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Anche il Gambia lascerà la Corte penale internazionale.

Foto di copertina: Wikipedia

Il Gambia segue il ritiro del Burundi e del Sudafrica. Annuncia che abbandonerà la Corte penale internazionale. La motivazione data, per quanto riportato da Sheriff Bojang, portavoce del governo, consiste in una “persecuzione dei paesi africani” da parte della Corte, continua infatti dicendo che perseguitati sono in particolare i loro Capi di Stato. Invece, ritiene che i crimini di guerra commessi da altri leader di paesi occidentali, almeno 30, non siano mai stati indagati. Il ministro ha dichiarato:”Il Gambia ha tentato invano di persuadere la Cpi a perseguire i paesi dell’Unione europea per la morte di numerosi migranti africani nel Mediterraneo. A partire da ora non siamo più membri della Cpi e abbiamo avviato la procedura per ritirarci dall’istituto internazionale”.
Amnesty International si esprime così al riguardo: “La motivazione addotta dal ministro dell’Interno gambiano, ossia che la Corte perseguiterebbe e offenderebbe le persone di colore e soprattutto gli africani, è paradossale perché per molte persone in Africa la Corte ha rappresentato e rappresenta l’unica speranza per ottenere giustizia per le terribili violazioni subite in passato.
Il Gambia, inoltre, non collabora neanche con gli organismi giudiziari africani. Ha rifiutato di attuare tre decisioni vincolanti della Corte di giustizia della Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale riguardanti la tortura, le uccisioni e le sparizioni dei giornalisti e non vuole cooperare con la Commissione africana sui diritti umani e dei popoli che, ironicamente, ha sede a Banjul, la capitale del Gambia”.
Non è stato specificato se sia stata formalizzata la notifica alle Nazioni Unite da parte del Gambia. Per un anno, dalla formalizzazione della notifica di recesso, il Gambia non può ritenersi esonerato dagli obblighi del diritto internazionale, trascorso un anno non è più ufficialmente parte della Corte.
Il presidente dell’Assemblea degli stati firmatari dello statuto della Corte penale internazionale, il ministro senegalese della Giustizia, Sidiki Kaba, e il segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon, hanno chiesto ai tre paesi e a tutti coloro che criticano il funzionamento e la giurisdizione della Corte, di non abbandonare l’istituzione ma di cercare di risolvere le controversie attraverso il dialogo e altri procedimenti con gli altri Stati membri.
Il Burundi, che è stato il primo Stato al mondo a ritirarsi dalla Corte è stato seguito dal Sudafrica che ha già formalmente avviato la procedura di recesso.
La Corte aveva annunciato l’avvio di un indagine su sospetti abusi dei diritti umani in Burundi, a questo si attribuisce la motivazione del recesso.
Durante l’ultimo vertice dell’Unione africana, molti Stati hanno votato la risoluzione proposta dal presidente del Kenya Uluru Kenyatta per definire le modalità di ritiro dalla Corte penale internazionale.
Il sottosegretario agli Affari esteri del Sudan, Abdel-Ghani Al Naeem, ha dichiarato che l’Unione africana ha cercato di affrontare la questione con il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ma finora non ha ricevuto risposta e dunque in assenza di quest’ultima, ogni Paese africano ha il diritto di recesso perché si tratta di un diritto legittimo. Secondo il sottosegretario altri paesi seguiranno l’esempio di Burundi, Sudafrica e Gambia. Il governo del Sudan, dunque, ha accolto con favore la decisione del Gambia di ritirarsi dalla Corte.
Come cambierà la giurisdizione internazionale?


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  • L'Autore

    Michele Pavan

    Nasco a Gallarate nel 1995 e mi laureo in Scienze Internazionali ed Istituzioni Europee nel luglio 2017, ormai prossimo al conseguimento della laurea magistrale in Relazioni Internazionali - Diplomazia ed Organizzazioni Internazionali presso l'Università degli Studi di Milano.
    Una grande passione per la diplomazia e gli studi strategici ed un particolare interesse per il settore di intelligence, mi hanno portato a seguire diverse iniziative a carattere internazionale, sia per il mio percorso formativo che lavorativo.
    Negli ultimi anni a contatto con diverse culture ho sviluppato un particolare interesse per le strategie di sviluppo e innovazione in diversi settori e questo ha suscitato in me il desiderio di realizzare progetti internazionali. Nello specifico l'attenzione è rivolta a sviluppare idee e proposte pensate per i giovani, dando loro uno spazio per esprimere le proprie potenzialità in diversi ambiti e che permetta la concretizzazione delle loro ambizioni.
    Per questo l'idea di creare con i miei colleghi, nonché amici, Mondo Internazionale.
    Mi piace descrivermi come creativo, ambizioso, equilibrato, sensibile e flessibile nella vita e nel contesto lavorativo, ed altrettanto desideroso di imparare da chi mi circonda confrontandomi.

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Ban Ki-moon ONU Sudafrica Sidiki Kaba Burundi Corte penale internazionale Gambia Sudan

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