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Cosa sappiamo delle mutilazioni genitali femminili?

Ogni donna e ogni ragazza ha diritto ad una vita libera dalla violenza. Eppure, questa violazione dei diritti umani avviene in molti modi in ogni comunità, colpendo maggiormente quelle che sono più ai margini della società e sono più vulnerabili. Uno di questi modi è la pratica della mutilazione genitale femminile.

Le mutilazioni genitali femminili sono pratiche volte alla parziale o totale rimozione della parte esteriore degli organi genitali di giovani donne, per lo più bambine che possono avere dai pochi giorni di vita ai quindici anni. Sono praticate per ragioni culturali, religiose o di altra natura che non hanno nessuno scopo terapeutico. Pratiche oscure e arcaiche che si perdono nella notte dei tempi, di cui non è facile ricostruire l’origine data la varietà delle loro forme e la variegata diffusione geografica. Sono pratiche particolarmente diffuse in determinate zone dell’Africa e dell’Asia, ma anche nei paesi occidentali come diretta conseguenza degli spostamenti migratori.

Le mutilazioni genitali femminili costituiscono una violazione dei diritti umani fondamentali sanciti nelle Convenzioni internazionali: lede, appunto, il diritto alla vita, alla salute, all’integrità psico-fisica, il diritto alla non discriminazione.

La mutilazione genitale femminile è un’orrenda violazione dei diritti umani che colpisce donne e ragazze in tutto il mondo. Nega loro la dignità, mette in pericolo la loro salute e causa inutile dolore e sofferenza, qualche volta anche la morte.

La mutilazione genitale femminile è radicata nell’inuguaglianza di genere, nello squilibrio di potere e limita le opportunità per ragazze e donne di realizzare il loro potenziale per intero. Circa 200 milioni di donne e ragazze hanno subito questa dannosa operazione. Ogni anno, quasi 4 milioni di ragazze sono a rischio.

L’Organizzazione mondiale della sanità ha classificato le mutilazioni in quattro tipi differenti, in base alla gravità degli effetti. Si va dalla circoncisione, con l’asportazione della punta del clitoride, all’escissione, cioè l’asportazione completa del clitoride e delle piccole labbra, fino ad arrivare all’infibulazione, ossia l’asportazione delle grandi labbra e cucitura della vagina. Il quarto gruppo, infine, comprende una serie di mutilazioni di varia natura sui genitali femminili.

Le conseguenze delle mutilazioni genitali femminili non si ripercuotono solo sul corpo della donna e sulla sua salute fisica, ma incidono soprattutto sulla sua salute mentale e psicologica. La brutalità e la penosità dell’intervento subito, traumatizzano le bambine e le giovani donne in maniera indelebile, costringendole a vivere con un perenne senso di angoscia e paura.

Una donna mutilata non è una donna come tutte le altre: la sofferenza e il dolore del “taglio” forgiano il suo spirito e il suo aspetto in maniera irreversibile.

Dietro tali pratiche si celano complesse motivazioni sociali e culturali legate ad un’ideale di appartenenza, di bellezza, di crescita, di costruzione dell’identità, d'ingresso “nel mondo delle donne”. Mutilare una bambina serve innanzitutto a definire la sua identità di donna, come se essere nata con connotati biologici femminili non fosse sufficiente. Per questo intervengono questi riti di passaggio: sono loro a dover attribuire alla persona la sua identità, indicandogli cosa è e deve essere.

Sono strumenti di costruzione identitaria, “atti di magia sociale” che trasformano la sessualità biologica in una costruzione culturale necessaria per definire l’appartenenza di genere, per distinguere il femminile dal maschile, l’uomo dalla donna.

Essere mutilata significa altresì essere accettata: è la porta d’ingresso attraverso cui entrare nella propria comunità. Non sottoporsi significherebbe condannarsi all’emarginazione e alla ripulsa e, di conseguenza, perdere quell’insostituibile risorsa che è l’appartenenza comunitaria. L’essere “tagliata” diventa un simbolo di appartenenza al gruppo, una “ferita simbolica”.

Inoltre, una donna mutilata ha una bellezza e un valore notevolmente superiore rispetto ad una donna “integra”: nessun uomo si sognerebbe di sposare una donna con i genitali intatti perché considerata “sporca”, impura.

Ecco perché le donne che l’hanno subita continuano a sottoporvi le proprie figlie, per garantire loro un futuro; è una consuetudine, tramandata di generazione in generazione, di madre in figlia secondo una ripetizione sistematica. Quando una mamma decide di sottoporre la propria figlia ad intervento mutilatorio non lo fa per punizione o per cattiveria, ma per il bene della propria bambina, pensandolo come un profondo gesto d’amore, perché è meglio stringere i denti e soffrire piuttosto che correre il rischio di essere escluse per sempre e vivere una vita da emarginate.

In una società in cui la donna ha rivestito da sempre un ruolo di inferiorità rispetto all’uomo, le mutilazioni genitali femminili costituiscono anche uno strumento di sottomissione femminile: servono a controllare la donna, il suo corpo, la sua sessualità, la sua libertà decisionale.

Le mutilazioni degli organi genitali femminili eliminano ogni forma di desiderio e di piacere sessuale nelle donne, servono a frenare gli impulsi sessuali fino a renderle manichini nelle mani dei loro uomini. Se la donna non prova piacere durante il rapporto sessuale, non avrà desiderio e resterà fedele. Il rapporto sessuale sarà solo e soltanto un dovere coniugale e la donna adempierà a quello che costituisce il suo compito primario: gratificare l’uomo.

Lo sviluppo sostenibile non può prescindere dal pieno rispetto dei diritti umani di donne e ragazze. L’Obiettivo numero 5 contenuto nell’Agenda 2030 si concentra sulla parità di genere e rivendica l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili entro il 2030.

La società multiculturale in cui viviamo ci pone dinanzi delle realtà che non possiamo ignorare solo perché lontane anni luce da noi e dalla nostra cultura. È fondamentale dar voce alle 200 milioni di donne vittime di mutilazioni genitali femminili, non consapevoli che ciò che sono costrette a subire è una violazione dei diritti umani fondamentali. Molti Stati hanno adottato leggi che proibiscono le mutilazioni e tanti attivisti e persone influenti si sono schierati contro queste pratiche, facendo campagne educative nelle scuole e nei villaggi per educare e creare consapevolezza nelle bambine, ma anche nei bambini.

https://www.unric.org/it/attualita/32707-messaggio-sulla-giornata-internazionale-contro-le-mutilazioni-genitali-femminili

https://www.who.int/en/news-room/fact-sheets/detail/female-genital-mutilation


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  • L'Autore

    Valeriana Savino

Categorie

Diritti Umani


Tag

Women rights femalegenitalmutilation humanrights

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