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Il bilancio Europeo e le sue novità

Negli ultimi 60 anni il bilancio dell’UE è progressivamente cambiato di pari passo con la costruzione dell’Unione Europea. Il bilancio rappresenta uno strumento che garantisce che l’Unione rimanga una forza democratica, pacifica, prospera e competitiva e fornisce risorse che rafforzano la posizione mondiale dell’Unione nell’affrontare le sfide attuali e future.

Il bilancio dell’UE è differente rispetto a quelli nazionali poiché non finanzia la protezione sociale, l’istruzione primaria né la difesa nazionale, bensì investe nei settori chiave che forniscono un valore aggiunto europeo promuovendo crescita e competitività.

È prevalentemente un bilancio di investimenti e viene deciso a lungo termine per garantire stabilità, efficienza e prevedibilità. Un piano di spesa a lungo termine, denominato quadro finanziario pluriennale (QFP), è adottato per un periodo di almeno cinque anni per le diverse politiche. I recenti bilanci a lungo termine sono stati fissati per sette anni. Il QFP stabilisce gli importi massimi annuali che possono essere spesi dall’UE nelle diverse categorie di spesa per ognuno di questi cinque/sette anni. Ogni bilancio annuale è adottato nei limiti del quadro finanziario pluriennale e, per garantire flessibilità, è solitamente inferiore al massimale di spesa stabilito dal QFP. Il massimale del QFP è paragonabile ai limiti delle carte di credito per un periodo di un anno.

Il bilancio a lungo termine aiuta milioni di studenti, migliaia di ricercatori, città, imprese, regioni e ONG. Contribuisce alla produzione di alimenti più sani e sicuri, alla costruzione di strade, ferrovie e aeroporti nuovi e migliori; ad un ambiente più pulito e a una maggiore sicurezza delle frontiere esterne dell’UE. Insomma cerca di unire le risorse e rendere l’Europa più forte, così che assicuri pace e prosperità finanziando progetti volti a migliorare la vita dei cittadini europei.

Il bilancio UE è espresso in stanziamenti di impegno e di pagamento: gli impegni sono giuridici per fornire finanziamenti, i pagamenti sono contanti o trasferimenti bancari ai beneficiari effettuati per coprire la spesa dovuta nell’anno corrente e derivante dagli impegni giuridici assunti nell’anno in corso o in quelli precedenti.

Quest’ultimo è ripartito in cinque rubriche, che rappresentano i settori di spesa cioè: crescita intelligente e inclusiva, crescita sostenibile, sicurezza e cittadinanza, ruolo mondiale dell’Europa e amministrazione.

Le risorse provengono principalmente dagli Stati membri. I finanziamenti provengono da dazi doganali sulle importazioni da paesi terzi, una piccola percentuale dell’imposta sul valore aggiunto riscossa da ogni Stato membro, una percentuale del reddito nazionale lordo degli Stati membri e altre entrate, che comprendono in particolare versamenti fiscali e di altra natura a carico delle retribuzioni del personale dell’UE e multe inflitte alle imprese che violano le regole di concorrenza dell’UE.

Come è deciso il bilancio dell’UE?

L’articolo 314 del Trattato sul funzionamento dell’UE stabilisce la procedura di adozione del bilancio. Suddetto regolamento di bilancio segue una procedura legislativa speciale.

Ogni anno il Parlamento europeo e gli Stati membri dell’UE decidono la quota del bilancio settennale che sarà spesa nel corso dei 12 mesi successivi e anche le voci di spesa cui destinare i fondi. Questa procedura tiene conto delle posizioni delle istituzioni che rappresentano i cittadini e gli Stati membri dell’UE. La Commissione propone un progetto di bilancio annuale. Tale proposta serve come base per i negoziati in sede di Consiglio, che garantirà che tutti gli Stati membri facciano parte dell’accordo, poiché per raggiungerlo è necessaria l’unanimità. Quando definisce la propria posizione il Consiglio riceve orientamenti politici dai leader dell’UE riuniti in sede di Consiglio europeo. Per concludere il processo decisionale è necessaria l’approvazione del Parlamento europeo. Ciò significa che il Parlamento può approvare o respingere la posizione del Consiglio, ma non può emendarla.

In caso di opinioni divergenti, viene convocato un comitato di conciliazione per giungere a un compromesso entro un termine di tre settimane. Una volta raggiunto un accordo, il Consiglio e il Parlamento dispongono di 14 giorni per procedere alla sua approvazione formale. Se il Consiglio e il Parlamento europeo non raggiungono un accordo, la Commissione deve presentare un nuovo progetto di bilancio annuale. Se all’inizio dell’anno di riferimento il bilancio annuale non è stato ancora adottato, si applica il regime dei dodicesimi provvisori. Ciò significa che le spese effettuate mensilmente per ogni ambito del bilancio non possono superare un dodicesimo degli stanziamenti aperti nel bilancio dell’esercizio precedente o nel progetto di bilancio proposto dalla Commissione, a seconda dell’importo meno elevato.

Il bilancio è eseguito in larga parte dalla Commissione e dagli Stati membri: solo il 18% è gestito direttamente dalla Commissione, l’8% è gestito indirettamente da organizzazioni internazionali, agenzie decentrate, paesi terzi. La maggior parte dei fondi dell’UE (74%) è spesa assieme agli Stati membri nell’ambito della cosiddetta "gestione concorrente". Le autorità degli Stati membri gestiscono la spesa sotto la supervisione della Commissione. Infatti, la responsabilità ultima dell’esecuzione del bilancio spetta alla Commissione Europea.

I negoziati sul quadro finanziario pluriennale (QFP) cominciano di solito qualche anno prima dell’inizio previsto per il QFP. Come anticipato, il processo formale inizia con la presentazione da parte della Commissione europea delle proposte legislative sul QFP. Ad esempio, i negoziati per il bilancio UE a lungo termine per il 2021-2027 sono iniziati nel 2018.

Il 2 maggio 2018 la Commissione ha pubblicato la propria proposta. La Commissione ha presentato un bilancio europeo moderno con proposte ambiziose ma realistiche, poiché l’obiettivo principale è prendere atto dei rapidi sviluppi nei settori dell’innovazione, dell’economia, dell’ambiente e della geopolitica. L’intenzione è semplificare la struttura del budget, rimodulando in modo più coerente ed efficiente il numero dei programmi europei, oltre alla volontà di ampliare la capacità finanziaria dell’UE per rispondere efficientemente alle priorità politiche e alle emergenze. Il quadro delineato dal pacchetto sul QFP prevede stanziamenti pari a 1.135 miliardi di euro a prezzi costanti in termini di impegni, pari all’1,1 % del reddito nazionale lordo dell’UE- 27, che si traducono in 1.105 miliardi di euro a prezzi costanti in termini di pagamenti, ovvero l’1,08% del RNL dell’UE- 27.

A novembre 2018 il Parlamento ha espresso la volontà di riformare il bilancio UE a lungo termine per il periodo 2021-2027. Il PE voleva principalmente riformare le modalità di finanziamento del bilancio a lungo termine giudicandolo “non trasparente e del tutto incomprensibile per i cittadini dell’UE”. Il parlamento suggeriva che il denaro potrebbe essere ricavato da un nuovo regime fiscale per le imprese, le entrate derivanti dallo scambio di emissioni e una tassa sulla plastica. Questo potrebbe ridurre i contributi diretti degli Stati membri. Oltre a finanziare adeguatamente le nuove iniziative, il parlamento intende preservare i finanziamenti per l’agricoltura e il sostegno alle regioni più povere e potenziare i programmi a vantaggio della ricerca, degli scambi studenteschi e delle piccole e medie imprese. Il quadro finanziario previsto dal PE prevede stanziamenti pari a 1.324,1 miliardi di euro a prezzi 2018, che rappresenterebbe l’1,3% dell’RNL dell’UE-27.

Durante il 2019 i negoziati sono andati avanti con una serie di dibattiti orientativi sul prossimo quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027. I ministri hanno effettuato uno scambio di opinioni sulla politica agricola comune, sulla politica di coesione, sulla possibilità di introdurre nuove fonti di entrata - oltre a quelle proposte dalla Commissione europea a maggio 2018 - e sullo schema di negoziato contenente dati numerici presentato dalla nuova presidenza finlandese. La presidenza finlandese, a dicembre 2019 ha proposto un livello complessivo di 1.087 miliardi di euro che rappresenta l’1,07% del reddito nazionale lordo dell’UE-27.

Lo scorso 14 febbraio 2020, il neo-eletto Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, incaricato dai leader dell’UE di proseguire i negoziati per raggiungere un accordo definitivo, ha presentato la propria proposta. Rispetto al bilancio 2014-2020, il piano Michel prevede una diminuzione della spesa nell’agricoltura e nella coesione e un aumento delle uscite nei settori nuovi della ricerca, dell’innovazione, della sicurezza e della migrazione. Inoltre, presenta un piccolo ritocco delle dimensioni del bilancio: lo 1,074% del Pil (quasi 1.095 miliardi di euro a prezzi 2018) contro l’1,07 della proposta della presidenza finlandese a fine 2019, ma è comunque lontana dalla richiesta della Commissione e dell’Europarlamento. Nella proposta di Michel non manca l’introduzione di nuove risorse proprie, oltre ai contributi nazionali: una tassa sulla plastica non riciclabile e l’extra gettito prodotto dallo scambio di quote di emissioni. Altro tema controverso sono gli sconti di cui godono l’Olanda, la Danimarca, la Germania, la Svezia e l’Austria. Nella proposta questi subiscono un calo ma non scompaiono. Infine, è in stallo l’iter per bloccare i fondi europei nel caso di violazione dello stato di diritto.

La trattativa proposta dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel non ha avuto successo, lo si è dedotto lo scorso 20 febbraio al vertice straordinario dedicato al prossimo bilancio comunitario. I 27 membri hanno deciso di rinviare il negoziato a un nuovo summit. L’obiettivo del prossimo incontro sarà quello di raggiungere un accordo sul QFP per il periodo 2021-2027.


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  • L'Autore

    Valeriana Savino

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