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I giochi Erei

Culturalmente Imparando

Lo sport femminile è per fortuna al giorno d’oggi una certezza e un dato acquisito, al punto che alcune delle più importanti figure sportive mondiali sono donne. Se si pensa allo sport in maniera così generica il pensiero va inevitabilmente alle Olimpiadi, il cui rapporto con le figlie di Venere è stato burrascoso sin dalle origini della competizione. Ancora adesso tengono banco alcune questioni di genere come le modalità di partecipazione ad alcuni sport olimpici da parte delle donne musulmane di determinati paesi, ma la presenza femminile all’evento sportivo per antonomasia è una conquista piuttosto recente, che risale solo allo scorso secolo. Infatti, le prime atlete a partecipare ufficialmente ai giochi olimpici furono appena un paio di ragazze (tra cui la leggendaria tennista inglese Charlotte Cooper) all’edizione del 1900 di Parigi, in mezzo a diverse centinaia di maschi. Quattro anni prima passò tristemente inosservata la protesta della greca Stamati Revithi, che corse da sola il giorno dopo la maratona maschile (svoltasi ad Atene) cui non venne ammessa.

Quest’ultima parte consente di fare un passo (molto) indietro alle origini delle Olimpiadi, per scoprire come già all’epoca della loro creazione le donne fossero determinate a mostrare tutto il loro valore in ambito sportivo, nonostante i divieti e il fatto paradossale che Olimpia fosse proprio una dea, così come la moglie di Zeus, Era. A questa furono dedicati i giochi Erei, ovvero le prime competizioni ufficiali di cui si abbia testimonianza tutte al femminile, pubblico compreso. Per di più, alle donne sposate non era nemmeno consentito assistere alle Olimpiadi (mentre pare fosse permesso alle nubili, forse per favorire nuove conoscenze, e alle sacerdotesse). La punizione era terribile: le donne “imbucate” sarebbero state gettate dal Monte Typaeum. Queste informazioni e quelle sui giochi Erei ci sono giunte attraverso gli scritti dello storico greco Pausania, vissuto nel II secolo d.C., che ne narra le origini. La competizione fu voluta dal Re Pelope in onore di Zeus, per la vittoria conseguita in una corsa di carri contro il re Enomao, il quale avrebbe concesso la mano della sua ambita figlia solo a chi l'avesse battuto.

Il successo di re Pelope gli consentì di sposare la principessa Ippodamia, la quale a sua volta onorò Era con una festa e costituì un gruppo di sedici donne per partecipare alla gara voluta dal marito. Da queste premesse, secondo Pausania, nacquero i giochi Erei, una sorta di Olimpiadi femminili che però consistevano in una sola gara, la corsa podistica. Questa era divisa per fasce d’età ed era più breve della versione maschile. Nei giochi riservati agli uomini questi gareggiavano nudi, mentre le donne indossavano un abito chiamato chitone lungo fino alle ginocchia che lasciava scoperti la spalla e il seno destro, sulla falsariga dei normali abiti maschili. Le vincitrici ottenevano corone d’ulivo, parte della carne dell’animale che veniva sacrificato a Era e il diritto ad essere “ricordate” con un ritratto o un’incisione, da conservare al tempio di Era situato a Olimpia (i cui resti sono ancora oggi visibili).

Purtroppo, le testimonianze sui giochi Erei sono pochissime e i secoli successivi non furono migliori per la condizione delle donne nel mondo, soprattutto nello sport o in altri affari “riservati” ai soli uomini. All’epoca un’eccezione nello sport erano le donne spartane, invogliate dagli stessi uomini a gareggiare e a mostrare le loro capacità nella convinzione che più erano forti, più lo sarebbero stati anche i figli da loro partoriti. A distanza di millenni dai giochi Erei, forse risalenti al IV secolo a.C., solo dal secondo dopoguerra in poi l’umanità (ancora non tutta, sfortunatamente) ha accettato - con eccessiva lentezza - la presenza femminile in tutti ambiti della società e anche nello sport. Come accennato, moltissime ragazze in tempi moderni hanno avuto successo al punto da diventare leggende. Ma basta guardarsi non troppo indietro, per esempio al 1985, per trovare la “Carta dei Diritti delle Donne nello Sport” in cui si evidenziano le ingiustificabili diseguaglianze in campo sportivo, fatte anche di barriere culturali.

FONTI CONSULTATE:

https://www.vanillamagazine.it/i-giochi-erei-le-olimpiadi-femminili-dell-antica-grecia/

https://www.greekboston.com/culture/ancient-history/heraean-games/

https://thewire.in/history/cynisca-and-the-heraean-games-the-female-athletes-of-ancient-greece

https://womenshistorylost.weebly.com/the-heraean.html

https://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/le-donne-nella-storia-delle-olimpiadi

http://www.uisp.it/firenze/files/principale/CORSI%20E%20ATTIVITA/UISP%20al%20femminile/carta_europea_diritti_donne_sport.pdf


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  • L'Autore

    Mario Rafaniello

    Mario Rafaniello Vice Responsabile della rubrica “Culturalmente Imparando”. Partecipa anche all’entusiasmante progetto “Japan 2020” e si interessa di arte, cultura e letteratura.

    Laureato in Giurisprudenza e laureando in Relazioni Internazionali. Attualmente collabora con diversi portali online.

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