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Moda e sostenibilità

Il complesso sistema moda si fonda da sempre su una logica manifatturiera che può definirsi lineare, dal momento che poggia sul consumo di materie prime vergini per la creazione dei filati con cui confezionare tessuti e capi d’abbigliamento, destinati da ultimo a finire in inceneritori o discariche (secondo l’ideale percorso concettuale ‘‘take-make-use-dispose’’, in italiano risorse-produzione-consumo-scarto).

Più di recente, alcuni tra i brand e gli stilisti emergenti (da sempre più sensibili a queste tematiche) già in fase di progettazione si stanno muovendo verso un modello di economia circolare, nel tentativo di arginare il consumo massivo di risorse naturali vergini per convergere verso il cosiddetto sistema rigenerativo.
Quest’ultimo prevede che i capi d’abbigliamento circolino fino a quando sono in grado di mantenere intatto il loro valore, per poi ritornare in sicurezza nella biosfera quando non più utilizzati. Per queste ragioni, i prodotti circolari devono essere progettati tenendo conto di fattori diversi: non tossicità, biodegradabilità, riciclabilità, ma anche un uso efficace delle risorse.

Non si tratta di un cambio di paradigma banale. Per raggiungere questi obiettivi – spesso non in linea con la ricerca del fatturato “a tutti i costi” –, il settore ha bisogno concretamente di innovare i suoi processi, se non altro per conquistare un rapporto di fiducia con consumatori, sempre più esigenti.

La circolarità è necessaria perché la moda, che ha per natura vita breve, è una delle industrie più impattanti: con un modello di consumo che propone sempre più prodotti che vengono sempre meno usati, occorre trovare il modo di chiudere i cicli al suo interno. Questo settore si sta riprogrammando in funzione del cradle-to-cradle, per ottimizzare non solo la materia ma tutte le risorse di energia, calore e acqua, senza trascurare packaging e logistica.

Si sta investendo molto sul riciclo post-industriale, dal momento che è qui che si generano i volumi più che nel post-consumo. Le tecnologie digitali giocheranno un ruolo fondamentale: rin-tracciabilità, misurazione e reporting. Si pensi alla chimica: nel 2011 Greenpeace lanciò una campagna dirompente chiamata Detox. Si cominciò a parlare con insistenza dei danni alla salute e all’ambiente provocati dalle sostanze chimiche tessili e in breve crollò un consolidato status quo, con una ripercussione totale sull’intero sistema moda, cambiandolo per sempre in meno di dieci anni.

Insomma, la gestione della chimica non è passata di moda, ma continua ad andare di pari passo con la circolarità: se non produci moda pulita, sei fuori mercato. La chimica sostenibile coinvolge trasversalmente tutte le filiere, ma in particolare quella del tessile: in quest'ultima l’attenzione è ancora molto alta, poiché nei prodotti sussistono reali possibilità di trovare sostanze pericolose per la salute dell’uomo e dell’ambiente. Purtroppo le sostanze da eliminare o sostituire sono molte e la globalizzazione ha spostato nei Paesi extra UE importanti quote di produzione tessili che non rispettano regole di sicurezza, tutela ambientale ed equità sociale. La produzione delle componenti chimiche di base è quasi completamente delocalizzata in Estremo Oriente e quindi difficile da controllare ed indirizzare. In Europa però negli ultimi dieci anni il controllo e l’eliminazione dal mercato dei composti chimici più pericolosi hanno dato ottimi risultati con numerose aziende, che stanno rispondendo in modo concreto alla richiesta di ridurre l’impronta ambientale con analisi sugli articoli, l’adozione di sistemi di gestione chimica e la redazione di rapporti di sostenibilità.

La sostenibilità chimica non può che essere legata alla qualità delle sostanze utilizzate, per cui il ruolo della ricerca e dell’innovazione diventa cruciale per individuare nuove sostanze che possano sostituire quelle più “pericolose”. Questo obiettivo per essere realizzabile deve risultare “tecnicamente fattibile e praticabile ma soprattutto economicamente sostenibile. Al di là della consapevolezza che applicazioni superficiali o scorrette della disciplina chimica possano determinare problemi, servono concrete e importanti motivazioni economiche per migliorare.
La valutazione di questi fattori tuttavia è molto legata alla zona geografica del mondo o al Paese in cui l’impresa opera. Le direzioni intraprese dall’Europa verso l’abbandono di processi industriali inquinanti e l’invenzione di nuovi processi produttivi con meno emissioni non sono state motivate da obblighi e costrizioni ma piuttosto da una coscienza ambientale orientata dalla legislazione esistente.
Occorre spingere verso una diffusione delle direttive inerenti la salute dei lavoratori e dell’ambiente dei diversi Paesi per garantire, non solo a una maggiore sostenibilità, ma anche l’incremento di una corretta concorrenza, su basi paritarie di reciprocità, fra le imprese e le economie degli Stati.


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  • L'Autore

    Valeriana Savino

    IT_VALERIANA SAVINO

    Valeriana Savino è una giovane studentessa di 24 anni. Nata e cresciuta in Puglia. È laureata in Scienze Politiche, Relazioni Internazionali e Studi Europei presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”.

    Attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Scienze delle Amministrazioni. Ritiene fortemente che il primo cambiamento necessario per il prossimo futuro sia dare un contributo attivo alla gestione dei servizi pubblici e privati.

    Ha collaborato per tre anni con l’associazione “Giovani nel Mondo” alla promozione del festival delle carriere internazionali. La promozione consisteva nell’organizzare incontri sia in italiano sia in inglese con gli studenti, conferenze con ospiti nazionali e internazionali e fornire informazioni sul festival.

    Da agosto 2019 collabora con l’associazione “Mondo Internazionale”. È autrice nell’area tematica “Diritti Umani” ed “Europa” nell’ambito di Mondo Internazionale Academy. Da novembre 2020 collabora come Policy Analist nell’analisi, ricerca e redazione di politiche pubbliche portate avanti da Mondo Internazionale Hub all’interno di MIPP, l’Incubatore di Politiche Pubbliche.

    È appassionata di diritti umani e di questioni relative all’Europa e non solo. Ascolta podcast per essere sempre aggiornata sul mondo attuale e nel tempo libero leggo libri e guardo serie TV.

    Ama viaggiare, scoprire nuove realtà e mettersi sempre alla prova.

    EN_VALERIANA SAVINO

    Valeriana Savino is a young 24 years old. She is born and raised in Puglia. She has a BA in Political Science, International Relations and European Studies at the University of Bari "Aldo Moro".

    She is currently attending the master's degree in Administration Sciences. She strongly believes that the first necessary change for the near future is to make an active contribution to the management of public and private services.

    She collaborated for three years with the "Giovani nel Mondo" association to promote the internationale career festival. The promotion consisted of organizing meetings both in Italian and in English with students, conferences with national and international guests and providing information on the festival.

    Since August 2019 she has been collaborating with the "Mondo Internazionale" association. She is an author in the thematic area "Human Rights" and "Europe" within the Mondo Internazionale Academy. Since November 2020 she has been collaborating as a Policy Analist in the analysis, research and drafting of public policies carried out by Mondo Internazionale Hub within MIPP, the Public Policy Incubator.

    She is passionate about human rights and issues relating to Europe and beyond. She listens to podcasts to keep up to date on the current world and in free time she reads books and watch TV series.

    She loves to travel, discover new realities and always test herself.

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Sezioni Ambiente e Sviluppo Società Economia


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