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La fine dell'estate delle relazioni internazionali: tra luci e ombre

Framing The World: edizione XLI

Ben ritrovati con Framing the World, di nuovo in campo dopo la nostra breve pausa estiva. Il leitmotiv del mese di agosto è certamente la ripresa di importanza delle vicende geopolitiche, passate in secondo piano durante le fasi peggiori della pandemia: in tutti i continenti, compresa l’Europa, si sono sviluppate situazioni di instabilità potenzialmente pericolose, ma anche opportunità di pace insperate. Dalla situazione bielorussa con la presenza ingombrante della Russia alla contrapposizione Grecia-Turchia, dall’attività jihadista in Mozambico e il colpo di stato in Mali ai rapporti tra Israele e i propri vicini (e molto altro ancora), Framing the World vi porta alla scoperta delle principali vicende mondiali.

Buona lettura!

DIRITTI UMANI

Hong Kong, il via all’applicazione della legge sulla sicurezza nazionale. Le autorità di Hong Kong hanno rapidamente iniziato a perseguire attivisti pro-democrazia e a limitare la libertà accademica e di espressione, rendendo effettive le limitazioni alle libertà fondamentali contro cui Hong Kong ha protestato a lungo. Dieci persone sono state arrestate durante le proteste dell’1 luglio, e un’altra persona il 21 luglio poiché possedeva e mostrava materiali pro-indipendenza. Il 10 agosto la polizia ha arrestato dieci attivisti per vaghi crimini di "sicurezza nazionale", "collusione con elementi estranei" e "cospirazione finalizzata alla frode". Lo stesso giorno, le autorità di Pechino hanno imposto sanzioni a K. Roth, direttore esecutivo di Human Rights Watch e ad altri cittadini statunitensi per "essersi comportati male in questioni relative a Hong Kong".

Australia Occidentale, una politica carceraria controversa. Chiamata Disruptive Prisoner Policy (DPP) e adottata nel luglio 2019, è ora oggetto di revisione data la chiamata in giudizio del governo dell’Australia Occidentale ad opera di avvocati per i diritti umani. La DPP prevede infatti la condanna all’isolamento prolungato – per 23 ore, con 30 minuti di aria – come condanna più severa al fine di impedire che autori di reati violenti feriscano o influenzino altri detenuti, anche in attività di gruppo. Il caso è stato sollevato dall’avvocato Hannah McGlade sostenendo che tre uomini aborigeni siano stati tenuti in isolamento per periodi di due mesi e sei settimane. Si attende perciò una riforma delle modalità di carcerazione, per evitare la commissione di trattamenti inumani e degradanti.

Polonia, uscita dalla Convenzione di Istanbul. È stata annunciata negli ultimi giorni di luglio la volontà del governo conservatore polacco, già sotto tiro per l’indebolimento dello stato di diritto, di dissociarsi dalla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, firmata nel 2012 ed entrata in vigore nel 2015. Il Ministro della Giustizia Ziobro ha definito il documento “una fantasia e un’invenzione femminista volta a giustificare l’ideologia gay” contenente “elementi di natura ideologica considerati dannosi”. La decisione ha evidentemente suscitato la mobilitazione dei gruppi femministi e in migliaia si sono riversati nelle strade di Varsavia e altre venti città polacche per protestare. Uno dei manifestanti ha affermato che “lo scopo del governo è quello di legalizzare la violenza domestica”.

Rohingya, una situazione irrisolta. Il 22 luglio, l'Alta Corte di Revisione della Malaysia ha annullato la pena di fustigazione attribuita a ventisette uomini Rohingya che avevano raggiunto le coste del paese ad aprile. Nonostante le autorità malesi continuino a perseguire i rifugiati Rohingya per ingresso illegale, l'Alta Corte ha osservato che questi sono bisognosi di protezione internazionale e non possono essere rimpatriati, data la situazione nello Stato di Rakhine, nel Myanmar, da cui sono in fuga. Tuttavia, il 25 agosto 2020 si è celebrata la Giornata del ricordo del genocidio Rohingya, che ha costretto oltre 700.000 persone a fuggire dal proprio paese, constatando che ad oggi manca la prospettiva di ritorno in Myanmar, dove il rispetto dei diritti fondamentali non è assicurato, i profughi vivono in pessime condizioni nei campi in Bangladesh e i Rohingya rimangono vittime di abusi.

Organizzazione Internazionale del Lavoro, ratifica della Convenzione n°182. Il 4 agosto, la Convenzione sulle forme peggiori di lavoro minorile del 1999 è stata finalmente ratificata da tutti i 187 Stati Membri dell’OIL, diventando la prima e unica convenzione dell’organizzazione ad essere stata universalmente ratificata. Il Direttore Generale dell’OIL Guy Ryder ha sottolineato l’importanza di questo evento: “ogni bambino è ora protetto legalmente contro qualsiasi forma di lavoro minorile […] come la schiavitù, lo sfruttamento sessuale, l'uso di bambini nei conflitti armati o altri lavori illeciti o pericolosi che compromettono la salute, la morale o il benessere psicologico dei bambini”.

Brasile, le proteste della comunità indigena Kayapó. Il 17 agosto l’autostrada nazionale BR 163 è stata bloccata dai membri della tribù Kayapó. L’oggetto della manifestazione consiste nell'assenza di tutela della salute rivolta alle popolazioni indigene e il mancato rispetto del loro diritto a vivere in libertà. Gli indigeni hanno perciò protestato contro l’insufficienza e l’inadeguatezza delle misure di protezione contro il COVID decise dal presidente Bolsonaro, che stanno causando un numero elevato di decessi, e contro la deforestazione dell’Amazzonia che sta privando la comunità dei propri territori. La stessa strada BR 163 fu costruita negli anni ‘70 apportando squilibri nel territorio circostante. Attuale invece è il progetto di costruzione della ferrovia Ferrogrão, che attraverserebbe l’Amazzonia e che è destinato a concretizzarsi, nonostante le istanze della comunità indigena locale non siano state ascoltate.

Sara Squadrani



ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE

Mercati, che è successo ad agosto? Per tutto il mese i listini americani hanno continuano a macinare record, soprattutto grazie al Nasdaq (+30.35% da gennaio) e alle sue aziende tecnologiche poco colpite dal lockdown e anche anzi hanno colto diverse opportunità per aumentare i propri ricavi (Salesforce, +29% rispetto al 2019, il doppio del previsto). I mercati europei sono ancora a -20% rispetto a gennaio, e proprio il settore tecnologico è identificato come il motivo delle differenti performance di USA ed Europa. Sarebbe però fuorviante dare tutto il merito alla tecnologia: anche Dow Jones e S&P500 hanno superato i livelli pre-pandemia (rispettivamente +0.4% e +8.58%). Non mancano gli inviti alla prudenza: il dollaro continua a calare, mentre il petrolio oscilla in una banda ristretta intorno ai $40 invece di guadagnare terreno come ci si aspetterebbe in una ripresa economica.

Mercati/2. Molti vedono uno scollamento tra finanza ed economia reale, ma non bisogna dimenticare che il prezzo delle azioni si basa sui profitti futuri e non sul presente; nell’attesa dei conti trimestrali, entrano quindi in gioco i dati raccolti su intervalli più brevi, come quelli del mercato del lavoro. Negli Stati Uniti, nonostante qualche oscillazione, il mercato continua il suo rapido recupero, avendo ricreato in tre mesi 9 dei 20 milioni di posti persi; in Europa, invece, il timore è che i licenziamenti avverranno in massa al termine dei programmi pubblici di sostegno. Inoltre, il calo del PIL rispetto al 2019 è stato molto peggiore nel vecchio continente (-14.4% nell’Eurozona) rispetto agli Stati Uniti (-7.8%). Solo questa visione completa può quindi provare a spiegare il gap accumulato dai paesi europei.

TikTok, conclusione in vista? La vicenda TikTok sembra avviarsi verso la conclusione preferita da Trump, se come riportato dal WSJ Microsoft è vicina all’acquisto di Bytedance per una cifra vicino ai $20 miliardi. La posizione del colosso di Redmond, già in pole position, è stata rafforzata rispetto agli altri pretendenti (Oracle, Google, Twitter) dall’ingresso nella cordata di Walmart, la più grande e potente catena di supermercati al mondo. I tempi sono stretti, visto che da metà novembre Bytedance non potrà più operare negli USA (salvo sviluppi legati al ricorso contro la misura), ma le dimissioni del CEO Kevin Mayer sembrano far presagire, a detta dei ben informati, che l’accordo definitivo non sia molto lontano.

FED, una scelta epocale. Dal simposio annuale (stavolta virtuale) di Jackson Hole è arrivata una svolta storica: per la prima volta dagli anni ’70, la FED non mirerà al mantenimento dell’inflazione vicino al 2% ma ad un valore medio del 2%. La differenza può sembrare minima, ma ciò significa che l’inflazione potrà rimanere, temporaneamente, al di sopra di questo livello: di conseguenza, i tassi di interesse non verranno rialzati ai primi segnali di inflazione. Jerome Powell, presidente della FED, prioritizza così il secondo dei suoi mandati: la stabilità dei prezzi lascia il campo alla massimizzazione dei livelli di occupazione. Di conseguenza i tassi d’interesse rimarranno molto bassi per diversi anni per favorire una maggiore occupazione, ed i bond governativi avranno un rendimento minore, cosa che spingerà molti investitori a cercare ritorni maggiori nei mercati azionari.

Wall Street, ti presento Palantir. Riprendono le quotazioni in borsa dopo i mesi difficili del lockdown, e lo fanno con il botto: ad iniziare la procedura è Palantir, una delle startup più ammirate, ‘ricche’ e segrete della Silicon Valley. La compagnia è valutata intorno ai $20 miliardi, ma si conosce molto poco di come lavora: si sa infatti che raccoglie e analizza dati sensibili da una moltitudine di fonti e che le usa per costruire delle piattaforme di sorveglianza, ma poiché i clienti più importanti sono i governi (soprattutto quello americano) la riservatezza sul lavoro svolto è d’obbligo. Un'ulteriore particolarità è il fatto che la quotazione avverrà in modo diretto e non tramite un IPO: non si parla di creazione di nuove azioni ma di vendita sul mercato di azioni già esistenti e finora private, sintomo che la società non sta cercando di raccogliere nuovi capitali.

Leonardo Aldeghi



AFRICA SUB SAHARIANA

Etiopia, Egitto e Sudan interrompono le discussioni sulla diga sul Nilo. Il progetto riguarda la costruzione di una diga che contenga le acque del ramo del fiume Nilo che trova origine in Etiopia, il Blue Nile. Il progetto è volto al potenziamento della produzione elettrica di Addis Abeba, ma pare che quanto presentato mancasse di un soddisfacente sistema di gestione delle dispute e di regolamentazione della diga. L’Egitto, in particolare, teme il potere che l’Etiopia potrebbe acquisire grazie alla capacità di trattenere le acque del fiume.

L’Africa è Polio-free. Sono stati necessari quattro anni consecutivi senza la presenza di casi accertati della malattia, un anno in più rispetto a quanto richiesto normalmente dall’OMS. L'Organizzazione Internazionale ha infatti voluto accertarsi senza possibilità di errore dell’effettiva scomparsa della malattia, un conseguimento storico per il continente africano. Un contributo fondamentale per questa vittoria è stato dato dal miliardario Bill Gates, proprietario della società Microsoft.

Mali, i militari hanno preso il controllo dello Stato. Il 18 agosto una parte dell’esercito ha preso il controllo del Paese costringendo il Presidente Ibrahim Boubakar Keita a rassegnare le dimissioni e sciogliere il Parlamento. L’ECOWAS, di cui il Mali è parte, ha inviato una delegazione per rapportarsi agli alti ranghi militari e affrontare la crisi, il tutto sotto l’osservazione internazionale dell’ONU e dell’Unione Europea, la quale possiede interessi sempre crescenti nella regione. I militari, hanno assunto il nome di Comitato Nazionale per la Salvezza del Popolo e hanno recentemente proposto una transizione militare di tre anni prima di cedere il potere a un organo nuovamente civile nella sua interezza. Diversi commentatori internazionali sostengono che la ricerca di elezioni nei prossimi mesi potrebbero solamente aggravare la situazione in un Paese profondamente sconvolto dagli attacchi terroristici.

Mozambico, i jihadisti conquistano un importante porto strategico. Si tratta del porto della città di Mocimboa da Praia, nella regione settentrionale del Paese. Esso è cruciale per un progetto infrastrutturale legato al Gas Propano Liquido al quale partecipa anche il colosso francese Total. La capitale Maputo si sta affidando a delle società di sicurezza private per tentare di ristabilire il controllo sull’area, ma il Paese si aspetta che ci sia anche il sostegno della SADC, South African Development Community, in tal senso. Tale organo, che racchiude i Paesi australi del continente africano, possiede infatti una brigata di intervento speciale che non opera dal 2017, quando intervenne in Lesotho.

Marcello Alberizzi



AMERICA DEL NORD

Stati Uniti, tempo di Convention. Le candidature per le presidenziali del 3 novembre sono state formalizzate: Joe Biden da una parte, con la sua vice Kamala Harris, e Donald Trump dall’altra, con il vice Mike Pence. L’ufficialità deriva da un appuntamento fisso per la politica americana, quello delle Convention, che quest’anno sono state trasmesse in formato virtuale causa pandemia. Dal 17 al 20 agosto si è tenuta la Convention democratica, mentre dal 24 al 27 ha avuto luogo quella repubblicana. In entrambi gli eventi si sono alternati i più svariati speakers: dagli ex presidenti USA, a politici di vario livello, fino alle persone comuni. Nel frattempo continuano le manifestazioni di razzismo sistemico, da ultimo il ferimento di un afroamericano 29enne, Jacob Blake, e l’amministrazione USA si trova a gestire una situazione economica ancora in panne.

(Marta Annalisa Savino)

Canada, il nuovo leader del Partito Conservatore. “Il Partito Conservatore sarà pronto per la prossima elezione e vincerà la prossima elezione”: queste le parole del nuovo leader dell’opposizione a Trudeau, Erin O’Toole. Ex ministro di gabinetto e veterano delle forze armate, O’Toole ha sostituito Andrew Sheer, ex leader dei conservatori, che aveva sfidato Trudeau nel 2019. O’Toole dovrà cercare di conquistare gli elettori di Ontario e Québec, che insieme rappresentano il 59% di posti per la House of Commons.

(Marta Annalisa Savino)

Messico, gli approcci multilaterali contro la pandemia. Una missione di esperti tedeschi nel campo dell’epidemiologia è stata avviata nel paese latino-americano per collaborare nella lotta contro la pandemia. Grazie alle autorità sanitarie tedesche il Messico ha ricevuto una donazione di 100k test PCR (C-Reactive Protein Test) di alta qualità per rilevare il COVID-19 e altri materiali di laboratorio. Nel frattempo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato un allarme: il subcontinente americano si sta rapidamente trasformando in uno dei focolai di maggiore entità a livello mondiale. Nelle ultime settimane, infatti, continua a salire vertiginosamente il numero dei casi e dei decessi per contagio in America latina e il Messico registra più di 525.733 persone infette e 57.023 morti.

(Valeria Scuderi)

Marta Annalisa Savino e Valeria Scuderi



AMERICA DEL SUD

Argentina, la destabilizzazione del governo di sinistra e il rischio di un colpo di stato. I casi di coronavirus e il bilancio delle vittime stanno crescendo ad una velocità preoccupante nel Paese e la tensione politica continua ad essere altissima, al punto che l’ex presidente Duhalde ha evidenziato a più riprese il rischio di un colpo di stato nei prossimi mesi. Tuttavia, la grave crisi economica e sociale sta portando le autorità a consentire, in molti casi, un movimento delle persone più libero, a seguito delle proteste avvenute durante il periodo del lock-down contro il governo di Fernandez, le sue misure di quarantena e la controversa riforma della giustizia.

(Valeria Scuderi)

Brasile, Lula assolto. L’ex presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva è stato assolto dal Tribunale Supremo Federale. La magistratura brasiliana ha infatti ritirato la denuncia presentata dall’ex ministro Antonio Palocci che accusava Lula di aver ricevuto un appartamento di 12 milioni di dollari come atto di corruzione. L’organo ha verificato l’illegittimità della denuncia, accogliendo la posizione di Lula su una presunta violazione dell’imparzialità da parte delle autorità giudiziarie durante la gestione del caso. Il Brasile ha intanto superato i centomila morti per Covid-19, confermandosi al secondo posto dietro agli USA come paese più colpito dal virus.

(Domenico Barbato)

Bolivia, la PLA rifiuta di ascoltare l’informe di Jeanine Añez. L'Assemblea Legislativa Plurinazionale Boliviana (PLA) si è rifiutata lo scorso 6 agosto, Giornata Nazionale della Bolivia, di ascoltare la relazione di Jeanine Áñez. Il PLA ha sottolineato come la presidente, di fatto, non abbia rispettato la procedura per la presentazione scritta dell’intervento. Tale decisione ha suscitato parecchie polemiche in seno al governo, portando quest’ultimo ad interferire sul tradizionale messaggio alla Nazione rilasciato dalla presidenza del Senato. Infatti, il discorso della presidente dell’organo, Eva Copa, è stato più volte interrotto da Bolivia Tv, confermando così l’impressione di uno stato diviso e in forte difficoltà.

(Domenico Barbato)

Colombia, una nuova iniziativa di cooperazione internazionale. Il governo colombiano e quello statunitense hanno annunciato il lancio dell’iniziativa Colombia Crece come parte del Plan Colombia, avviato nel 1999, il quale favorirà, tra l’altro, la crescita economica della Colombia. Tale nuova proposta consiste, infatti, in un programma di cooperazione volto ad allocare risorse per lo sviluppo delle regioni, migliorare in generale le infrastrutture nelle regioni più colpite dalla violenza e rafforzare la lotta contro il traffico di droga e le organizzazioni criminali, fornendo incentivi economici e sociali affinché i contadini possono sostituire le coltivazioni illegali con quelle legali.

(Valeria Scuderi)

Cuba, mandata una lettera a Díaz-Canel per Portal Contreras. Gli attivisti e i membri della Società Civile di Cuba hanno consegnato una lettera firmata da centinaia di persone al presidente Miguel Díaz-Canel. La lettera esorta il governo a concedere gli arresti domiciliari al prigioniero politico Silverio Portal Contreras. Il 57enne, arrestato nel 2018 per oltraggio alla corte e disordine pubblico, è oggi in pericolo di vita. Nel messaggio inviato a Diaz-Canel, si spiega che l'attivista per i diritti umani sull'isola non ha commesso reati di sangue, violenza o furto, e che è stato sanzionato solamente per aver difeso pubblicamente il diritto costituzionale ad un alloggio adeguato.

(Domenico Barbato)

Venezuela, il diritto di asilo dei rifugiati venezuelani. Venerdì scorso l'UNHCR ha elogiato il governo brasiliano per l'attuazione di una procedura di asilo semplificata per gli immigrati venezuelani. Ad oggi, infatti, il Brasile conta circa 46.000 venezuelani rifugiati nel paese: si tratta della più grande popolazione di rifugiati venezuelani riconosciuta in America Latina. L’UNHCR, quindi, ha lanciato un appello ai paesi della regione affinché venga adottato un nuovo modello per la determinazione dello status di rifugiato basato sul "rafforzamento dei meccanismi per l'identificazione delle persone bisognose di protezione internazionale, sul miglioramento dei sistemi per il rinvio dei casi vulnerabili, nonché sull'utilizzo di registrazioni biometriche e di sistemi digitali di gestione dei casi [...]”.

(Valeria Scuderi)

Domenico Barbato e Valeria Scuderi



ASIA ED ESTREMO ORIENTE

Cina, la visita di Wang Yi in Europa. Il Ministro degli Esteri Wang Yi ha scelto l’Italia come prima meta del suo tour diplomatico in Europa, che mira a consolidare i rapporti economici e commerciali tra l’Unione Europea e la Cina. Il 5G e il progetto infrastrutturale ‘Belt and road’ sono solo alcuni dei temi più rilevanti trattati durante la conferenza. Durante il tour europeo, Wang Yi ha anche ‘invitato’ Oslo a non attribuire il Premio Nobel per la pace ai protestanti pro-democratici di Hong Kong, affermando che il governo cinese ‘respinge in modo fermo ogni tentativo di usare il Premio Nobel per interferire negli affari interni della Cina’.

(Margherita Camurri)

Corea del Nord, nuovo ruolo per Kim Yo Jong. La sorella del leader Kim Jong Un sta cementando la propria posizione come seconda in comando del Paese. Secondo il Ministro della Difesa sudcoreano Jeong Kyeong-doo è ora responsabile del Dipartimento di Organizzazione e Guida del Partito dei Lavoratori di Corea, l’organo che si occupa dell’educazione all’ideologia, delle nomine politiche e del monitoraggio dei tre milioni di membri sulla lealtà al Partito. Le valutazioni della Corea del Sud riguardo al nuovo ruolo di Kim Yo Jong menzionano anche il fatto che quest'estate è stata assente durante diverse importanti riunioni di governo e di partito: non è chiaro se la sua apparente scomparsa sia collegata alla supervisione della distruzione di un ufficio per il dialogo intercoreano. Diversi esperti ritengono che l'ascesa di Kim Yo Jong sia parte di una campagna coreografata dai media statali nordcoreani per segnalare che è stata preparata per qualcosa, senza però collegare il suo ruolo ascendente a speculazioni su un cambio di leadership.

(Andrea Angelo Coldani)

Corea del Sud, cambiamenti al vertice del partito al governo. Lee Nak-yon, il nuovo presidente del Partito Democratico di Corea (DPK), è attualmente il favorito per le prossime elezioni presidenziali del 2022. Si prevede che lascerà l'incarico il prossimo marzo per prepararsi alla corsa presidenziale; sarà dunque fondamentale per lui produrre risultati concreti per migliorare la vita della gente e mantenere il sostegno pubblico del partito al governo nei prossimi mesi. Il giudizio immediato della sua leadership arriverà alle elezioni suppletive dell'aprile 2021 per i sindaci di Seoul e Busan. In qualità di nuovo presidente del DPK, la prima priorità di Lee sarà quella di aiutare la nazione a superare la crisi socio-economica derivante dal COVID-19, ma ci si aspetta anche una più forte cooperazione con l'opposizione.

(Andrea Angelo Coldani)

Giappone, le dimissioni di Abe e le conseguenze del Covid-19. Il Primo Ministro Shinzo Abe ha annunciato le sue dimissioni per motivi di salute, dopo essersi recato in ospedale per alcune visite di accertamento che hanno evidenziato una grave colite ulcerosa. La crisi sanitaria del Covid-19 continua incidere negativamente sul Giappone. Dal punto di vista economico, la pandemia ha portato a un crollo del Pil del 7,8%. Inoltre, come in altri paesi, il numero di divorzi è in costante aumento. Un dato ancora più allarmante è il crescente numero di vittime coinvolte in atti di violenza domestica. Infatti, solo nel mese di Aprile, sono stati registrati oltre 13,000 casi.

(Margherita Camurri)

India, il nuovo epicentro della pandemia. Qualche giorno fa, l’India ha registrato il record di contagi giornalieri di Covid-19. Infatti, in sole 24 ore, il paese ha riportato più di 75,000 casi. Nonostante la repressione della pandemia non mostri segni di miglioramento, la National Testing Agency (NTA), non ha rimandato i seguenti esami di ammissione alle università: il Joint Entrance Examination (JEE) e il National Eligibility Cum Entrance Test (NEET). Questo ha scatenato le proteste degli studenti che temono di essere troppo esposti al Coronavirus. Gli studenti hanno protestato sui social attraverso l’hashtag #StudentsLivesMatter, ma hanno anche presentato una petizione alla Corte Suprema, che però ha appoggiato la scelta della NTA.

(Margherita Camurri)

Taiwan, verso un nuovo “consensus”? I membri del partito nazionalista di Taiwan, il Kuomintang, stanno preparando una petizione per rimpiazzare il cosiddetto 1992 consensus, un tacito accordo tra il KMT e il Partito comunista cinese che entrambe le parti dello Stretto di Taiwan riconoscono che c'è una sola Cina, e che ogni parte ne ha una propria interpretazione. La petizione, da votarsi al congresso nazionale del partito il prossimo 6 settembre, punta a sostituire il 1992 consensus con l’ECFA consensus, incentrato su un accordo commerciale preferenziale volto a ridurre le tariffe e le barriere commerciali attraverso lo stretto firmato nel 2010. Questo accordo commerciale, facilitato dalla Straits Exchange Foundation (SEF) e dalla China's Association for Relations Across the Taiwan Straits (ARATS) incontratesi nel 1992, è stato apertamente firmato dalle due parti e riconosciuto da organismi internazionali quali la WTO, pur mantenendo l’ambiguità del 1992 consensus.

(Andrea Angelo Coldani)

Margherita Camurri e Andrea Angelo Coldani



EUROPA OCCIDENTALE E UNIONE EUROPEA

Unione Europea, l’incontro dei ministri degli esteri. Si è tenuto un vertice informale in Germania tra i ministri degli esteri dei Paesi Membri. Fra le tante questioni affrontate spiccano quelle della Bielorussia e della Turchia. Al termine della riunione, l’Alto Rappresentante per la PESC ha fatto sapere che è stata stilata una lista di funzionari bielorussi che saranno sottoposti a sanzioni da parte di Bruxelles. La decisione è arrivata dopo i risultati delle elezioni e le proteste che sono scoppiate in seguito. Per quanto riguarda Ankara e le recenti tensioni con il governo greco, Borrell ha invitato la Turchia a non perseguire azioni unilaterali; ha ribadito il suo impegno per organizzare un dialogo che possa essere costruttivo, ma eventuali sanzioni non vengono escluse. La questione è rimandata al Consiglio europeo di settembre.

Unione Europea, l’incontro dei ministri della difesa. Il 26 agosto scorso si è tenuto in Germania un incontro informale tra i ministri della difesa europei. Al centro del vertice c’è stato lo Strategic Compass, che dovrebbe fornire un quadro unitario degli eventi internazionali. L’idea è quella di creare una cultura strategica comune, identificando le minacce, per poi proporre una dottrina europea. È un tentativo, quindi, di rafforzare la PSDC. I ministri hanno affrontato anche la questione del Mali. Borrell ha fatto sapere che le missioni civili nel Paese africano sono state sospese a causa delle attuali circostanze, mentre la missione IRINI al largo della Libia prosegue con successo.

Italia, visita del ministro degli esteri cinese. Wang Yi ha cominciato il suo tour europeo partendo proprio dall’Italia, primo Paese del G7 ad aderire alla BRI. Le prossime tappe saranno importanti per Pechino per cercare di migliorare i rapporti con i Paesi europei. Al termine dell’incontro, il ministro Di Maio ha fatto sapere che molti temi sono stati affrontati e l’esito è stato positivo. L’accento è stato posto sulla partnership economica/industriale e poco su quella strategica, come a voler ribadire che l’Italia rimane un Paese inquadrato nelle strutture euro-atlantiche. I due ministri hanno avuto modo di affrontare anche la questione di Hong Kong. La posizione italiana rimane quella di sostegno alla formula “un Paese, due sistemi” e verranno monitorati con attenzione gli effetti della Legge sulla sicurezza nazionale.

Regno Unito, ancora nessun accordo sulla Brexit. L’ennesimo round di trattative si è concluso registrando pochi progressi. Le divergenze rimangono sempre sulle solite questioni che tengono bloccate le due parti da mesi: pesca e level playing field. Clement Beaune, esponente del governo francese per gli affari europei, ha ribadito l’asse franco-tedesco in prima linea per far rispettare gli interessi dell’UE, ma la situazione è preoccupante. Politico riporta il commento di un funzionario europeo che sostiene che, in caso di mancato accordo nell’incontro del 7 settembre, sarà difficile evitare un disastro. Un accordo deve essere raggiunto prima di ottobre di modo da avere tempo per essere ratificato dai Parlamenti europeo e britannico.

Unione Europea, si dimette Hogan. Il Commissario europeo per il commercio, l’irlandese Phil Hogan, si è dimesso in seguito ad una polemica scoppiata per una cena in Irlanda dove le norme sanitarie non sarebbero state rispettate. Il politico, inoltre, si era spostato anche fra più contee sottoposte a lockdown. La sua decisione è maturata dopo essersi accorto che le polemiche riguardo alle sue azioni sarebbero state una distrazione in un momento delicato per Bruxelles. La Presidente von der Leyen lo ha ringraziato per il suo lavoro ed è alla ricerca di un sostituto.

Leonardo Cherici



EUROPA CENTRO-ORIENTALE E RUSSIA

Russia, Bielorussia e la paura di una nuova Crimea. Il mese di Agosto è stato segnato dall’interminabile flusso di immagini, notizie e video provenienti dalla capitale bielorussa di Minsk, dove dal 10 agosto è in corso un forte moto di protesta a seguito dell’ennesima rielezione del Presidente Lukashenko. Nonostante numerosi attriti in passato, Putin si è offerto di supportare il lavoro delle forze dell’ordine bielorussie per ristabilire lo status quo. Non sono mancati paragoni con gli avvenimenti in Crimea; tuttavia, le motivazioni che hanno scatenato le proteste sono ben diverse da quelle ucraine del 2014, così come il contesto in cui si collocano. Ciò nonostante, un’interferenza russa nella situazione bielorussa potrebbe portare a nuovi allarmi sull’operato di Mosca nella scena internazionale e alla sua ostinazione a mantenere un’influenza stringente anche oltre i confini nazionali.

Navalny, nuovo colpo al nemico pubblico n°1 di Vladimir Putin. “Alexei Navalny è stato avvelenato”. Questa la notizia che ha nuovamente scosso gli animi russi ed europei e che ha portato molti a pensare a un nuovo tentativo di “soppressione” dei diritti civili e politici all’interno della Federazione russa. Dopo un primo ricovero all'ospedale di Omsk e la conferma dell’iniziale ipotesi di avvelenamento, il cittadino russo è stato trasferito in Germania per ricevere cure in un ambiente relativamente più sicuro. Non si possono ancora trarre conclusioni certe su quanto sia realmente avvenuto, in quanto la tesi che vede protagonista un’operazione di intelligence, mirata ad eliminare il personaggio pubblico, non è al momento corredata da elementi di prova. Ciò che è certo è che Navalny è da molto tempo al centro dell’occhio del ciclone che ha spazzato via numerosi oppositori politici dell'élite russa. Rimane da attendere l’inizio di una possibile indagine ufficiale sull’accaduto.

Ucraina, Lituania e Polonia inaugurano il “Triangolo di Lublino”. La fine del mese di Luglio ha visto la nascita di una nuova iniziativa di cooperazione multilaterale tra Varsavia, Kyiv e Vilnius. Il 28 luglio, i Ministri degli Esteri dei rispettivi Paesi hanno dato vita a questa nuova piattaforma di dialogo internazionale con l’obiettivo di supportare attivamente il processo di integrazione euro-atlantica ucraino, la difesa degli interessi nazionali dall’ingerenza russa e le politiche comuni dei tre Stati in seno alle organizzazioni internazionali. L’iniziativa richiama la storica Unione di Lublino del 1569, che diede vita alla Confederazione polacco-lituana. L’inserimento dell’Ucraina in questa rinnovata alleanza politica può rappresentare un nuovo boost per l’adesione del Paese all’Unione europea e, soprattutto, alla NATO.

Andrea Maria Vassallo



MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)

Turchia, la Patria Blu spaventa UE e NATO. È notizia fresca l’intenzione dell’Unione Europea di varare sanzioni nei confronti di Ankara a fronte dell’intensificarsi delle dispute energetiche con la Grecia nel Mediterraneo Orientale. Nonostante stavolta torti e ragioni appaiano bipartisan, Bruxelles ha deciso di schierarsi con Atene e dare il via all’operazione Eunomia delle Marine di Grecia, Italia, Francia e Cipro, avallando di fatto sia l’ambiguo accordo Egitto-Israele-Grecia che il supporto militare emiratino. La dura risposta di Erdoğan, che rivendica gli accordi per lo sfruttamento delle acque territoriali con Libia e Cipro Nord, vede la nave Orç Reis continuare le esplorazioni scortata da otto fregate, droni e F-16. E mentre in patria il nazionalismo richiama la Mavi Vatan per la conquista dell’acqua ed esulta per i ritrovamenti di gas nel Mar Nero, massima pressione sul governo arriva tanto dagli ammonimenti di USA e NATO che dall’opinione pubblica scossa dal caso Ebru Timtik.

(Samuele Abrami)

Iran, nuova epidemia, vecchia endemia. Con il Covid-19 che continua a mietere vittime nella Repubblica islamica iraniana, l’intera gestione a tinte fosche dell’emergenza è oggetto di critiche tanto forti da superare persino la censura e mettere alle strette i vari gangli della politica. Davanti ai pericoli di una bomba sociale inasprita da un’economia sempre più in crisi, il governo dei pragmatici legati a Rouhani ha riscoperto la carta del nucleare. Questa volta in chiave distensiva. L’esecutivo ha infatti aperto a future ispezioni da parte dell’AIEA in due siti sospettati di stoccaggio nucleare illegale, con la speranza di ridurre l’impeto statunitense verso nuove sanzioni e di ridurre conseguentemente le sofferenze derivanti dall’isolamento diplomatico-commerciale. Ciononostante, i problemi endemici non cessano e rimane aperta la faglia con l’altra faccia del potere: la cerchia oltranzista e pro-nucleare dell’Ayatollah Khamenei.

(Samuele Abrami)

Tunisia, il mese di settembre inizia con il voto di fiducia al nuovo governo. Ci eravamo lasciati con una notizia che agitava il già precario equilibrio nella giovane democrazia tunisina: le dimissioni di Fakhfakh. Orbene, il presidente tunisino Saied ha incaricato di formare un nuovo governo Hichem Mechichi, ex Ministro degli Interni del precedente governo. L’obiettivo primario di Mechichi è quello di formare un governo di tecnocrati e personalità indipendenti in grado di risollevare la situazione economico-finanziaria tunisina, nonché di innalzare gli standard di vita della popolazione, così da stemperare le sempre più evidenti problematiche sociali. Si voterà per la fiducia al nuovo governo il primo settembre, nonostante molti partiti abbiano già dichiarato di essere pronti a negare la fiducia. Qualora ciò accadesse la Tunisia dovrebbe affrontare lo scioglimento del parlamento ed un’altra elezione; il tutto capitolerebbe in una più sentita instabilità politica.

(Federica Sulpizio)

Egitto, ulteriore colpo inferto alla Fratellanza Musulmana. Le autorità egiziane hanno dichiarato di aver arrestato il leader dei Fratelli Musulmani Mahmoud Ezzat durante un’irruzione in un appartamento del Cairo. Ezzat, divenuto leader ad interim dopo l’arresto del 2013 di Badie, è accusato di intenti terroristici e sovversivi, oltre che di aver ricevuto risorse da fondi illeciti. Sicuramente, questo è l’ennesimo fendente inferto al movimento, che da ormai sette anni è oggetto di una repressione radicale. Sul piano commerciale e strategico, invece, il Cairo ha firmato un accordo marittimo con la Grecia, il quale autorizza entrambi i paesi a trarre il massimo beneficio dalle risorse disponibili in una zona economica esclusiva. Riguardo la questione della Diga sul Nilo – e il timore di una diminuzione degli approvvigionamenti idrici – rimane in essere un forte stallo; nonostante siano intervenuti gli USA nelle vesti di mediatore, l’Etiopia percepisce le soluzioni offerte come un “ingiusto compromesso”.

(Federica Sulpizio)

Israele, tra tensioni e sorprese. Nel mese di agosto si sono verificate diverse escalation tra Israele e i suoi rivali. Sia con Hezbollah che con Hamas ci sono stati scambi di bombardamenti. Israele inoltre ha chiuso il transito commerciale di Kerem Shalom e l’area di pesca della Striscia di Gaza, oltre ad implementare una serie di ulteriori divieti e restrizioni. Il 13 agosto gli EAU ed Israele hanno raggiunto un accordo per la normalizzazione delle proprie relazioni, anche grazie alla mediazione USA e di Mohamed Dahlan, ex capo della sicurezza palestinese ora consigliere del principe ereditario di Abu Dhabi Mohammed bin Zayed. Il 31 agosto decollerà il primo volo commerciale diretto Tel Aviv- Abu Dhabi e probabilmente i due paesi rafforzeranno la cooperazione militare.

(Michele Magistretti)

Libia, una tregua e le divisione nel GNA. Tra tregue e divisioni: l’ospedale militare italiano viene spostato da Misurata a Tripoli. Tramite un accordo tripartito tra Turchia, Qatar e GNA, con la benevolenza tedesca, il governo di Tripoli concede, per novantanove anni, il porto di Misurata come base per le navi militari della Turchia nel Mediterraneo orientale. Sia Serraj, leader del GNA, che Saleh , presidente del parlamento di Tobruk, hanno chiesto la cessazione delle ostilità mentre Haftar concedeva la riapertura dei terminal di esportazione del greggio libico. In questo clima sono scoppiate proteste a Tripoli contro il malgoverno e la corruzione endemica, il premier Serraj ha promesso un rimpasto di governo ed ha recentemente sospeso il ministro dell’Interno Fathi Bashaga, il quale è noto per essere vicino alla Turchia ed esponente di spicco della città di Misurata.

(Michele Magistretti)

Libano, un paese in disgrazia. Con l’esplosione che ha devastato il porto di Beirut il 4 agosto, il Libano ha subito l’ennesimo colpo alla propria economia e ha sperimentato l’acuirsi delle tensioni sociali. Il governo infatti si è poi dimesso a causa delle manifestazioni di piazza che lo additavano tra i responsabili della tragedia e ora tra i più papabili a formare il nuovo vi è l’ex premier Saad Hariri, predecessore di Hassan Diab. Il 18 agosto invece è stata emessa dal Tribunale speciale per il Libano la sentenza riguardo l’assassinio del padre di Saad, l’ex premier Rafiq, ucciso da un attentato nel febbraio del 2005. Pur riconoscendo che dalla morte del premier sunnita avrebbero tratto vantaggio sia la Siria che Hezbollah la sentenza riconosce colpevole solo Salim Ayyash, ora latitante.

(Michele Magistretti)

Samuele Abrami, Federica Sulpizio e Michele Magistretti



TERRORISMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE

Il pericolo dell’avvento dell’ISIS in Mozambico. Nelle ultime settimane i militanti dello Stato Islamico hanno intensificato il livello della loro minaccia nel Paese africano. In particolare, il 13 agosto i terroristi hanno catturato il porto di Mocimboa da Praia, località situata nella regione di Capo Delgado, nota per i giacimenti di gas. Il 24 aprile, il governo del Mozambico ha riconosciuto per la prima volta la presenza dell’Isis nel suo territorio. La cellula jihadista, denominata ISCAP (Provincia dell’Africa Centrale dello Stato Islamico), ha iniziato a rivendicare gli attacchi nella regione sin dallo scorso giugno. L’offensiva estremista in loco è iniziata nel 2017, per opera di un gruppo locale (Ahl-e-Sunnat wal Jamaat) affiliato all’ISIS.

(Vincenzo Battaglia)

Afghanistan, tra il possibile inizio dei colloqui intra-afghani e le incessanti violenze. Nelle ultime settimane sono aumentate la speranze per l’inizio dei colloqui intra-afghani, ovvero tra il governo di Kabul e i Taleban. Il dialogo tra le parti dovrebbe iniziare nei primi giorni di settembre, una volta risolto il nodo della questione dello scambio dei prigionieri. Nonostante gli sforzi per avviare i negoziati di pace, le violenze non si fermano e gli attacchi continuano a mietere vittime nel Paese. Tra gli ultimi attentati perpetrati, vale la pena menzionare quello a Spin Boldak (nella Provincia del Kandahar), dove due esplosioni hanno provocato la morte di una decina di civili. A testimonianza dell’elevato livello di violenza, un rapporto della Commissione Indipendente per i Diritti Umani dell’Afghanistan (AIHRC) ha rilevato che 1.213 civili sono stati uccisi e 1.740 sono rimasti feriti nei primi 6 mesi del 2020 in Afghanistan.

(Vincenzo Battaglia)

Siria, l’ISIS continua a operare nelle aree centro-orientali del paese. L’organizzazione sarebbe responsabile di un attacco del 25 agosto contro milizie iraniane stanziate nella località di al-Quriya, provincia di Deir Ezzor. Nella stessa provincia, il 18 agosto un’esplosione ha ucciso un generale russo e dei militari siriani pro-Assad. L’azione è stata rivendicata dopo qualche giorno dall’ISIS, ma un’inchiesta del giornalista britannico Robert Fisk mette in dubbio questa versione, affermando che l’episodio potrebbe essere indicativo del deteriorarsi dei rapporti tra il fronte filogovernativo e le SDF filo-curde, contestualmente alle cattive acque che intercorrono tra USA e Russia nella questione siriana. In ogni caso, diverse analisi, l’ultima delle quali pubblicata dal Center for Global Policy il 19 agosto, avvertono della ripresa di attività terroristiche da parte dell’ISIS negli ultimi due anni in diversi territori del paese.

(Laura Morreale)

Nuova Zelanda, attentatore di Christchurch condannato all’ergastolo senza condizionale. La sentenza, del 27 agosto, è la prima per terrorismo nella storia del paese. Si tratta inoltre della massima pena prevista dall’ordinamento giuridico neozelandese, mai assegnata ad alcun individuo prima d’ora. Dopo l’attacco, e fino allo scorso marzo, Tarrant aveva rifiutato le accuse di omicidio, tentato omicidio e terrorismo. Secondo l’accusa, il successivo riconoscimento delle accuse non è stato accompagnato da alcun rimorso. Negli ultimi tre giorni prima della sentenza sono state ascoltate le testimonianze di sopravvissuti e parenti delle vittime.

(Laura Morreale)

UNOCT: Isis, non abbassare la guardia. Il sottosegretario all’Onu per l’Ufficio Counter Terrorism (UNOCT) Vladimir Voronkov, ha ribadito come Daesh continui a rappresentare una minaccia concreta alla sicurezza internazionale. Secondo Voronkov, nonostante la sconfitta militare avvenuta con la caduta di Baghuz, ultima roccaforte dei miliziani in Siria, le attività dell’Isis per contrastare la fase di state-building e di normalizzazione del paese continuano a svolgersi a pieno regime, servendosi di networks segreti e un capitale stimato attorno ai 300 milioni di dollari.

(Davide Shahhosseini)

Italia, espulso l’Imam di San Donà di Piave(Ve). A seguito delle indagini condotte dalla Direzione centrale per la prevenzione della Polizia di Stato, un cittadino egiziano, imam presso l’associazione culturale islamica «La Pace» di San Donà, è stato espulso con l’accusa di essere “seguace di un orientamento religioso islamico improntato al safismo ortodosso”. L’inchiesta ha anche portato alla luce i contatti che l’Imam aveva instaurato in tutta Europa con soggetti “gravitanti in ambienti islamisti e dediti a condotte criminali”. La nota di espulsione del Viminale si conclude riportando come l’imam avesse chiaramente manifestato le sue convinzioni radicali nel corso di un’orazione tenuta anni addietro presso la moschea salafita “al-Nur” di Berlino.

(Davide Shahhosseini)

Davide Shahhosseini, Laura Morreale e Vincenzo Battaglia



ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite respinge la richiesta degli Stati Uniti di imporre sanzioni "istantanee" all'Iran. Il 25 agosto, tutti gli Stati membri del Consiglio di Sicurezza, esclusa la Repubblica Dominicana, si sono detti contrari alla richiesta degli Stati Uniti di adottare delle sanzioni immediate contro l’Iran, in quanto tale misura sarebbe “illegale” poiché gli USA si erano ritirati dall’accordo sul nucleare iraniano nel 2018. Da parte sua, l’Ambasciatore statunitense alle Nazioni Unite ha risposto non solo di avere il diritto di ripristinare le sanzioni stabilite dall’accordo sul nucleare iraniano, ma ha anche accusato i paesi avversari di “sostenere i terroristi”. Il 14 agosto, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva già respinto la proposta degli Stati Uniti di prorogare ulteriormente l’embargo sulle armi all’Iran.

La Corte Penale Internazionale sarà presto in grado di processare Omar al-Bashir. Il primo ministro del Sudan, Adballa Hamdok, ha annunciato di voler collaborare con la Corte Penale Internazionale affinché coloro che sono accusati di aver perpetrato crimini di guerra in Darfur compaiano davanti al tribunale. Tra questi vi è anche il presidente deposto Omar al-Bashir, il quale è attualmente ricercato dalla Corte per presunti crimini di guerra, genocidi e crimini contro l’umanità per quanto successo in Darfur, un conflitto che ha portato alla morte di circa 300.000 persone a partire dal 2003.

L’Unione Africana e le Nazioni Unite condannano l’arresto del Presidente del Mali e ne richiedono il rilascio. Le Nazioni Unite e l’Unione Africana hanno condannato aspramente l’arresto del Presidente del Mali e di altri funzionari governativi a seguito di un colpo di stato militare e ne hanno chiesto la liberazione con urgenza. In particolare, il Presidente dell’Unione Africana, Moussa Faki Mahamat, ha chiesto ai Paesi membri del gruppo ECOWAS dell’Africa occidentale, alle Nazioni Unite e a tutta la comunità internazionale di opporsi all’uso della forza in Mali.

Marta Stroppa




Framing The World un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.

Andrea Angelo Coldani: Asia ed Estremo Oriente

Andrea Maria Vassallo: Europa Orientale e Federazione Russa

Davide Shahhosseini: Terrorismo e Sicurezza Internazionale

Domenico Barbato: America del Sud

Federica Sulpizio: Medio Oriente e Nord Africa

Laura Morreale: Terrorismo e Sicurezza Internazionale

Leonardo Aldeghi: Economia e Finanza Internazionale

Leonardo Cherici: Europa occidentale e Unione Europea

Marcello Alberizzi: Africa Sub-Sahariana, Organizzazioni Internazionali

Margherita Camurri: Asia ed Estremo Oriente

Marta Annalisa Savino: America del Nord

Marta Stroppa: Organizzazioni Internazionali

Michele Magistretti: Medio Oriente e Nord Africa

Samuele Abrami: Medio Oriente e Nord Africa

Sara Squadrani: Diritti Umani

Valeria Scuderi: America del Nord e America del Sud

Vincenzo Battaglia: Medio Oriente e Nord Africa e Terrorismo e Sicurezza Internazionale


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