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3 settembre 1982

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Il 3 settembre 1982 la mafia uccise, in un attentato, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, sua moglie, Emanuela Setti Carraro e l’agente Domenico Russo. Dalla Chiesa era nato in provincia di Cuneo nel 1920 ed era entrato nell’arma dei Carabinieri negli anni Quaranta, durante la guerra. Dopo l’armistizio dell’8 settembre, era entrato a far parte della Resistenza e, nel dopoguerra, la sua lunga carriera all’interno delle forze dell’ordine aveva preso il via. Dopo due lauree (una in giurisprudenza e una in scienze politiche) ed incarichi di rilievo in tutta Italia, conquistò il grado di generale, nel 1973. Nel 1982 il Consiglio dei Ministri lo nominò prefetto di Palermo per contrastare la mafia siciliana e la rete di sostegno, connivenza e complicità a cui si appoggiava, ma egli non ne ebbe il tempo: l’incarico durò solo pochi mesi, sufficienti per convincere i boss di Cosa Nostra ad organizzare la strage di via Isidoro Carini, a Palermo, in cui perse la vita. Il generale aveva lamentato, dopo l’affidamento dell’incarico, l’insufficienza dei poteri di cui disponeva per svolgere il compito che gli era stato assegnato, nonostante le sue esplicite richieste. Per gli omicidi furono condannati, in quanto mandanti, i vertici mafiosi Riina, Provenzano, Greco, Brusca, Calò e Geraci. Nel 2002 la Corte d’Appello di Palermo riconobbe come autori materiali della strage Vincenzo Galatolo, Nino Madonia, Francesco Paolo Anzelmo e Calogero Ganci, ma nella sentenza i giudici specificarono anche che esistevano ancora «zone d’ombra» sia riguardo le modalità con cui Dalla Chiesa era stato mandato in Sicilia, «solo e senza mezzi», sia riguardo la «coesistenza di specifici interessi -anche all’interno delle istituzioni- all’eliminazione del pericolo costituito […] dalle capacità del Generale».


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  • L'Autore

    Chiara Vona

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