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La prostituzione nel continente asiatico: i turisti italiani ne sono i principali fruitori

La realtà della prostituzione è largamente sviluppata in Asia, tanto da diventare una meta tristemente famosa tra le persone in cerca di nuove esperienze sessuali.

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Mappa dei paesi in cui la prostituzione è legale (blu) o illegale (rosso)

Ricollegandoci al precedente elaborato del 13 febbraio 2020, in merito alla condizione della comunità LGBT+ in Asia e all'usanza culturale in voga - in particolare in alcuni paesi del continente come la Thailandia - dei Kathoey, oggi ci dedichiamo all'analisi del fenomeno della prostituzione.

I Kathoey, definiti anche come rappresentanti del “terzo sesso” per i loro connotati sia femminili che maschili, sono spesso legati al mondo della prostituzione essendo particolarmente apprezzati per queste loro caratteristiche. I Kathoey sono numerosi, soprattutto in Thailandia, dove sono perfettamente integrati e accettati nella società e rappresentano, inoltre, una buona fetta della cultura popolare del paese, essendoci concorsi di bellezza appositamente realizzati, giornali di gossip e molto altro. Perciò, per quanto la prostituzione in Thailandia - come in gran parte dell'Asia - sia illegale, numerosi prodotti della cultura nazionale siano collegati all'attività sessuale e quindi anche dai comportamenti illegali che ne derivano. Ne discende che, nonostante la prostituzione sia illegale, è praticata apertamente nel paese.

Ovviamente, bisogna precisare che non tutte le persone definibili Kathoey si dedicano alla prostituzione, così come non tutte le prostitute in Thailandia sono transessuali.

Negli anni '90 del Novecento c'è stato il culmine della diffusione di prostituzione nel paese, alla quale era legata la diffusione dell'Aids, tanto che si arrivò a ben 1,5 milioni di sieropositivi. A partire da quel decennio il governo ha iniziato a varare misure mirate a ridurre il numero di contagi, con politiche volte alla prevenzione. Queste ultime sono anche legate al forte sviluppo economico che la Thailandia sta vivendo negli ultimi 20 anni, che ha portato alla creazione di nuovi posti di lavoro con conseguente diminuzione della prostituzione, sensibile abbassamento della percentuale di persone che quotidianamente contraggono l'Aids e quasi totale scomparsa della pedofilia, che resta comunque una grave piaga delle società asiatiche.

La Thailandia, tuttavia, resta uno dei paesi maggiormente attrattivi per il turismo sessuale, soprattutto per i turisti italiani che detengono il rabbrividente primato di essere i più numerosi, insieme ad altri europei. Il turismo sessuale, oltre che a ledere migliaia di donne che per mancanza di prospettive e/o povertà vengono vendute o attratte con l'inganno in questa spirale dalla quale è difficile uscire, riguarda anche i minori. Infatti, anche la prostituzione minorile dilaga nel continente asiatico ed in particolar modo nel territorio thailandese, dove sono gli stessi turisti a richiederne esplicitamente le prestazioni.

I minorenni vengono apprezzati e richiesti sia dagli uomini che dalle donne che, sempre più spesso, durante le loro vacanze cercano giovani uomini e adolescenti che tengano loro compagnia. Questo è un fenomeno in crescita ma ancora sommerso, difficile da tracciare sia per la connivenza tra la polizia locale e i vertici delle reti di sfruttamento, sia per l'incapacità delle vittime di comprendere e denunciare reati di tale gravità. Il giro di affari è imponente, secondo solo a quelli di armi e droga e fomenta reti di pedofilia e pedopornografia: proprio per questo attira un elevato numero di persone.

Secondo i dati forniti dalla Commissione nazionale per le donne (la Thai National Commission for Women) il numero totale di prostitute di età minore ai 18 anni in Thailandia è stimabile fra le 30 mila e le 35 mila unità.

Come già accennato, alla base di questi numeri così elevati (da suscitare i brividi al sol pensiero) ci sono le difficili condizioni economiche nelle quali versano le persone e l'ingenuità che le caratterizza nel momento in cui vengono proposte loro prospettive di vita migliori.

Le famiglie povere e disperate che si trasferiscono in città, provenendo da aree rurali e povere anche di mezzi di comunicazione alla ricerca di un po' di fortuna, si lasciano facilmente convincere dal denaro e dalle false promesse di una vita migliore per i figli da parte di trafficanti, i quali si dedicano alla perenne caccia di persone vulnerabili. Ma il futuro dei bambini che lasciano la loro famiglia per una vita migliore è ben diverso da quello prospettato. Il loro sfruttamento può avvenire inizialmente attraverso l’accattonaggio o il lavoro domestico, ma può arrivare a comprendere lo sfruttamento sessuale.

Ad esempio, alcune famiglie che si affidano ad amici per mandare le figlie a lavorare come colf presso persone agiate, risultano essere invece illuse e manipolate. Infatti, le ingenue ragazze finiscono a Bangkok nella rete della prostituzione, mettendo così fine alla loro ingenuità e all'infanzia.

Si stima che siano circa 80 mila gli italiani che ogni anno nel mondo viaggiano con la volontà di adescare minorenni, con la malsana idea che lasciati i confini della madrepatria, una volta approdati in territori esotici, la morale e la legge si possano abbandonare e che tutto sia possibile e lecito.

Uno studio di Ecpat Italia, contenuto nel Global study di Ecpat Internatonal (End child prostitution in asian turism) e frutto di due anni di ricerca condotta sul campo tra il 2015 e il 2016, ha stimato che la quasi totalità dei turisti sessuali è composta da uomini. La loro età è compresa tra i 20 e i 40 anni, con un’età media che non supera i 27 anni. Sono invece circa 8 mila le donne italiane che si muovono alla ricerca di rapporti sessuali a pagamento con minori.

Le cifre rappresentano una realtà sommersa angosciante rispetto alla quale, in quanto italiani, dovremmo provare vergogna.


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  • L'Autore

    Sofia Perinetti

    Sofia Perinetti è laureata in magistrale in Scienze Internazionali e della Cooperazione, ha approfondito nella sua carriera universitaria e post il lato delle relazioni internazionali che concerne la cooperazione internazionale come strumento di aiuto e sostegno verso paesi terzi.

    E' interessata sin dai primi anni di università alla tutela dei diritti umani e per questo in Mondo Internazionale è presente nel team di Diritti Umani come vice dello Chief Editor, è inoltre presente nel team di grant-management ed infine di GEO. Questi tre team le permettono di esprimere a pieno gli interessi sociali e culturali che la contraddistinguono.

    Sofia Perinetti has a degree in International and Cooperation Sciences, she has deepened in her university career and post the side of international relations that concerns international cooperation as an instrument of aid and support to third countries.

    Since the first years of university she has been interested in the protection of human rights and for this reason in Mondo Internazionale she is present in the Human Rights team as deputy to the Chief Editor, she is also present in the grant-management team and finally in GEO. These three teams allow her to fully express the social and cultural interests that distinguish her.

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Dal Mondo Asia Centrale Temi Diritti Umani


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#donne #prostituzione #pedofilia #turismosessuale

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Michele Bodei
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