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Corsi e ricorsi storici: la terra nella questione Israele-palestinese-parte-2

A cura di Emanuele Volpini e Chiara Calabria

Gli avvenimenti occorsi questa primavera e il nuovo governo appena creato hanno riportato alla luce una questione ancora irrisolta nel conflitto israelo-palestinese: la terra.

Il neo primo ministro Naftali Bennett non ha mai nascosto le sue posizioni vicine alla destra israeliana, in particolare la condivisione del progetto di espansione territoriale dello Stato di Israele, sia verso la Cisgiordania sia verso la striscia di Gaza. Tuttavia, a causa di una coalizione estremamente variegata che lo sostiene nel parlamento israeliano, il primo ministro ha dovuto mitigare alcune delle sue posizioni, tra cui quella relativa proprio alla terra.

Le origini

Gli scontri tra la comunità palestinese e quella ebraica per il possesso della terra risale ai tempi in cui la Gran Bretagna ottenne il mandato per il protettorato di classe A sulla Palestina nel luglio del 1922. All’epoca, la popolazione ebraica presente sul territorio palestinese contava circa cento mila persone, la maggior parte delle quali arrivate durante e dopo la Prima Guerra Mondiale, durante la terza Aliyah. D’altro canto, la popolazione palestinese era pari a circa dieci volte la comunità ebraica. Come si è arrivati quindi allo scontro?

Theodor Herzl e il Primo Congresso Sionista

Dal 29 al 31 agosto 1897, a Basilea, si tenne il primo Congresso Sionista mondiale, fortemente voluto da Theodor Herzl e dal suo collaboratore Max Nordau. Uno dei principali punti che venne discusso fu il ritorno del popolo ebraico alla propria terra promessa. Fu per questo che già l’anno prima M. Nordau aveva inviato due rabbini in Palestina per raccogliere informazioni sulla popolazione e sullo stato attuale delle cose. Il primo rapporto fu negativo: “La sposa è bellissima, ma è già sposata con un altro uomo”. Questo messaggio mal si coniugava invece con quello che Herzl affermava sulla Palestina: Una terra senza popolo per un popolo senza terra. Bisognava, dunque, trovare un modo per far sì che la comunità ebraica si inserisse all’interno del contesto palestinese.

Il Fondo Nazionale Ebraico

Per far ciò, nel 1901, durante il quinto congresso sionista riunitosi a Basilea, Theodor Herzl fu uno dei promotori della creazione del Fondo Nazionale Ebraico. L’obiettivo era acquistare terreni palestinesi per favorire l’insediamento e lo sviluppo delle comunità ebraiche. Nel corso degli anni, il Fondo venne sovvenzionato grazie alle donazioni volontarie delle comunità di tutto il mondo. Tra coloro che sostennero economicamente la causa vi fu Lord Edmond De Rotschild, uno dei membri più influenti della comunità ebraica britannica.





ICA: Jewish Colonization Association

Tuttavia, prima che il Congresso Sionista diede il via a una serie di eventi che portarono alla creazione del Fondo Nazionale Ebraico, l’11 settembre 1891 era stata fondata la Jewish Colonization Association. L’organizzazione, fondata dal Barone Maurice de Hirsch, aiutava le comunità ebraiche soggette a discriminazione e difficoltà economiche. Al suo interno figurava anche Lord Rotschild, che ben presto divenne uno dei principali promotori e finanziatori dell’iniziativa. L’ICA, oltre che di aiuti economici, si occupava anche di educazione, investimenti economici, agricoltura, cooperazione e molto altro.

L’acquisto della terra

Ben presto, gli obiettivi delle due organizzazioni vennero quasi a sovrapporsi: l’acquisto della terra e il suo relativo sviluppo da parte delle comunità ebraiche, che vi si sarebbero trasferite. Cominciava così il processo di colonizzazione ebraica della Palestina, processo che continuò negli anni successivi sia grazie all’arrivo di altre decine di migliaia di ebrei, sia grazie al supporto del governo britannico che manteneva il controllo del territorio palestinese per via del mandato ottenuto dalla Società delle Nazioni dopo la sconfitta e la dissoluzione dell’Impero Ottomano.


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