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Akwasidae festival

Culturalmente Imparando

L’Akwasidae festival viene celebrato di domenica ogni sei settimane in Ghana dal popolo Ashanti. Praticamente nove volte l’anno il sovrano di questo gruppo etnico (Asantehene) incontra i sudditi nella sua residenza (il palazzo Manhyia) a Kumasi, la seconda città più popolosa del paese. La scansione in sei settimane è dovuta al calendario annuale degli Akan, popolo originario dell’Africa occidentale composto da vari gruppi etnici, tra cui gli Ashanti. Per la precisione, l’Akwasidae festival cade nella domenica conclusiva di questo periodo di sei settimane, sicché non va confuso con l’Awukudae festival, che si tiene invece all’interno del periodo in oggetto, di mercoledì. Entrambe le ricorrenze si trovano all’interno dell’Adae festival, il quale quindi si pone come un intero ciclo (anche questo a scansione di nove periodi l’anno), considerato una tradizione ancestrale. L’ultimo Akwasidae dell’anno Akan è chiamato a sua volta Adae Kese festival. Inoltre, anche altri giorni contenuti all’interno del ciclo Adae hanno diversi nomi a seconda di quando cadono.

Qual è lo scopo di questo complicato giro di celebrazioni? Ogni singola festa ha i propri rituali, formule, oggetti e tradizioni, pertanto tracciare un profilo comune non è molto facile. Sostanzialmente, con l’Adae il popolo Ashanti ringrazia gli dei e gli antenati per i frutti della terra, celebrando anche l’inizio del nuovo anno nel giorno in cui cade il nono Adae festival del calendario Akan. L’Awukudae consiste in un rito che riunisce i capi e gli anziani a Kumasi, con esibizioni di suonatori di tamburi. Durante questo periodo si offrono cibo e donazioni per i poveri e gli ammalati, in quanto si ritiene anche che gli spiriti degli antenati vaghino tra i vivi per assistere al festival. Nel citato Adae Kese si celebra la fierezza del popolo Ashanti, il quale si purifica tramite rituali ancestrali. Infine, nell’Akwasidae festival, si rende omaggio agli antenati, radunandosi a suon di tamburi, ballando e cantando. Si celebrano anche alcune divinità minori e si compiono offerte.

Come accennato in apertura, per l’occasione il sovrano incontra i propri sudditi nella sua residenza. Inoltre, è consentito alle persone stringergli la mano. Anche il re osserva il culto degli antenati, visitando alcuni luoghi sacri insieme ai sudditi. La bellezza di questo festival sta non solo nel fascino della famiglia reale e del popolo che ancora la venera, ma anche nei costumi tipici di questa cultura. Ai turisti è concesso partecipare alla celebrazione solo se autorizzati dalla stessa famiglia reale, la quale in segno di ospitalità offre dei doni di benvenuto. Il festival coinvolge migliaia di persone provenienti dalle molte tribù locali. L’arte Ashanti è tra le più importanti dell’Africa, caratterizzata per la maestria nella lavorazione dell’oro e dell’avorio, di cui il re fa sfarzo durante i rituali.

L’intera regione ghanese dell’Ashanti conta circa 11 milioni di persone, di cui un milione vive a Kumasi, un tempo la capitale dell’Impero Ashanti. Questo fu uno Stato pre-coloniale nato nel 1670, che rimase tale fino agli inizi del XX secolo, quando dopo ben quattro guerre l’Impero britannico riuscì a trasformarlo in una sua colonia (chiamata Costa d’Oro). L’indipendenza per l’attuale Repubblica del Ghana sarebbe arrivata solo nel 1957. Nonostante ciò, ancora oggi il monarca Ashanti viene rispettato dall’omonima etnia. Dal 1999 il sovrano è Osei Tutu II, che prima di assumere la carica reale aveva studiato sia presso la University of Professional Studies di Accra che alla London Metropolitan University, laureandosi e specializzandosi in Gestione delle risorse umane e in Pubblica amministrazione. Ha ricevuto inoltre nel 2006 un dottorato onorario dal Barbican centre di Londra. Il suo vero nome è Nana Barima Kwaku Duah; quello scelto come sovrano riprende la figura di Osei Tutu, uno dei fondatori dell’Impero Ashanti.


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  • L'Autore

    Mario Rafaniello

    Mario Rafaniello Vice Responsabile della rubrica “Culturalmente Imparando”. Partecipa anche all’entusiasmante progetto “Japan 2020” e si interessa di arte, cultura e letteratura.

    Laureato in Giurisprudenza e laureando in Relazioni Internazionali. Attualmente collabora con diversi portali online.

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