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Libro di Enoch

Culturalmente Imparando

Il Libro di Enoch è uno dei più famosi e misteriosi testi apocrifi della storia, giunto sino a noi in un’antica lingua estinta di origine etiope (il ge῾ez). Secondo gli storici, si tratterebbe di una rielaborazione di alcuni precedenti testi sacri scritti in aramaico. In quanto apocrifo, il Libro di Enoch non fu accolto tra i testi biblici né ebraici né cristiani (eccezion fatta per la Bibbia copta). L’opera si ritiene risalente al I secolo a.C., ma ricostruirne le vicende e le origini risulta estremamente difficile, vista la scarsità di fonti al riguardo e il suo non essere stata accettata tra i testi canonici. Questo rifiuto di entrare nella tradizione ebraica risalirebbe al I secolo d.C., mentre quello cristiano al IV secolo d.C.

Le vicende del personaggio di Enoch sono contenute nel Libro della Genesi, comune ai testi sacri sia ebraici che cristiani. Secondo la tradizione biblica, Enoch è discendente diretto di Adamo ed Eva da parte di Set, terzo figlio della coppia "divina" per antonomasia. Set visse per ben 365 anni, e fu padre di Matusalemme e bisnonno di Noè. La sua fine, citata anche nel Nuovo Testamento, è particolarmente difficile da comprendere. In poche parole, pare che Dio l’abbia chiamato in cielo perché lo voleva accanto a sé. Tuttavia, il Libro di Enoch parla d’altro: si narra di angeli che generarono dei giganti accoppiandosi con le donne presenti sulla Terra, cosa che fece infuriare Dio tanto da punire tutti i suoi "figli", sia divini che terreni.

Nonostante l’accantonamento del Libro di Enoch motivato dal suo essere bollato come apocrifo, l’interesse per questa misteriosa opera non si spense mai del tutto. Dal Rinascimento sino all’età contemporanea, furono molti gli autori ed intellettuali che si dedicarono alla traduzione e all’esegesi del testo. Tra questi Pico della Mirandola, lo storico Joseph Justus Scaliger, il bibliografo Johann Albert Fabricius, il linguista Silvestre de Sacy e il biblista Robert Henry Charles. Quest’ultimo tradusse verso la fine del XIX secolo il Libro di Enoch in inglese, basandosi su tutto il materiale allora disponibile. Decisiva, in tal senso, fu la diffusione in Europa (risalente a circa un secolo prima) di alcune copie del testo apocrifo in lingua ge’ez ad opera dell’esploratore scozzese James Bruce, che però non era a conoscenza dell’identità di ciò che si portò dietro da un viaggio in Etiopia.

Le antiche cinque distinte parti in aramaico, che avrebbero poi composto il nucleo del Libro di Enoch, erano così suddivise: Libro dei Vigilanti, Libro delle Parabole, Libro dell’Astronomia, Libro dei Sogni e Lettera a Enoch. A cambiarne completamente la percezione, anche nella cultura di massa, fu il celebre ritrovamento dei manoscritti del Mar Morto intorno agli anni Cinquanta del XX secolo. Tra l’inestimabile patrimonio di informazioni e scritti rinvenuti e poi tradotti, vi erano frammenti del Libro di Enoch in lingua aramaica, i quali contribuirono ad ampliarne la conoscenza e le successive traduzioni.


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  • L'Autore

    Mario Rafaniello

    Mario Rafaniello Vice Responsabile della rubrica “Culturalmente Imparando”. Partecipa anche all’entusiasmante progetto “Japan 2020” e si interessa di arte, cultura e letteratura.

    Laureato in Giurisprudenza e laureando in Relazioni Internazionali. Attualmente collabora con diversi portali online.

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