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Contrastare la disinformazione: il nuovo codice (rafforzato) di buone pratiche

Che la disinformazione circolante sul web rappresenti un pericolo e ponga a serio rischio la salute delle nostre democrazie (oltre che, in alcuni casi, degli stessi cittadini) non è mai stato più chiaro d’ora. La vasta diffusione di notizie false o fuorvianti cui abbiamo assistito in questi mesi – ormai anni – di pandemia e in relazione alla guerra scatenatasi per effetto dell’invasione militare russa dell’Ucraina non ha fatto che dimostrare, forse come mai prima d’oggi, quanto pervasiva e inabilitante possa essere la disinformazione e quanto operare con determinazione per contrastarne il dilagare risulti cruciale e non più rimandabile.

Proprio per questo, la sottoscrizione da parte di 34 firmatari – nel contesto dell’Unione Europea – di un nuovo codice di buone pratiche contro la disinformazione non può che rappresentare una buona notizia, pur nell’impossibilità di prevederne sin d’ora l’efficacia. Il nuovo codice – cosiddetto “codice di buone pratiche rafforzato sulla disinformazione” – è stato pubblicato lo scorso 16 giugno e rappresenta l’aggiornamento, se così si può dire, del precedente codice adottato nel 2018, anch’esso sottoscritto volontariamente da una più o meno ampia platea di soggetti decisi a implementare le misure previste dal documento.

La revisione del codice di buone pratiche del 2018 è stata sollecitata dalla Commissione Europea, che, dopo aver effettuato una valutazione del funzionamento dello strumento nel suo primo periodo di attuazione, nel maggio del 2021 ha pubblicato alcuni orientamenti relativi alle carenze individuate e ad alcune possibili soluzioni. Gli stessi firmatari del codice del 2018 hanno quindi collaborato alla riformulazione degli impegni, coinvolgendo anche numerosi altri soggetti – non sottoscrittori del codice del 2018 – interessati ad aderire al nuovo codice rafforzato.

Tra i 34 firmatari del documento pubblicato il 16 giugno figurano Google, Meta, Microsoft, così come Twitter, Tik Tok e alcune delle più importanti associazioni di categoria dell’ambito pubblicitario. A questi grandi nomi – che già comparivano nella lista degli aderenti al codice del 2018 – si affiancano poi quelli di soggetti di altro tipo, come le organizzazioni attive sul fronte della verificazione delle informazioni (tra le quali anche l’italiana Pagella Politica) o che forniscono competenze specifiche e soluzioni tecniche per combattere la disinformazione (si prenda ad esempio NewsGuard) e alcune organizzazioni non governative impegnate in attività di advocacy riguardanti la disinformazione e i suoi rischi (come Avaaz o Reporters senza frontiere). Quello dell’estensione della partecipazione a tutti gli operatori motivati a intervenire per contrastare la disinformazione e capaci di fornire un proprio contributo in questo senso, in effetti, era uno degli orientamenti avanzati dalla Commissione quali linee guida da seguire nel processo di revisione del codice sottoscritto nel 2018. Proprio allo scopo di favorire l’adesione della più ampia varietà possibile di attori, l’invito a sottoscrivere il codice resta aperto a tutti gli interessati.

Venendo quindi agli impegni contenuti nel codice rafforzato, che i firmatari saranno tenuti ad attuare entro 6 mesi, questi sono piuttosto vari e spaziano dalla disincentivazione, sul piano finanziario, della diffusione di disinformazione (per esempio attraverso una limitazione della collocazione di messaggi pubblicitari su account e siti che diffondono disinformazione o accanto a contenuti disinformativi), alla promozione di una maggiore trasparenza della pubblicità politica, o ancora al contrasto di comportamenti manipolativi quali l’uso di account falsi o bot quali strumenti di diffusione di informazioni false o fuorvianti. Il codice prevede poi che i suoi firmatari si adoperino perché agli utenti siano offerti tutti gli strumenti necessari al riconoscimento e alla segnalazione dei contenuti disinformativi cui si trovano esposti, e perché i dati delle piattaforme risultino accessibili ai ricercatori che ne facciano richiesta.


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  • L'Autore

    Irene Boggio

    IT_ Irene Boggio si è laureata in Scienze Politiche e Sociali presso l'Università degli Studi di Torino con una tesi in Analisi delle Politiche Pubbliche sul ruolo dell'expertise nel policy-making ed è prossima a conseguire la laurea magistrale in Scienze Internazionali presso la medesima università, con specializzazione in Studi Europei. E' inoltre studentessa della Scuola di Studi Superiori "Ferdinando Rossi" di Torino, sin dall'inizio del suo percorso universitario.

    EN_ Irene Boggio graduated in Political and Social Sciences at the University of Turin, with a dissertation in Public Policy Analysis on the role of expertise in policy-making. She is about to earn a masters' degree in International Studies at the same university, specializing in European Studies. She's also been a student at the "Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi" of Turin right from the beginning of her academic journey.

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disinformazione codice buone pratiche volontario web Commissione Europea

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