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Body shaming: una forma di discriminazione e bullismo

Body shaming tradotto letteralmente vuol dire far vergognare del proprio corpo” ed è una vera e propria forma di discriminazione e di bullismo (o cyberbullismo, se fatto nei social) dal momento che ha come obiettivo quello di provocare danni ad una persona incapace di difendersi.

In sostanza, è l’atto di deridere o discriminare una persona per il suo aspetto fisico, per come ha deciso di mostrarlo, o per una sua condizione fisica. Più in generale, diventa un attacco alla persona e alla sua identità.

Il body shaming viene inflitto ovunque: mass media, posto di lavoro, famiglia, scuola e anche nei gruppi di amic*.

Ne esistono di varie tipologie:

Fat shaming: umiliare le persone ritenute sovrappeso. Esistono ancora tantissimi casi di comunicazione in cui il grasso viene dipinto come una delle cose peggiori che possano capitare a uomini e donne. Il corpo grasso, difatti, è rappresentato in un unico modo: goffo, pigro, imbranato, ridicolo. Essere grass*, in fondo, è visto come una colpa, una debolezza, e l’unico modo per essere accettat* davvero è ammetterlo, rendendosi in prima persona ridicol*, facendo battute ironiche su se stess*, perché essere grass* è una scelta (secondo lo stigma culturale in cui viviamo), e quindi ogni aggressione sembra essere legittima. Buona parte della gente prova disgusto e paura di fronte ad un corpo grasso.

Thin/skinny shaming: colpevolizzare le persone troppo magre con frasi del tipo “le ossa ai cani”, “le vere donne hanno le curve”. Anche i maschi subiscono queste derisioni, soprattutto se non sono muscolosi, venendo additati come deboli o poco virili.

Hair shaming: far vergognare qualcun* dei propri capelli o peli, associando, ad esempio, il biondo alla stupidità, il rosso alla sfortuna, i capelli afro alla trascuratezza; oppure, fare commenti non richiesti sulla peluria, tipo “dovresti depilarti”, “dovresti farti i baffetti, le sopracciglia, la barba, ecc.”.

Dick shaming: umiliare i maschi per la dimensione del loro pene, soprattutto se più piccolo rispetto alla dimensione ritenuta da “vero uomo” da parte della società. Forma e lunghezza, nell’immaginario collettivo, sono associate a forza e potere.

Slut shaming: far sentire in colpa o inferiore una donna particolarmente attiva sessualmente o che si veste in modo provocante/sexy, considerandola una “poco di buono”, una “sgualdrina”, una “puttana”.


Il body shaming è una violenza psicologica che genera veri e propri traumi, sia fisici sia mentali: anoressia, bulimia, bassa autostima, depressione, ansia e suicidio sono soltanto alcuni di questi.

Secondo uno studio realizzato da Nutrimente Onlus su un campione di 4 mila italian* tra i 18 e i 55 anni, la maggior parte delle vittime sono adolescent* dai 18 ai 21 anni (94% dei ragazze e 65% dei ragazzi) e gli effetti delle offese si manifestano con un calo dell’autostima (45%), un aumento dello stato d’ansia (43%) ed un incremento importante del rischio di sviluppare comportamenti alimentari scorretti.


Le conseguenze sono molto gravi poiché si va a mirare e denigrare l’identità di una persona e il corpo diventa un mezzo per criticarla e farla vergognare.

Il carattere, il talento e l’intelligenza della persona vengono lasciati da parte o nemmeno presi in considerazione.

Interessante è una ricerca di Amy Erdaman Farrell che descrive come, fra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, la costituzione fisica veniva utilizzata come indicatore importante, insieme al genere, all’etnia o alla sessualità, per misurare “l’idoneità” di una persona ad avere i privilegi della piena cittadinanza. Per scienziat* e pensator*, il grasso diventò uno dei principali segni d’inferiorità, utilizzando questa caratteristica come prova dello stato inferiore. Si credeva che le donne fossero più inclini ad ingrassare e questo confermò la loro posizione gerarchica al di sotto degli uomini. Difatti, esortare le donne ad essere magre era anche un modo per non scendere ancor più in basso nella scala della civiltà.

Oggi queste credenze lasciano i loro strascichi, basti pensare a come i corpi di alcun* politic*, sportiv*, attrici/attori e personaggi pubblici in generale vengano presi come oggetto per raccontare la loro storia di ascesa o decadimento. Sì, perché si crede che il successo arrivi dopo la perdita di peso.

Le leggi economiche, il capitalismo, la differenza di genere, il patriarcato, il mito della bellezza e questo sistema di valori sono tutti legati a questa mentalità che è estremamente disfunzionale, perché va ad impattare negativamente sulla nostra salute fisica e mentale, e a decidere chi vale di più e chi di meno.


Per concludere, è importante sapere che gli insulti pubblici sull’aspetto fisico si trasformano in reato di diffamazione quando sono espressi in modo da offendere la reputazione della vittima e, in particolare, quando sono espressi tramite i social. Queste forme di reato sono, quindi, perseguibili penalmente, attraverso la querela e possono dare luogo ad un risarcimento del danno.

Fonti consultate per il presente articolo:

https://www.prontoprofessionista.it/articoli/il-bullo-del-nuovo-millennio-cyber-bullismo-e-body-shaming.html

https://www.youngwomennetwork.com/strumenti-per-abbattere-gli-stereotipi-sul-corpo-contro-il-fat-shaming/


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  • L'Autore

    Irene Ghirotto

    Irene Ghirotto è laureata in Educazione Sociale e Culturale presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna.
    Nella sua tesi di laurea in “Empowerment e strategie di cittadinanza attiva” ha osservato come la lingua italiana sia usata in modo sessista e la necessità di modificarla per raggiungere una reale parità di genere, che è uno dei diritti umani essenziali. È un’attivista femminista intersezionale, ritiene che bisogna cambiare la cultura patriarcale in cui viviamo, poichè produce oppressioni e discriminazioni verso la maggior parte delle persone, togliendo loro non solo opportunità di migliorare le personali condizioni di vita ma anche i diritti umani di base che dovrebbero essere garantiti a chiunque. Per poter contribuire a questo cambiamento e andare verso un mondo più equo, ha fatto attività di volontariato presso una Casa delle Donne occupandosi della parte di comunicazione e sensibilizzazione sulle questioni di genere, inoltre, ha contribuito alla formazione di un Collettivo transfemminista LGBT+ che si occupa principalmente di informare e formare su svariate tematiche come: violenza sistemica e violenza sulle donne, identità di genere, decostruzione di stereotipi tossici.
    Pensa che per riuscire a creare un mondo più equo bisogna partite dalla scuola, dove introdurre l’educazione: sentimentale e sessuale; ai generi; anti-razzista, solo così si può capire il rispetto verso se stesse/i e le altre persone. In Mondo Internazionale ricopre il ruolo di autrice nell’area di Diritti Umani e in particolare nella sezione Domina.


    Irene Ghirotto graduated in Social and Cultural Education at the Alma Mater Studiorum in Bologna.
    In her thesis on "Empowerment and active citizenship strategies" she noted that the Italian language is used in a sexist way and the need to change it to achieve real gender equality, that is one of the essential human rights. She is an intersectional feminist activist, she believes that we need to change the patriarchal culture in which we live, because it produces oppression and discrimination against most people, taking away from them not only opportunities to improve personal living conditions but also basic human rights that should be guaranteed to anyone. To contribute to this change and move towards a more equitable world, has volunteered at a Women’s House dealing with the communication and awareness of gender issues, in addition, she has contributed to the formation of an LGBT+ Transfemminist Collective which is primarily concerned with informing and training on various topics such as: systemic violence and violence against women, gender identity, deconstruction of toxic stereotypes.
    She thinks that to succeed in creating a more equitable world it is necessary to start from school, where to introduce education: sentimental and sexual; gender; anti-racist, only in this way we can understand the respect towards ourself/s and other people. In the International World she holds the role of author in the area of Human Rights and in particular in the section Domina.

Categorie

Sezioni Diritti Umani Salute e Benessere


Tag

body shaming bullying discrimination violence human rights

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