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COVID 19 – riflessioni filosofiche e pericolo di perdita della libertà

È indubbio che nessuno si sarebbe aspettato che un Virus potesse avere un impatto così forte sulla nostra società.

La nostra fiducia nella scienza quale garante della possibilità di sopravvivenza della specie umana era intangibile e tutti ci sentivamo protetti dall’avanzamento rapidissimo della tecnologia, della biologia in grado di fornire soluzioni universali all’umanità, una vera panacea.

Il solo parlare del fatto che in fondo fare un trade-off tra privacy e controllo esterno della nostra vita e la comodità di utilizzare la rete per acquistare beni, per scambiarsi opinioni liberamente, fosse un prezzo esiguo da pagare, era e, forse purtroppo ancora è, accettabile.

Secoli di oppressione da parte di un sistema oscurantista, costituito da istituzioni consolidate come il potere del clero (si badi bene non la dottrina cristiana!), il sistema feudale, le dittature e, attraverso questi elementi, il controllo del libero pensiero, del concetto cristiano di uguaglianza dell’essere umano per diritto automatico di nascita, hanno condotto all’umanesimo, a rivoluzioni cruente ed infine alla situazione attuale in cui una parte dell’umanità può oggi dirsi LIBERA.

Una parte delle generazioni più giovani non sono interessate a studiare il passato perché inutile, il progettare il futuro attraverso il “qui ed ora” senza riflettere in modo più ampio su quello che stiamo facendo è la modalità dominante di approccio alla vita.

Questo modo di agire apre la possibilità di controllare capillarmente vaste aree di popolazione. Ognuno di noi può essere “tracciato” in ogni momento della sua vita, alla fine del mese Google mi dice dove sono stato, che tipo di cibo ho preferito mangiare, quanto posso mediamente spendere, che tipo di abbigliamento e calzature preferisco, qual è il mio stile di vita ed altri mezzi possono portare alla conoscenza delle mie tendenze sessuali, il mio modo di pensare, le preferenze politiche ed il grado di indipendenza a cui aspiro.

Invito tutti coloro che leggono questo articolo a leggere un libro: “1984” scritto da Orwell nel 1948. In questo libro si descrive un’ipotetica civiltà del futuro, nel 1984 appunto, in cui la popolazione di una parte importante della terra è controllata da un “Grande Fratello” in modo capillare. In questo libro il protagonista, un impiegato del Ministero della Verità, è chiamato a riscrivere il passato manipolandone la realtà e di fatto modificandolo ad uso e consumo di un’identità più alta, il Grande Fratello, a cui tutta la popolazione è asservita e forzatamente felice di esserlo in quanto incapace di sviluppare un’analisi oggettiva e personale della situazione.

Il mancato allenamento della capacità critica e l’eliminazione, anche fisica, di ogni dissenso porta inevitabilmente al domino dell’individuo ed alla scomparsa della possibilità dell’autodeterminazione, se non all’interno di ciò che l’entità più alta decide. Il domino dell’emozionalità che non passa attraverso la parte razionale del cervello, è una tecnica di persuasione occulta corrente utilizzata oggi nel marketing e nella gestione aziendale. Basti guardare l’ossessiva ricerca di persone dotate di alta Emotional Intelligence operata dalle aziende multinazionali ed agenzie governative per comprenderlo.

Ma cosa c’entra tutto ciò con il Covid 19 e la situazione attuale in cui noi ci troviamo?

Ebbene partiamo dall’assunto che il Covid-19 abbia apparentemente generato una forte crisi, dico apparentemente perché la crisi esisteva già; il virus l’ha accelerata e fatta emergere in tutta la sua crudezza.

Riflettiamo ora sull’etimologia del termine CRISI perché obiettivamente siamo in crisi.

In Cina, da dove tutto è partito, la parola CRISI si traduce in WEI JI, cioè PERICOLO/OPPORTUNITA’. Il pericolo è manifesto e non è solo un pericolo sanitario che in fondo sta infliggendo perdite esigue all’umanità numericamente (ricordiamoci che siamo 7 Miliardi di individui). Facciamo un rapido calcolo percentuale di incidenza delle morti strettamente dovuti al Covid-19 rispetto al numero di individui esistenti e ragioniamo. Lascio ogni interpretazione a ciascuno dei lettori.

Il pericolo è rappresentato dalla crisi economica che sta emergendo e che potrebbe trasformarsi in crisi economico-sociale e, infine, in cambiamento sociale che potrebbe portare ad un nuovo modello economico e di forma di governo.

I paesi tradizionalmente poveri subiranno conseguenze più limitate anche se potrebbero essere più duramente colpiti di altri paesi più ricchi ove maggiori e migliori sono gli strumenti per combattere la pandemia. Paesi africani in cui la gente è abituata alla morte per strada, alla incurabilità di alcune malattie sono psicologicamente, per assurdo, più preparati all’impatto di una pandemia. La loro economia spesso di basa su poche risorse primarie e le necessità della popolazione sono ancora a livello primario.

I paesi ricchi, tra cui gli stati Europei, sono invece molto fragili sia da un punto tecnico-organizzativo perché potrebbero non trovarsi in grado di fornire le risposte in tempi rapidi se la pandemia assumesse dimensioni maggiori delle attuali, ma soprattutto psicologicamente poiché la sola vista dei camion che trasportano dei feretri come avvenuto a Bergamo, sconvolge l’animo di tutta una popolazione.

Qual è il motivo di questa fragilità? Una risposta è il rendersi conto che la scienza non è onnipotente e che quindi siamo alla mercé del destino molto di più di quanto pensavamo. La nostra è una civiltà che ha paura! Che preferisce a volte non vedere ed evita di essere coinvolta in cose spiacevoli e quindi potrebbe facilmente affidarsi nelle mani di poteri che promettono protezione e futuro migliore e sicuro.

Questa parte ha a che fare con la prima parte del significato del termine WEI JI: PERICOLO!

Fortunatamente ecco che ci viene in soccorso la seconda parte del termine WEI JI, l’OPPORTUNITA’.

La crisi scatena i cambiamenti e più forte è la crisi più forte sono i cambiamenti. Sta a noi prendere in mano il nostro destino e non permettere che le potenze plutocratiche prevalgano. In particolare, alle generazioni giovani che convertano le loro energie in energie positive dedite a migliorare l’umanità attraverso la loro opera, ogni giorno tutti i giorni della loro vita. Piccoli gesti che uniti a quelli di miliardi di altri giovani cambino la società per il meglio e rifiutino le tentazioni di affidarsi ad altri che vogliono manipolarli, offrendo loro facili obiettivi da raggiungere oppure offrendo loro gratuitamente l’oppiaceo del nulla. Il nichilismo è dietro l’angolo e come diceva il profondo poeta Giacomo Leopardi: “m’è dolce naufragar in questo mare”.

Noi non dobbiamo cedere alle adulazioni delle sirene, al loro canto mellifluo. Non dobbiamo essere sedotti dalla tecnologia che ci vuole al suo servizio, semmai l’opposto: dobbiamo tenere sotto controllo la tecnologia affinché essa sia al nostro servizio! Chi manovra la tecnologia accede all’informazione, che è potere, ed il potere quando si erge a sistema scatena le cose peggiori che l’umanità abbia sperimentato.

I poeti della new age ipotizzano una società armonica ove lo scontro dei “Figli della Luce” con i “Figli dell’oscurità” non esiste. Invece, chiamiamoli pure come vogliamo, questa è la dinamica con cui l’intera storia dell’umanità ha avuto luogo. Sta a noi riconoscere la luce e l’oscurità e prendere le parti dell’una o dell’altra. Questo è il libero arbitrio.

L’oscurità è cinese e la luce è americana od occidentale? Oppure è il contrario? Chi scrive non lo sa e non vuole influenzare il pensiero del lettore bensì stimolare il suo senso critico e dar corso ad un dibattito dinamico.

Il miglior sistema di governo del mondo è quello tecnocratico di Singapore? Forse... ma è replicabile altrove senza che distrugga la spiritualità dell’individuo?

Possiamo noi pensare di trasformare il sistema di governo italiano in quello di Singapore? E se lo facciamo, siamo sicuri che stiamo agendo per il bene del popolo italiano? Lo stesso dicasi per la Francia, la Germania o qualsiasi altro paese dotato di un proprio e consolidato valore culturale tradizionale.

Ritorniamo sull’etimologia della parola CRISI, in greco antico il significato è vicino al verbo troncare. Quando si tronca un rapporto con una persona spesso rimane una sensazione di disagio, perfino di dolore ma a volte è necessario per rinascere, per ritrovare le energie e l’entusiasmo di vivere, di costruire.

Dai periodi bui delle guerre si sono avute le accelerazioni più forti nelle scienze e nella tecnologia: come per esempio il radar, il motore a reazione e poi l’evolversi del trasporto aereo. La stessa internet, all’origine, era un sistema militare di comunicazione alternativo a quelli esistenti.

Che dalla sofferenza a volte nasca il bene? Questo è un altro interrogativo che ci dobbiamo porre.

Comunque, è necessario che le generazioni più giovani vigilino sul presente e si spendano per mantenere la propria libertà di pensiero, rinforzino l’autonomia del pensiero contro tutti i tentativi di influenza nefasta.

Ed ora chi scrive vi lascia con l’espressione di un dubbio; che questa situazione possa servire per studiare la reazione del mondo di fronte ad una minaccia globale e che qualcuno, pur non avendola deliberatamente provocata, stia utilizzando questa crisi quale laboratorio per meglio governare i popoli?

Apriamo il dibattito.

Dott. Francesco Cesario, Presidente Comitato per lo Sviluppo di Mondo Internazionale e Managing Director Taras Consulting


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