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Agenda 2030 delle Nazioni Unite & Asia: cenni sullo “stato dell’arte”

Questo è il 15° appuntamento dedicato da Mondo Internazionale agli “stato dell’arte” dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite nelle varie parti del globo.

Un approfondimento dedicato al grande Continente asiatico, territorio fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi in tutto il pianeta.

A distanza di un anno dall’ultima istantanea [1] su questa questione specifica, a che punto siamo?

Avendo bisogno di un libro e non di poche pagine per trattare ogni singolo Paese, si illustreranno le sfide che la società asiatica ha posto ai vari decisori politici, sugli aspetti più significativi sottolineati in varie sedi internazionali e come la questione Covid-19 ha impattato sulla “tabella di marcia” programmato nel 2015:

  • Per quanto riguarda il primo punto, illuminanti sono le parole pronunciate qualche tempo fa dalla Dott.ssa Wardarina (co-Presidente APRCEM): “Quello che vediamo spesso sono i responsabili delle politiche nelle capitali e nei centri urbani, il più delle volte lontani dalle sfide quotidiane e di vita che le comunità devono affrontare, che prendono decisioni che hanno implicazioni dirette sulla vita delle persone. Stiamo dicendo che dobbiamo portare le voci di queste persone [...] nelle discussioni e promuovere la giustizia e lo sviluppo. [...] Ciò di cui le persone hanno bisogno sono anche ulteriori competenze [...], comprese quelle in ambito tecnologico, per migliorare le loro vite e le loro condizioni quotidiane”.[2]
  • Per quanto riguarda il secondo punto, invece, vari sono stati i richiami per sviluppare le politiche regionali verso gli obiettivi elencati nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, ma ancora la strada è molto lunga e complessa. Come affermato anche dalla Dott.ssa Armida Salsiah Alisjahbana dell’ESCAP (Commissione Economica e Sociale per l’Asia e il Pacifico) in riferimento al consumo energetico: “[...] In Asia e nel Pacifico, i Governi devono accelerare la transizione verso l'energia pulita, senza lasciare indietro nessuno [...]”[3]. Parole confermate e rafforzate dalle seguenti considerazioni degli ultimi mesi: “[...] L'Asia è in ritardo sulla sua spinta sostenibile rispetto ad altre parti del mondo. I primi dieci Paesi con il punteggio di sviluppo sostenibile più alto sono in Europa e gli unici in Asia tra i primi 30 sono il Giappone e la Corea del Sud [...]”[4]. Parole che però non devono essere considerate “immutabili”, in quanto l’Asia ha tutte le potenzialità per diventare in brevissimo tempo un promotore dello sviluppo sostenibile, come affermato sia da McKinsey che in sede ASEAN: “[...] La regione ha il potenziale per un balzo in avanti sostenibile [...]. (Ad esempio) L’Asia ospita alcune delle aziende più grandi e innovative del mondo e quasi la metà di tutti gli investimenti in ricerca e sviluppo a livello globale avviene lì [...]”[5]. “[...] Molte persone pensano spesso che l'Asia sia molto indietro in termini di attenzione alla sostenibilità, ma questo non è ciò che stiamo vedendo sul campo. [...] (Ad esempio) Se si guarda a ciò che ha determinato il calo dei costi delle energie rinnovabili, la Cina può prendersi molto merito per questo, mentre l'India è il più grande mercato d'asta al mondo per le energie rinnovabili. Quello che dobbiamo fare ora è catalizzare gli sforzi verso la decarbonizzazione e la transizione dei modelli di business”[6];[7].
  • Per quanto riguarda il terzo punto, è innegabile e purtroppo comune al mondo intero come la pandemia tuttora in corso abbia fatto slittare in “secondo piano” tutto il resto. Se dunque i problemi pre-2020 sono ancora tutti sul tavolo, la ricerca di una cura al virus ha monopolizzato l’interesse generale. Ciò ha da un lato quasi “congelato” tutte le altre politiche non inerenti la questione sanitaria, ma dall’altro lato ha concesso un'inaspettata tregua al pianeta in termini di consumi e inquinamento. Questo fenomeno ha interessato anche l’Asia, ad esempio con le immagini dell’inquinamento atmosferico cinese pre e post lockdown che hanno fatto il giro del mondo per mesi [8].

In conclusione, dunque, è possibile affermare che anche il Continente asiatico è in difficoltà per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Ovviamente fra le varie Nazioni ci sono delle peculiarità e delle differenze anche significative, ma il trend generale lascia ben sperare per le potenzialità della regione, anche se non lascia un senso di soddisfazione guardando i numeri attuali.

Serve un deciso cambio di passo, in primis affinché il pianeta e l’ambiente che ci circonda non siano in grado di “respirare” solamente nel corso di una pandemia. Lo sviluppo e il benessere umano devono andare di pari passo con il rispetto dell’ambiente, senza lasciare nessuno indietro.

Questo è l’obiettivo principale dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e su questo devono concentrarsi gli sforzi nazionali e globali.

Fonti consultate:

[1] Agenda 2030 e Asia: cenni sullo “stato dell'arte” - Mondo Internazionale.

[2] People should be at Centre of 2030 Sustainable Development Agenda, Asia Pacific Civil Society Say (unep.org).

[3] Extractive Industries, Sustainable Development, and the 2030 Agenda in Asia and the Pacific | ESCAP (unescap.org).

[4] https://dashboards.sdgindex.org/rankings.

[5] https://www.mckinsey.com/~/media/McKinsey/Climate-risk-and-response-in-Asia-Future-of-Asia-research-preview-vF.pdf.

[6] https://av.sc.com/corp-en/content/docs/Standard-Chartered-Opportunity-2030.pdf.

[7] Asia’s Sustainability Opportunity | Standard Chartered (sc.com).

[8] What China's Pollution Says About Coronavirus and the Economy | WSJ - YouTube.


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  • L'Autore

    Alessandro Fanetti


    Alessandro Fanetti è nato nel 1988 a Siena e attualmente tratta le questioni inerenti l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per Mondo Internazionale. Da sempre appassionato di geopolitica (con focus sulle aree del centro-sud America ed ex-URSS), collabora anche con l' "Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie" (IsAG) e con "Opinio Juris – Law and Politics Review". Ha conseguito un Master in Intelligence Economica presso lo IASSP di Milano nel 2020 e ha frequentato con successo un corso sulla geopolitica latinoamericana e caraibica promosso dalla "Escuela de Estudios Latinoamericanos y Globales" (ELAG) nel 2021. Infine, è iscritto all' "Associazione Italiana Analisti di Intelligence e Geopolitica" (AIAIG) ed è l'autore di un libro intitolato "Russia: alla ricerca della potenza perduta - Dall'avvento di Putin alle prospettive future di un Paese orfano dell'URSS" (Edizioni Eiffel, 2021).


    Alessandro Fanetti was born in Siena in 1988. Since 2019 he has been writing posts for "Mondo Internazionale" on 2030 Agenda for Sustainable Development. He has always been passionate about geopolitics (with a particular focus on Latin America and former USSR area), he also writes for IsAG and Opinio Juris - Law and Politics Review. He holds a Master degree in Economic Intelligence and actually he's writing a book about post-Soviet Russia. In the end, he is a member of the AIAIG and he is the author of the book "Russia: alla ricerca della potenza perduta - Dall'avvento di Putin alle prospettive future di un Paese orfano dell'URSS" (Edizioni Eiffel, 2021).

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