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VR: future sfide di una tecnologia polifunzionale

Negli anni '90, l'esposizione della realtà virtuale al pubblico raramente andava oltre una dimostrazione relativamente primitiva di alcune figure a blocchi che venivano inseguite intorno a una scacchiera da un pterodattilo digitalizzato. Negli ultimi 20 anni, però, abbiamo assistito a uno sviluppo incredibile della tecnologia e, di pari passo, sta proseguendo anche lo sviluppo della VR. Mentre l'industria dell'intrattenimento è però ancora interessata alle applicazioni della realtà virtuale nei giochi e nelle esperienze teatrali, gli usi davvero interessanti per i sistemi VR sono osservabili in altri campi.

Facendo alcuni esempi: diversi architetti hanno creato modelli virtuali dei loro progetti in modo che le persone potessero visitare la struttura prima che la fondazione venisse effettivamente posata. In questo modo, i clienti possono spostarsi negli esterni e negli interni e porre domande, o addirittura suggerire modifiche al design. I modelli virtuali possono chiaramente darti un'idea molto più precisa di come sarà l’interno di un edificio rispetto a un modello in miniatura.

Le case automobilistiche hanno utilizzato la tecnologia VR per costruire prototipi virtuali di nuovi veicoli, testandoli accuratamente, anche in questo caso, prima di produrre una singola parte fisica. I designers possono così apportare modifiche senza dover scartare l'intero modello. Il processo di sviluppo diventa in tal modo più efficiente e sicuramente meno costoso, andando anche a impattare in misura minore sull’ambiente.

Gli ambienti virtuali sono utilizzati anche nei programmi di addestramento per l'esercito, nel programma spaziale e persino per gli studenti di medicina come detto negli articoli precedenti. I militari sono stati a lungo sostenitori della tecnologia e dello sviluppo della realtà virtuale. I programmi di allenamento possono includere qualsiasi cosa, dalle simulazioni di veicoli al combattimento in squadre; nel complesso, i sistemi VR sono molto più sicuri e, a lungo termine, meno costosi rispetto ai metodi di allenamento alternativi. I soldati che hanno seguito un intenso addestramento sulla VR si sono infine dimostrati tanto efficaci quanto quelli che si sono allenati in condizioni tradizionali.

Per quanto riguarda la medicina, il personale può utilizzare ambienti virtuali per allenarsi in diversi modi, dalle procedure chirurgiche alla diagnosi di un paziente. I chirurghi hanno utilizzato la tecnologia della realtà virtuale non solo per addestrare ed educare, ma anche per eseguire la chirurgia da remoto utilizzando dispositivi robotici. La prima chirurgia robotica è infatti stata eseguita nel 1998 in un ospedale di Parigi. La più grande sfida nell'usare la tecnologia VR per eseguire questa “chirurgia robotica” è però chiaramente la latenza, dal momento che qualsiasi ritardo in una procedura così delicata può sembrare innaturale per il chirurgo e rendere impossibile proseguire con l’intervento. Essa può inoltre, come spiegato in modo dettagliato negli articoli precedenti, essere utile per la cura dei pazienti affetti da decadimento cognitivo. Gli strumenti VR vengono già utilizzati anche da istituti di ricerca italiani per la terapia e la diagnosi preventiva delle stesse malattie neurologiche.

Un altro uso medico della tecnologia VR è per la terapia psicologica. La dott.ssa Barbara Rothbaum della Emory University e il dott. Larry Hodges del Georgia Institute of Technology hanno aperto la strada all'uso di ambienti virtuali nel trattamento di persone con fobie e altre condizioni psicologiche. Usano gli ambienti virtuali come una forma di “terapia da esposizione”, in cui un paziente è esposto, chiaramente in condizioni controllate, a stimoli che gli causano angoscia. L'applicazione ha due grandi vantaggi rispetto alla terapia di esposizione reale: è molto più conveniente e i pazienti sono più disposti a provare la terapia perché sanno che non si tratta del mondo reale. La loro ricerca ha portato alla fondazione della società Virtually Better, che vende sistemi di terapia VR a medici in 14 paesi.

Nonostante con il passare del tempo siano quindi sempre più le realtà che hanno iniziato a integrare la VR nel proprio lavoro, oggi rimangono numerosi dubbi sul futuro della tecnologia. Tra le grandi sfide che si trovano ad affrontare gli sviluppatori ci sono principalmente: lo sviluppo di sistemi di tracciamento migliori, la ricerca di modi più naturali per consentire agli utenti di interagire all'interno di un ambiente virtuale e la riduzione del tempo necessario per creare questi spazi virtuali. Altre difficoltà sono invece legate all’esiguo numero di aziende che, ad oggi, stanno lavorando sui dispositivi di input creati specificamente per applicazioni VR. La maggior parte degli sviluppatori deve infatti fare affidamento e adattare la tecnologia originariamente destinata a un'altra disciplina. Essi devono inoltre sperare che le società che producono i sistemi rimangano in attività, in quanto queste ultime tendono ad essere piccole società e non grandi produttori. Per quanto concerne la creazione di mondi artificiali, può essere necessario molto tempo per creare un ambiente virtuale convincente: più l'ambiente è realistico, più tempo è ovviamente necessario per realizzarlo, tanto che anche a un team di sviluppatori professionisti potrebbe richiedere più di un anno di lavoro la sola duplicazione virtuale di un ambiente reale.

Alcuni psicologi sono inoltre preoccupati che l'immersione in ambienti virtuali possa influenzare psicologicamente un utente. Essi suggeriscono, infatti, che i sistemi VR che collocano un utente in situazioni violente, in particolare come perpetuatore della violenza, potrebbero causarne la desensibilizzazione. In effetti, c'è il timore che i sistemi di intrattenimento VR possano creare una generazione di sociopatici. Altri non sono così preoccupati per la desensibilizzazione, ma avvertono comunque che le esperienze più realistiche sperimentate dagli utenti potrebbero portare a una sorta di dipendenza dal mondo digitale. Ci sono state diverse notizie di utenti che trascurano la loro vita reale in quanto preferiscono e si trovano più al sicuro all’interno del mondo virtuale. Questo secondo aspetto è certamente più vero laddove gli utenti abbiano una vita sociale carente o vivano con insofferenza le difficoltà del mondo esterno. Un'ultima preoccupazione emergente riguarda gli atti criminali. Nel mondo virtuale la definizione di atti come omicidio o crimini sessuali è stata altamente problematica. A che punto le autorità possono addebitare a una persona un vero crimine per azioni commesse all'interno di un ambiente virtuale? Alcuni studi indicano che le persone possono avere reali reazioni fisiche ed emotive derivanti dagli stimoli all'interno di tale ambiente e, di conseguenza, è del tutto possibile che una vittima di un attacco virtuale possa sentire un vero trauma emotivo. L'aggressore può quindi essere punito per aver causato problemi di vita reale, nonostante abbia agito all’interno di un mondo artificiale? Purtroppo sono situazioni e domande a cui ancora non abbiamo risposta; è comunque certo che in futuro saranno necessarie delle soluzioni ed è anzi possibile che sarà proprio la necessità a determinarle.


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    Stefano Cavallari

    Studente di Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali presso l'Università degli Studi di Milano, da sempre interessato al mondo della politica, società e diplomazia con un focus particolare su Sud America, Nord Africa e Medio Oriente. Se c'è qualcosa in cui credo fortemente è la necessità di puntare sui giovani in quanto futura classe dirigente; il cambiamento, sperando in senso positivo, può infatti partire proprio da noi.

Categorie

Salute e Benessere


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#vr #virtualreality #Technology #TraScienzaeConoscenza

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