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Agenda 2030, America Latina e Caraibi: cenni sullo "stato dell'arte"

L'Agenda 2030 è composta da 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs), è stata sottoscritta da 193 paesi ed ha iniziato a “produrre effetti” dall'inizio del 2016. Il completo raggiungimento dei 169 target che l'Agenda contempla, garantirebbe la nascita di un mondo migliore di quello odierno, più vivibile per tutti e capace di guardare al futuro con un ottimismo troppo spesso soffocato dalle tragedie alle quali assistiamo oggigiorno.

Gli stati dell'America Latina e dei Caraibi non si sono sottratti a questa nuova sfida e ognuno, sia collaborando che operando unilateralmente in base alle proprie peculiarità e necessità specifiche, sta lavorando per arrivare al 2030 con risultati concreti.

Purtroppo, questa regione vive praticamente tutti i problemi che si riscontrano nell'Agenda, per motivazioni storiche, politiche e geografiche (basti pensare che è l'area con l'indice di disuguaglianza più alto del mondo).

In particolar modo, la povertà (e tutto ciò che da essa deriva) colpisce ancora un numero decisamente elevato di cittadini, non garantendo così lo “sprigionamento” di tutte le potenzialità del sub-continente americano.

Fra le varie iniziative poste in essere, il lavoro che viene svolto all'interno della CEPAL (Commissione Economica per l'America Latina e i Caraibi) è presumibilmente il più significativo. Infatti, in questo organismo delle Nazioni Unite si stanno confrontando tutti i paesi dell'area, cercando e proponendo soluzioni concrete e attuabili.

A tal proposito, tutto ruota intorno al documento intitolato “Horizontes 2030 – La igualdad en el centro del desarrollo sostenible”, sviluppato durante il classico incontro biennale della CEPAL (Città del Messico, 23-27 maggio 2016).

Con esso, viene “regionalizzata” l'Agenda 2030, proponendo sviluppi e soluzioni specifici per l'America Latina e i Caraibi, nonché una teoria dello sviluppo sostenibile e capace di migliorare realmente la situazione.

Il concetto intorno al quale ruota tutto è quello di “Cambio estructural progresivo”, attraverso il quale si punta ad utilizzare maggiormente le conoscenze nella produzione (ancora spesso troppo indietro per essere realmente competitiva), a garantire l'inclusione sociale e a combattere gli effetti del cambiamento climatico.

Nello specifico, le necessità indifferibili sono le sottoelencate:

  • Investimenti nelle infrastrutture, nell'energia e nell'innovazione tecnologica, in modo tale da avvicinarsi sempre più all' “impatto zero” sull'ambiente e utili per l'aumento dell'occupazione di buona qualità;
  • Garantire l'accesso universale alla salute e all'educazione;
  • Adottare un “big push” ambientale, cioè un pacchetto integrato di investimenti che realizzi un diverso consumo energetico, nuove e diverse città e un nuovo modello di consumo;
  • Generare impiego e "sprigionare" le capacità locali intorno alla rivoluzione tecnologica;
  • Revisione completa delle regole mondiali, che devono garantire i giusti mezzi alle regioni in via di sviluppo. Ad oggi, esse sono “strozzate” dalle aree del pianeta più sviluppate (almeno nell'ambito del commercio, degli investimenti e dell'accesso alla tecnologia).

La collaborazione fra i vari stati della regione prosegue anche all'interno delle varie organizzazioni regionali, grazie alle quali esistono maggiori possibilità di dialogo e di risoluzione delle controversie.

Associazioni come la CELAC (Comunità degli Stati Latinoamericani e caraibici), ALBA-TCP (Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America – Trattato di Commercio dei Popoli), MERCOSUR (Mercato Comune del Sud) e molte altre garantiscono la possibilità di confronto tra le varie nazioni, all'insegna della pace e della leale collaborazione.

Se, dunque, esistono tutti gli strumenti per rendere l'America Latina e i Caraibi un posto sempre migliore dove vivere, nonché capace di aiutare l'intero pianeta a crescere nella sostenibilità e nell'equità, non in ogni periodo l'avanzamento avviene spedito e lineare come servirebbe.

É in questa accezione che sono da guardare con preoccupazione tutti quegli interventi dei governi, o non interventi, tesi a mantenere l'attuale modello di sviluppo.

Nell'ultimo periodo, l'insostenibilità di quest'ultimo si è resa palese con la questione dei roghi in Amazzonia.

Essi hanno risvegliato le coscienze dell'opinione pubblica regionale e mondiale, facendo luce su fenomeni criminali che esistono da sempre (e non solo lì) e che minacciano direttamente la vita sul nostro pianeta.

Roghi dolosi, sprezzanti della vita e presente e futura, accessi in nome del profitto e del vantaggio economico nel breve periodo.

Purtroppo, a riprova del fatto che la strada per realizzare l'Agenda 2030 sia tutt'altro che in discesa, non tutti i responsabili politici hanno denunciato la tragicità della situazione, adoperandosi alacremente per risolvere la cosa.

In primis il Presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, non è sembrato da subito allarmato dalla questione, preferendo sminuirne la gravità e attaccando gli “allarmisti” che a suo parere volevano il male della sua patria.

In conclusione, è possibile affermare che l'Agenda 2030 è un primo passo, significativo e non scontato, di “presa d'atto” irreversibile e inconfutabile che “o si cambia o si muore”.

In mezzo a mille difficoltà, la comunità internazionale, le organizzazioni regionali, i singoli governi, le associazioni di cittadini e i singoli individui devono operare affinché si realizzi, finalmente, la costruzione di un mondo pienamente sostenibile e “accogliente” per tutti.

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  • L'Autore

    Alessandro Fanetti


    Alessandro Fanetti è nato nel 1988 a Siena e attualmente tratta le questioni inerenti l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per Mondo Internazionale. Da sempre appassionato di geopolitica (con focus sulle aree del centro-sud America ed ex-URSS), collabora anche con l' "Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie" (IsAG) e con "Opinio Juris – Law and Politics Review". Ha conseguito un Master in Intelligence Economica presso lo IASSP di Milano nel 2020 e ha frequentato con successo un corso sulla geopolitica latinoamericana e caraibica promosso dalla "Escuela de Estudios Latinoamericanos y Globales" (ELAG) nel 2021. Infine, è iscritto all' "Associazione Italiana Analisti di Intelligence e Geopolitica" (AIAIG) ed è l'autore di un libro intitolato "Russia: alla ricerca della potenza perduta - Dall'avvento di Putin alle prospettive future di un Paese orfano dell'URSS" (Edizioni Eiffel, 2021).


    Alessandro Fanetti was born in Siena in 1988. Since 2019 he has been writing posts for "Mondo Internazionale" on 2030 Agenda for Sustainable Development. He has always been passionate about geopolitics (with a particular focus on Latin America and former USSR area), he also writes for IsAG and Opinio Juris - Law and Politics Review. He holds a Master degree in Economic Intelligence and actually he's writing a book about post-Soviet Russia. In the end, he is a member of the AIAIG and he is the author of the book "Russia: alla ricerca della potenza perduta - Dall'avvento di Putin alle prospettive future di un Paese orfano dell'URSS" (Edizioni Eiffel, 2021).

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Agenda 2030, CEPAL Horizontes 2030 America Latina e Caraibi

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