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Brexit - principali eventi del processo negoziale

Fu proprio durante il Consiglio Europeo del 25 – 26 giugno 2015 che David Cameron presentò i suoi piani per un referendum sulla permanenza o l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea. Si trattò indubbiamente del primo passo nel processo di negoziato.

Il 7 dicembre 2015 il presidente Donald Tusk inviò una lettera al Consiglio Europeo in merito al referendum del Regno Unito e alle preoccupazioni del popolo britannico; "Tutto sommato, ritengo che finora si siano compiuti buoni progressi. Abbiamo bisogno di un po' più di tempo per mettere a punto una formulazione precisa su tutti questi aspetti, compresa l'esatta forma giuridica dell’accordo finale. Dobbiamo anche superare le notevoli divergenze politiche tuttora esistenti sulla questione delle prestazioni sociali e della libera circolazione", scrive il presidente Donald Tusk. "Il Consiglio europeo di dicembre dovrebbe affrontare tutti gli interrogativi politici connessi a tale processo. Sulla base di una discussione politica di fondo dovremmo essere in grado di mettere a punto una proposta concreta da adottare in febbraio."

Successivamente, quindi, il Consiglio europeo del 17 dicembre discusse i piani del Regno Unito per un referendum sulla permanenza o l'uscita dall'UE e convenne di trovare soluzioni rispetto ai quattro ambiti di interesse nella riunione che si terrà poi a febbraio, ovvero: governance economica, competitività, sovranità, prestazioni sociali e libera circolazione delle persone.

Il 2 febbraio 2016 il presidente Donald Tusk presentò una proposta concernente una nuova intesa volta a rispondere a tutte le preoccupazioni del primo ministro Cameron. Su questa base si è negoziato un compromesso con i 28 Stati Membri, ed al Vertice Europeo del 18 e 19 febbraio si è raggiunto un accordo. Nel mentre, il 17 febbraio, in seguito a intensi negoziati, i leader dell'UE raggiunsero un'intesa finalizzata a rafforzare lo status speciale del Regno Unito nell'UE. Si trattò di una decisione giuridicamente vincolante e irreversibile di tutti i 28 leader.

Il 23 giugno 2016 si ebbe il referendum nel Regno Unito.

Il 24 giugno 2016 nella dichiarazione alla stampa sui risultati del referendum nel Regno Unito il presidente Donald Tusk sostenne: “Non possiamo nascondere che desideravamo un risultato diverso del referendum di ieri. Sono pienamente consapevole della gravità, se non addirittura della drammaticità, del momento da un punto di vista politico. È un momento storico, ma sicuramente non il momento per reazioni isteriche. Desidero rassicurare tutti che siamo preparati anche per questo scenario negativo. Come sapete, l'UE è un progetto che non vale solo per i momenti facili."

Il 2 ottobre 2016, al congresso di Birmingham, la prima ministra Theresa May dichiarò che il Regno Unito avrebbe formalmente avviato il processo negoziale in vista dell'uscita dall'UE entro fine marzo 2017. Il presidente Donald Tusk espresse immediatamente il proprio compiacimento per questo annuncio. La dichiarazione della prima ministra May portò una benvenuta chiarezza sull'avvio dei negoziati per la Brexit. Una volta che l'articolo 50 sarà stato attivato, l'UE a 27 si impegnerà per tutelare i suoi interessi. A tal proposito, il 13 ottobre Tusk affermò che il compito principale durante i negoziati per la Brexit era quello di tutelare gli interessi dell'UE e di ciascuno dei suoi 27 Stati membri.

Il 15 dicembre 2016, in occasione della riunione informale, i 27 leader e i presidenti del Consiglio europeo e della Commissione rilasciarono una dichiarazione in cui indicarono di essere pronti ad avviare i negoziati con il Regno Unito non appena quest'ultimo avrà presentato la notifica a norma dell'articolo 50. "Abbiamo adottato la struttura organizzativa in cui il Consiglio europeo mantiene il controllo politico del processo e la Commissione ha la funzione di negoziatore dell'Unione", dichiarò il presidente Tusk al termine della riunione.

Il 29 marzo 2017 il Regno Unito attivò formalmente l'articolo 50 per uscire dall'UE.

Il 19 giugno 2017 Michel Barnier, capo negoziatore dell'UE, e David Davis, ministro per l'uscita dall'Unione europea, avviarono il primo ciclo di negoziati sulla Brexit. Oltre alla struttura dei negoziati e alle questioni imminenti, l'avvio dei negoziati si è incentrato sui seguenti temi:

  • questioni inerenti ai diritti dei cittadini
  • liquidazione finanziaria
  • confine dell'Irlanda del Nord
  • altri problemi relativi alla separazione

Tuttavia, durante il quinto ciclo di negoziati che ebbe inizio il 9 ottobre 2017, Michel Barnier rilevò che, nonostante il clima costruttivo del ciclo di negoziati, non si stavano registrando progressi significativi.

Il 29 gennaio 2018 il Consiglio "Affari Generali" conferì alla Commissione il mandato di discutere il periodo di transizione della Brexit. I ministri dell'UE a 27 adottarono un nuovo blocco di direttive per i negoziati sulla Brexit che fornirono dettagli sulla posizione dell'UE a 27 in merito al periodo di transizione. Conformemente alla posizione dell'UE durante il periodo di transizione, l'insieme dell'acquis comunitario continuerà ad applicarsi al Regno Unito come se fosse uno Stato membro, ed il Regno Unito, in quanto già paese terzo, non parteciperà più alle istituzioni e ai processi decisionali dell'UE

Il 28 febbraio 2018 la Commissione europea pubblicò il progetto di accordo di recesso tra l'Unione europea e il Regno Unito.

Il 25 novembre, durante la riunione straordinaria del Consiglio europeo, i leader dell'UE a 27 approvarono il progetto di accordo di recesso Brexit e il progetto di dichiarazione politica sulle future relazioni UE-Regno Unito.

Il 20 marzo 2019 il Regno Unito ha inviato una richiesta di proroga per la Brexit. Theresa May ha chiesto, infatti, una proroga del termine previsto dall'articolo 50 fino al 30 giugno 2019. I leader dell'UE a 27 offrono quindi una proroga per la Brexit fino al 22 maggio 2019, che sarà concessa a condizione che il Parlamento del Regno Unito approvi l'accordo di recesso la settimana successiva. In caso contrario, i leader UE acconsentono a una proroga della Brexit fino al 12 aprile 2019 e si attendono che il Regno Unito "indichi prima di tale data il percorso da seguire".

Ma successivamente, durante il vertice straordinario del 10 aprile, i leader UE decidono di prorogare l'articolo 50 sino a fine ottobre 2019, dichiarando che se le due parti ratificano l'accordo di recesso prima, il Regno Unito uscirà il primo giorno del mese seguente.

Il 21 ottobre 2019 il Consiglio dell'UE adotta la prima misura formale verso la conclusione dell'accordo di recesso conseguentemente all'approvazione da parte del Consiglio europeo dell'accordo di recesso concordato dai negoziatori di entrambe le parti il 17 ottobre 2019. Nelle loro conclusioni i leader dell'UE a 27 hanno invitato la Commissione, il Parlamento europeo e il Consiglio ad adottare le misure necessarie per fare in modo che l'accordo possa entrare in vigore il 1º novembre 2019.

Il 29 ottobre 2019 il Consiglio europeo proroga il termine: il Consiglio europeo ha adottato una decisione che proroga il termine previsto dall'articolo 50 paragrafo 3 a seguito della notifica da parte del Regno Unito della sua intenzione di recedere dall'Unione europea. La proroga fino al 31 gennaio 2020 concede più tempo ai fini della ratifica dell'accordo di recesso. La decisione è stata presa all'unanimità dal Consiglio europeo mediante procedura scritta, d'intesa con il Regno Unito. Infine, nel dicembre 2019, i leader dell'UE hanno riconfermato il loro obiettivo di stabilire strette relazioni con il Regno Unito dopo il Brexit.

"The future relationship will have to be based on a balance of rights and obligations and ensure a level playing field."European Council conclusions, 13 December 2019


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  • L'Autore

    Giada Pagnoni

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