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Pasquetta con Framing the World

Framing the World: edizione XXXIII

Come in tutti i numeri recenti, anche questa edizione si occupa dell’impatto che il COVID-19 sta avendo in tutto il mondo non dimenticando, tuttavia, il più ampio contesto internazionale, passato definitivamente in secondo piano nei media. Vi parleremo infatti delle condizioni dei migranti interni indiani e della crisi umanitaria in Libia, ma anche delle difficoltà dei paesi africani nel rispondere a questo nuovo nemico. Saremo nelle Americhe, per la campagna presidenziale USA che prosegue e per la denuncia per crimini contro l’umanità presentata all’Aja contro Bolsonaro. Ci sposteremo in Europa per i dettagli dei piani europei a sostegno delle economie dei paesi membri e per la condanna di alcuni paesi dell’est per non aver rispettato il meccanismo di ricollocazione dei migranti. In un Medio oriente, poi, ancora minacciato dall’ISIS, la coalizione a guida saudita ha annunciato una tregua in Yemen e l’OPEC si è accordata per tagliare la produzione di petrolio. Concludiamo infine il nostro giro del mondo con l'Estremo Oriente, analizzando i dubbi sui numeri cinesi relativi al Covid-19 e il Giappone alle prese con il lockdown. 

Ma questo è solo un assaggio, molto altro vi aspetta nell'edizione XXIII di Framing the World!


DIRITTI UMANI

Egitto, ulteriore estensione della custodia cautelare per Patrick Zaki. Arrestato al Cairo il 7 febbraio e torturato durante l’interrogatorio, il ricercatore egiziano studente all'Università di Bologna e attivista presso l'Iniziativa Egiziana per i diritti personali è accusato per i reati di "istigazione a proteste e propaganda di terrorismo sul proprio profilo Facebook". Reati che il Codice di procedura penale egiziano non configura come ragionevoli cause per la detenzione, eppure il rilascio continua ad allontanarsi: le udienze del 22 febbraio e del 7 marzo hanno prolungato di 15 giorni ciascuna la custodia cautelare. È del 30 marzo il terzo rinvio e del 6 aprile il quarto, in seguito al quale non è stata fissata una nuova data per l’udienza a causa dell'emergenza coronavirus che ha bloccato l'attività giudiziaria in Egitto.

(Sara Squadrani)

Internet e COVID-19, tra restrizioni e abuso. Diversi paesi hanno imposto restrizioni all’uso di internet: misure condannate dalle Nazioni Unite, che ostacolano la diffusione delle informazioni necessarie alla prevenzione del virus e la possibilità di fornire aiuti sanitari, aggravando anche le preesistenti crisi umanitarie. In Bangladesh gli effetti sono amplificati nei campi profughi Rohingya. In India le restrizioni colpiscono la regione del Kashmir, in Myanmar cinque città e in Etiopia tre intere zone. In parallelo, nuove tecnologie di riconoscimento facciale o di localizzazione e monitoraggio dello stato di salute dei cittadini sono implementate in sempre più paesi stimolando il dibattito tra sicurezza e tutela della privacy che tiene occupata in primis l’Europa, al lavoro verso una o più soluzioni conformi al GDPR.

(Sara Squadrani)

India, il "lockdown" innesca una migrazione interna. In seguito al lockdown e al blocco delle attività produttive iniziato il 25 marzo, centinaia di migliaia di lavoratori hanno cominciato a spostarsi dalle grandi città verso i territori di origine causando affollamenti nelle stazioni e ai confini di Stati e Territori dell’Unione. L’obbligo di rimanere in casa si traduce in impossibilità di trovare sostentamento per i lavoratori migranti e a giornata, e il distanziamento sociale è una pratica impossibile per senzatetto, sfollati, rifugiati e detenuti. Il governo indiano ha messo in atto misure limitate per il sostegno dei più vulnerabili e l’Alto Commissario ONU per i diritti umani è intervenuto per condannare gli abusi della polizia e invitare il governo e la società civile a fare di più per gestire l’emergenza.

(Sara Squadrani)

Balcani, il confinamento dei migranti a causa del COVID-19”. La rotta migratoria tra i Balcani non è mai stata di facile percorrenza, e lo è ancora meno a causa della pandemia in corso. Da giorni i migranti vengono bloccati lungo le strade e trasportati a forza verso centri di detenzione per il confinamento. Situazioni analoghe si stanno verificando a Sarajevo, così come in altre zone dei Balcani e anche vicino alla Croazia. I profughi dovranno ora far fronte anche all’assunzione dei “pieni poteri” da parte di Viktor Orbàn in Ungheria. Il timore per il virus è grande, soprattutto in paesi in cui il sistema sanitario non è adeguatamente sviluppato. Le misure repressive messe in atto hanno spinto tantissimi migranti a fuggire dagli abusi delle autorità, abusi aspramente criticati e condannati dalle ONG presenti nell’area.

(Martina Pignatelli)

Libia, la crisi umanitaria si aggrava. L’inasprirsi del conflitto in Libia e la minaccia del COVID-19 stanno pesantemente aggravando la crisi umanitaria nel paese. A un anno dall’inizio del conflitto, e nonostante un accordo provvisorio per una tregua umanitaria, nell’ultima settimana gli scontri si sono notevolmente intensificati. La situazione si è deteriorata anche per gli sfollati, che non hanno ora modo di tornare in modo sicuro nel proprio paese di origine. La presenza del Coronavirus non ha fatto che peggiorare la situazione, suscitando timori per la risposta che le strutture sanitarie del paese sono in grado di dare alla possibile emergenza. Proprio per questo motivo, l’UNHCR sta fornendo supporto tramite l’invio di generatori, ambulanze, container e cliniche da campo, oltre che tramite attività di sensibilizzazione per la popolazione.

(Martina Pignatelli)

Portogallo, permessi ai migranti per combattere il Corona. Per far fronte all’emergenza causata dal COVID-19 e garantire assistenza sanitaria a tutti coloro che sono presenti in territorio portoghese, il Ministero degli Interni ha deciso di concedere il permesso di soggiorno a tutti gli immigrati che ne avessero già fatto richiesta. La misura avrà effetto fino al 1° luglio 2020. La portavoce del Ministero degli Interni, Claudia Veloso, ha dichiarato che “le persone non dovrebbero essere private del diritto alla sanità e ai servizi pubblici” e che in questa situazione di emergenza “i diritti dei migranti devono essere garantiti”. Lo Stato, inoltre, non si può permettere di avere sul proprio territorio persone che sfuggono ai controlli e al monitoraggio sanitario.

(Martina Pignatelli)

Martina Pignatelli e Sara Squadrani


ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE

Borse, una possibile normalizzazione. Dopo aver toccato il ‘fondo’ il 23 Marzo, le borse americane rialzano la testa per i segnali positivi sul Covid-19 in arrivo dall’Europa e per i ripetuti programmi di sostegno messi in atto dal governo. La scorsa settimana, nonostante la chiusura del Venerdì Santo, è stata la migliore dal 1974 con un +13% che porta il rialzo totale dai minimi di marzo al +25%. L’ultima iniziativa di sostegno in ordine cronologico è arrivata dalla FED (la banca centrale), che ha annunciato prestiti per $2.3 trilioni a piccole e medie aziende, città e Stati, mentre altri $250 miliardi di aiuti federali alle piccole imprese sono stati bloccati dai Democratici al Senato, scatenando la protesta di repubblicani e imprenditori. Da oggi inizia la pubblicazione dei conti trimestrali, che potranno dare una prima parziale stima dei danni economici dell’epidemia.

Italia, sostegno all’economia. Il governo ha annunciato aiuti per €400 miliardi, ma ciò non basta a rassicurare il tessuto produttivo italiano. I dubbi da un lato sono sull’entità degli aiuti, visto che 200 miliardi sono in crediti all’esportazione e 200 invece sono effettivamente di garanzie (e non di prestiti veri e propri), ma anche sulle procedure burocratiche. Infatti, quando sarà firmato, il decreto dovrà essere approvato dalla Commissione Europea, procedura che non incontrerà ostacoli ma che richiede alcuni giorni. Dopodichè la parola passa alle banche, che hanno tra 5 e 21 giorni per valutare la solvibilità delle imprese. Inoltre, i prestiti sopra i €25.000 potranno arrivare solo al 15% del fatturato del 2019, e questo importo coprirebbe a malapena le tasse in scadenza il 30 giugno, tantomeno stimolare la ripartenza.

Petrolio, l’OPEC raggiunge un accordo. Il greggio ha toccato i livelli più bassi degli ultimi 18 anni in seguito al crollo della domanda provocato dalla pandemia, ma soprattutto dalla guerra commerciale tra sauditi e russi. Tuttavia, sembra essere stato raggiunto il punto in cui i prezzi non sono più sostenibili da alcun paese produttore, sicuramente dagli USA e dalla Russia e possibilmente anche dall’Arabia, così che la minaccia americana di imporre dazi sulle esportazioni di petrolio ha avuto l’effetto desiderato di mettere d’accordo russi e sauditi su un taglio della produzione di 10 milioni di barili al giorno (mbpd), taglio sostenuto anche dal G20 di venerdì scorso che ha accordato altri 5 mbpd in meno. Non si registrano aumenti delle quotazioni, anzi, il prezzo è sceso di circa $2 perché ritenuto insufficiente rispetto ad una diminuzione della domanda di 30 mbpd.

USA, il lavoro in crisi. Gli americani che hanno fatto richiesta per lo status di disoccupati hanno raggiunto la cifra record di 17 milioni di persone, arrivando a valori non visti dal 1929. Se si confronta questo numero con i dati europei si potrebbe rimanere spaventati, ma la spiegazione va ricercata nell’assenza di un regime di cassa integrazione negli USA, così che i licenziamenti temporanei sono necessari a salvare le aziende. Può sembrare molto duro, ma va ricordato che ai sussidi statali, la cui durata è stata raddoppiata a 3 mesi, sono stati aggiunti 600 dollari a settimana per 4 mesi. Inoltre, le previsioni dicono che la grandissima maggioranza di chi è rimasto a casa verrà riassunto non appena le aziende riapriranno, e che il tasso di disoccupazione tornerà in pochi giorni (non mesi) ai livelli pre-crisi.

Mondo, popolazione e risorse. La scommessa tra Ehrlich e Simon sulla sovrappopolazione si arricchisce di un nuovo capitolo. Nel 1968 Ehrlich, biologo, pronosticò che l’aumento della popolazione avrebbe causato la scarsità delle risorse naturali. Simon, economista, rispose che la maggiore domanda di questi beni avrebbe sì portato a prezzi più alti, ma anche che questi sarebbero stati dei potenti incentivi a cercare nuovi giacimenti o risorse sostitutive. I due scommisero sulla direzione del prezzo di 5 metalli, che sarebbero saliti secondo Ehrlich e diminuiti per Simon: 1990 Ehrlich inviò un’assegno a Simon. In questo senso, il prezzo del petrolio nel 2020 si inserirebbe nel trend declinante (aggiustato per l’inflazione) iniziato nel 1863 e interrotto solo dall’embargo degli anni ‘70 e dal conflitto in Iraq.

Leonardo Aldeghi


AFRICA SUB SAHARIANA

Coronavirus, i numeri del continente africano all’11 aprile. Ad oggi i numeri ufficiali relativi ai malati di Covid-19 devono ancora essere sottoposti a verifiche e conferme ufficiali. Con tutte le difficoltà del caso che possono insorgere quando si parla dell’Africa. Tuttavia, all’11 aprile si parla di più di 12.300 persone infette, 632 decessi e 1.632 guariti, contando tutti i 52 Paesi africani e non solo quelli Subsahariani. Due Stati, Lesotho e Comore, ancora non registrano casi collegati al Covid-19. Il Sud Africa guida questa classifica sfiorando i 2000 casi, seguono l’Egitto, l’Algeria e il Marocco, rispettivamente con 1.699, 1.666 e 1.374 contagi.

Economia, situazione complicata per il Continente. Non giunge come una notizia improvvisa, in quanto la fragilità dell’economia africana è ben nota. Ciononostante, non più di dieci giorni orsono l’ONU ha preso una posizione più forte (con la presentazione del proprio piano di azione, il 31 marzo). Essa ha ivi indicato la necessità di una moratoria sul debito dei Paesi africani che, a detta loro, devono mobilitare risorse pari al 10% del PIL (3000 miliardi di dollari) per fare fronte alla crisi, di pari passo a un’aumentata capacità di azione di coordinamento del Fondo Monetario Internazionale. Il Segretario Generale, Antonio Guterres, pur riconoscendo l’esistenza di una molteplicità di modelli, ha invitato a non cedere alle tentazioni protezionistiche e a “testare, testare, testare” come migliore approccio.

Mali, l’unico ostaggio permane Soumaïla Cissé. Come scritto nello scorso numero di FtW, il Leader dell’Opposizione maliana era stato sequestrato probabilmente da una cellula jihadista legata a Amadou Koufa insieme al suo entourage nel corso di un viaggio legato alla campagna elettorale nel Nord del Mali. Nei giorni successivi sono state liberate alcune delle persone che lo seguivano, inizialmente cinque e poi altre quattro. Tuttavia, una guardia del corpo ha perso la vita probabilmente negli scontri. Le negoziazioni per il rilascio di Cissé proseguono, nella speranza di poterne ottenere la liberazione.

Sanità, in Africa mancano gli strumenti necessari. Anche in questo caso non si tratta di una situazione inattesa: i sistemi sanitari africani non sono pronti per affrontare una situazione di crisi come quella attuale. Ad oggi il numero di infetti è ancora ridotto, ma potrebbe aumentare costantemente portando ad una maggiore richiesta di strumentazione utile a trattare i casi più gravi. Inoltre, ottenere informazioni sugli strumenti a disposizione è complesso e molte autorità non hanno confermato alle grandi agenzie le quantità ufficiali con riferimento ai posti letto in terapia intensiva e i respiratori. Per un’analisi più approfondita di tali numeri è possibile leggere il seguente articolo di Jeune Afrique.

Sud Africa, i membri del governo donano ⅓ del proprio salario. È notizia dell’11 aprile, quella che annuncia che il Presidente del Sud Africa e tutti i membri del proprio gabinetto doneranno il 33% del proprio stipendio per aiutare il Paese nella lotta al Coronavirus.

Marcello Alberizzi


AMERICA DEL NORD

Stati Uniti, tra Covid-19 e ritiro del candidato Sanders. Il mese di marzo ha visto aumentare in maniera graduale, e allo stesso tempo intensa, i casi di contagio registrati negli Stati Uniti, in tutti gli Stati del Paese. La gestione dell’emergenza costituirà uno degli elementi chiave per la possibile rielezione del Presidente Trump a novembre 2020. D’altra parte, sul fronte democratico, Tulsi Gabbard, rimasta in lizza nella corsa dem si è ritirata 19 marzo. In effetti, la candidata aveva scarse (se non nulle) possibilità di successo dati i delegati ottenuti, cioè solamente 2, contro i 914 di Sanders e i 1.217 di Biden. Ancora, è di pochi giorni fa (8 aprile) la notizia del ritiro di Bernie Sanders dalla corsa per la nomination democratica. Così, Joe Biden sarà verosimilmente colui che verrà nominato alla Convention democratica di agosto per battersi contro Donald Trump.

Canada, discussione su Covid-19 da parte del Ministro degli esteri Champagne. François-Philippe Champagne, Ministro degli esteri canadese, ha organizzato una call con gli omologhi di Australia, Brasile, Francia, Germania, Indonesia, Marocco, Perù, Singapore, Sud Africa, Turchia e Regno Unito. Focus centrale del meeting è stata la discussione sulle risposte e gli aggiornamenti sulla pandemia di Coronavirus. I ministri dei paesi coinvolti hanno ribadito l’importanza dell’assistenza consolare ai loro cittadini e il bisogno di assicurare flussi transfrontalieri dei beni e prodotti essenziali. Ricordiamo, all’8 aprile, che i casi fino ad ora registrati in Canada sono oltre 19mila, di cui i più numerosi sono in Québec.

Messico, inversione di rotta sul Covid-19? Inizialmente il Presidente AMLO ha sottovalutato l’emergenza Covid-19, al punto da incitare - in una certa misura - i cittadini messicani ad uscire di casa. Ora, invece, a partire da fine marzo è scattato il piano “quédate en casa” (il nostro “resta a casa”) e si sono messe a disposizione tutta una serie di informazioni riguardo la pandemia, le regole di comportamento, adeguandosi alla maggior parte dei paesi del mondo. In aggiunta, vi sono delle infografiche la cui protagonista è un avatar di nome “Susana Distancia” che, tramite un gioco di parole, sta a significare “la sua sana distanza”, per l’importanza del mantenimento della distanza interpersonale.

Marta Annalisa Savino 


AMERICA DEL SUD

Argentina, si prepara la fase 2 per affrontare il Coronavirus. Il governo, dopo aver deciso di prolungare il periodo di quarantena obbligatoria fino al 27 aprile per evitare ulteriori contagi durante la “Semana Santa”, ha già iniziato a delineare la seconda fase del piano di contenimento nazionale. Quest’ultima si realizzerà in modo graduale con l’obiettivo in primis di favorire una ripresa delle attività economiche. Le scuole rimarranno chiuse, la pubblica amministrazione continuerà a utilizzare lo “smart working” e gli eventi pubblici resteranno sospesi. Con buona probabilità queste misure verranno attuate dopo la prima metà di maggio, quando secondo gli esperti sarà superato il picco dei contagi.

Brasile, Bolsonaro denunciato alla CPI per crimini contro l’umanità. L'Associazione Brasiliana di Avvocati per la Democrazia (ABJD) ha deciso di denunciare il presidente Bolsonaro di fronte alla Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità. La denuncia è partita in seguito alla sua reticenza di seguire le direttive dell’OMS e del Ministero della Salute, chiedendo ai cittadini di tornare a lavorare, mettendoli così a rischio contagio. Per l'ABJD, il Presidente sarebbe colpevole anche di “crimine di epidemia”, fattispecie prevista dal codice penale brasiliano che prevede pene severe a chiunque, malato o in quarantena, arrechi danni ad altri con un comportamento irresponsabile.

Bolivia, appello ai cittadini per un miglioramento della prevenzione. Il governo boliviano ha lanciato domenica scorsa un invito aperto ai cittadini per presentare proposte volte a rafforzare le già presenti strategie di prevenzione da Covid-19. Al momento dell’appello, Il ministro della Presidenza, Yerko Nuñez, ha voluto sottolineare su Twitter il motivo di tale scelta: “L'emergenza sanitaria richiede unità, solidarietà e la pratica dei più alti valori umani. Invito a presentare proposte che contribuiscano a rafforzare e migliorare le misure già adottate per preservare la salute e la vita dei boliviani".

Colombia, l'ambasciatore in Uruguay chiamato a giudizio per traffico di cocaina. Il procuratore generale della Colombia, Fernando Barbosa, ha annunciato che l’ambasciatore colombiano in Uruguay, Fernando Sanclemente, è stato chiamato a giudizio a seguito del ritrovamento di tre laboratori di cocaina in una fattoria di sua proprietà a Guasca. Durante l'operazione del 28 febbraio nella fattoria di Sanclemente sono stati trovati diversi prodotti chimici e nove chili di cocaina a dimostrazione del fatto che i laboratori erano in uso al momento dell’operazione. L'ambasciatore ha categoricamente negato qualsiasi coinvolgimento in questi eventi.

Cuba, garantita alla Chiesa la più alta visibilità mediatica degli ultimi 60 anni. In una decisione senza precedenti, il governo di Miguel Díaz-Canel ha appoggiato la richiesta dei vescovi cubani di una speciale copertura religiosa durante la Settimana Santa. Non potendo più avere i fedeli alle messe per via del Covid-19, i vescovi potranno però celebrare i rituali religiosi in diretta radio e attraverso i media ufficiali, con una possibile proroga dopo la Pasqua purché rimangano in vigore le restrizioni imposte dal governo. È dal 1959, l’anno del trionfo della rivoluzione cubana e l’arrivo al potere di Fidel Castro che la Chiesa non godeva di una tale visibilità mediatica.

Venezuela, iniziato il rientro degli esuli per i servizi sanitari gratuiti offerti dal governo. Sabato scorso il governo venezuelano ha favorito il rientro di un primo gruppo di esuli venezuelani, di ritorno nel paese per poter usufruire del Servizio Sanitario Nazionale gratuito, messo a disposizione dal governo. In tal senso, ha fatto scalpore un video che mostrava più di 1.200 esuli, scortati dalla polizia colombiana alla frontiera tra i due paesi. "Una volta rientrati, tutti gli esuli vengono valutati dal punto di vista clinico con test di screening per Covid-19”, ha poi commentato su Twitter il ministro degli esteri venezuelano Arreaza, sottolineando come questa sia solo la prima fase di un lungo processo.

Domenico Barbato


ASIA ED ESTREMO ORIENTE

Cina, incertezza nei contatti. Nelle ultime settimane sono sorte diverse preoccupazioni in merito alla veridicità e all’esattezza dei contagi riportati dalla Cina. Il portavoce del ministro degli esteri Hua Chunying ha reagito fortemente alle accuse mosse al suo paese, sostenendo che la Cina avrebbe fornito sempre dati affidabili e trasparenti. Il diplomatico Zhao Lijian è tornato dal Pakistan e ha ricevuto un grande benvenuto. Per quanto inusuale, questo ha un forte valore simbolico: pare che una nuova categoria di diplomatici cinesi stia emergendo, molto più assertivi e “combattivi”.

Giappone, Lockdown? Lo stato di emergenza annunciato martedì 7 riguarda solo Tokyo, le vicine Chiba, Kanagawa e Saitama, Osaka e Hyogo a ovest e Fukuoka a sud. Sono solo sette delle 47 prefetture del Giappone. I residenti sono pregati di evitare viaggi non essenziali all'interno e all'esterno delle aree designate, ma non ci sono restrizioni di viaggio. Alcuni residenti di Tokyo sono stati criticati per essersi precipitati a fuggire da Tokyo verso la campagna. Il trasporto pubblico funziona normalmente. La ragione della reticenza dei giapponesi ad usare misure punitive contro i cittadini risiede nella memoria storica delle violazioni dei diritti da parte delle autorità durante la seconda guerra mondiale.

Corea del Sud, tempo di elezioni! In Corea del Sud, le elezioni parlamentari stanno procedendo finora in modo relativamente scorrevole. Il governo sta cercando di convincere i suoi 44 milioni di elettori eleggibili che è sicuro lasciare le loro case per andare alle urne, anche se sta esortando il pubblico ad evitare grandi riunioni e a rispettare la distanza sociale. La Corea del Sud ha mobilitato eserciti di funzionari pubblici, compresi giovani che fanno il dovere civico al posto del servizio militare obbligatorio, per preparare le elezioni. Hanno disinfettato 14.000 postazioni di voto in tutto il Paese e hanno segnato le file di attesa a intervalli di tre metri, in modo che gli elettori evitino di stare troppo vicini.

Nord Corea, Coronavirus anche qui? La Corea del Nord ha chiesto misure più severe e approfondite contro il coronavirus in una riunione presieduta dal suo leader Kim Jong Un, ha riferito i media statali, senza riconoscere se il Paese avesse segnalato infezioni. La Korean Central News Agency (KCNA) ha dichiarato domenica scorsa che il virus ha creato ostacoli agli sforzi del Paese nella sua costruzione economica, descrivendo la pandemia come "un grande disastro che minaccia l'intera umanità, indipendentemente dai confini e dai continenti".

India, un nuovo lockdown. Il primo ministro indiano Narendra Modi ha deciso di estendere il lockdown in tutto il paese per contenere l'epidemia di coronavirus. Lo ha reso noto l’altro ieri il capo del governo dello stato di Delhi, Arvind Kejriwal, senza dire per quanto tempo sarebbe prolungata l'estensione delle misure di isolamento. Il blocco di 21 giorni in India (dove si registrano 7.600 casi di coronavirus e 249 morti) termina martedì, ma diversi Stati hanno sollecitato Modi a estenderlo ulteriormente, anche se sono aumentate le preoccupazioni riguardo milioni di persone che hanno perso il lavoro.

Stefano Sartorio

EUROPA OCCIDENTALE E UNIONE EUROPEA

Italia, stop all’immigrazione. In seguito alla situazione emergenziale che il Paese sta affrontando per contrastare il Covid-19, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha dichiarato che i porti italiani non possono essere più considerati sicuri per le navi che non battono bandiera italiana. Non ci sarebbero le condizioni sanitarie in linea con la Convenzione di Amburgo. La questione è emersa in seguito alla richiesta di soccorso da parte della nave ONG tedesca Alan Kurdi, che continua ad operare al largo della Libia. L’UNHCR ha invitato il governo italiano a continuare ad accogliere le richieste di asilo delle persone che fuggono dalla guerra, temendo un aumento delle partenze dovuto alla stagione estiva.

(Leonardo Cherici)

Regno Unito, Boris Johnson in ospedale. Le condizioni del primo ministro britannico si sono aggravate in seguito all’infezione da Covid-19: dopo un periodo di isolamento domiciliare, è stato trasportato in ospedale e ricoverato in terapia intensiva per alcuni giorni. Numerosi i messaggi di sostegno da parte di tutta la comunità internazionale. Temporaneamente, il Paese è guidato da Dominic Raab, Primo Segretario di Stato e Ministro degli Esteri del governo di Boris Johnson. La scorsa settimana è cambiato anche il leader del Partito Laburista: Keir Starmer ha preso il posto di Jeremy Corbyn. Sicuramente su posizioni più moderate, Starmer ha fatto sapere di voler mantenere i punti chiave di nazionalizzazione del suo predecessore.

(Leonardo Cherici)

Italia, le opposizioni all’attacco. Come era prevedibile, le decisioni raggiunte all’Eurogruppo hanno prodotto una netta spaccatura nel Paese. La coalizione di centro-destra attacca l’esecutivo, colpevole di aver accettato il Meccanismo Europeo di Stabilità e aver ceduto sugli Eurobond. Il Premier Conte ha replicato duramente in conferenza stampa, invitando Giorgia Meloni e Matteo Salvini a non distorcere la realtà e a non indebolire il governo, arrecando un danno a tutto il Paese. Nel frattempo, il Partito Democratico ha proposto un “contributo di solidarietà” sostenuto dai più ricchi che, in pratica, si tradurrebbe in una tassa sui redditi sopra a 80.000€ per gli anni 2020-21.

(Leonardo Cherici)

EU, le prime misure europee contro la crisi. Valdis Dombrovskis, Vice-presidente esecutivo della Commissione Europea, durante un'intervista concessa alla testata giornalistica italiana “La Repubblica”, ha parlato delle modalità con cui l’Unione sta cercando di reagire alla crisi dovuta al Covid-19. Il vice-presidente ha sottolineato come l’UE abbia già messo a disposizione 100 miliardi di euro che i governi potranno usare per affrontare disoccupazione, sostegno alle aziende e sostegno alla pubblica amministrazione. Inoltre, l’ex primo ministro lettone ha voluto chiarire che l’UE ha già agito sospendendo il Patto di Stabilità; inoltre, Bruxelles permetterà l’uso dei fondi europei senza vincoli. Durante l’intervista, Dombrovskis ha anche chiarito come verranno reperiti questi fondi, per ogni dettaglio potrete trovare le informazioni al seguente link.

(Dario Pone)

Covid-19, un invito ad agire. Paolo Gentiloni, Commissario europeo all’Economia, ha spinto gli Stati membri dell’Unione a non tardare nel prendere misure per affrontare la crisi imminente. Facendo un parallelismo con la situazione europea dopo la Seconda Guerra Mondiale e il Piano Marshall, Gentiloni ha affermato che è necessario un piano con le stesse caratteristiche, ma con importi superiori. Nell’intervista rilasciata a Die Welt, il Commissario ha sottolineato che non è questo il tempo per indugiare. L’UE, di concerto con gli Stati membri, deve agire con importanti misure economiche per affrontare disoccupazione, bancarotta delle imprese e altre numerose questioni. Concludendo l’intervista, l’ex Primo Ministro italiano ha anche affrontato la possibile opposizione dei paesi del nord agli aiuti economici per Stati membri con crescenti debiti pubblici; Gentiloni è apparso fiducioso riguardo all’accettazione di nuove misure economiche da parte di questi Stati.

(Dario Pone)

Eurogruppo, accordo trovato. Dopo diversi giorni di negoziazioni, sembra che all’interno dell’Eurogruppo sia stato trovato un accordo per un piano di aiuti UE al fine di contrastare la crisi economica creata dalla pandemia di Covid-19. I membri dell’Unione useranno il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) con modalità flessibili. L’intesa, proposta da Francia e Germania, metterà a disposizione 500 miliardi di euro che il meccanismo garantirà per “sostenere il finanziamento dell’assistenza sanitaria”. Nelle settimane precedenti, si sono tenute diverse discussioni tra i leader europei per trovare una soluzione: Germania e Olanda proponevano di usare il MES ed evitare un incremento del debito pubblico per contrastare la crisi, mentre l’Italia non avrebbe permesso questa scelta se il MES non avesse cambiato caratteristiche. Il Primo Ministro italiano Giuseppe Conte ha richiamato più volte la necessità di euro/coronabond per finanziare la ripresa, ma non si è proseguito su questa strada, sebbene nella lettera del Presidente dell’Eurogruppo Centeno ci siano riferimenti a strumenti di debito comune.

(Dario Pone)

Leonardo Cherici e Dario Pone 


EUROPA CENTRO-ORIENTALE E RUSSIA

Russia e cambiamento climatico, tra rischi e opportunità. Le previsioni dell’impatto del cambiamento climatico e del conseguente innalzamento della temperatura globale sul vasto territorio russo non sono di certo rassicuranti. Il Dott. Vladimir Kattsov, una delle voci più rilevanti per quanto riguarda lo studio del fenomeno nel panorama scientifico russo, afferma che un aumento della temperatura terrestre potrebbe causare seri danni al Sistema Paese di Mosca; per fare un esempio, un aumento variabile delle temperature, da un minimo di 4.7 a un massimo di 11 gradi Celsius a ridosso del territorio russo, potrebbe dare origine a forti alluvioni nella regione orientale (verso la Siberia) e a incendi e ondate di siccità nelle regioni più miti. Un forte allarme deriva dalla concreta possibilità di un graduale scioglimento del permafrost, un evento che causerebbe seri danni al sistema delle infrastrutture e dei trasporti russo. Tuttavia, l’analisi di Kattsov mette in evidenza anche un vantaggio cruciale che l’aumento della temperatura terrestre fornirebbe a Mosca: la possibilità di navigare le acque artiche per periodi sempre più estesi durante l’anno rappresenta un’opportunità storica per permettere alla Russia di espandere la sua influenza verso il nord Europa e verso l’Asia.

(Andrea Vassallo)

Il Presidente Lukashenko sul post Covid-19: un futuro incerto. In questi ultimi giorni, diverse sono state le analisi proposte su come immaginare il mondo una volta terminata la pandemia globale. Dopo aver subito forti critiche per aver negato la presenza del virus in Bielorussia, Alexander Lukashenko ha dichiarato di essere preoccupato non tanto per l’emergenza sanitaria, quanto per lo stato in cui troveremo il mondo che abbiamo lasciato. La crisi economica che il Coronavirus sta generando metterà a rischio il valore delle valute nazionali e, di conseguenza, il potere di acquisto dei singoli Stati. Per Lukashenko, è fondamentale che gli Stati si appellino alle proprie capacità economiche e riserve di risorse per evitare il collasso; da qui, la decisione del Presidente di non fermare l’industria bielorussia. Sulle iniziative internazionali a sostegno dei Paesi colpiti, Lukashenko si esprime con sospetto: saranno i più forti a trarre vantaggio da questa crisi e a rimodellare il mondo post Covid-19?

(Andrea Vassallo)

Ucraina, continua il dibattito su Crimea e Donbass. Nonostante anche l’Ucraina sia stata travolta dalla pandemia globale, le discussioni interne su come procedere nelle negoziazioni con la Russia non sono cessate. Una nuova e forte dichiarazione arriva dal Ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, il quale afferma che Putin non ha altra scelta se non quella di abbandonare la Crimea e il Donbass; la dichiarazione è avvenuta durante una riunione del Consiglio Atlantico. La sfida maggiore per la buona riuscita dei negoziati è costruire una fiducia reciproca tra le Parti in causa, ha proseguito Kuleba; una missione non facile in quanto la Russia continua a negare qualsiasi suo coinvolgimento diretto nei conflitti all’interno del territorio ucraino. Sono ancora molti i punti da trattare e un accordo di pace sembra ancora lontano; una linea compatta da parte dell’OSCE sarà fondamentale per risolvere una crisi iniziata ormai 6 anni fa.

(Andrea Vassallo)

UE, Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca condannate. La Corte Europea di Giustizia ha sentenziato che Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia sono colpevoli di non aver rispettato le direttive del meccanismo di ricollocazione dei migranti creato nel 2015 dalla UE. L’ordine pubblico era stata inizialmente la motivazione con cui questi paesi si erano sottratti all’adempimento dei loro doveri comunitari. Il 2 aprile 2020 la Corte, dopo il ricorso fatto dalla Commissione Europea, ha intimato a questi Stati di assolvere i loro obblighi per quanto concerne il collocamento migranti. La decisione di suddividere i migranti all’interno degli stati UE era stata presa dal Consiglio dell’Unione affinché si potessero aiutare Italia e Grecia, che a quel tempo nei mesi centrali del 2015 erano in serie difficoltà nell’affrontare gli sbarchi provenienti dal Nord Africa. Se anche questa volta Ungheria Polonia e Repubblica Ceca non rispetteranno le richieste dell’Unione, la Corte imporrà sanzioni pecuniarie per tali violazioni.

(Dario Pone)

EU: un nuovo inviato speciale nei Balcani. Miroslav Lajcak, ex Ministro degli Esteri slovacco sarà il nuovo inviato speciale dell’Unione Europea per implementare e gestire le negoziazioni e i dialoghi tra Bruxelles e Pristina per quanto riguarda la questione enlargement e altre dinamiche. Inoltre, l’inviato speciale avrà il difficile compito di stabilizzare le relazioni tra Serbia e Kosovo che negli ultimi anni sono diventate molto complicate da gestire. Infine, il dovere di Lajcak sarà quello di appianare le tensioni che negli ultimi anni sono sorte tra le nazioni balcaniche e l'UE. Per quanto riguarda quest'ultimo punto, è necessario sottolineare che la questione dell’enlargement svolgerà un ruolo fondamentale in tali relazioni. Infatti, Serbia Albania e Macedonia del Nord sono all'interno del processo per diventare membri dell'Unione Europea. Sembra un compito molto complicato da portare a termine, ma i risultati precedentemente conseguiti da Lajcak sono di buon auspicio.

(Dario Pone)

Balcani, la richiesta alle istituzioni UE. In questa complicata situazione sanitaria dovuta alla pandemia di COVid-19, la cooperazione tra nazioni è diventata sempre più cruciale affinché si possa combattere la diffusione del virus. Nikola Dimitrov, Ministro degli Esteri della Macedonia del Nord, sta tentando di risolvere una questione di particolare importanza che affligge i paesi balcanici non membri dell’Unione Europea. Infatti, non essere parte del mercato comune può essere davvero problematico in questa situazione. Tra l'UE e i suoi vicini non membri nei Balcani c’è un regolamento che restringe il commercio di alcuni materiali medici di protezione personale. Il ministro, parlando per la propria nazione e anche per conto di Albania, Serbia, Montenegro, Bosnia Erzegovina e Kosovo, sta provando a evitare il blocco alle esportazioni di questi prodotti al fine di garantire sicurezza al personale medico. Dimitrov ha mandato un invito alla Commissione Europea a considerare l’allentamento della regolamentazione.

(Dario Pone)

Andrea Maria Vassallo e Dario Pone 


MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)

Siria, il fronte di Idlib e le accuse dell’OPCW. Nonostante il cessate fuoco dichiarato il 5 marzo, il fronte di Idlib continua ad essere il più caldo nel teatro siriano. Le ostilità tra le truppe di Damasco e le fazioni anti-regime, seppur in misura ridotta rispetto a prima, persistono. In più, i pattugliamenti congiunti delle truppe di Ankara e Mosca, previsti nell’accordo per il cessate il fuoco, faticano a realizzarsi a causa dell’opposizione dei ribelli siriani. Al di là delle vicende nella provincia di Idlib, merita particolare attenzione il report dell’OPCW (Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons) pubblicato mercoledì 8 aprile. Per la prima volta, tale Organizzazione ha certificato la responsabilità di Damasco per una serie di attacchi chimici perpetrati nella Regione di Hama (ovest siriano) nel marzo 2017.

(Vincenzo Battaglia)

Afghanistan, la questione dello scambio prigionieri e la situazione COVID-19. Dopo settimane di stallo e conseguenti ritardi, l’8 aprile il governo afghano ha liberato i primi 1000 prigionieri talebani. Il giorno precedente, gli studenti coranici avevano minacciato di ritirarsi dai negoziati a causa dei ritardi attribuiti alle autorità di Kabul. Sbloccata la prima tranche di militanti rilasciati, nei prossimi giorni dovrebbero essere rilasciati altri talebani, così come previsto dall’accordo siglato tra questi ultimi e gli USA (5000 talibans liberati in cambio di 1000 esponenti politici afghani). Nel frattempo, le preoccupazioni legate al contagio del COVID-19 stanno aumentando, a fronte di più di 400 casi in tutto il Paese. Il numero più elevato di positivi è concentrato anzitutto nella provincia orientale di Herat, confinante con il focolaio mediorientale del Coronavirus: l’Iran.

(Vincenzo Battaglia)

Yemen, la coalizione filo-saudita annuncia il cessate il fuoco. L’Arabia Saudita ha annunciato il cessate il fuoco in Yemen, che è iniziato giovedì e si prolungherà per due settimane. La decisione saudita, presa a seguito di vari appelli della comunità internazionale, è motivata dalla volontà di prevenire la diffusione del contagio da COVID-19 nello Stato yemenita. Tuttavia, secondo vari analisti, tale scelta sarebbe in realtà frutto delle difficoltà che la casa saudita sta vivendo a livello nazionale e regionale. Stando a quanto riportato da al Jazeera, i ribelli houthi avrebbero già respinto il cessate il fuoco dichiarato unilateralmente da Riad. Intanto, il 10 aprile è stato annunciato il primo caso positivo di contagio da coronavirus nel Paese, nella provincia meridionale di Hadramout (controllata dal governo). Ciò è preoccupante alla luce delle condizioni in cui versa attualmente lo Yemen, flagellato da un conflitto che perdura da anni e pertanto non in grado di rispondere adeguatamente all’emergenza sanitaria.

(Vincenzo Battaglia)

Iraq, continua la crisi di governo. A partire dalle dimissioni di Mahdi, la scena politica irachena è stata costellata di ritiri e fallimenti. Infatti, anche Adnan al-Zurfi, incaricato a marzo dal presidente iracheno Barham Salih di formare un nuovo governo, si è ritirato sotto le crescenti pressioni da parte dell’opposizione. Nonostante la rinuncia, il governatore di Najaf ha tenuto a rimarcare il fatto che ogni sua azione è stata portata avanti con l’intento di dare una risposta chiara alle piazze che invocano riforme a tutto campo. Naturalmente, lo scoppio della pandemia di Covid-19 ha reso ancor più difficile la buona riuscita della missione di Zurfi. Ora, a prendere in mano le redini della situazione cercando di dare all’Iraq un nuovo esecutivo è Mustafa al-Kadhimi, attuale capo dell'intelligence irachena; si tratta del terzo tentativo nell’arco di due mesi.

(Federica Sulpizio)

Tunisia, un simbolo del Nord Africa alle prese con la pandemia. Con un numero in fin dei conti esiguo di contagi da coronavirus (circa 600 e una trentina di decessi), il paese ha adottato misure stringenti in vista del picco. Simbolo del momento di eccezionale emergenza è la votazione da parte del parlamento tunisino a favore dell’entrata in vigore di una norma costituzionale, la quale permette all’esecutivo di esercitare la funzione legislativa - tramite decreti legge - per un periodo massimo di 2 mesi. Per assicurare lo svolgimento democratico di tali procedimenti, il parlamento ha dichiarato che sorveglierà da vicino l’azione del governo. Nel paese sono molti coloro che violano il lockdown per recarsi a lavoro, preferendo la detenzione alla fame. Proprio per il rischio di grave recessione della Tunisia, il FMI ha approvato lo stanziamento di aiuti volti a fronteggiare le conseguenze del coronavirus.

(Federica Sulpizio)

Egitto, il secondo paese nordafricano più colpito dal Covid-19. Dopo l’Algeria, al momento risulta essere l’Egitto uno dei paesi in cui il coronavirus si è diffuso maggiormente (circa 1500 casi). Ciò ha portato il paese a prendere decisioni drastiche, come ad esempio imporre il coprifuoco notturno (in vigore per ora fino alla fine di aprile). La chiusura forzata vale per scuole, università ed aeroporti, mentre restano aperti centri commerciali, bar e negozi (con limitazioni orarie e giornaliere nel fine settimana). Sul lato economico diverse sono le misure di sostegno, come l’abbassamento del tasso d’interesse del 3% e diverse iniziative da parte della Banca Centrale egiziana per assicurare la stabilità del sistema bancario nazionale.

(Federica Sulpizio)

Israele, crisi e sorprese. Agli albori dei festeggiamenti per la Pasqua Ebraica, il paese sfonda quota diecimila contagi, con quasi 100 decessi. Il direttore del Mossad, Cohen, risultato negativo al test, rimane comunque in quarantena dopo essere risultato positivo il ministro della sanità, membro della comunità ultra-ortodossa, il quale è noto per le accuse dal tono omofobo riguardo ad un presunta connessione tra lo scoppio della pandemia e la punizione divina nei confronti della comunità lgbt. La crisi porta con sé anche inediti cambiamenti di approccio e vede sorgere una cooperazione, momentanea, tra Turchia ed Israele. I due paesi hanno trovato un accordo per il rifornimento di materiale sanitario da parte turca in cambio di una promessa di non interferenza israeliana agli aiuti turchi per i palestinesi. Con questi ultimi Israele ha altresì mosso alcuni passi per uno scambio di prigionieri.

(Michele Magistretti)

Libia, caos continuo: Haftar continua i bombardamenti su Tripoli e taglia i rifornimenti idrici alla capitale aggravando ulteriormente la già drammatica situazione socio-sanitaria della città. La Turchia invia aiuti sanitari al proprio alleato Serraj mentre gli Emirati concludono un accordo con Israele per la fornitura di materiale bellico all’esercito del generale della Cirenaica. In questo scenario, dove le parti ed i loro sponsor stranieri cercano di massimizzare il profitto strategico, è partita la nuova operazione europea Irini. Questa, in sostituzione alla vecchia missione Sophia, dovrà occuparsi di contrastare il traffico di armi via mare. Un compito non facile, che insieme ad altre difficoltà come la mancanza di controllo dei traffici via terra, mette già a dura prova il perseguimento degli obiettivi di de-escalation.

(Michele Magistretti)

Vincenzo Battaglia, Federica Sulpizio e Michele Magistretti


TERRORISMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE

Negli Stati Uniti chi diffonde il Covid-19 può essere incriminato per terrorismo. Il titolo può sembrare una bufala e, invece, il vice ministro della Giustizia americano, Jeffrey Rosen, ha stabilito, in una bozza, la possibilità di accusare di terrorismo coloro che diffondono volontariamente il virus. Se in Italia, in caso di diffusione volontaria del Covid-19, si rischiano fino a cinque anni di carcere, dall’altra parte del mondo si rischia la pena di morte. La decisione è stata trasmessa ai procuratori e agli investigatori, in quanto il virus rientra nella definizione di agente biologico e, quindi, può rientrare nelle leggi anti-terrorismo americane. Pertanto, il virus mondiale può essere un’arma contro la popolazione statunitense.

(Laura Vaccaro Senna)

Attentato in Francia il 4 Aprile 2020. A Romans-sur-Isère, un trentatreenne di origine sudanese ha accoltellato sette persone, uccidendone due e ferendone cinque. L’uomo, Abdallah Hamed-Osman, non è conosciuto né dalla polizia né dai servizi segreti francesi. Nato in Sudan ma residente in Francia dal 2017, Abdallah ha rubato il coltello in una macelleria intorno alle 11 del mattino, dove ha colpito alcuni clienti e, solo successivamente, ha colpito passanti e alcuni clienti di una tabaccheria e di un panificio nel giro di dieci minuti. Al momento dell’arresto, l’attentatore ha iniziato a pregare e ha chiesto di morire. Attualmente non si sa se questo fosse il gesto di un folle, a cui stava stretta la quarantena, oppure se fosse un atto terroristico. Dopo dieci giorni, ancora nessun gruppo terroristico ha rivendicato l’attentato.

(Laura Vaccaro Senna)

Afghanistan, arrestato leader dell’IS della provincia del Khorasan. Un membro chiave della branca locale dello Stato Islamico è stato arrestato, insieme ad altri esponenti del gruppo, dalle forze di sicurezza afghane. Il soggetto in questione è Aslam Farooqi, pakistano e leader dell’IS-K (Islamic State Khorasan). L’arresto arriva dopo due attacchi mortali perpetrati dall’Isis a Kabul, descritti nelle precedenti edizioni. Per di più, pochi giorni dopo la cattura del suo leader, il gruppo jihadista ha rivendicato la responsabilità di una serie di raid condotti contro la base statunitense a Bagram (senza aver provocato vittime). Se da una parte i talebani hanno ridotto significativamente il livello di violenza nel rispetto dell’accordo con gli USA, dall’altra l’IS-K si sta radicando sempre di più nel territorio afghano, rappresentando una concreta minaccia per la sicurezza dentro e fuori i confini nazionali.

(Vincenzo Battaglia)

Siria, il pericolo delle prigioni dell’ISIS. Ormai anche la Siria ha iniziato a fare i conti con l’emergenza del Covid-19 e con la conseguente problematica relativa alle carceri. Quest’ultima questione ha interessato numerosi Stati colpiti dalla pandemia, compresa la Siria. Qui, però, a differenza degli altri Paesi, molte prigioni sono colme di esponenti dello Stato Islamico. Pertanto, quando le rivolte scoppiano proprio in questi ambienti, con il rischio di eventuali evasioni, la situazione è chiaramente preoccupante per gli effetti che ne potrebbero derivare. Un caso del genere è avvenuto nel carcere di Ghwairan, ad Hasakeh, nella regione del Rojava (nord-est siriano). Nella prigione, la quale ospita tra 3.000 ai 5.000 militanti dell’IS, è scoppiata una rivolta che avrebbe facilitato la fuga di alcuni membri. Tuttavia, la notizia è stata smentita dalle Syrian Democratic Forces che controllano il territorio del Rojava. Al di là della veridicità di tale informazione, quella delle carceri siriane è una questione di primaria importanza non solo per la sicurezza siriana, ma anche per quella europea.

(Vincenzo Battaglia)

Siria, la resilienza dell’ISIS. Nonostante la sconfitta territoriale dello Stato Islamico, questo continua a rappresentare una seria minaccia per la Siria. In particolare, attraverso le sue cellule dormienti, il gruppo jihadista non ha cessato le proprie attività terroristiche. Le zone maggiormente colpite dagli attacchi, i quali posseggono un carattere simile a quello della guerriglia e dell’imboscata, sono la Valle di Deir Ezzor, Raqqa, Homs e As Suwayda. I principali bersagli sono invece le Syrian Democratic Forces o le forze di sicurezza siriane. Proprio queste ultime, stando a quanto riportato dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, sarebbero state colpite il 9 aprile da un attacco a sorpresa dell’IS nella regione di Homs.

(Vincenzo Battaglia)

L’offensiva delle truppe ciadiane contro Boko Haram. L’esercito del Ciad ha lanciato una vasta operazione contro le milizie di Boko Haram nella zona del lago Ciad. L’offensiva è una conseguenza dell’attacco subito il 23 marzo dall’esercito ciadiano, che ha subito quasi 100 perdite. La controffensiva, iniziata il 31 marzo e conclusasi l’8 aprile, avrebbe provocato più di 1000 vittime tra i jihadisti di Boko Haram, mentre i soldati morti sarebbero una cinquantina. Il Presidente del Ciad ha salutato con successo l’operazione, dichiarando che nel territorio del lago Ciad “non è rimasto neanche un jihadista”.

(Vincenzo Battaglia)

Somalia, leader di al-Shabaab ucciso da un raid Usa. Il Pentagono ha di recente informato che il 2 aprile, a seguito di un raid aereo americano condotto nei pressi della località di Dinsor (Somalia meridionale), tre membri di al-Shabaab sono stati uccisi. Uno di questi è Yusuf Jiis, tra i leader più influenti del gruppo jihadista, nonché responsabile di numerosi attacchi perpetrati contro le forze di sicurezza somale e internazionali. L’operazione è stata effettuata dagli USA in collaborazione con le autorità di Mogadiscio e rientra nella vasta campagna anti-terrorismo condotta dal Pentagono contro al-Shabaab.

(Vincenzo Battaglia)

Laura Vaccaro Senna e Vincenzo Battaglia


ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

ONU, Guterres chiede un immediato “cessate il fuoco”. Il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres ha lanciato un appello globale affinché tutti i paesi coinvolti in una situazione di conflitto aperto cessino il fuoco e depongano le armi per concentrare i propri sforzi nella lotta alla pandemia di Covid-19. Il nostro mondo deve affrontare un nemico comune: Covid-19. Il virus non si preoccupa della nazionalità o entità, fazione o fede. Attacca tutti quanti incessantemente, queste le parole di apertura del discorso di Guterres. Un cessate il fuoco è fondamentale e urgente per consentire agli aiuti umanitari di raggiungere tutti coloro che ne hanno bisogno. In questi paesi i sistemi sanitari sono crollati e gli operatori sanitari […] sono stati spesso presi di mira. Per il momento, sono undici i paesi che hanno risposto all’appello.

(Martina Pignatelli)

FAO, gli sforzi per mantenere attive le catene di fornitura. Maximo Torero Cullen, Capo Economista della FAO, ha delineato un percorso volto a ridurre gli shock che i sistemi agricoli e alimentari si troveranno a fronteggiare. L’obiettivo del piano è di proteggere attentamente le filiere alimentari tramite uno sforzo congiunto con i governi. Il rischio di restare senza cibo esiste e un rallentamento nelle spedizioni è già ravvisabile, ma con misure adeguate è possibile scongiurare questa eventualità e garantire la regolare fornitura dei servizi alimentari. Sono fondamentali risposte strategiche coordinate, accompagnate dal miglioramento delle capacità di assistenza alimentare d’emergenza e dal rafforzamento delle reti di sicurezza per le popolazioni vulnerabili.

(Martina Pignatelli)

OCSE, cali da record del PIL di numerose nazioni. L’OCSE ha lanciato l’allarme: il suo superindice previsionale ha registrato un ulteriore diminuzione del PIL in tutta l’area Euro e negli Stati Uniti. Tra i più colpiti c’è proprio l’Italia. La sospensione dell’attività economica inciderà significativamente sulla capacità delle famiglie di far fronte alla crisi, che si prospetta in tutti i paesi colpiti dal virus, anche se con alcune variazioni territoriali e regionali. Il PIL italiano perderà l’11,6% del suo livello attuale. Si tratta di cali da record, secondo quando riportato dall’OCSE. Sarà necessario mettere in atto piani coordinati per il contenimento della crisi e per la successiva ripresa. La risposta dovrà essere globale e la cooperazione tra i paesi sarà fondamentale.

(Martina Pignatelli)

Consiglio d’Europa, adottate linee guida per aiutare i governi durante la crisi Covid-19. Il Segretario generale del Consiglio d’Europa, Marija Pejčinović Burić, ha pubblicato delle linee guida per i governi di tutta Europa sul rispetto dei diritti umani, della democrazia e dello stato di diritto durante la crisi Covid-19. Il toolkit è stato concepito per contribuire a garantire che le misure adottate dagli Stati membri durante l'attuale crisi restino proporzionate alla minaccia rappresentata dalla diffusione del virus e siano limitate nel tempo. In particolare, esso riguarda: le deroghe alla CEDU; il rispetto dello Stato di diritto e dei principi democratici; gli standard fondamentali dei diritti umani, tra cui la libertà di espressione, la privacy e la protezione dei dati; il contrasto alla criminalità e la protezione delle vittime di reati, con particolare riguardo alla violenza di genere.

(Marta Stroppa)

La NATO rafforza il proprio sostegno alle forze peacekeeping dell’ONU. Il 2 aprile, i Ministri degli Esteri dei Paesi membri della NATO hanno adottato delle misure di capacity building volte a rafforzare il loro supporto alle forze peacekeeping delle Nazioni Unite. In particolare, la NATO fornirà supporto tecnico nello sviluppo di processi di valutazione delle prestazioni militari e sostegno medico, assistenza in caso di ordigni esplosivi improvvisati e supporto alle comunicazioni. L’obiettivo è quello di migliorare le prestazioni operative e la sicurezza delle forze di pace dell’ONU nel contesto dell’iniziativa “Action for Peacekeeping”, promossa dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, e supportata dalla NATO.

(Marta Stroppa)

L’OSCE condivide la richiesta di un cessate il fuoco globale promossa dall’ONU. L’Assemblea Parlamentare dell’OSCE si è unita al Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, nel chiedere un cessate il fuoco a livello globale. Nell’area OSCE, infatti, nonostante i paesi siano intenti a lottare per contenere la pandemia di Covid-19, numerosi conflitti continuano ad infuriare. L’appello di Guterres è stato condiviso anche da altri 70 Paesi membri delle Nazioni Unite, nonché dalla società civile. Alcune fazioni coinvolte in conflitti armati hanno accolto l’appello a deporre le armi, come le forze armate dell’Arabia Saudita nello Yemen e il gruppo ribelle ELN in Colombia.

(Marta Stroppa)

Marta Stroppa e Martina Pignatelli




Framing The World un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.

Andrea Maria Vassallo: Europa Orientale e Federazione Russa

Dario Pone: Europa occidentale e Unione Europea

Federica Sulpizio: Medio Oriente e Nord Africa

Laura Vaccaro Senna: Terrorismo e Sicurezza Internazionale

Leonardo Aldeghi: Economia e Finanza Internazionale

Leonardo Cherici: Europa occidentale e Unione Europea

Marcello Alberizzi: Africa Sub-Sahariana, Organizzazioni Internazionali

Marta Annalisa Savino: America del Nord

Marta Stroppa: Organizzazioni Internazionali

Martina Pignatelli: Diritti Umani e Organizzazioni Internazionali

Michele Magistretti: Medio Oriente e Nord Africa

Domenico Barbato: America del Sud

Stefano Sartorio: Asia ed Estremo Oriente

Sara Squadrani: Diritti Umani

Vincenzo Battaglia: Medio Oriente e Nord Africa; Terrorismo e Sicurezza Internazionale


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