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Il manoscritto Voynich

Culturalmente Imparando

“Il manoscritto più misterioso del mondo”. Basterebbe questo ad affascinare qualunque studioso dei testi antichi, al punto da voler a tutti i costi svelare misteri finora rimasti tali. Il manoscritto Voynich deve il suo nome all’omonimo mercante inglese di origine polacca Wilfrid, che nel 1912 lo acquistò in Italia. L’antico testo, risalente al XV secolo, si trovava in un collegio gesuita di Frascati, dove venne acquistato da Wilfrid Voynich insieme ad altri volumi. Non sono indicati l'autore e un titolo, il che rende impossibile stabilirne l'origine.

La stessa datazione del manoscritto è stata per anni oggetto di dibattito, fino all’esame col radiocarbonio del 2011 da parte di alcuni studiosi della Arizona University. Il risultato delle analisi su alcuni frammenti di pergamena datò il Voynich tra il 1404 e il 1438, confutando altre teorie che lo collocavano in periodi più recenti.

Composto da 204 pagine su 102 fogli di pergamena di vitello (dalla rilegatura si ipotizza che alcune pagine siano andate perdute), il manoscritto è riccamente illustrato ed è scritto in una lingua non conosciuta. Proprio la quantità e la tipologia di figure hanno consentito agli studiosi di suddividere il libro in sezioni tematiche, almeno per tentare di capirne la natura. Si distinguono idealmente diverse aree: Botanica, Astronomica, Biologica, Farmacologica. A queste vanno aggiunte l’ultima sezione (probabilmente un indice) contenente anche delle stelline laterali e un foglio ripiegato raffigurante nove dischi con immagini misteriose.

Anche se nel Voynich si distinguono figure di piante, stelle, oggetti vari e persino figure femminili, non è stato ancora possibile collegarle a categorie conosciute. L’incomprensibilità della scrittura non consente di capire effettivamente a cosa servano i numerosi schemi e disegni realizzati con tanta attenzione. Proprio l’assenza di cancellature o correzioni, comuni nei manoscritti medievali, ha fatto supporre ad alcuni studiosi che sia stato scritto da più mani.

Si è ipotizzato che si tratti solo di un clamoroso falso, creato ad arte per raggirare facoltosi appassionati. Infatti, l’imperatore Rodolfo II di Boemia lo comprò per ben 600 ducati credendolo opera del filosofo e alchimista Ruggero Bacone. Proprio una lettera del medico personale dell’imperatore, Johannes Marcus Marci (che era anche rettore dell’Università di Praga), narra questo dettaglio. Fu Wilfred Voynich a rinvenire tale lettera quando entrò in possesso del libro.

Una delle ipotesi più affascinanti sulle origini del Voynich è quella avanzata dal National Geographic, secondo cui l’autore sarebbe Antonio Averlino, detto il Filarete. Lo scultore e studioso italiano del ‘400 avrebbe sottratto segreti strategici alla Repubblica di Venezia a favore dell’Impero Ottomano, annotandoli in un codice indecifrabile.

Nel maggio 2019 uno studioso dell’Università di Bristol ha affermato di essere riuscito a decifrarlo. L’ipotesi avanzata è che il manoscritto sia opera di monache domenicane, realizzato per Maria di Castiglia, regina d’Aragona. Inoltre, conterrebbe rimedi medici e nozioni astrologiche. La tesi però non è stata accettata dagli altri studiosi, che sostengono l’attuale indecifrabilità della scrittura usata.

La quantità di studi e ricerche negli anni, senza mai venire a capo della vera natura del manoscritto Voynich, ne hanno alimentato il mito. Nell’opera appare anche la lettera greca π rovesciata, che un giornalista scientifico ha usato per indicare il “numero di Belfagor” (un numero palindromo composto da una serie di 0 e 6 che avrebbe significati oscuri e sinistri).

Attualmente il manoscritto è conservato presso la biblioteca di testi rari Beinecke dell’Università di Yale. È possibile consultarne una copia scannerizzata dal sito internet della biblioteca. Il libro fu donato all'università da un libraio americano che lo comprò proprio da Wilfred Voynich.


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  • L'Autore

    Mario Rafaniello

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