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Cambiamento climatico e nutrizione: minacce e soluzioni

Più CO2 nell'atmosfera, meno nutrienti nelle piante, quali sono i prossimi passi?

Il cambiamento climatico è in atto. Qualsiasi sia la nostra posizione a riguardo, è innegabile che le temperature aumentino, il livello del mare salga e le piogge si acidifichino. Che tutto questo sia il risultato dell’azione umana dalle rivoluzioni industriali in poi, ad oggi è un nodo che non interessa questo articolo. È invece un dato oggettivo che la struttura industriale globale ha prodotto e produce emissione di gas nell’atmosfera, primo fra tutti l’anidride carbonica. Prendendo come punto di partenza ciò, Kristie Ebi, una ricercatrice del Center for Health and the Global Environment, studia e sviluppa degli interventi su scala internazionale per aiutare le popolazioni ad affrontare le sfide che il rilascio di CO2 nell’atmosfera pone.

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L’arricchimento nell’atmosfera di carbonio proveniente dall’uso dei combustibili fossili ha tutta una serie di effetti: i più conosciuti sono l’aumento di temperatura per l’effetto serra, le piogge acide e l’accelerazione della crescita delle piante. Queste ultime crescono però private dei nutrimenti fondamentali alla vita, come le vitamine, abbassando la loro qualità nutritiva. Avendo come riferimento la piramide alimentare, ogni individuo ha bisogno di carboidrati, proteine e vari micronutrienti per crescere in salute e stare bene. Senza considerare che non ci si ciba solo per necessità ma anche per godimento; il mondo è pieno di piatti tipici che vanno oltre la loro funzione di servire come sostanza nutritiva e che sono dei punti di riferimento per tradizioni, storie antiche e culture. Tutto ciò è messo a rischio dalla dispersione dei gas serra nell’aria. Questo processo è iniziato durante la rivoluzione industriale, portando il numero di particelle di anidride carbonica da 280 per milione a più di 410 per milione ad oggi. Come abbiamo già detto, la CO2 è necessaria alle piante che la assorbono e la scompongono in carbonio, che viene utilizzato per la fotosintesi clorofilliana, mentre l'ossigeno invece viene espulso. Quindi, se l’anidride carbonica serve alle piante come il cibo serve a noi, non dovrebbe essere una buona notizia che il livello di questo gas aumenti nell’atmosfera?

La sicurezza alimentare (SDG 2) è un indicatore che calcola quante persone nel mondo hanno accesso ad abbastanza cibo per vivere; ad oggi, si calcola ci siano circa 820 milioni di persone che non hanno il necessario per sopravvivere. La maggiore presenza di CO2 nell’aria aiuta a produrre più cibo. Eppure, il cambiamento climatico sta mettendo in ginocchio la produttività agricola, variando i microclimi e inasprendo gli avvenimenti metereologici come ondate di caldo repentine, alluvioni inaspettate e lunghi periodi di siccità. L’anidride carbonica, oltre a far crescere le piante, ha altre conseguenze sul loro metabolismo; aumenta la sintesi degli zuccheri e diminuisce la concentrazione di proteine, vitamine e minerali. Fa inoltre diventare le colture meno nutrienti e, in un’ottica in cui si vuole migliorare la sicurezza alimentare nei prossimi anni, questo fatto pone un importante interrogativo: che fine faranno coloro che oggi sono al limite minimo della sicurezza alimentare? Alcuni minerali affetti negativamente dalla massiccia presenza di carbonio nelle piante sono il ferro, la cui mancanza porta all’anemia (fatica, fiato corto, dolore al petto, scompensi cardiaci e ritardi di crescita), e lo zinco il cui deficit porta alla mancanza di appetito (che comporta seri rischi per donne in gravidanza e neonati), perdita dell’olfatto, ritardi nella cicatrizzazione delle ferite, immunodeficienza e seri rischi di crescita. Le vitamine del gruppo B sono necessarie per la regolazione del sistema nervoso, poiché trasformano il cibo in energia e aiutano a combattere le infezioni. Con più carbonio nelle piante si ha meno nitrogeno e meno vitamine del gruppo B. Anche le vacche da bestiame sono affette da questa problematica, la qualità del foraggio di cui si cibano è in declino portando questo peggioramento nei prodotti da loro derivati.

Numerosi esperimenti sono stati condotti sia sul campo che nei laboratori; un esempio esplicativo di esperimento sul campo è stato condotto costruendo diversi bacini di riso uguali per dimensione, suolo e precipitazioni. Sono trattati tutti secondo le medesime condizioni, ad eccezione di alcuni bacini che vengono ventilati continuativamente con anidride carbonica. La ragione è quella di poter avere così un paragone tra il valore energetico della produzione di riso attuale e quella futura con una maggiore concentrazione di CO2 nell’aria. Il risultato è stato che il contenuto delle proteine è calato del 10%, il ferro dell’8%, lo zinco del 5%. Il decremento più significativo è stato nel livello di vitamine B: B1 e B2 calate del 17%, B5 del 13% e B9 del 30% (irrinunciabile per lo sviluppo dei bambini e per le donne incinte per evitare di dare alla luce neonati affetti da patologie). Se si dovesse disporre su una mappa dove il collegamento tra aumento di CO2 e diminuzione di ferro e zinco avrà i maggiori effetti in termini di malaria, diarrea, pneumonia e anemia, si individuerebbero le aree dell’Africa, dell’India, del Giappone e del sud est asiatico. Senza dimenticare che anche le popolazioni dell’America del nord e dell’Europa potrebbero esserne indirettamente danneggiate (per un totale di circa 125 milioni di persone).

La soluzione è semplice: ridurre l’immissione di gas serra nell’atmosfera. Questo sarebbe possibile incrociando l’impegno dei governi a condurre politiche più green con le nuove tecnologie e nuove metodologie di coltivazione, come l’ibridazione tra specie, l’innesto, la biofortificazione e l’utilizzo di terreni intelligenti. Soprattutto, è necessario investire ora nella ricerca per capire come affrontare le problematiche future. Un caso emblematico e parecchio discusso viene offerto dal ricorso alle tecniche di modificazione genetica o OGM.

La modificazione genetica non è nuova, molti dei prodotti che consumiamo quotidianamente sono il prodotto di una modificazione genetica, come le banane, le melanzane, i cavoletti di Bruxelles e il mais. Tuttavia, il prodotto che più ha subito modificazioni genetiche (perché alla base del maggior numero di diete a livello globale) è il riso. Più della metà della popolazione mondiale fonda la base della sua nutrizione sul riso. Con tutta questa pressione posta su un chicco così piccolo, gli agricoltori hanno sempre utilizzato le varietà di riso più resistenti. Per centinaia di anni nessuno ha saputo quali fossero questi geni che rendevano il chicco più resistente, fino a quando, negli anni ’90, questi furono individuati ed isolati. I geni della resistenza sono stati poi ulteriormente analizzati, portando alla scoperta di specifici geni resistenti alle infezioni di certi batteri e virus, alle inondazioni e ai parassiti. Aggiungere questi geni a DNA di altre varietà di riso ha permesso di avere delle piantagioni nei paesi in via di sviluppo più sicure, più abbondanti e che utilizzano meno pesticidi e insetticidi dannosi per l’ambiente e la salute umana. Ma non solo, ogni anno circa 500 mila bambini nei paesi sottosviluppati diventano ciechi per carenza di vitamina A, mentre più di 250 mila sono destinati ad una morte prematura. Tuttavia, grazie ad una ricerca finanziata dalla Rockefeller Foundation, alcuni ingegneri genetici hanno sviluppato una varietà di riso battezzata "Golden Rice" per il suo colore dorato. Dorato poiché al suo DNA è stato aggiunto un gene che permette la formazione del beta-carotene, il precursore della vitamina A, di colore giallo paglierino. Questa nuova varietà di riso con nutrimenti aggiunti è destinato a salvare la vita di migliaia di bambini.

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Questo è solo uno dei casi in cui gli OGM si possono applicare per ridurre la malnutrizione. Nonostante ciò, gli OGM si trovano al centro di numerose polemiche: c’è chi pensa che non bisogna interferire con il lavoro della natura, c’è chi vede in questa tecnologia il futuro. Solo una cosa è sicura, ovvero che la disinformazione sulla modificazione genetica delle piante ha degli effetti. Questi ultimi si manifestano soprattutto sulla gente più povera e debole, che ha maggiore necessità di attingere a questa tecnologia. Infatti, le categorie più a rischio si vedono negato l’accesso a questa risorsa dalle enormi possibilità, a causa delle vaghe paure e pregiudizi di quelli che hanno abbastanza da mangiare. È nostra responsabilità alleviare la sofferenza umana e salvaguardare l’ambiente per le generazioni future, qualsiasi sia la nostra opinione circa le responsabilità del cambiamento climatico.


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  • L'Autore

    Andrea Radaelli

Categorie

Salute e Benessere


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