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Colonie israeliane. Onu, astensione Stati Uniti

La risoluzione che condanna gli insediamenti israeliani in Cisgiordania è stata approvata dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, grazie all’astensione degli Stati Uniti. Storica, ma non aspettata, molto discussa tra l’amministrazione di Obama da un lato e il nuovo Presidente degli Stati Uniti Trump insieme al governo di Benyamin Netanyahu. Quest’ultimo, infatti, si è rivolto a Trump per cercare di ovviare l’approvazione del testo grazie al veto Usa.

La politica di Israele è sempre stata molto criticata da Obama, in particolare per quanto riguarda la Striscia di Gaza, tanto da voler trasmettere un segnale forte e determinato, permettendo l’approvazione della risoluzione. Nel testo si afferma che gli insediamenti israeliani nella Striscia di Gaza non hanno una validità legale e ostacolano il processo di pace in Medio Oriente.

Israele aveva già definito la mossa del Presidente Obama come: “vergognosa”. L’ambasciatore israeliano, presso l’Onu a New York, ha definito la risoluzione “scandalosa”. Non si è fatta attendere la risposta di Samantha Power, ambasciatrice statunitense, che ha dichiarato: “Gli Stati Uniti non possono sostenere allo stesso tempo gli insediamenti israeliani e la soluzione dei due Stati, uno israeliano e uno palestinese”.

Il nuovo Presidente statunitense, Trump, ha dichiarato che con il suo insediamento alla Casa Bianca, la politica dei rapporti bilaterali tra Stati Uniti e Israele cambieranno. Intanto, si può affermare che non è riuscito a fermare il voto dell’Onu e a convincere la Casa Bianca a porre il veto. L’intenzione di Obama era ben chiara alle autorità israeliani che hanno avviato un’interferenze senza precedenti per un presidente eletto. Trump ha addirittura contattato il Presidente egiziano Al Sisi che aveva presentato la risoluzione originaria.

L’Egitto infatti rinunciò al voto giovedì, grazie alla telefonata, ma nelle ore successiva il testo è stato ripresentato da altri quattro Paesi: Malesia, Nuova Zelanda, Senegal e Venezuela. La risoluzione è dunque passata con 14 voti favorevoli e l’astensione degli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti si erano astenuti solo una volta durante una risoluzione contro Israele, durante l’amministrazione Bush nel 2009. Infatti, non posero il veto sul testo per il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.

Israele, il giorno di Natale, convoca gli ambasciatori dei paesi “colpevoli” in sede Onu dell’approvazione della risoluzione, ad eccezione, però, dell’ambasciatore statunitense in Israele. Così, ha comunicato il Ministro degli Esteri Israeliano. Saranno incontri per cogliere le motivazioni dell’idee sostenute in sede di approvazione e per comunicare ufficialmente la contrarietà israeliana a questa risoluzione. Sarà casuale la scelta del giorno di Natale, festività per la maggior parte degli ambasciatori convocati?

Dalla risoluzione 446, 37 anni fa, sono passati diversi veti, l’ultimo nel 2011 per un’identica risoluzione relativa agli insediamenti nei territori palestinesi. Il parlamento israeliano potrebbe dare, dunque, considerato il pretesto, approvazione definitiva alla “sanatoria” di 4000 insediamenti in Cisgiordania. Il Consiglio di sicurezza può chiedere ufficialmente a Israele la cessazione immediata e completa di ogni attività concernente gli insediamenti nei territori palestinesi, comprese le zone di Gerusalemme est, e di smantellare gli insediamenti già costruiti dal marzo 2001.

Ban Ki-moon, rimarcando la violazione del diritto internazionale, dichiara che gli insediamenti israeliani, oltre ad essere sostanzialmente e di fatto illegali, stanno compromettendo il processo di pace e di soluzione a due stati.

La risoluzione approvata dal Consiglio di Sicurezza prevede delle misure preventive contro il terrorismo, atti i provocazione e di distruzione e atti di violenza contro i civili.

Nelle zone in oggetto, vivono circa 430.000 israeliani in Cisgiordania e altri 200.000 a Gerusalemme est. Le autorità israeliani sono ricorse spesso a sgomberi forzate, detenzioni, uccisioni e demolizioni.

Intanto, il comune di Gerusalemme è pronto a dare il via libera, mercoledì prossimo, al piano per la costruzioni di ulteriori nuclei abitativi nella zona est della città a prevalenza araba. Si parla di circa 618 case. Un’autorizzazione che avverrebbe nel pieno di una crisi diplomatica tra Israele e i paesi che hanno votato la risoluzione.

I nuclei abitativi, con il piano previsto dal comune, sarebbero suddivisi in 140 a Pista Zeev, 262 a Ramat Shlomo e 216 a Ramot. Il presidente israeliano Benyamin Netanyahu ha dichiarato <<Siamo un paese on un orgoglio nazionale e non porgiamo l’altra guancia. Il mondo rispetta i Paesi che non si umiliano>>. La risoluzione è stata definita <<inaccettabile>> ed è possibile che Israele attui delle contromosse, a partire da iniziative contro l’URWA, agenzia per i profughi palestinesi, che secondo Israele investe risorse e personale in azioni volte a danneggiare lo Stato ebraico.

Come evolverà la situazione? Siamo di fronte ad una crisi dei rapporti diplomatici tra Israele e gli altri paesi, ma come evolveranno con l’arrivo di Trump alla Casa Bianca tra poco più di 20 giorni?


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    Michele Pavan

    Michele, nato nel 1995 a Gallarate e laureato in Scienze Internazionali ed Istituzioni Europee nel luglio 2017, sta completando la laurea magistrale in Relazioni Internazionali - Diplomazia ed Organizzazioni Internazionali. Una grande passione per la diplomazia e gli studi strategici ed un particolare interesse per il settore di intelligence, l'hanno portato a seguire diverse iniziative a carattere internazionale, sia per il suo percorso formativo che lavorativo.
    Negli ultimi anni a contatto con diverse culture ha incrementato l'interesse per le strategie di sviluppo e innovazione in diversi settori e questo ha suscitato in lui il desiderio di realizzare progetti internazionali. Nello specifico l'attenzione è rivolta a sviluppare idee e proposte pensate per i giovani, dando loro uno spazio per esprimere le proprie potenzialità in diversi ambiti e che permetta la concretizzazione delle loro ambizioni.
    Per questo l'idea di creare con i suoi colleghi, nonché amici, Mondo Internazionale.

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