facebook, Instagram e anche il nuovo Clubhouse non sono fonti d’informazione affidabile. Chiunque potrebbe scrivere un post, scattare una foto o aprire una room ed affermare cose non vere. Perfino noi stessi, in buona fede, o terzi con un obiettivo specifico. Un esempio di ciò è l’effetto di Dunning-Kruger, in forza del quale molte persone tendono a sopravvalutare il loro livello di conoscenza e comprensione di un argomento specifico. Questa percezione di superiorità illusoria viene quasi sempre da persone che non hanno gli strumenti per rendersi conto di non sapere quello che non sanno. Questo a sua volta rende ancora più difficile separare le fake-news dalla realtà.

In conclusione, nonostante il settore della data technology abbia permesso di migliorare le performance delle industrie, di conoscere meglio l’ambiente nel quale viviamo e i nostri effetti su di esso, ha anche dato il via ad una crisi comunicativa, dove dati che contraddicono altri dati vengono forniti all’opinione pubblica che non sa più a chi dare ascolto. La necessità della data literacy diventerà (o forse già lo è) fondamentale non solo per avere una corretta informazione, ma soprattutto per agire coerentemente con le informazioni che si hanno a disposizione.


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  • L'Autore

    Andrea Radaelli

    Andrea Radaelli, nato il 20 ottobre 1997, caporedattore del progetto 'Tecnologia ed Innovazione' mi considero un soggetto particolarmente vivace e interessato a come funziona il mondo. L’aggettivo che più spesso hanno utilizzato i miei parenti, i miei amici e le persone che mi stanno accanto per descrivermi è senza dubbio ‘curioso’.

    Curioso del mondo, di come funziona e dei nostri effetti su di esso. Non solo in campo scientifico ma anche economico e geopolitico. Mi interesso di tutto ciò che ha un outcome positivo e propositivo, soprattutto nella sanità e nelle nuove tecnologie.

    Curioso per le mie opinioni molto forti e per certi aspetti critiche sulla società, che a volte diventano i miei limiti. Alcune di queste sono che la conoscenza è faticosa ma rende liberi, che l’ignoranza nell’era dell’informazione è una scelta consapevole e che l’uguaglianza (dare alle persone le stesse cose) è un paradigma da superare con l’equità (dare alle persone le stesse opportunità).

    Curioso anche per la mia personalità; ho delle idee molto ben determinate, sono un convinto ‘individualista sociale’. Cioè che ognuno di noi deve prima crescere e acculturarsi secondo le proprie inclinazioni per poi poter entrare in un gruppo di lavoro per poterlo arricchire della sua prospettiva.

    Curioso per le mie scelte, dopo le medie ho scelto un liceo ad indirizzo artistico nonostante i miei professori spingessero per un liceo classico. Durante questi cinque anni ho avuto modo di viaggiare per l’Italia e scoprire gli incredibili siti dell’UNESCO. Ho viaggiato anche in Europa nelle maggiori capitali e mi sono innamorato dell’Unione Europea. Ho compreso quanto siamo fortunati del far parte di comunità internazionale e delle straordinarie opportunità che offre. Finite le superiori, ho scelto di studiare lingue applicate all’ambito economico nel CdL di ‘Scienze per la Mediazione Linguistica e Culturale’, un’università ricca di diversità; di nazionalità diverse, di lingue diverse e di culture diverse. Tutta questa eterogeneità mi ha spinto a ricercare un percorso magistrale decisamente più strutturato ed innovativo; 'Data Science and Business Intelligence'. La scienza dei dati si compone di principi metodologici basati sul metodo scientifico e di tecniche multidisciplinari volte ad interpretare ed estrarre conoscenza dai dati attraverso l'analisi statistica.

    Di Mondo Internazionale mi ha colpito la potenzialità, la composizione giovane e il dinamismo. Le aree tematiche nel quale mi trovo a mio agio sono economia, sanità e innovazione. Il progetto di ‘Tecnologia ed Innovazione’ è quello con cui collaboro maggiormente e, soprattutto grazie alla pazienza dei miei collaboratori, mi trovo veramente bene.

    Andrea Radaelli, born on 20 October 1997, editor-in-chief of 'Technology and Innovation' project, I consider myself as a particularly lively person and interested in how the world works. The adjective that my relatives and my friends have used the most to describe me is undoubtedly 'curious'.

    Curious about the world, how it works and our effects on it. Not only in the scientific field but also in the economic and geopolitical field. I am interested in everything that has a positive and proactive outcome, especially in healthcare and new technologies.

    Curious for my very strong and, in some respects, critical views on society, which sometimes become my limitations. Some of these are that knowledge takes effort but is essential, that ignorance in the information age is a conscious choice and that equality (giving people the same things) is a paradigm to be overcome with fairness (give people the same opportunities).

    Also curious about my personality; I have very well-defined ideas, I am a convinced 'social individualist'. That is, each of us must first grow and acculturate according to their own tastes in order to be able to be a good team player in a work group in order to enrich it with new insights.

    Curious about my choices, after secondary school I chose an artistic high school despite my teachers pushing for a classical high school. During these five years I have had the opportunity to travel around Italy and discover its incredible UNESCO sites. I also traveled around Europe in the major capitals and fell in love with the European Union. I realized how fortunate we all are to be part of this international community and the extraordinary opportunities it offers. After graduating from high school, I chose to study languages ​​applied to economics, 'Sciences for Linguistic and Cultural Mediation', a university rich in diversity; of different nationalities, of different languages ​​and of different cultures. All this heterogeneity pushed me to seek a decidedly more structured and innovative master's path; 'Data Science and Business Intelligence'. Data science consists of methodological principles based on statistics, scientific method and multidisciplinary techniques aimed at interpreting and extracting knowledge from data through statistical analysis.

    I was struck by Mondo Internazionale's potential, young composition and dynamism. The thematic areas in which I am comfortable are economics, health and innovation. The 'Technology and Innovation' project is the one I collaborate with most and, thanks to the patience of my collaborators, I am really happy with it.

Categorie

Sezioni Tecnologia ed Innovazione


Tag

data data science statistics Social Media information media

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