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Agenda 2030 – America del Nord: cenni sullo “stato dell’arte”

Il grande continente americano è “da sempre” fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, sia per la presenza in questo territorio della grande potenza con capitale Washington, che per le enormi riserve di materie prime, soprattutto nel centro–sud.

Se nello scritto precedente ho trattato la parte meridionale del continente [1], in questo mi concentrerò su quella settentrionale.

Per quanto riguarda il Canada, il governo di questo Paese mostra da sempre grande attenzione alle tematiche poste nel 2015 dalle Nazioni Unite, ma nel concreto la situazione stenta decisamente a migliorare.

Come è possibile notare andando sul sito ufficiale dell’amministrazione, infatti, gli aggiornamenti stentano ad essere effettuati e i dati presenti non mostrano un miglioramento sostanziale della situazione reale.

Se dunque la presenza di un sito così dettagliato e semplice da usufruire garantisce una certa trasparenza, nel concreto il lavoro da fare è ancora enorme.

Alcuni esempi a sostegno di queste considerazioni:

  • La spesa per lo sviluppo è diminuita sensibilmente.
  • Le emissioni di CO2 pro capite sono rimaste invariate fra il 2016 e il 2017 (ultima data disponibile).
  • Il valore prodotto dall’industria a media e alta tecnologia è diminuito, in percentuale rispetto a quello totale.
  • La percentuale di persone abitanti nelle città che necessita di una casa è aumentata negli ultimi anni [2].

Per quanto riguarda gli Stati Uniti d’America, invece, l’avvento al potere di Biden ad inizio 2021 ha modificato la situazione rispetto alla Presidenza Trump. Almeno a giudicare dai primi mesi di lavoro.

In primo luogo, abbiamo assistito a un rinnovato impegno verso il multilateralismo, principio cardine per raggiungere gli obiettivi tanto ambiziosi quanto globali proposti nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Multilateralismo dimostrato fin da subito con un fatto tanto simbolico quanto significativo nel concreto: il rientro negli Accordi di Parigi sul clima.

Di contro, però, la trasparenza inerente gli step verso il raggiungimento degli obiettivi non è garantita e su alcuni punti il ritardo è sostanziale:

  • La diseguaglianza economica è in aumento, a maggior ragione con il Covid-19 che ha escluso parti importanti della popolazione da qualsiasi possibilità di ottenimento di un lavoro [3].
  • Ancora a fine 2020 gli USA erano di gran lunga il primo Paese al mondo a inquinare il mare con la plastica [4].
  • Circa il 35% di tutto il cibo disponibile sul mercato USA è stato sprecato [5].

In conclusione, dunque, è possibile affermare che la strada verso il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite è ancora lunga e irta di ostacoli.

La collaborazione fra Stati è ancora troppo debole e all’interno di ogni singola entità gli sforzi sono ancora troppo marginali.

Manca la giusta consapevolezza fra la popolazione, e i governanti hanno ancora troppa difficoltà a trasformare le belle parole in fatti concreti e tangibili.

Il tempo ancora c’è, ma tutti i Paesi, a partire proprio da quelli più industrializzati come Canada e Stati Uniti d’America, devono fare la propria parte per salvare il nostro pianeta e renderlo maggiormente vivibile per la totalità della popolazione mondiale.


Fonti consultate per il presente articolo:

[1] [2] Per" class="redactor-autoparser-object">https://mondointernazionale.co... una lettura completa di tutti i punti, accedere a questo link: https://www.canada.ca/en/employment-social-development/programs/agenda-2030.html

[3] https://forbes.it/2020/10/09/ricchezza-e-poverta-in-usa-cresce-la-diseguaglianza-economica/

[4] https://sciencecue.it/usa-inquinamento-plastica-leader-mondiali-no-riciclo/23211/

[5] https://refed.com/?sort=economic-value-per-ton


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  • L'Autore

    Alessandro Fanetti


    Alessandro Fanetti è nato nel 1988 a Siena e attualmente tratta le questioni inerenti l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per Mondo Internazionale. Da sempre appassionato di geopolitica (con focus sulle aree del centro-sud America ed ex-URSS), collabora anche con l' "Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie" (IsAG) e con "Opinio Juris – Law and Politics Review". Ha conseguito un Master in Intelligence Economica presso lo IASSP di Milano nel 2020 e ha frequentato con successo un corso sulla geopolitica latinoamericana e caraibica promosso dalla "Escuela de Estudios Latinoamericanos y Globales" (ELAG) nel 2021. Infine, è iscritto all' "Associazione Italiana Analisti di Intelligence e Geopolitica" (AIAIG) ed è l'autore di un libro intitolato "Russia: alla ricerca della potenza perduta - Dall'avvento di Putin alle prospettive future di un Paese orfano dell'URSS" (Edizioni Eiffel, 2021).


    Alessandro Fanetti was born in Siena in 1988. Since 2019 he has been writing posts for "Mondo Internazionale" on 2030 Agenda for Sustainable Development. He has always been passionate about geopolitics (with a particular focus on Latin America and former USSR area), he also writes for IsAG and Opinio Juris - Law and Politics Review. He holds a Master degree in Economic Intelligence and actually he's writing a book about post-Soviet Russia. In the end, he is a member of the AIAIG and he is the author of the book "Russia: alla ricerca della potenza perduta - Dall'avvento di Putin alle prospettive future di un Paese orfano dell'URSS" (Edizioni Eiffel, 2021).

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Dal Mondo America del Nord Sezioni Ambiente e Sviluppo Agenda 2030


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