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Violenza di genere attraverso l'uso dell'immagine

Il caso di Greta Thunberg e altri

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato, durante la Conferenza Mondiale sui Diritti Umani di Vienna del 1993, la “Dichiarazione sull’Eliminazione della Violenza contro le Donne”.  L’art. 1 sancisce che “ai fini della presente Dichiarazione l’espressione violenza contro le donne significa ogni atto di violenza fondata sul genere che abbia come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale e psicologica per le donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà che avvenga nella vita pubblica o privata”.

Sembra chiaro, quindi, che la violenza sulle donne non debba essere considerata tale solo se perpetrata attraverso un atto fisico o sessuale, ma questa riguarda anche l’abuso in senso psicologico. L’Istat (L’Istituto Nazionale di Statistica) riporta che nel 2014 il 26,4% delle donne ha affermato di aver subito violenza psicologica o economica dal proprio partner e il 46,1% da parte di un ex-partner, dati per fortuna in calo rispetto a quelli del 2006.

Eliminare questa realtà, che anzi tende a svilupparsi con i nuovi mezzi a disposizione, non è facile: oggi ognuno di noi possiede uno smartphone e grazie a questo ha piene facoltà di utilizzo del web, social network compresi, con la possibilità dello scambio immediato di immagini e video. Numerosi sono i casi di “Revenge Porn”, ossia la diffusione di video intimi senza il consenso del soggetto interessato, spesso a fini vendicativi. Questo tipo di violenza coinvolge la vittima da un punto di vista psicologico e può portare ad atti tragici come il suicidio. Si è dovuto però aspettare fino al 17 luglio 2019 per approvare in via definitiva il disegno di legge che introduce questo reato anche in Italia. Sembra però che il problema non sia superato: è di qualche mese fa la scoperta di un gruppo sull’applicazione di messaggistica istantanea Telegram, con migliaia di giovani, adulti, anziani, padri, fratelli, fidanzati che aderivano allo stupro di gruppo virtuale attraverso la condivisione di immagini intime di ragazze, spesso di bambine, talvolta delle loro stesse figlie.

Questo è solo uno dei tantissimi casi in cui la società, ancora fortemente influenzata da uno stampo patriarcale, "oggettifica" il corpo femminile abusando dell’utilizzo di immagini scambiate in un gruppo con sconosciuti senza ovviamente il previo consenso delle vittime.

Questo terribile e preoccupante fenomeno ha colpito un’intera generazione, trafiggendola nella sua ideologia e scegliendo come protagonista la sua portavoce: la diciassettenne Greta Thunberg, paladina del movimento “Fridays For Future”, nato per la salvaguardia del pianeta e diventato globale grazie soprattutto al sostegno dei più giovani. Il "mostro" in questa storia ha il volto della compagnia petrolifera “X-Site”, nelle cui chat dei dipendenti circolava liberamente l’immagine cartonata con ritratta la giovanissima attivista mentre, tirata per le ormai iconiche trecce, viene violentata. Alcuni, orgogliosi dello scempio perpetrato, avevano anche deciso di stampare l’immagine per distribuirla tra i lavoratori della compagnia. Questo atto, che per la polizia di Alberta (Canada) non costituisce reato, non può e non deve essere considerato come una semplice bravata. È stata utilizzata un’immagine di stupro come arma "verso il nemico", che in questo caso è una ragazza adolescente che sta agendo sul versante più pragmatico e difficile da smuovere: le coscienze delle persone. Colpendo la figura di Greta si è cercato di sottolineare la supremazia dei potenti, basata su denaro ed interessi, verso un movimento che trova la sua forza nella voglia di cambiamento dei giovani.

Ancora una volta è proprio la stessa Greta a rispondere allo spaventoso gesto con una superiorità spiazzante. Ha infatti pubblicato un tweet in cui ha affermato quanto, in realtà, tutto ciò dimostri che il movimento “Fridays for future” sta vincendo, e lo sta facendo attraverso manifestazioni pacifiche e cartelli, senza dover mai ricorrere a minacce e violenza, a differenza del colosso petrolifero.

Anche in Italia l’immagine di Greta è stata più volte deturpata: basti ricordare il caso del fantoccio, rappresentato con tanto di trecce e mantellina, appeso con una corda ad un ponte romano, gesto poi rivendicato per via telematica da un gruppo su Facebook e Twitter; oppure gli insulti elargiti con parole orrende da parte dell’allenatore dei giovanissimi del Grosseto, che aveva invitato la ragazzina a prostituirsi, avendo ormai raggiunto un’età consona a farlo.

Risulta complicato decifrare perché ancora nel 2020 una ragazza debba essere insultata con parole sessiste e minacciata di stupro o di morte nel momento in cui decide di non volersi amalgamare alla massa, bensì con coraggio di combattere per i propri ideali, e quanto chi non la pensa come lei senta il bisogno di far ricorso alla violenza per sostenere la propria debole teoria.

Una domanda, in conclusione, sorge spontanea: sarebbe stato diverso se Greta fosse nata maschio? Il segnale che pone questa domanda avverte dell’immenso lavoro ancora necessario per eliminare qualsiasi tipo di violenza con l’obiettivo della vera parità fra i sessi.


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  • L'Autore

    Francesca Oggiano

Categorie

Sezioni Diritti Umani


Tag

greta thunberg violenza di genere

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