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XIV emendamento della Costituzione degli Stati Uniti

Le restrizioni sui visti per le donne incinte durante l’amministrazione Trump

Le restrizioni sui visti per le donne incinte durante l’amministrazione Trump

Ai sensi del XIV emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America, chiunque nasca sul suolo statunitense ottiene automaticamente la cittadinanza americana.

Questo principio costituzionale – conosciuto con il nome di ius soli – ha assunto un ruolo strategico nella storia della Nazione, trasformando una regione sottopopolata nella terra delle opportunità, anelate da milioni di persone: il cosiddetto American Dream.

Oggi, però, un flusso di immigrazione eccessivamente intenso non serve più agli Stati Uniti ed è talvolta considerato controproducente. Così, soprattutto negli ultimi anni, negli Usa si è accesso il dibattito sull’immigrazione, regolare e irregolare.

Di recente l’attenzione si è concentrata sul fenomeno del c.d. “turismo delle nascite”, riguardante le migliaia di donne che annualmente entrano negli Stati Uniti con un visto turistico e l’obiettivo di dare alla luce un "piccolo americano".

L’amministrazione Trump ha imposto delle restrizioni, entrate in vigore a partire dal 24 gennaio 2020, riguardanti la concessione dei visti per le donne incinte.

Per capire meglio di cosa si tratta, possono essere utili alcune informazioni di base sul sistema di concessione dei visti statunitensi.

Un cittadino di un Paese straniero che desideri recarsi negli Stati Uniti deve, generalmente, ottenere un visto. I visti si dividono in due categorie principali: i c.d. “visti non-immigranti” per un soggiorno temporaneo negli Stati Uniti e i c.d. “visti immigranti”, per coloro che intendono trasferirvisi permanentemente. All’interno di queste macro-categorie, esistono poi molteplici tipologie di visto in funzione del motivo del viaggio.

Qualora si soddisfino determinati requisiti, è possibile viaggiare senza visto. I Paesi che fanno parte del Visa Waiver Program (VWP) non necessitano di visto, ma solamente dell’ESTA (Electronic System for Travel Authorization), un’autorizzazione molto più facile e veloce da ottenere.

Le nuove limitazioni al transito e alla permanenza negli USA riguardano soltanto i cittadini di Paesi non facenti parte del VWP e quindi non interessano, per esempio, la maggior parte dei Paesi europei.

In questo contesto, assume grande rilevanza la c.d. “Green Card” o Permanent Resident Card. È un’autorizzazione rilasciata dalle autorità statunitensi che consente allo straniero di risiedere sul suolo americano per un tempo illimitato. La “Green Card” viene rilasciata al termine di un procedimento che si compone di tre fasi, nella prima delle quali viene valutato, insieme o in alternativa ad altri requisiti, il grado di parentela del richiedente con un cittadino americano.

Ecco perché circa 40mila donne all’anno, secondo il Center for Immigration Studies, decidono di dare alla luce un figlio che possieda cittadinanza americana: l’intenzione è quella di potersi successivamente stabilire negli Stati Uniti a tempo indeterminato, alla ricerca di migliori opportunità di lavoro e di vita. Per riferirsi a questa prassi, i conservatori americani più estremisti hanno coniato il termine “anchor babies” , bambini àncora.

Non è chiaro se il “turismo delle nascite” sia un fenomeno significativo o se gli “anchor babies” incrementino sostanzialmente l’immigrazione statunitense, ma molti repubblicani ritengono che entrambi siano problemi seri e Donald Trump ha dimostrato di avere tutta l’intenzione di risolverli.

In cosa consistono le nuove limitazioni?

Le nuove regole danno ai funzionari consolari il potere di negare il visto alle donne che richiedano l’entrata negli Usa per turismo, per cure mediche o per visita a amici e familiari. Per poter ottenere il visto è ora necessario dar prova dell’esistenza di un “legittimo motivo per il viaggio”, che non deve coincidere con la volontà di partorire il proprio figlio sul suolo americano.

Il Dipartimento di Stato statunitense ha dichiarato che i funzionari consolari possono arbitrariamente negare la concessione del visto "se le risposte di una richiedente a una serie di domande non sono credibili”, avendo questi “ragione di credere” che la donna abbia "come scopo principale l'ottenimento della cittadinanza americana per il figlio".

Ai funzionari non è permesso chiedere esplicitamente alle donne se siano incinte né può mai essere pretesa l’effettuazione di un test di gravidanza, è però reso possibile un controllo aggiuntivo nei casi considerati sospetti.

Una donna che dichiari di voler entrare nel Paese per cure mediche deve dimostrare ai funzionari di avere abbastanza soldi per pagare tali trattamenti. Per giunta, è necessario che l'assistenza medica di cui la donna fa richiesta non sia disponibile nel suo Paese d'origine.

Perché queste nuove limitazioni?

“La limitazione di questo evidente stratagemma sull’immigrazione combatterà gli abusi endemici e alla fine proteggerà gli Stati Uniti dai rischi per la sicurezza nazionale creati da questa pratica”, ha sostenuto in una nota l'ex portavoce della Casa Bianca, Stephanie Grisham. A detta del Dipartimento di Stato, in questo fenomeno sarebbero infatti coinvolte reti criminali internazionali.

La misura, inoltre, difenderà anche i contribuenti americani dal vedersi sottrarre i loro soldi, guadagnati duramente, per finanziare i costi diretti e associati al turismo delle nascite. L’integrità della cittadinanza americana deve essere protetta”.

La Casa Bianca, insomma, sembra segnalare ai propri funzionari che le donne in procinto di avere un bambino debbano essere inserite nella lista degli immigrati sgraditi agli Stati Uniti, in aggiunta ai migranti poveri, ai richiedenti asilo e ai molti rifugiati. Con 5 voti favorevoli e 4 contrari, infatti, la Corte Suprema – attualmente a maggioranza conservatrice – ha approvato la misura varata dall'amministrazione Trump nel 2017, che rende più difficile l'ottenimento della “Green Card” per i migranti legali poveri. Questo permetterà al governo di rifiutare il visto a migranti legali ritenuti “un peso” per la spesa pubblica. È a rischio anche il rinnovo del permesso di soggiorno per immigrati legali.

Cosa non va in queste nuove limitazioni?

Coloro che si oppongono all’introduzione di questa nuova misura sostengono che, a fronte delle modalità indicate dal Dipartimento di Stato americano, c’è il rischio che la decisione dei funzionari consolari di concedere o negare i visti alle donne si basi esclusivamente sulla loro "apparenza".

La mancata menzione di ragioni giustificatrici oggettive per la negazione del visto alle donne incinte aumenta esageratamente il potere discrezionale dei funzionari consolari, che sono messi così nella posizione di poter stabilire arbitrariamente quali donne far entrare negli Stati Uniti e quali no. Come evidenziato da Ur Jaddou, direttore del Department for Homeland Security Watch for America’s Voice, ora molte donne sono tenute a superare una sorta di presunzione legale, cioè a dimostrare che non si stiano recando negli Stati Uniti con l’obiettivo principale di partorirvi. Vengono quindi sottoposte a un onere probatorio molto più gravoso rispetto ad altri viaggiatori, fatto che di per sé può già integrare gli estremi di una discriminazione.

Viene quindi da chiedersi se i funzionari statunitensi avrebbero ora il "diritto-dovere" di chiedere alle donne più formose, sovrappeso o obese "informazioni sul loro ciclo mestruale". Sebbene ciò possa suonare come una provocazione, tuttavia nella realtà non sono state prese misure chiare per proteggere i soggetti interessati dalla normativa dal body-shaming che potrebbe derivarne.

La nuova regolamentazione lascia campo libero anche alle discriminazioni razziali. Per prima cosa, non sono previste clausole che vietino di prendere in considerazione l’origine etnica della donna. In questo modo le viaggiatrici cinesi, ad esempio, rischiano di subire maggiori vessazioni nel corso della procedura di ottenimento del visto. Negli ultimi anni, infatti, un numero sempre maggiore di donne incinte sembra arrivare dalla Cina. Secondo il Wall Street Journal, il loro parto negli Stati Uniti troverebbe giustificazione nel timore di un crollo dell’economia cinese nel lungo periodo.

Inoltre, come accennato supra, le nuove limitazioni non riguardano i 39 Paesi che partecipano al VWP – e che quindi non necessitano di alcun visto, essendo molti dei Paesi tra i più industrializzati e ricchi del mondo.

Infine, non sono stati presi provvedimenti contro le compagnie che approfittano e speculano sul “turismo delle nascite”. Il “turismo delle nascite” ha un forte impatto sull’economia statunitense, in particolare nella California del Sud. Secondo il docente Karthick Ramakrishnan della University of California, ogni anno in totale le donne coinvolte in questo fenomeno spendono circa 920 milioni di dollari.

Sarah Pierce, analista di politica per il Migration Policy Institute, ha affermato che "andare a cercare queste compagnie sarebbe molto più efficace rispetto all’esercitare pressioni su qualsiasi donna straniera internazionale in età fertile che potrebbe essere interessata a partorire negli Stati Uniti". "Questa sembra davvero una presa di posizione forte – ha proseguito – ma non proprio una politica efficace".

Fonti consultate per il presente articolo:


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  • L'Autore

    Rebecca Scaglia

    Studentessa di Giurisprudenza al terzo anno, aspirante avvocato. Interessata alla tutela e difesa dei diritti della persona umana. Pienamente convinta che ognuno di noi abbia un grande potere, ossia di saper fare la differenza.

    Third year law student, aspiring lawyer. Interesed in protection of human rights. Fully convinced that everyone has a strong power, which is to know how to make the difference.

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Dal Mondo America del Nord Temi Diritti Umani Società


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