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Startup: l'avventura imprenditoriale del Terzo millennio

Secondo l’imprenditore Steve Blank[1], autentico guru del settore, il primo requisito per fare impresa è la passione: senza quella non si avrà la forza necessaria per affrontare le sfide presenti nel mondo delle startup. Ma appunto, cos’è di preciso una startup? Quali sono i primi passi da fare in questo contesto in continuo divenire[2]? Per Blank[3] i caratteri fondamentali di una startup sono: l’essere concepita come qualcosa di temporaneo, la voglia di sperimentare e l’avere un modello di business scalabile e ripetibile[4]. In altre parole, una startup è solo il primo passo verso una futura impresa con una precisa identità di mercato. Per questo si tratta di un mondo particolarmente innovativo e giovane nel vero senso della parola: sono sempre più gli studenti che già all’università lanciano piccole startup per trovare il proprio posto nel mercato. Spesso questi progetti nascono e muoiono (born&burn) nel totale anonimato perché mancano dell’adeguato supporto, sia finanziario che istituzionale. Non sempre gli imprenditori riescono a districarsi nella burocrazia o nelle complesse dinamiche globali, e talvolta persino mettersi in contatto con grandi imprese già affermate risulta difficile. Ancor peggio se si parla di reperire finanziamenti (problema che non sempre il crowdfunding riesce a risolvere).

Pertanto, con il giusto sostegno tante startup meritevoli potrebbero crescere e diventare protagoniste sulla scena imprenditoriale. Anche in Italia e in Giappone questo fenomeno si sta amplificando sulla scia dell’enorme cultura imprenditoriale statunitense, dalla quale sono nate startup che oggi fatturano cifre da capogiro. Partendo dal contesto giapponese[5], i settori preferiti dai giovani imprenditori sono l'intelligenza artificiale[6] e la tecnologia finanziaria (la cosiddetta FinTech). Di conseguenza il linguaggio di questo settore altamente innovativo si regge sulle più avanzate tecnologie dell'informazione e della comunicazione (le famose ICT). Ad oggi le startup attive in Giappone sarebbero oltre diecimila[7] e con un volume d’affari davvero invidiabile, tanto da aver attirato l’attenzione delle autorità statali. Nel 2018 il Ministero dell'Economia, del Commercio e dell'Industria giapponese (METI)[8] ha lanciato l’ambizioso progetto J-Startup con l’obiettivo di favorirne la crescita nel mercato globale e di creare per loro una rete di supporto che possa usufruire sia del public che del private support. Un’apposita commissione giudicatrice nominata dal Ministero seleziona le startup più promettenti, le quali verranno sostenute anche dalla collaborazione tra governo e altre organizzazioni[9]. Inoltre, i partecipanti al programma potranno contare anche sugli J-Startup supporters, cioè le large corporations dalla comprovata esperienza imprenditoriale.

Anche sul versante italiano si contano oltre diecimila startup[10]; una novità che ha contribuito ad accrescere le capacità tecnologiche della nazione e che ha dato slancio ad un sistema imprenditoriale estremamente variegato che va dai grandi colossi alle piccole imprese artigianali. Il governo italiano per sostenere le nascenti startup e promuoverle ha introdotto nel 2012 con decreto-legge n. 179 (recante "Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese”)[11] una normativa volta a favorire la creazione e lo sviluppo di nuove imprese ad alto valore tecnologico, cioè le startup innovative[12]. In seguito, nel luglio 2019 è stato lanciato lo Startup Act[13] da parte del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), con l’obiettivo di fornire un dossier completo a tutti coloro che vogliano godere delle agevolazioni statali riservate al settore startup. Come nell’esempio della J-Startup giapponese, il governo italiano ha creato dei programmi a supporto dei nuovi progetti innovativi, tra cui Smart&Start Italia. Con quest’ultimo è stato fornito un contributo economico (intorno ai 260 milioni di euro) mirato al finanziamento delle startup nazionali, che possono contare anche su un apposito Fondo Nazionale Innovazione[14] e su un Fondo tecnologie emergenti per un totale di circa 1,5 miliardi di euro. Inoltre, lo Startup Act[15] prevede procedure agevolate anche in caso di insuccesso.

Sia nel caso italiano[16] che giapponese[17] si potrebbe parlare di "smart nation”, cioè di paesi che mirano a sfruttare le innovazioni tecnologiche per crescere e migliorarsi. Su questo punto, il DESI Index[18] 2019 della Commissione UE[19] classifica l’Italia 24° su 28 posizioni[20]. Analizzando il rapporto dettagliato sull’Italia emerge una situazione paradossale: nonostante le strutture e i mezzi per garantire la connettività e i servizi pubblici digitali che non mancano affatto, almeno tre persone su dieci ancora non utilizzano Internet abitualmente e più della metà della popolazione non possiede competenze digitali di base[21]. Anche prendendo un indice globale come il DAI[22] risulta il ritardo dell’Italia (al 22° posto, +3 rispetto al 2014) in confronto ad altre realtà europee. Al 9° posto figura il Giappone, tuttavia in peggioramento rispetto al 2014 (6°)[23]. Secondo un’indagine del network statunitense CNBC del 2018[24], nella terra del Sol Levante sarebbero sempre di più i giovani che lasciano i posti di lavoro aziendali per buttarsi nell'avventura delle startup, grazie anche alla copertura mediatica che il successo di questo fenomeno tutto nuovo sta avendo[25]. Come scrive il CNBC, un tempo le avventure imprenditoriali nella terra del Sol Levante erano viste come un’opzione secondaria per via dell’alto rischio di fallimento e per lo stigma sociale che ne sarebbe derivato[26].

In conclusione, i giovani imprenditori italiani e giapponesi sono accomunati da tanta voglia di emergere, ma anche da un’esposizione al fallimento non indifferente[27]. I paesi vivono due situazioni molto simili: hanno tutti i mezzi materiali necessari per fare il grande salto ed avvicinarsi alle realtà statunitensi, ma solo in tempi recenti hanno ricevuto supporto dai rispettivi governi, e non senza qualche intoppo. Il Giappone è avanti anni luce rispetto all’Italia in tema di sviluppo tecnologico, ma forse paga ancora un isolamento culturale ereditato dai decenni precedenti che agisce da freno nell’integrare perfettamente le nuove startup locali nel mercato mondiale. L’Italia è perfettamente integrata nel contesto imprenditoriale globale, grazie anche alle dinamiche comunitarie, ma soffre un ritardo atavico nell’alfabetizzazione digitale, frutto di politiche che quasi mai hanno seriamente investito a dovere nell’istruzione. La speranza per il futuro riposa sull’interesse che negli ultimi anni i governi di Italia e Giappone stanno riponendo nel settore startup, poiché senza l’adeguato supporto (soprattutto finanziario), molto potenziale imprenditoriale meritevole rischia di essere spazzato via da un mercato sempre più veloce che crea, trasforma e distrugge.

A cura di Mario Rafaniello 

[1] Steve Blank è un professore, scrittore e imprenditore della Silicon Valley che ha rivoluzionato il modo di concepire le startup e il mondo dell’impresa. Ha promosso l’idea di lean startup (“produzione snella”) che si ispira al metodo di produzione giapponese nel settore automobilistico esploso negli anni Ottanta. Blank ha tenuto lezioni presso la Stanford University, la Haas School of Business della Berkeley University e la Columbia University.

[2] Sul “continuo divenire” della culturale imprenditoriale giapponese, si consiglia un approfondimento di Mondo Internazionale: https://mondointernazionale.com/monozukuri-e-kaizen-il-giappone-in-divenire-del-nuovo-millennio

[3] https://www.startupbusiness.it/i-45-mentor-di-unicredit-start-lab/91872/

[4] Scalabile nel senso che il modello di business della startup deve avere il potenziale per passare ai livelli successivi e crescere. Inoltre deve essere ripetibile nei suoi processi, cioè questi devono essere facilmente realizzabili a seconda della “search” in corso (es. vendite, acquisti ecc.).

[5] Si propone l’approfondimento di Mondo Internazionale sulle imprese giapponesi: https://mondointernazionale.com/academy/piccoli-consigli-per-grandi-sogni-imprenditoriali

[6] https://mondointernazionale.com/robots-and-men-a-peaceful-coexistence-the-japanese-study-perfect-alchemy

[7] Guida al programma J-Startup scaricabile al link https://www.j-startup.go.jp/en/about/docs/J-Startup_EN_181009.pdf

[8] https://www.meti.go.jp/english/press/2018/0611_003.html

[9] Tra queste vi è anche JETRO (Japan External Trade Organization), un'organizzazione semigovernativa senza scopo di lucro che fornisce servizi di supporto alle imprese che vogliono espandersi in Giappone. Ha anche una divisione dedicata all’Italia con sede a Milano (JETRO Italy). Altro ente che supporta il programma è NEDO (New Energy and Industrial Technology Development Organization), istituzione amministrativa indipendente che promuove politiche economiche, di industrializzazione e di innovazione tecnologica attraverso finanziamenti in gran parte forniti dal METI.

[10] L’articolo de Il Sole 24 ore analizza in maniera altamente dettagliata la situazione delle startup in Italia con statistiche e schede informative: https://www.infodata.ilsole24ore.com/2019/08/12/38945/

[11] https://www.gazzettaufficiale.it/moduli/DL_181012_179.pdf

[12] Secondo l’art. 25 c.2 del decreto l’impresa startup innovativa è “la società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, di diritto italiano ovvero una Societas Europaea, residente in Italia [...], le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione [...]”. Segue l’elenco di requisiti richiesti, tra cui spiccano le lettere b), e), f).

[13] https://www.mise.gov.it/images/stories/documenti/Slide%20policy%20startup%20innovative%2007_2019.pdf

[14] https://startupitalia.eu/113566-20190806-1-miliardo-di-dotazione-per-il-fondo-nazionale-innovazione-ci-siamo

[15] È prevista nel documento anche la figura della PMI innovativa ex decreto-legge 3/2015.

[16] https://www.repubblica.it/economia/2019/09/11/news/il_governo_vuole_fare_l_italia_smart_nation_ecco_tutti_i_problemi-235670377/

[17] Nel caso giapponese si parla più di Smart Cities: https://www.eu-japan.eu/publications/smart-cities-japan

[18] Il Digital Economy and Society Index è un indice composito che sintetizza gli indicatori pertinenti sulle prestazioni digitali dell'Europa e traccia l'evoluzione dei paesi membri dell'UE nella competitività digitale. Fonte: https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/desi

[19] La banca dati DESI compone insieme al DAKI (Digital Agenda Key Indicators) e al Lead Indicators for DG Connect policy priorities il Digital Scoreboard, con cui la Commissione UE valuta le performance degli Stati nell’implementazione delle politiche digitali. Per avere una panoramica molto più ampia sul peso che questi indicatori hanno sulle politiche nazionali, si consiglia la lettura del testo In perfetto Stato. Indicatori globali e politiche di valutazione dello Stato neoliberale (Mimesis edizioni, 2019) del Prof. Diego Giannone.

[20] Ai primi posti figurano Finlandia, Svezia, Paesi Bassi e Danimarca.

[21] Indice di digitalizzazione dell'economia e della società (DESI): Relazione nazionale per il 2019-Italia, disponibile al link https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/scoreboard/italy

[22] Edizione 2016 (ultima disponibile). Il Digital Adoption Index misura il livello di “adozione” digitale mondiale (180 paesi) su tre dimensioni dell'economia: persone, governo e imprese.

[23] https://www.worldbank.org/en/publication/wdr2016/Digital-Adoption-Index

[24] https://www.cnbc.com/2018/03/18/working-in-japan-views-on-entrepreneurship-and-start-ups-are-changing.html

[25] https://asia.nikkei.com/Business/Startups/Japan-s-top-20-startups-surpass-1tn-yen-in-total-value

[26] Oggi pare non essere più così; un trend confermato anche da Tim Romero della piattaforma Disrupting Japan: https://www.startupbusiness.it/ecco-come-le-startup-stanno-cambiando-il-giappone/102977/

[27] Si segnala il programma di ricerca MINERVA che vede la collaborazione UE-Giappone su questioni di politica industriale ed economica. Il programma prevede la selezione di studiosi ed esperti europei da inviare per sei mesi in Giappone per fare ricerca sui temi in oggetto. Link: https://www.eu-japan.eu/minerva_programme


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