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Arabia Saudita e Qatar: guerra al terrore o corsa al primato regionale?

L'Arabia Saudita ha deciso di sospendere i legami diplomatici con il Qatar, sospendendo traffici marittimi e aerei, al suo seguito si sono aggiunti Egitto, Barhein e Emirati Arabi Uniti.

Questa scelta si è resa necessaria dal momento che il Qatar è sospettato di dare sostegno a gruppi estremisti islamici quali Al-Qaeda, IS e Fratelli Musulmani.

Contemporaneamente il governo yemenita di Hadi ha accusato il governo qatariota di appoggiare gli Houthi, una formazione sciita nata a fine XX secolo che combatte in Yemen contro il presidente Hadi, capo del governo appoggiato dalla stessa Arabia Saudita (e dallo stesso Qatar prima che venissero dichiarate queste accuse). Il governo del Qatar è inoltre accusato di appoggiare altri gruppi sciiti che contribuirebbero a creare instabilità nella regione, a causa di ambiguità nelle alleanze e nei finanziamenti. Tuttavia con questo gesto l'Arabia Saudita pare voler dare un segnale all'occidente, presentandosi in prima linea come alleato nella guerra al terrore, sia che questo venga prodotto da frange estremiste sunnite di ideologia wahabita sia che provenga dalle ben più diverse frange sciite notoriamente affiliate alla teocrazia iraniana. Queste accuse generano ancora più confusione in Medio Oriente, dove tutti i conflitti sembrano interminabili e dove è presente un coacervo di alleanze spesso contraddittorie, di cui il conflitto siriano è l’esempio più emblematico. 

Lo stesso governo di Doha si è sorpreso di esser visto con  preoccupazione e come possibile alleato dell'Iran, storico antagonista  dei principali paesi arabi e degli Stati Uniti.  Poiché queste contraddizioni sono anche figlie di un gioco di potere  volto al controllo della regione, notoriamente ricca di risorse e  strategicamente fondamentale, appare quantomeno sospetta questa presa di posizione così netta di paesi tanto simili all’emirato del Qatar, che  vede un paese come l'Arabia Saudita aggiungersi al club dei "buoni",  votata alla distruzione del terrorismo.

Se consideriamo valori “giusti” quelli di libertà, emancipazione, ricerca della felicità, parità di genere, dignità umana ecc. e se crediamo appieno nello stato di diritto e nell’autodeterminazione individuale e collettiva, non possiamo chiudere gli occhi davanti a tutte queste contraddizioni, non possiamo non notare che insieme a “noi” nella coalizione dei buoni pare essere presente anche un paese che professa l’ideologia Wahabita, che si ispira al rigore integrale nell’interpretazione dei precetti coranici, che ha alimentato per decenni il pensiero di quelli che noi definiamo folli e fanatici terroristi con la sua fabbrica ideologica. l’Arabia saudita è inoltre impegnata in diverse guerre nella regione attraverso soprattutto sostegni economici e militari, come in Siria, dove appoggia la ribellione sunnita al governo di Bashar al Assad, spesso difficilmente separabile dal terrorismo. La monarchia saudita non permette alle donne di guidare, non presenta nessun tipo di parlamento, pratica regolarmente la pena di morte anche per reati minori e non garantisce i principali diritti civili e politici tanto cari all’Occidente. Inoltre finanzia notoriamente organizzazioni terroristiche per poi assicurarsi, tramite rapporti cordiali con le potenze democratiche, che vengano perseguiti altri paesi, sospettati di stringere alleanze con i fondamentalisti: prima l’Iran e ora il Qatar.

Ciò che fa riflettere di queste frizioni che preannunciano possibili conflitti, di queste misure anti-terrorismo, di sanzioni o dimostrazioni di forza, così come dei conflitti dell’area medio orientale come in Siria, in Iraq o nell'eterno conflitto arabo- israeliano è che le guerre presentano raramente coalizioni di buoni e cattivi ben definite e che spesso le misure politiche e gli eventi che ne seguono sono meno chiari di quello che appaiono, soprattutto quando si parla di questioni economiche. Quello che avviene in queste aree pare una lotta di potere e di influenze tra stati, anche attraverso ideologie religiose. Tuttavia è probabilmente solo come effetto collaterale che venga combattuta anche una guerra contro il terrore, che spesso sembra avere radici ben più profonde della semplice follia di alcuni individui, o della semplice espressione di odio atavico verso la libertà individuale. Così come parve avere radici più profonde della follia di un uomo solo l’ideologia nazional-socialista della Germania Hitleriana.

Appare altresì vero ciò che disse Noam Chomsky in un suo saggio. Ovvero che molto spesso siamo propensi a considerare attentati terroristici quelli compiuti da qualcuno che non vediamo come affine ai nostri valori, mentre gli atti compiuti dalle "nostre" coalizioni vengono chiamate "rappresaglie" come a giustificare l’intervento armato e, perché no, anche degli effetti collaterali sui civili. Ciò è avvenuto e avviene nel conflitto arabo-israeliano ed è lo stesso principio che ci fa dispiacere per attentati in suolo europeo e ci lascia indifferenti riguardo ciò che accade più lontano; tutto questo non è sbagliato, ma è frutto del semplice fatto che quello che ci è più moralmente affine e vicino ci importa di più di ciò che vediamo come lontano. Lo stesso Chomsky è di origini ebraiche, eppure riconosce che ciò che ha compiuto e sta compiendo lo stato Israele contro la popolazione palestinese può essere definito terrorismo, così come considera terrorismo alcune azioni statunitensi nel mondo dopo la fine della guerra fredda, secondo l’accezione più tradizionale del termine, così come terrorismo è quello compiuto da Al- Qaeda, Boko Haram, Hamas, Hezbollah ecc. ecc. quando ciò si manifesta contro attacchi armati indiscriminati contro civili con lo scopo di incutere timore nella popolazione

Tuttavia abbiamo il compito di essere coerenti coi nostri valori e pensare a ciò che accade nel mondo cercando di superare la superficialità dell’informazione, indagando e confrontando situazioni ed eventi, cercando di vedere le cose da più punti di vista e pesando le diverse situazioni. Questi eventi necessitano di un’indagine per trovare risposte possibili, e provocarci reazioni che non siano solamente emozionali ma magari anche pensate.

Infine appare evidente come siano considerati sempre deprecabili dei gesti votati al terrore verso i più deboli e inermi, da parte di qualsiasi gruppo, stato o individuo. Ma è altrettanto evidente che molto spesso esista una linea sottile tra il buono e il cattivo, anche se esistono eventi positivi ed eventi negativi, ciò e trasferibile nel sistema internazionale, soprattutto quando si parla di stati come entità aventi interessi economici e politici che, seppure mutabili nel tempo, a volte sono ben definiti e intuibili, e a volte presentano caratteri subdoli. L’auspicio è che i valori che rappresentiamo e per cui andiamo fieri non debbano troppo spesso venire meno a seconda delle contraddizioni, e che determinate linee politiche possano in futuro venire seguite coerentemente. Forse una speranza troppo utopistica.


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  • L'Autore

    Daniele Molteni

    Studente della facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali dell'Università degli studi di Milano. Appassionato spettatore di ciò che accade nel mondo, di relazioni tra stati e rispetto dei diritti umani. Ho un interesse particolare anche per arte e cinema, ereditato da ben sei anni di liceo artistico e porto il duplice fardello di essere il primo diplomato e il primo iscritto a un'Università della mia famiglia: sacrifici e soddisfazioni.

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Dal Mondo Medio Oriente


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Arabia Saudita qatar Medio Oriente USA Stati Uniti occidente Economia terrorismo guerra Guerra Fredda

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