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Le donne vittime di violenza durante la quarantena

Quando con il Coronavirus anche stare in casa è pericoloso

Sfortunatamente ogni giorno gli atti di violenza sulle donne appaiono nelle cronache nazionali e internazionali e le statistiche che presentano i dati relativi a tali violenze sono allarmanti poiché mostrano una quotidianità nella quale le vittime di uomini violenti sono troppo numerose.

I persecutori sono solitamente persone con le quali le vittime intrattengono rapporti di amore o di affetto: padri, mariti, fidanzati e compagni che, invece, tramutano tali sentimenti in brutali atti di aggressione. In queste drammatiche ipotesi, solitamente le vittime trovano rifugio nel luogo di lavoro o presso amici e parenti, per poi far rientro nella propria abitazione solo in serata, diminuendo il rischio di subire violenze. Tuttavia, in questi difficili giorni dovuti alla diffusione pandemica del COVID-19 e di conseguente quarantena forzata, tra le varie ansie, paure e sacrifici che si è costretti a sopportare per la sicurezza di sé stessi e degli altri, vi è da fare i conti con il tragico fenomeno di donne che subiscono violenza domestica e che sono costrette a convivere con i propri aguzzini; per di più, nonostante si assista a un incremento dei casi di maltrattamenti in famiglia, si denota un contestuale decremento delle denunce. 

Secondo i dati presentati dall'ISTAT, l'Istituto Nazionale di Statistica, nel 2018 il 13,6% delle donne (2 milioni 800 mila) ha subito violenze fisiche o sessuali da partner o ex partner: il 5,2% (855 mila) dal partner attuale e il 18,9% (2 milioni 44 mila) dall'ex partner. Quando violenza e ossessione verso il proprio partner degenerano e portano all'omicidio, i dati ISTAT del 2018, paragonati ai dati del 1990, destano particolare apprensione in quanto vedono un numero sempre maggiore di vittime di sesso femminile: nel 2018, vi sono stati 345 omicidi, di cui 133 donne, portando la quota di donne assassinate sul totale al 38,6%, rispetto all'11% del 1990. Inoltre, l'Istituto sottolinea come per le donne è proprio l'ambiente domestico il luogo in cui esse sono maggiormente a rischio.

Il reato di maltrattamenti in famiglia, in Italia, è punito e previsto dall’art. 572 c.p., che disciplina l’ipotesi di maltrattamenti contro familiari e conviventi. La pena prevista è della reclusione dai 3 ai 7 anni, con delle aggravanti previste per l’ipotesi di violenza commessa ai danni di minore, donna in gravidanza, persona disabile o, ancora, se il fatto è commesso con l’utilizzo di armi. Attraverso varie modifiche legislative, ad oggi la norma si applica anche a tutela dei soggetti conviventi more uxorio.

Gli elementi che contraddistinguono il reato di maltrattamenti in famiglia da altre tipologie di fattispecie delittuose (come lo stalking o le percosse) sono: da un lato l’abitualità della condotta, che si sostanzia in atti vessatori e di sopraffazione, e che può configurarsi in maniera commissiva o omissiva (come ad esempio la privazione di beni essenziali). A riguardo, pertanto, l’atto delittuoso deve collocarsi alla fine di una catena duratura di comportamenti lesivi, e non quale atto isolato. Inoltre, a contare è il contesto ambientale in cui la violenza avviene: il soggetto attivo deve, infatti, essere legato alla vittima da vincoli familiari o di convivenza (ma anche da rapporti di autorità). Per tale motivo, la fattispecie è annoverata tra i reati c.d. “propri”, cioè che possono essere commessi solo da chi riveste una determinata qualifica. A tal proposito, si è recentemente pronunciata la Giurisprudenza di legittimità, stabilendo che il delitto di maltrattamenti in famiglia si configura anche laddove la vittima non sia convivente more uxorio, ma abbia comunque con il reo una stabile relazione, anche in dipendenza di obblighi connessi alla filiazione.

Ogni tipo di violenza, sia fisica che verbale, deve essere, perciò, ritenuta una possibile minaccia: spintoni o strattoni, schiaffi, calci, pugni, utilizzo di oggetti, fino ad arrivare a comprendere atti più rari, ma anche più gravi, come lo strangolamento, l’ustione (con acidi), il soffocamento e la minaccia o l’uso di armi; anche le violenze sessuali nelle mura domestiche sono da annoverare tra gli atti di aggressione, anche se rientrano in una sfera di violenze difficili da individuare, soprattutto se l'aggressore è il partner. 

E dato che tutto questo non è amore ma solo vili atti di violenza, è importante denunciare e affidarsi a chi può veramente proteggere e amare una donna. Tramite le Istituzioni e i Centri Anti-violenza si può porre fine ai maltrattamenti e ricominciare una Vita vera. Le donne che subiscono delle violenze possono e devono avere la consapevolezza di non essere sole e di non star vivendo una situazione che va oltre le loro possibilità ma che è possibile dare loro un aiuto vero.  La dimostrazione di questo sono le tante giornate e campagne di sensibilizzazione nate da più parti, anche a livello internazionale, che permettono di riscontare un significativo aumento nel numero di donne, molte delle quali con figli minorenni, che si affidano ad apposite strutture per ricominciare a vivere in modo indipendente. 

Poter ricostruire l'autostima di una donna maltrattata e ridarle una dignità con un lavoro che le permette di essere indipendente, di mantenersi e mantenere i figli, opzione che in molti casi di violenze non poteva avere, è già un primo passo per potersi distaccare dall'influenza che l'uomo esercitava.

Si rammenta che i Centri Anti-violenza sono aperti su tutto il territorio nazionale e garantiscono assistenza, anche da remoto, attraverso il numero antiviolenza gratuito 1522.


A cura di: 

Simona Destro Castaniti (legalytics) e Sofia Perinetti (TrattaMIbene)


Le seguenti fonti consultate per la redazione di questo contributo sono liberamente consultabili:

https://www.studiocataldi.it/guide-diritto-penale/maltrattamenti-in-famiglia.asp;

https://www.laleggepertutti.it/300927_maltrattamenti-in-famiglia-ultime-sentenze;

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/03/25/coronavirus-allarme-centri-antiviolenza-calo-richieste-daiuto-donne-maltrattate-costrette-in-casa-ci-sara-boom-di-denunce-a-fine-emergenza/5745308/;

https://www.brocardi.it/codice-penale/libro-secondo/titolo-xi/capo-iv/art572.html;

https://www.istat.it/it/archivio/239321;

https://www.istat.it/it/violenza-sulle-donne/il-fenomeno/violenza-dentro-e-fuori-la-famiglia/numero-delle-vittime-e-forme-di-violenza;

https://www.osservatoriodiritti.it/2019/11/25/violenza-sulle-donne-2019-giornata-contro-la-violenza;

Cass. Pen., Sez. VI, sent. n. 44090 del 23 ottobre 2014;

Cass. Pen., Sez. VI, sent. n. 25498 del 22 maggio 2017.

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  • L'Autore

    Simona Maria Destro Castaniti

    Laureata in Giurisprudenza. Praticante Avvocato.
    Attualmente iscritta al Corso di Master di Secondo Livello in "Economic Intelligence and Cyber Security".
    Competenze in Diritto Internazionale: Tesi di Laurea in Diritti Umani, partecipazione a diversi progetti MUN, esperienze all’estero (in particolare: Kosovo, Costa Rica, Stati Uniti d’America).
    Autrice per diverse riviste su temi di diritto.
    Competenza linguistica in lingua Italiana (madrelingua), Inglese (C2), Spagnola (B1) e Portoghese (B1).


    Law Graduate. Trainee Lawyer.
    Currently enrolled in the Second Level Master Degree Program "Economic Intelligence and Cyber Security".
    International Law: Dissertation on Human Rights, participation at MUNs projects, experiences abroad (in particular: Kosovo, Costa Rica, USA).
    Author for several periodicals on the topic of law.
    Linguistic Competence in Italian (mother tongue), English (C2), Spanish (B1) and Portuguese (B1).

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Temi Diritti Umani Società Agenda 2030 Parità di genere


Tag

#women #family #violence #covid19 #maltrattamenti #criminallaw #Humanrights #violenceagainstwomen

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