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Le relazioni internazionali ai tempi del Covid-19

Framing the World: edizione XXXIV

Partite insieme a noi ancora una volta per un giro intorno al mondo alla scoperta dei fatti e delle notizie più rilevanti delle scorse due settimane. Iniziamo da alcune considerazioni generali, come le condizioni sanitarie e il rispetto dei diritti umani che rischiano di essere un capitolo molto doloroso (e silenzioso) nei paesi emergenti, lo ‘scollamento’ tra economie bloccate e le borse che invece continuano a marciare in territorio positivo, e le relative risposte di Europa ed America. Saremo in Africa per parlarvi di nuove violenze governative e in Sudamerica, dove la risposta alla pandemia mette in risalto le tensioni politiche e sociali. Ci spostiamo rapidamente in Asia, dove permane il mistero sulle condizioni di Kim Jong-un e Hong Kong continua a sfidare Pechino. In Medio Oriente, poi, si affievoliscono le speranze di pace in Yemen e Israele trova l’accordo per la creazione di governo di unità nazionale. Nel frattempo, la Russia celebra la vittoria sulla Germania nazista e prova a ricucire con gli USA, questi ultimi sempre più in rotta di collisione con la Cina e protagonisti del congelamento dei propri fondi per l’OMS, accusata di essere troppo filo-cinese. Concludiamo il nostro viaggio nella cara vecchia Europa, dove le divisioni politiche tra i membri, ma anche all’interno degli stessi Stati, rendono impervio il cammino verso piani di sostegno comunitari.

Ma questo è davvero solo un assaggio, molto altro vi aspetta nel nuovo numero di Framing the World.

DIRITTI UMANI

Sri Lanka, 18mila persone in carcere per la violazione del coprifuoco. Il Covid-19, definito ufficialmente dall’OMS come pandemia, ha costretto tutto il mondo ad adottare misure di contenimento per cercare di fermare la diffusione del virus. In Sri Lanka, dal 20 marzo le autorità hanno imposto forti limitazioni: divieto assoluto di uscire di casa, blocco dei voli internazionali, chiusura delle scuole. La violazione di queste misure viene punita severamente, come denuncia Human Rights Watch: ad oggi più di 18mila persone sono state arrestate, e si trovano ora in carcere per aver violato le limitazioni messe in atto. Dal 1° aprile inoltre, chiunque critichi i militari incaricati di far rispettare l’isolamento può essere arrestato.

(Martina Pignatelli)

Mondo, la lotta contro il Covid-19 nei campi profughi. In tutto il mondo, più di 70 milioni di persone sono dislocate forzatamente, tra chi fugge dal proprio paese e chi invece rientra nella categoria degli “sfollati interni”. Già prima dell’emergenza i campi erano sovraffollati, sprovvisti di condizioni igienico-sanitarie adeguate e di acqua potabile e pulita. Il distanziamento sociale all’interno di questi campi è impossibile: nel sud del Bangladesh, nei campi dei rohingya arrivati dalla Birmania ci sono 40mila persone per chilometro quadrato; nel campo di Moria, a Lesbo, i numeri sono ancora più alti. La situazione si ripete allo stesso modo in altre zone: per i congolesi e i burundesi in Tanzania, per i siriani in Turchia e in Papua Nuova Guinea.

(Martina Pignatelli)

Germania, funzionari siriani a processo per tortura. Evad al-Gharib e Anwar Raslan, due ex agenti dei servizi di sicurezza siriani, saranno sottoposti a processo presso l’alta corte regionale di Coblenza a partire dal 23 aprile con l’accusa di “crimini contro l’umanità”. Sono entrambi accusati di atti di tortura, con un'aggravante per Raslan data dalle ulteriori accuse di violenza sessuale e stupro. È una grande vittoria per Amnesty International, che da anni denuncia gli arresti, le torture e le sparizioni forzate portate avanti da Damasco. Lynn Maalouf, direttrice delle ricerche sul Medio Oriente, ha dichiarato che “siamo di fronte a un momento storico nella lotta per la giustizia in favore delle decine di migliaia di persone arrestate illegalmente, torturate e uccise nelle prigioni e negli altri centri di detenzione governativi in Siria”.

(Martina Pignatelli)

Violenza sulle donne: i diritti delle donne sono diritti umani. I casi di violenza domestica durante l’emergenza Covid-19 si sono moltiplicati ovunque nel mondo. In Turchia l’aumento più drammatico. In aggiunta all’incremento di episodi di violenza domestica registrato negli ultimi anni, a partire dall’11 marzo sono state uccise 21 donne. In Iraq, l’ennesimo femminicidio spinge a continuare la lotta per l’abolizione di leggi che permettono ai mariti di punire le proprie mogli e di ricorrere al delitto d’onore, nonostante la Costituzione proibisca ogni tipo di violenza e abuso in famiglia. Il lockdown ha solo amplificato gli episodi di disuguaglianza e violenza. Nel frattempo, il 20 aprile, 22 donne leader di tutto il mondo hanno partecipato ad una tavola rotonda virtuale per affrontare l’impatto negativo e sproporzionato che questa pandemia sta avendo sulle donne.

(Sara Squadrani)

Iran, pena di morte per i minorenni. Il 21 aprile Shayan Saeedpour è stato impiccato in una prigione nella provincia iraniana del Kurdistan. Aveva 21 anni e fu condannato quando ne aveva 17, poiché in Iran la pena di morte è ancora legale e lo è anche per i minori. Altri 90 prigionieri in attesa di esecuzione hanno ricevuto la condanna da minorenni. L’Unione Europea ha condannato l’azione dell’Iran, in violazione degli obblighi internazionali derivanti dal Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici e dalla Convenzione sui diritti dell'infanzia. Mentre la pandemia ci spinge a lottare per la protezione della vita, sentenze capitali continuano ad essere pronunciate. L’81% di queste provengono da Iran, Arabia Saudita e Iraq, secondo il Rapporto 2019 sulla pena di morte di Amnesty International.

(Sara Squadrani)

Venezuela, una crisi umanitaria ignorata. La diffusione del coronavirus, il collasso del sistema sanitario, la mancanza di medicine e cibo amplificano la portata di una crisi umanitaria che sta mettendo il paese in ginocchio da diversi anni. Lo sforzo per garantire la tutela dei loro diritti è enorme da sostenere. 4,6 milioni di Venezuelani hanno lasciato il paese negli anni passati, ricevendo asilo in altri paesi dell’America Latina, dei Caraibi e negli Stati Uniti. Oggi il movimento di questa popolazione è anche in grado di diffondere il contagio, dimostrando come la sicurezza di un paese in difficoltà sia legata a quella degli altri. Eppure, il mese di aprile 2020 segna un anno di passività degli USA, che continuano ad ignorare la proposta di concedere uno Status di Protezione Temporanea (TPS) a chi fugge dalla crisi.

(Sara Squadrani)

Martina Pignatelli e Sara Squadrani



ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE

Europa e America, un confronto. Mentre i leader europei stentano a trovare un’intesa comune e risolutoria, gli Stati Uniti hanno finalizzato il quarto intervento economico. Il nuovo pacchetto da $484 miliardi, già firmato dal Presidente, porta il totale dell’intervento americano a $2.81 trilioni. Questa misura rimpingua il fondo che eroga i prestiti alle piccole e medie imprese con $380 miliardi, ne destina altri 75 agli ospedali e 25 ai test per il Covid-19. Interessante è il confronto dei piani di sostegno in proporzione al Pil, escludendo le garanzie ai prestiti: gli USA svettano con oltre il 12%, precedendo di pochissimo la Germania; Cina e Spagna, tra 8 e 10% del Pil, seguono a ruota e precedono UK e Francia (sotto il 4%), ma soprattutto spicca l’ Italia, ferma poco sopra l’1%.

Petrolio, un prezzo negativo? Non proprio. Il prezzo negativo si riferisce infatti ai contratti futures sul WTI (petrolio texano) con scadenza a maggio. I futures sono strumenti finanziari per scambiare beni prima che essi siano effettivamente disponibili, e non rappresentano strettamente il valore del bene sottinteso (che infatti è rimasto intorno ai $20), bensì rispondono a considerazioni finanziarie. Nel caso del petrolio, chi era in possesso di questi futures avrebbe dovuto prendere in consegna fisicamente il greggio presso Cushing, in Oklahoma. Il problema è che la domanda è calata del 30% e trovare compratori non è facile. La soluzione sarebbe stata di stoccarlo, ma le riserve sono già piene al 90%. Dunque, i broker volevano liberarsi del greggio per non pagare i normali costi di trasporto e stoccaggio, ma chi poteva immagazzinarlo non voleva acquistarlo. Di conseguenza, i primi si sono visti obbligati a pagare gli immagazzinatori per cedere il greggio in eccesso. Tuttavia, non mancano i sospetti che dietro alla “rottura del mercato” ci sia la mano russa. Le autorità di mercato americane e britanniche (SEC e FCA), insieme a FBI, stanno indagando su possibili attività di insider trading di soggetti legati al Cremlino.

Mercati, settimana negativa. Due giorni di rialzi sostanziali non bastano a compensare lo ‘shock’ del petrolio, interrompendo così la striscia positiva del mese di aprile. Quest’ultimo è comunque in linea con i migliori risultati dal 2011 in poi, e non sono solo i giganti tecnologici a trascinare Wall Street. Se infatti Microsoft e Amazon hanno un peso relativo rilevante su Nasdaq e S&P 500 (+25% dal 23 marzo), tali che buone performance di questi due titoli possono più che compensare cali negli altri titoli, anche l’indice Russell 2000, che raccoglie 2000 ‘piccole’ società, mette a segno rialzi poco inferiori (21%). Si tratta di un segnale incoraggiante per l’economia reale americana, che per il momento indica che non ci sono eccessive preoccupazioni sul destino del tessuto imprenditoriale americano.

Economia, abbiamo un problema. Se il virus appare sotto controllo, il problema dei prossimi mesi sarà tutto economico. Difatti, le maggiori economie caleranno di circa il 6%, ma per l’Italia si pensa addirittura a -9% (stima ottimistica, visto che solo il turismo vale il 15% del PIL) e, anche nel 2021, il rimbalzo previsto intorno al +5% pare già irraggiungibile. Un debito pubblico fuori controllo (qualora oltrepassasse il 160% del Pil) abbinato ad una crescita anemica (già pre-virus), declassarebbe i bond italiani al livello ‘spazzatura’, impedendo così agli investitori istituzionali di finanziare il budget statale. Il problema non sarebbe solo italiano, visto che si tratta della terza economia più grande d’Europa, e farebbe impallidire la crisi greca del 2011, mettendo così a dura prova il sistema economico e finanziario europeo.

WHO, gaffe o scontro geopolitico? Il Financial Times ha pubblicato un report rilasciato ‘accidentalmente’ dal WHO sui trials del Remdesivir, il farmaco prodotto dall’americana Gilead su cui si riversano le speranze di poter curare i pazienti affetti da Covid-19, in svolgimento presso alcuni ospedali cinesi. Tuttavia, pare che non sia efficace. L’effetto in borsa è stato immediato: -8% e più di 8 miliardi di capitalizzazione bruciati in pochi minuti. L’azienda ha risposto affermando che lo studio cinese non è attendibile poiché è stato interrotto in seguito alla mancanza di pazienti su cui testare il farmaco, e che altri studi in corso negli ospedali americani dimostrano invece l’efficacia del trattamento, come già pubblicato sul New England Journal of Medicine. Gli investitori hanno dato fiducia a queste parole e il titolo ha recuperato parte delle perdite, ma il dubbio è che il report sia solo l’ultimo tassello dello scontro tra Stati Uniti e Cina.

Leonardo Aldeghi

AFRICA SUB SAHARIANA

Aggiornamento, i numeri africani legati al Covid-19. I casi ufficiali di individui contagiati dal Covid-19 in Africa hanno raggiunto la cifra di 27,600, laddove Egitto, Algeria, Marocco e Sud Africa continuano a rappresentare i Paesi maggiormente colpiti. Le morti confermate hanno invece raggiunto la soglia di 1300, mentre solamente Lesotho e Comore non sono ancora stati colpiti. Camerun, Costa D’Avorio, Ghana e Djibuti hanno invece toccato quota 1000 casi e seguono in questa spiacevole classifica.

Ciad, trovati mortti 44 detenuti. Si trattava di prigionieri legati al gruppo terroristico Boko Haram, catturati nel corso di una recente operazione legata agli eventi che hanno avuto luogo nei pressi del lago Ciad, già raccontati nella sezione MENA nei precedenti numeri di Framing the World. Ancora non è nota la causa del decesso, anche se stando alle prime notizie si parla di assunzione di sostanze letali che hanno causato problemi cardiaci e asfissia tra i detenuti.

Camerun, il governo ammette il coinvolgimento dell’esercito nel massacro di Ngarbuh. I soldati incriminati sarebbero quattro e avrebbero provocato la morte di numerosi civili e dato fuoco a diverse abitazioni nel corso di un’operazione di ricognizione presso alcune basi secessioniste nel nord ovest del paese. I fatti risalgono al 14 febbraio scorso, inizialmente il governo aveva negato qualsiasi coinvolgimento dei membri del proprio esercito; tuttavia, a seguito di un’inchiesta portata avanti anche con l’aiuto di alcuni investigatori indipendenti è stato necessario riconoscere la colpevolezza dei militari.

Repubblica Democratica del Congo, in arrivo più di 360 milioni di dollari dal FMI. Si tratta di un prestito che rientra nel quadro della “Facilità di credito rapida” (FCR) e che solitamente viene accordato a tasso gratuito. Esso è previsto con l’intento di alleggerire la pressione sulle riserve del paese che coprono a malapena un solo mese di importazioni. Questo prestito si aggiunge a un secondo, del medesimo ammontare, volto a migliorare la governance, lottare contro la corruzione e aumentare gli introiti.

Marcello Alberizzi



AMERICA DEL NORD

Stati Uniti, Trump sospende i finanziamenti all’OMS. Il Presidente degli Stati Uniti ha spesso ribadito il concetto che, secondo lui, l’Organizzazione Mondiale della sanità sia “sino-centrica”. Ha deciso la sospensione dei finanziamenti all’OMS, giacché secondo Trump ha fallito nei suoi doveri di base nella risposta al Coronavirus. Ricordiamo che gli USA sono il maggiore contributore dell’organizzazione, avendo elargito più di 400 milioni di dollari nel 2019. La notizia arriva nel momento peggiore, vista la crisi che la pandemia di Covid-19 ha provocato nel mondo. Il 14 aprile, Donald Trump ha riferito: “Sto dirigendo la mia amministrazione verso l’interruzione dei finanziamenti mentre si sta conducendo un resoconto per valutare il ruolo dell’OMS nella cattiva gestione e insabbiamento sulla diffusione del coronavirus”.

(Marta Annalisa Savino)

Il Canada e la giornata della Terra. Il Primo Ministro Trudeau, in occasione della Giornata della Terra del 22 aprile, ha parlato della fortuna che ha il Paese nell’essere circondato da così tanta natura. Inoltre, assieme a questo privilegio - aggiunge - deriva una responsabilità: quella di tutelare e preservare ambiente e risorse naturali. Causa Covid-19 ora i parchi sono chiusi, ma ciò non significa che i canadesi non possano apprezzare appieno ciò che li circonda. Continuando, si ribadisce che la priorità numero uno è il Coronavirus, ma non si trascurerà la crisi ambientale. Il Canada rimane impegnato nel rispetto dell’Accordo di Parigi e sta agendo per raggiungere zero emissioni entro il 2050, ha affermato Trudeau.

(Marta Annalisa Savino)

Messico, l’ONU chiede di sospendere i rimpatri forzati. In un comunicato dell’ONU, l’Alto Commissario per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha manifestato la sua preoccupazione per il grave stato di pericolo e vulnerabilità dei migranti del Centro America durante l’attuale epidemia e ha chiesto al Messico di sospendere temporaneamente i rimpatri forzati. The Associated Press documenta, infatti, che centinaia sono stati i migranti trasferiti e poi abbandonati nelle zone di confine tra il Messico e il Guatemala. Queste persone, bloccate alle frontiere (tutte attualmente chiuse) vivono in condizioni di scarsa igiene, senza possibilità di comunicare con le proprie famiglie e di nutrirsi. Si ritiene necessaria una pronta azione del Governo messicano per regolarizzare le condizioni migratorie di questa gente e proteggere la loro salute.

(Valeria Scuderi)

Marta Annalisa Savino e Valeria Scuderi



AMERICA DEL SUD

Bolivia, continua la guerra di Morales contro il regime. Sabato scorso, Evo Morales su Twitter ha dato una notizia sulla polizia boliviana, la quale avrebbe messo a rischio contagio i cittadini di Cochabamba, ancora in quarantena, concedendo il trasferimento ad alcuni suoi ufficiali. Morales ha poi denunciato il sequestro della commissione comunale di Villa Tunari (Sucre) da parte della polizia, chiedendone l'immediato rilascio. L’atto potrebbe essere la risposta all’espulsione di alcuni ufficiali di polizia di Shinahota, ad opera degli stessi residenti. In un tweet, Morales ha poi scritto: "Denunciamo la repressione della solidarietà. La solidarietà non può essere un crimine, noi chiediamo la libertà immediata”.

(Domenico Barbato)

Brasile, Bolsonaro sfida di nuovo lo Stato. Il presidente Bolsonaro dopo aver deciso di licenziare il ministro della salute Luiz Mandetta, sostituendolo con il piú affine Nelson Teich, è uscito dal palazzo presidenziale per partecipare ad una manifestazione di estremisti di destra che invocava a gran voce un colpo di stato autoritario, unico modo per favorire il ritorno alla normalità nel paese. Il presidente ha poi cercato di legittimarsi spiegando che l’azione sarebbe stata compiuta per favorire le richieste dei suoi sostenitori. Richieste quali la fine della democrazia e il potere all’esercito, volte a colpire direttamente i nemici del governo: il Congresso federale e la Corte Suprema.

(Domenico Barbato)

Cuba, promosso un nuovo “Cacerolazo” contro il governo. Mercoledì scorso alcuni artisti cubani hanno invitato i cittadini a suonare le pentole dai balconi in segno di protesta contro il governo. L'iniziativa lanciata su Twitter dal presentatore Alex Otaola, con il messaggio “Ti unisci a noi per una Cuba prospera? Contro la fame, la repressione, la corruzione e per un cambiamento di sistema" ha ricevuto il sostegno dello YouTuber “Ultrack” e del musicista “El Kilo”. Quest’ultimo ha ribadito su Facebook l’importanza della protesta, affermando che “Per dignità, rispetto e vergogna, dobbiamo mostrare alla dittatura che non c'è nulla da applaudire. In segno di ribellione, tutti i cubani dovrebbero fare un Cacerolazo”.

(Domenico Barbato)

Cile, permane lo stato di crisi sociale. L’“Accordo per la Pace Sociale”, raggiunto nel novembre scorso in seno al Congresso Nazionale, ha già incontrato un primo durissimo impasse. Per via della pandemia, il Congresso ha posticipato al 25 ottobre 2020 la data del referendum costituzionale previsto per il 26 aprile. Questo plebiscito rappresenterà un’occasione di rottura con il soffocante modello economico ereditato dalla dittatura di Pinochet: il popolo cileno sarà chiamato ad esprimere la propria volontà sull’approvazione o rifiuto di una nuova Costituzione, decidendo quindi la composizione dell’organo incaricato di redigerla. Tuttavia, resta ad oggi incerto quale sarà il meccanismo di rappresentanza delle donne, della popolazione indigena e delle classi sociali più svantaggiate nella Convención Constituyente.

(Valeria Scuderi)

Venezuela, gli aiuti dall’Iran e gli scontri con Trump. Mentre aumenta la pressione del governo statunitense su Maduro, il dittatore venezuelano si rivolge all'Iran per ricevere aiuti nella produzione di petrolio grezzo. Nonostante le sanzioni imposte dagli USA ai due Paesi e le restrizioni di volo dovute alla quarantena, la Mahan Air si occuperà della consegna del materiale chimico necessario. Tali sanzioni si aggiungono alla crisi economica e alimentare che il Venezuela sta vivendo e, con alte probabilità, il suo sistema sanitario non permetterà di fronteggiare al meglio la pandemia. Il governo di Maduro, e non è il solo, sostiene su Twitter che #lassancionessoncrimines, soprattutto in un periodo di emergenza sanitaria.

(Valeria Scuderi)

Argentina, “quarantena mirata” e negoziati MERCOSUR sospesi. Fernandez dichiara che il rigido isolamento verrà mantenuto nei principali centri urbani, ricevendo così il sostegno e l'approvazione da parte dei governatori delle regioni per estendere la quarantena obbligatoria fino al 10 maggio. Inoltre, il Ministero degli Affari Esteri del Paraguay comunica che l’Argentina non parteciperà più ai negoziati degli accordi commerciali attuali e futuri del Mercato Comune del Sud per concentrarsi sulla politica interna, in considerazione dell'incertezza degli effetti sull'economia della nuova pandemia. A detta del presidente argentino, infatti, poiché il Paese è in recessione ormai da due anni, la preoccupazione della Comunità internazionale e la situazione economica interna rendono opportuno interrompere i progressi di tali negoziati.

(Valeria Scuderi)

Domenico Barbato e Valeria Scuderi


ASIA ED ESTREMO ORIENTE

Cina, nuove misure per Hong Kong. La lotta contro il Covid-19 può avere fermato le proteste di Hong Kong, ma le tensioni tra i manifestanti e il governo cinese sono ancora evidenti. Luo Huining, direttore dell’Ufficio di Collegamento nell'ex colonia britannica, ha proposto di attuare una legge sulla sicurezza: l’Articolo 23 della Legge Fondamentale di Hong Kong. L’articolo in questione, su cui si è già dibattuto nel 2003, prevede che le leggi di Hong Kong vietino qualsiasi atto di tradimento contro il governo centrale. Carrie Lam, attuale capo esecutivo di Hong Kong, ha dichiarato che le recenti proteste hanno rappresentato una forte minaccia alla sicurezza della Cina intera. Secondo Martin Lee, politico pro-democratico, Pechino “sta ricorrendo ad ogni trucco” per ritardare la piena democrazia ad Hong Kong.

(Margherita Camurri)

Taiwan, un periodo positivo. Per Taiwan la domenica appena passata diventa il 14esimo giorno senza nuovi contagi domestici di Covid-19. I casi confermati sono 429. L’appoggio di Kiribati alla Cina continentale sembra essere in pericolo; il presidente Maamau aveva riconosciuto la PRC al posto di Taiwan nel settembre scorso, ma un cambiamento di maggioranza nel parlamento potrebbe cambiare le carte in tavola. La settimana scorsa Donald Trump ha firmato il Taipei Act rafforzando i legami tra i due paesi.

(Stefano Sartorio)

Giappone, critiche su Twitter contro Abe. Il Primo Ministro Shinzo Abe è stato duramente criticato da molti utenti di Twitter, dopo aver postato un video mentre si rilassa a casa, accarezzando il suo cagnolino e sorseggiando una tazza di tè. L'obiettivo del video era di spingere i cittadini giapponesi a rimanere a casa per dare il loro contributo nella lotta contro la pandemia globale. Tuttavia, la reazione dei visualizzatori è stata inaspettata: “chi ti credi di essere?”, hanno scritto molti. Abe è stato accusato di non comprendere le difficoltà che i suoi cittadini stanno affrontando, dal momento che molte persone non si possono permettere di stare a casa e di non ricevere uno stipendio.

(Margherita Camurri)

Corea del Nord, dubbi su Kim. Dopo l’assenza del leader alla cerimonia di onorificenza per Kim Il Sung del 15 aprile, in molti si sono iniziati a porre domande sul suo stato di salute. Il leader, infatti, potrebbe essere stato operato al cuore presso lo Hyangsan Hospital il 12 aprile (“inflammation of blood vessels” secondo una fonte del Daily NK). Giovedì 23 aprile la Cina avrebbe poi inviato nel paese un’equipe medica per sorvegliare le condizioni di Kim. Una giornalista cinese di HK, Qing Feng, sostiene che il leader nordcoreano sia invece morto e che le autorità stiano prendendo tempo. Il successore designato sarebbe la sorella: Kim yo Yong.

(Stefano Sartorio)

Corea del Sud, esercitazioni nei cieli. Tra Lunedì e Venerdì nei cieli del paese le forze aeree sudcoreane e quelle americane hanno condotto esercitazioni per migliorare il coordinamento nelle operazioni militari. Gli aerei coinvolti sono F-15K e KF-16 per la Corea del Sud e F16 per gli USA. In merito alla situazione di salute di Kim Jong Un, il paese ha dichiarato che “no unusual signs” sono stati riportati.

(Stefano Sartorio)

India, Aarogya Setu: l’app per combattere il COVID-19. “Sono grato che il tuo governo stia sfruttando pienamente le sue eccezionali capacità digitali nella sua risposta al COVID-19 e abbia lanciato l’app digitale Aarogya Setu”, scrive Bill Gates al Primo Ministro Modi. Gli utenti di Aarogya Setu, dopo aver riportato i propri dati personali, ricevono una notifica in caso di avvicinamento a persone risultate positive al coronavirus. In più, l’app consente di effettuare un test di autovalutazione per coloro che sospettano di essere infettati. Tuttavia, sorgono preoccupazioni sul trattamento dei dati personali, in quanto gli utenti di Aarogya Setu sono tenuti a condividere la loro posizione tramite GPS. Per tutelare la privacy dei cittadini, gli scettici invitano il governo a eliminare ogni dato al termine della pandemia globale.

(Margherita Camurri)

Stefano Sartorio e Margherita Camurri



EUROPA OCCIDENTALE E UNIONE EUROPEA

Unione Europea, i risultati del Consiglio Europeo. I leader europei si sono riuniti virtualmente con lo scopo di discutere le proposte dell’Eurogruppo per fronteggiare la crisi economica in corso. Si preannunciava una riunione particolarmente tesa, data la divergenza di vedute fra i vari Paesi. Alla fine, l’accordo raggiunto prevede l’entrata in vigore dal primo giugno di Mes-Bei-Sure, per un totale di 540 miliardi. La novità più grande, però, riguarda la creazione di un recovery fund. La Commissione dovrà presentare la propria proposta nelle prossime settimane, tenendo conto anche delle divergenze interne al Consiglio. Non c’è stato accordo, infatti, sul funzionamento di questo fondo. Per questo motivo è mancata una dichiarazione comune dei 27.

(Leonardo Cherici)

Italia, settimane di tensione per la maggioranza. Non sono stati giorni facili per l’esecutivo di Giuseppe Conte. La coalizione di governo si è divisa sulle misure europee da cui attingere. Il PD sostiene l’utilizzo del Mes, ma una parte dei Cinque Stelle si è detta profondamente contraria. Anche l’opposizione si è trovata divisa: mentre Salvini e Meloni chiedono al governo di non impegnarsi con Bruxelles, Forza Italia guarda di buon occhio il Mes senza condizionalità. Voci di corridoio parlano anche di una possibile nuova maggioranza una volta passata la fase più acuta della pandemia. Il Coronavirus ha fatto emergere le differenti visioni di politica estera all’interno della coalizione di governo, ma anche dell’opposizione.

(Leonardo Cherici)

Germania, intervista di Roettgen a La Stampa. L’ex ministro dell’ambiente tedesco, nonché candidato alla guida del Cdu, vede di buon occhio l’istituzione di un recovery fund per combattere la crisi economica. Tuttavia, sostiene la necessità che questo fondo eroghi ai Paesi in difficoltà sussidi e non prestiti, visto l’elevato debito pubblico di alcuni Stati. La sua paura è quella che, dato il momento storico, possa esserci una rinascita del nazionalismo e per questo sostiene l’importanza che l’UE esca rafforzata da questa crisi. Riferendosi alla situazione interna tedesca, Roettgen pensa al prossimo Cdu come a un partito che guarda sempre al centro, contrario all’inseguimento a destra dell’AFD.

(Leonardo Cherici)

Italia e Germania: unite da un destino comune. Dopo la Seconda Guerra Mondiale il continente europeo risorse dalle macerie in cui le sue stesse azioni lo avevano fatto cadere, ma solo grazie a un senso comune di unità e ad una cooperazione continentale (CECA, CEE, CE, UE). In questa crisi dovuta alla diffusione del Covid-19 è essenziale che i paesi europei diano una risposta comune all’emergenza al fine di evitare il collasso. In particolare, Germania e Italia si trovano su due posizioni opposte (Coronabond e MES, le possibilità proposte dai due governi). Sembra che entrambe le nazioni non abbiano una visione d’insieme, ma è fondamentale capire che senza un senso comune di responsabilità e intenti, l’UE non sarà in grado di restare salda contro la crisi. Se l’Italia cade, l’Unione (il mercato comune) cadrà, perché gli Stati europei sono strettamente interconnessi. L’UE sta lavorando tenacemente per affrontare le conseguenze economiche (SURE, investimenti BEI, fondi BCE, sospensione Patto di Stabilità), ma la cooperazione sarà fondamentale.

(Dario Pone)

UE: le scuse all’Italia. Ursula von der Leyen ha espresso le scuse dell'intera Unione Europea all'Italia. Nelle prime settimane in cui l'Italia stava affrontando i danni socio-economici causati dal Covid-19, i paesi europei e le istituzioni della stessa Unione sono stati lenti a rispondere e ad aiutare la nazione più colpita dall'epidemia. Ora, dopo che la macchina della cooperazione è stata avviata con misure UE (SURE, flessibilità del patto di stabilità, shock monetari BCE / BEI) e aiuti tra Stati (condivisione di personale medico, invio di materiale sanitario), l'UE sta cercando di porre rimedio ai propri errori. Il capo della Commissione europea ha cercato di analizzare la situazione continentale e segnare i passi successivi. Allo stesso tempo, ha desiderato chiarire che solidarietà e cooperazione sono fattori fondamentali su cui si basa l'Unione; se i membri dell'UE non lavoreranno tutti insieme in questa momento cruciale, la stessa Unione sarà in pericolo.

(Dario Pone)

Francia: l'affondo del Presidente Macron. Durante un'intervista con il Financial Times, il Presidente francese Emmanuel Macron ha parlato del futuro dell'Unione Europea. In questo momento di crisi causato dalla pandemia di Covid-19, ha affermato che l'UE deve ripensare alla sua forma e alle sue azioni future. Parlando con il direttore del FT, Roula Khalaf, Macron pone una domanda ai suoi omologhi europei: "L'Unione europea diventerà un progetto politico o rimarrà solo un mercato comune?". È una provocazione; è evidente che l'UE deve trovare il modo attraverso il quale possa sostenere le complicazioni economiche che definiscono una seria minaccia per la sua esistenza. Andando avanti, il Presidente ha salutato l'approvazione del Parlamento europeo alla discussione sui "Recovery bond”, ma sottolinea che l'UE deve creare un fondo comune in grado di fornire risorse con garanzie comuni. In conclusione, Macron ha affermato che anche il MES (Meccanismo europeo di stabilità) debba essere modificato dandogli più potere, senza arrendersi alle particolarità dei membri.

(Dario Pone)

Leonardo Cherici e Dario Pone



EUROPA CENTRO-ORIENTALE E RUSSIA

Russia e Stati Uniti celebrano il 75esimo anniversario della vittoria. Nonostante l’annuale parata nella Piazza Rossa di Mosca per celebrare il Giorno della Vittoria sia stata rimandata a causa della pandemia, la Russia segna la 75° ricorrenza dell’anniversario con un importante comunicato firmato dal Presidente russo Vladimir Putin e dalla sua controparte statunitense Donald Trump. I due Paesi hanno ricordato lo storico incontro tra le truppe sovietiche e quelle americane presso il fiume Elba, in Germania, fatto che sancì la fine della Seconda guerra mondiale in Europa. Richiamando lo “Spirito dell’Elba”, i due Presidenti si sono impegnati a sottoscrivere un documento che vuole dimostrare «come i nostri Paesi possono mettere da parte le differenze, costruire la fiducia e cooperare per inseguire una causa più grande». Stati Uniti e Russia, come era già accaduto alla fine della Guerra Fredda, sembrano volersi avvicinare nuovamente per affrontare le nuove sfide del XXI secolo.

(Andrea Vassallo)

Sergey Lavrov e la critica al neoliberismo. Lo scoppio della pandemia globale causata dalla diffusione del Coronavirus sta facendo ripensare gli ideali politici su cui si regge il nostro sistema internazionale. Il modello della globalizzazione, unito a forme di governo e sistemi politici di stampo neoliberale, ha consentito, secondo il Ministro degli esteri russo, una diffusione veloce e incontrollata del virus. Lavrov sostiene che le democrazie ultra liberali, che promuovono la libertà dell’individuo come diritto inalienabile, stanno incontrando molte difficoltà nella gestione della crisi; al contrario, i Paesi con un sistema di governo verticale, più diffuso in Asia, hanno ottenuto più successo nel gestire la propria popolazione all’interno di uno scenario critico. Lavrov sostiene che sia necessario un ripensamento di paradigmi politici eccessivamente liberali, che ora impediscono a molti Stati occidentali di limitare la libertà altrui a favore dell’intera comunità.

(Andrea Vassallo)

Le previsioni sullo stato climatico dell’Artico. Un recente studio dell’American Geophysical Union ha emesso un nuovo segnale di allerta sul clima nella regione artica. Stando allo studio del centro di ricerca americano, il Mar Glaciale Artico potrebbe rivelarsi completamente libero dai ghiacci polari anche prima del 2050, rendendo non più valide le ipotesi formulate a partire dal 2013. Già nei prossimi anni si potrebbe assistere a stagioni estive che causeranno un completo scioglimento della calotta polare che ora occupa la regione dell’Artico. Le implicazioni? Sul fronte marittimo questo potrebbe causare uno sviluppo più rapido dell’Artico russo e della Northern Sea Route, oltre alla Polar Silk Road disegnata da Pechino nell’alto nord.

(Andrea Vassallo)

Russia, accordo con l’Arabia Saudita sulla produzione di petrolio. Quasi dopo un mese dallo strappo, sembra che Russia e Arabia Saudita abbiano trovato un accordo sulla produzione di greggio. A metà marzo Riad aveva deciso (come sgarbo alla Federazione Russa) di aumentare la propria produzione giornaliera, riducendo parallelamente il prezzo, causando la caduta di 30 punti percentuali delle quotazioni di petrolio (l’ultima diminuzione di tali proporzioni si era avuta durante la guerra in Iraq nel 2003). Da quel momento, a causa della riduzione dei consumi dovuta alla situazione Covid-19, i membri dell’OPEC hanno provato a trovare una risposta comune a questa crisi, senza avere successo. Il 13 aprile, all’interno delle negoziazioni OPEC, anche Russia e Arabia Saudita hanno trovato un accordo per un piano comune che ha evitato un ulteriore collasso dei prezzi. Con questa intesa, i produttori di greggio diminuiranno l’ammontare totale della produzione giornaliera di 10 milioni di barili. Significativa la “vittoria” messa a segno dal Messico, che dovrà diminuire la propria produzione solo di 100 mila barili al giorno (molto meno di quanto richiesto inizialmente in sede OPEC).

(Dario Pone)

Balcani occidentali, apertura dall’Unione Europea. A seguito dell’articolo che potete trovare sul precedente numero di Framing the World, ecco degli aggiornamenti sulla questione esportazioni dai paesi membri UE e i Balcani occidentali. All’inizio di Aprile 2020, il Ministro degli Esteri Nord Macedone, parlando per gli stati dell’area aveva chiesto a Bruxelles se l’Unione potesse facilitare la regolamentazione che gestisce le relazioni commerciali tra le parti. Infatti, a causa della situazione Covid-19, i paesi balcanici hanno difficoltà a reperire materiale e forniture mediche e le regole che si frappongono tra paesi dell’Unione e i Balcani non-UE stanno complicando la fornitura di questi elementi. Il 15 aprile la Commissione europea ha chiesto ai membri dell'Unione di eliminare l'autorizzazione per inviare mascherine mediche verso i Balcani occidentali. Secondo il piano della Commissione, questo sarebbe anche il modo con cui stringere relazioni con i paesi che sono già nel processo di allargamento dell'UE.

(Dario Pone)

Russia e Regno Unito: una distensione politica? Le relazioni tra Russia e Gran Bretagna sono complicate dalla fine del diciannovesimo secolo. Questi due paesi hanno sempre avuto gli stessi obiettivi geopolitici. Dunque, quando Boris Johnson, Primo Ministro britannico, ha contratto il Covid-19, l'opinione pubblica mondiale pensava che dalla Russia sarebbero arrivate reazioni ironiche e di compiacimento. Tuttavia, la politica russa ha preso con preoccupazione la notizia. Per alcuni esponenti del Cremlino, il Premier inglese, potrebbe essere l'uomo che distenderà i rapporti tra la Federazione e il Regno Unito. Johnson, prima come primo cittadino e dopo come primo ministro, ha avuto contatti con figure russe come Alexander Yakovenko, rappresentante diplomatico della Russia in UK, e probabilmente ad alcuni il modo di far politica di Johnson ricorda quello di Vladimir Putin. Per questi motivi, quando il primo ministro è stato dimesso dall'ospedale, in Russia c'è stato un sospiro di sollievo, perché Johnson potrebbe essere l'uomo della distensione tra i paesi.

(Dario Pone)

Andrea Maria Vassallo e Dario Pone



MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)

Afghanistan, Talebani rifiutano la tregua in occasione del Ramadan. Il movimento islamista ha rifiutato la proposta del Governo afghano di una tregua per il mese sacro del Ramadan. Il portavoce dei Talebani, Suhail Shaheen, ha dichiarato che un cessate il fuoco “sarebbe stato possibile solo se il processo di pace fosse stato pienamente attuato”, aggiungendo che una tregua non è al momento “razionale e convincente”. In più, Shaheen ha accusato le autorità afghane per i ritardi nel rilascio dei prigionieri, mettendo così a rischio la vita dei detenuti a causa della pandemia (lo Stato Afghano registra per ora più di 1300 casi confermati). I negoziati relativi alla questione dei prigionieri, punto chiave dell’accordo tra Usa e Talibans, stanno procedendo con non poche difficoltà, rallentando un processo di pace già di per sé gravoso.

(Vincenzo Battaglia)

Yemen, la coalizione a guida saudita rinnova il cessate il fuoco. La coalizione a guida saudita, impegnata nel conflitto yemenita, ha deciso di estendere il cessate il fuoco per altre due settimane. Il prolungamento, che coincide con il periodo del Ramadan, mira al conseguimento di una tregua a fronte dell’emergenza Covid-19. I ribelli houthi continuano a non accettare il cessate il fuoco, considerandolo un atto di facciata finalizzato a preservare l’immagine della coalizione (e anzitutto dei sauditi) a livello internazionale. Per questo motivo, le violenze non sono cessate nelle ultime settimane, con offensive perpetrate da ambedue le fazioni in conflitto.

Yemen, i separatisti annunciano l’autogoverno nel Sud. Il Consiglio di Transizione del Sud (STC) ha dichiarato l’istituzione di un’amministrazione autonoma nel Sud dello Yemen, rivendicando il controllo esclusivo di Aden. Alkhader Sulaiman, portavoce del STC, ha spiegato che tale mossa è necessaria data la totale incapacità del governo yemenita di fornire i servizi essenziali. Così facendo, i separatisti rompono l’accordo siglato a novembre che prevedeva un nuovo gabinetto nazionale con la partecipazione dei secessionisti del sud, nonché l’assimilazione delle truppe del STC nelle fila del governo di Hadi. Pertanto, come se non bastasse, si riaccendono anche le ostilità Nord/Sud in una fase estremamente delicata per le ragioni descritte nel paragrafo precedente.

(Vincenzo Battaglia)

Siria, la situazione nella provincia di Idlib. Il 22 aprile, Mosca, Ankara e Teheran hanno tenuto un meeting (da remoto) per discutere della situazione siriana - con particolare riferimento all’area di Idlib. Qui, nonostante la tregua siglata tra Turchia e Russia il 5 marzo, continuano le ostilità tra le forze di Assad (sostenute da Putin) e le milizie ribelli filo-sunnite (sostenute da Erdogan). Negli ultimi giorni, le prime avrebbero condotto una serie di raid contro alcuni villaggi nella zona di Idlib. In questo contesto, Tahrir al Sham (ex Jabat al Nusra), fazione vicina ad al-Qaeda, sta cercando di diventare il principale attore nella provincia siriana a scapito delle altre milizie. Tale gruppo, infatti, sta creando non poche insidie ai pattugliamenti congiunti tra russi e turchi lungo l’autostrada M4 (che collega Aleppo a Latakia).

(Vincenzo Battaglia)

Algeria, tra Covid-19 e crollo dei prezzi del greggio dovuti alla pandemia. Il paese risulta essere uno dei più colpiti nella zona nordafricana dallo scoppio della pandemia di Covid-19 insieme all’Egitto. Sin dall’inizio, i focolai sono stati due: la wilaya di Blida (per i suoi legami europei) e la capitale Algeri; le prime restrizioni sono state applicate nelle due aree, per poi estendersi all’intero paese. Ad oggi, si contano più di 3.000 contagiati e circa 400 morti. Il crollo del prezzo del greggio ha inoltre rappresentato un duro colpo per il paese, che vede il settore dell’export dominato dalle rendite del petrolio. Una conseguenza immediata del tracollo si è concretizzata nello stop a molti progetti di sviluppo e agli investimenti in infrastrutture statali, nel tentativo di ridurre la spesa pubblica per tenere sotto controllo il deficit. Le misure di contenimento non hanno però zittito le proteste sociali: infatti, il movimento Hirak (nato reclamando le dimissioni di Bouteflika) ha continuato a pretendere un cambio di rotta nei palazzi del potere per mezzo di campagne online e utilizzo dei social media.

(Federica Sulpizio)

Tunisia e Egitto, restrizioni all’inizio del Ramadan. A pochi giorni dall’inizio del Ramadan, i due paesi, alle prese con la diffusione della pandemia, si ritrovano a modificare sensibilmente l’orario del coprifuoco imposto. A permanere sono però le restrizioni, le quali impediscono la celebrazione dei tanti momenti collettivi che caratterizzano questo periodo estremamente importante per i musulmani. Le autorità tunisine sono riuscite fino ad ora a mantenere il numero dei contagiati al di sotto delle 1.000 unità, ma la battaglia non è finita. Difatti, il primo ministro Fakhfakh ha annunciato che il blocco nazionale sarà in vigore almeno fino al 3 maggio. Dall’altra parte, l’Egitto – duramente colpito nel settore chiave del turismo – si trova in una situazione di gran lunga peggiore: sono circa 4.000 i casi registrati. Mentre scuole, università e luoghi di culto sono serrati, il divieto di assembramento è meno rispettato per quanto concerne i trasporti. Anche la minor mobilità nel Canale di Suez sta mettendo a dura prova l’economia egiziana.

(Federica Sulpizio)

Iran, tra lo scontro con gli Usa e timide riaperture. La Repubblica islamica, duramente colpita dal Covid-19, sembrava (anche se marginalmente) aver spostato l’attenzione al suo interno, piuttosto che volgerla alle forti tensioni con gli Usa. Ma la miccia si è riaccesa nel Golfo; così, la scorsa settimana gli Stati Uniti hanno rivendicato comportamenti molesti da parte dei Pasdaran nei confronti di 6 navi della Marina americana nelle acque internazionali nel Golfo. La risposta iraniana non ha tardato ad arrivare, rivendicando che agli inizi di aprile erano stati gli Usa a bloccare delle navi iraniane, episodio che aveva spinto l’Iran a rafforzare il controllo nel Golfo. Sul piano interno, invece, scende dopo settimane difficili il bilancio giornaliero delle vittime da Covid-19 (circa 70), fatto che spinge Teheran ad optare per una timida riapertura di alcuni negozi, fabbriche e magazzini considerati “a basso rischio”.

(Federica Sulpizio)

Libia, il fronte si ribalta. Nelle ultime due settimane il conflitto ha visto un repentino sviluppo con un cambio sostanziale dei rapporti di forza sul fronte di battaglia. L’esercito di Tripoli ha riconquistato tutta la costa occidentale libica tra la capitale e la Tunisia, recuperando città come Sabratha, Surman e Zawiya. Inoltre, il continuo rifornimento di equipaggiamento bellico turco e l’afflusso di mercenari turcomanni dalla Siria permettono all’esercito del GNA di esercitare una fortissima pressione sulla base aera di Witiya e su Tarhuna, situata a 65 chilometri a sud-est di Tripoli. Se Haftar perdesse entrambe le posizioni, vedrebbe fallire la campagna militare lanciata il 4 aprile 2019 per sconfiggere il rivale Serraj. Nel mentre, il numero totale dei contagi sale a 61 ed il paese registra il secondo decesso da Covid-19.

(Michele Magistretti)

Israele, un governo e l’eterno conflitto. Tra il 20 e il 21 aprile Bibi e Gantz hanno ufficializzato l’accordo che prevede una ripartizione equa dei ministeri ed una turnazione alla guida del governo ogni 18 mesi. Vengono in rilievo due punti caldi dell’accordo: il primo riguarda la composizione della commissione che dovrà giudicare Netanyahu verso la metà di maggio, compromesso che si pone in contrasto con la campagna anti-corruzione dell’ex Capo di Stato Maggiore prima delle elezioni; il secondo fa riferimento all’intenzione israeliana di perseguire la politica di annessioni dei territori cisgiordani a partire da luglio. Questo intento ha sollevato le critiche di Onu e Ue e l’appoggio degli Usa, mentre il leader dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, ha minacciato l’annullamento di ogni accordo. Sul fronte pandemico, il paese registra invece 14.882 casi e 193 decessi.

(Michele Magistretti)

Vincenzo Battaglia, Federica Sulpizio e Michele Magistretti



TERRORISMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE

Taglia di dieci milioni sul capo di Hezbollah in Iraq. Tale richiesta nasce dagli Stati Uniti, i quali configurano Hezbollah come un loro nemico, alla stregua di altre organizzazioni terroristiche come, ad esempio, l’ISIS. Per questo, il Dipartimento di Stato americano ritiene necessario adottare una misura così stringente per difendersi. La misura è parte del programma ‘Rewards for Justice’, che prevede l’esborso di una somma di denaro a coloro che forniscono dettagli e informazioni importanti sui terroristi iscritti in un'apposita lista. Il capo di Hezbollah in Iraq è Muhammad Kawtharani, il quale è un leader senior del gruppo terroristico e coordina i gruppi paramilitari, a livello politico, allineati all’Iran che erano supervisionati da Qassem Soleimani.

(Laura Vaccaro Senna)

Arrestato in Spagna uno dei Foreign Fighters più ricercati a livello mondiale. Abdel-Majed Abdel Kary è uno dei principali sospetti per la morte del giornalista James Foley, omicidio avvenuto nel 2014. Il jihadista, un cittadino britannico ed egiziano, è entrato illegalmente nel territorio spagnolo via mare, comunicando alle autorità iberiche di essere un migrante senza documenti. L’uomo si è radicalizzato e si è spostato in Medio Oriente nel 2013 e, solo l’anno successivo, è entrato a far parte dal Daesh. Quest’ultima informazione è confermata dalle foto pubblicata da Raqqa nel 2014 dove, secondo i media, avrebbe torturato e decapitato gli ostaggi.

(Laura Vaccaro Senna)

Bitcoin e terrorismo: un’utopia o qualcosa di reale? Secondo gli ultimi studi, il terrorismo ha un legame sempre più forte con l’utilizzo di criptovalute, soprattutto bitcoin. Le reti terroristiche necessitano di ingenti somme di denaro per poter svolgere le proprie attività illegali, quali attentati, falsificazione dei documenti, acquisto di armi, corruzione di personale etc. Il Bitcoin è il mezzo più efficace per acquisire denaro senza essere tracciati, in quanto è un metodo di pagamento ormai utilizzato a livello mondiale e riconosciuto come tale che non prevede la possibilità di identificare la provenienza dei fondi. Inoltre, questa nuova modalità di pagamento permette ai sostenitori di tali reti criminali di non incontrare conseguenze a livello giuridico.

(Laura Vaccaro Senna)

Quel che resta di Daesh nel Sirak. Come più volte sottolineato nelle precedenti edizioni, l’ISIS, nonostante la sconfitta territoriale, continua a perpetrare azioni offensive nella casa madre siro-irachena, attraverso insurrezioni e guerriglia. Nel mese di aprile, Daesh ha condotto diversi attacchi nel Nord Iracheno, generando la dura reazione delle forze di sicurezza nazionali. Il gruppo è ancora particolarmente attivo nelle zone centro-settentrionali di Ninive, Kirkuk, Diyala, Salah al-Din e Anbar. Anche sul fronte siriano l'ISIS continua ad operare a bassa intensità, specialmente presso le località di Deir Ezzor, Busayrah e Diban, non lontane dal poroso confine con l’Iraq. Qui, le Syrian Democratic Forces (SDF) sono le forze in prima linea nel combattere quel che rimane di Daesh in loco.

(Vincenzo Battaglia)

La minaccia dell’Isis in Mozambico. Il governo del Mozambico ha di recente ammesso - per la prima volta - la presenza di militanti affiliati all’Isis nel suo territorio. L’annuncio avviene a seguito dell’incremento di attacchi nella provincia settentrionale di Capo Delgado. Qui gli attacchi sarebbero cominciati nel 2017 e avrebbero causato circa 900 vittime, nonché la fuga di 200.000 persone. A questi elementi, si aggiungono le preoccupazioni dei giganti economici che operano in tale territorio, noto per i suoi giacimenti di gas. L’ultima offensiva è quella occorsa il 7 aprile, quando un villaggio della zona è stato colpito dai jihadisti (provocando 52 vittime). I miliziani sarebbero legati all’ISCAP (Islamic State Central Africa Province), cellula affiliata dell’Isis e attiva nell’Africa Centrale.

(Vincenzo Battaglia)

Laura Vaccaro Senna e Vincenzo Battaglia



ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

UNCTAD, cosa ne sarà delle economie emergenti? In un recente rapporto della Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo, è stata offerta una panoramica di quello che accadrà nelle economie emergenti a causa dell’espandersi del COVID-19. Le economie più dinamiche, che hanno puntato sulla crescita guidata delle esportazioni, crolleranno per la contrazione dell’economia mondiale. I paesi esportatori di risorse naturali subiranno le dure conseguenze del crollo dei prezzi delle materie prime. Per molti altri paesi sarà impossibile rinnovare a condizioni ragionevoli i debiti in scadenza quest’anno. Per quanto riguarda la popolazione nei paesi in via di sviluppo, in cui spesso si vive alla giornata, la disoccupazione porterà a un disastro dal punto di vista sociale.

(Martina Pignatelli)

ONU, rischio di una carestia “di dimensioni bibliche”. Il direttore esecutivo del PAM (Programma Alimentare Mondiale), David Beasley, ha sollecitato un’azione urgente per evitare una catastrofe umanitaria. Un rapporto dell’agenzia delle Nazioni Unite stima che la pandemia di Corona Virus potrebbe causare numerose e diffuse carestie di proporzioni bibliche. Secondo questo rapporto, il numero di persone che soffre la fame potrebbe aumentare da 135 milioni a 250 milioni, quasi raddoppiando. È quindi fondamentale agire in modo rapido e coordinato, per scongiurare una situazione ancora più drammatica.

(Martina Pignatelli)

OMS, bisogna imparare a convivere con il Virus. Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, durante il briefing quotidiano sulla pandemia di Coronavirus ha dichiarato che questo virus resterà con noi per molto tempo. […] la maggior parte della popolazione del mondo rimane suscettibile. Ciò significa che l’epidemia può facilmente riaccendersi. L’OMS nega qualsiasi accusa di insabbiamento dell’emergenze di Coronavirus e di collusione con la Cina. Il direttore ha anzi affermato di aver dichiarato l'emergenza al momento giusto, il 30 gennaio, quando il resto del mondo ha avuto abbastanza tempo per prepararsi. Per l’OMS non è quindi il momento delle polemiche ma quello della collaborazione nella lotta alla pandemia.

(Martina Pignatelli)

Nazioni Unite, si celebra la prima Giornata Internazionale dei Delegati. Con la Risoluzione 73/286, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito la Giornata Internazionale dei Delegati, riconoscendo così il loro ruolo cruciale nel raggiungimento dei principali obiettivi delle Nazioni Unite. La Giornata internazionale dei delegati 2020 è speciale per due motivi: non solo è la prima volta che si celebra, ma cade anche lo stesso giorno del 75esimo anniversario della Conferenza di San Francisco, che portò all’adozione della Carta delle Nazioni Unite.

(Marta Stroppa)

NATO, mobilitati 6.000 scienziati per supportare i Paesi alleati nella loro risposta al COVID-19. La NATO ha lanciato la “NATO Chief Scientist Challenge”, mobilitando il suo pool di più di 6.000 scienziati per supportare gli Alleati durante l’emergenza COVID-19. Gli scienziati dovranno avanzare delle proposte per aiutare gli Stati non solo a fronteggiare l’emergenza, ma anche i suoi possibili sviluppi, entro la fine di aprile. A tal fine, è stata istituita una piattaforma dove gli scienziati delle Nazioni alleate e dei Paesi partner potranno condividere le proprie proposte, scambiarsi conoscenze e potenziali soluzioni. Inoltre, la NATO farà ricorso anche alle capacità del proprio laboratorio di La Spezia, il Centro di Ricerca e Sperimentazione Marittima, specializzato nel campo dell'analisi dei grandi dati, della modellazione e della simulazione per il processo decisionale.

(Marta Stroppa)

NATO, i cacciatorpediniere statunitensi conducono esercitazioni nel Mare Baltico e nel Mar Nero. Due cacciatorpediniere e la sesta flotta della marina statunitense stanno conducendo delle esercitazioni nel Mar Baltico e nel Mar Nero, a dimostrazione della continua vigilanza e dell'impegno della NATO per la deterrenza e la difesa, nonostante l’attuale pandemia di COVID-19. "La NATO rimane pronta, vigile e pronta a rispondere a qualsiasi minaccia”, ha dichiarato la Portavoce Oana Lungescu, “questi dispiegamenti dimostrano che gli Alleati della NATO stanno lavorando a stretto contatto, determinati ad assicurare che i potenziali avversari non sfruttino la situazione per promuovere i loro interessi".

(Marta Stroppa)

Marta Stroppa e Martina Pignatelli







Framing The World un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.

Andrea Maria Vassallo: Europa Orientale e Federazione Russa

Dario Pone: Europa occidentale e Unione Europea

Federica Sulpizio: Medio Oriente e Nord Africa

Laura Vaccaro Senna: Terrorismo e Sicurezza Internazionale

Leonardo Aldeghi: Economia e Finanza Internazionale

Leonardo Cherici: Europa occidentale e Unione Europea

Marcello Alberizzi: Africa Sub-Sahariana, Organizzazioni Internazionali

Margherita Camurri: Asia ed Estremo Oriente

Marta Annalisa Savino: America del Nord

Marta Stroppa: Organizzazioni Internazionali

Martina Pignatelli: Diritti Umani e Organizzazioni Internazionali

Michele Magistretti: Medio Oriente e Nord Africa

Domenico Barbato: America del Sud

Stefano Sartorio: Asia ed Estremo Oriente

Sara Squadrani: Diritti Umani

Valeria Scuderi: America del Nord e America del Sud

Vincenzo Battaglia: Medio Oriente e Nord Africa; Terrorismo e Sicurezza Internazionale


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