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20 agosto 1968

Accade Oggi

La sera del 20 agosto 1968 l’Unione Sovietica intervenne militarmente per reprimere la primavera di Praga. Nel gennaio di quell’anno era salito al potere Alexander Dubček, che aveva tentato di introdurre delle riforme nel Paese, avviando delle liberalizzazioni nel campo della politica, dell’economia e dell’informazione. Il tentativo di realizzare un “socialismo dal volto umano” non metteva in alcun modo in discussione l’adesione di Praga ai valori del comunismo, la sua appartenenza al blocco orientale e l’alleanza con l’Unione Sovietica. Tuttavia, tale tentativo rappresentava una minaccia per la stabilità del blocco e l’efficacia del controllo di Mosca sui Paesi satelliti; Brežnev, Segretario Generale del Partito Comunista sovietico, decise quindi di intervenire con la forza per riportare l’ordine e riallineare le azioni del governo cecoslovacco alle aspettative del Cremlino. Lo stesso Dubček aveva fatto visita a Brežnev per garantire la propria fedeltà a Mosca, ma ciò non era bastato a placare i timori sovietici e ad impedire l’invasione. Il segretario del Partito Comunista Cecoslovacco aveva, quindi, invitato i propri cittadini a non opporre resistenza, per evitare che fossero uccisi dall’esercito russo; nonostante ciò, molti civili morirono durante l’occupazione. Per giustificare il proprio intervento, i sovietici sostennero che erano state le autorità locali a richiedere sostegno ma la decisione causò, naturalmente, sdegno all’estero, suscitando una condanna generale. Mosca, però, non cambiò politica e lo Stato dell’Europa centro-orientale fu infine costretto ad accettare le imposizioni del Cremlino; pochi mesi dopo, Dubček fu sostituito da Husàk, che avviò una politica di normalizzazione e di ritorno alle condizioni preesistenti.


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  • L'Autore

    Chiara Vona

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