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Framing the World, XXXII numero

Una rassegna delle principali novità in ambito internazionale

Sono settimane difficili per il Vecchio Continente, epicentro mondiale dell’epidemia nelle ultime due settimane, ma le conseguenze economiche, politico/diplomatiche e sociali del coronavirus non si limitano all’Europa ed è per questo che ci occupiamo di quegli argomenti che nei media passano spesso in secondo piano. Parliamo quindi del Medio Oriente, dove non tutti i conflitti si fermano malgrado l’avanzata del virus e l’appello alla tregua di Guterres, e di un’Africa che potrebbe essere terreno di conquista per l’epidemia, ma che nel frattempo affronta instabilità politica e violenza terroristica. Parleremo della diplomazia medica cinese, di un Giappone immune (o quasi) dal virus, e di un’India che potrebbe essere una bomba ad orologeria. Grande è lo spazio riservato all’impatto economico della pandemia, ma anche a quello sociale, visto che le conseguenze toccano soprattutto i più deboli, con le istituzioni europee che provano a gestire la crisi, ma sono divise come di consueto. Concludiamo la nostra carrellata intorno al mondo con le Americhe, con il Nord sempre più colpito ma con le risorse per rialzarsi, mentre il Centro ed il Sud sono molto più vulnerabili anche per la fragilità politica di vari paesi, ai quali si aggiunge la Colombia, il cui presidente Duque è accusato di essere legato al narcotraffico.

Ma questo è davvero solo un assaggio, molto altro vi aspetta nel nuovo numero di Framing the World.

DIRITTI UMANI

Bahrain, Reprieve denuncia le torture. Negli scorsi giorni, in occasione dell’interruzione del GP di Formula 1 in Bahrain, l’organizzazione umanitaria Reprieve si è esposta denunciando l’uso sistematico della tortura nel sistema giudiziario del paese. Le persone di trovano costrette a firmare delle “confessioni” pur di sottrarsi alle torture, confessioni che vengono poi utilizzate per le condanne a morte. In questo modo, il Bahrein soffoca qualsiasi forma di dissenso, in particolare reprimendo la libertà di espressione e di associazione così da colpire tutti coloro che difendono i diritti umani nel paese. Il sistema di torture è lo status quo in Bahrain, e numerose sono le vittime che si trovano a dover confessare crimini mai commessi.

(Martina Pignatelli)

Roma, campi Rom ai tempi del Corona. Dopo l’estensione della zona rossa a tutta Italia e l’ulteriore stretta sulle norme in vigore, la popolazione italiana si trova costretta a restare a casa. Se c’è chi resta a casa nel suo appartamento, c’è anche chi resta nel campo Rom, in condizioni sempre peggiori. Questi campi già simili a ghetti si ghettizzano ulteriormente: fino a 7 persone nello stesso container di 20 metri quadrati, senza acqua, senza dispositivi sanitari per la prevenzione, senza computer per seguire le lezioni online e ormai anche senza lavoro. Le baraccopoli di Roma rischiano di trasformarsi in grandi focolai per la diffusione del virus, mettendo a rischio bambini e anziani. Al momento sono risultati positivi al virus quattro Rom, ma senza nessuno che voglia dare loro assistenza non è possibile quantificare i numeri reali né tantomeno contenere il contagio.

(Martina Pignatelli)

Italia, rivolte e morti nelle carceri. Le nuove restrizioni legate al contenimento del COVID-19 hanno interessato anche i detenuti delle carceri italiane, a cui sono state ridotte le occasioni di incontro con i familiari. Questo il pretesto per lo scoppio di numerose rivolte all’interno dei centri di detenzione, ma i problemi sono molti. In particolare una delle questioni principali è quella del sovraffollamento delle celle che troppo spesso porta a scarse condizioni igieniche e a nessuna protezione dal contagio. Ciò che più ha suscitato scalpore, però, sono stati i sette detenuti morti in seguito alle rivolte. Non sono ancora state fornite spiegazioni riguardo all’accaduto e i dubbi sono molti.

(Martina Pignatelli)

Proclamato il cessate il fuoco nei Paesi in guerra per timore della pandemia. Su invito del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, numerosi Paesi attanagliati da violenti conflitti armati hanno proclamato il cessate il fuoco per far fronte alla crisi innescata dalla pandemia. Dallo Yemen alla Siria, dal Camerun alle Filippine, eserciti nazionali e gruppi non governativi hanno infatti risposto positivamente all’appello di Guterres, sospendendo i combattimenti a favore di una tregua temporanea. L’obiettivo è quello di frenare la diffusione del virus e proteggere la popolazione civile e le forze combattenti.

(Marta Stroppa)

Stati Uniti, abolita la pena di morte in Colorado. Il 23 marzo 2020, il Colorado è diventato ufficialmente il 22esimo Paese degli Stati Uniti ad aver abolito la pena di morte. Dopo l’approvazione dei due rami del Parlamento, il Governatore Jared Polis ha infatti firmato il provvedimento, che entrerà ufficialmente in vigore il 1° Luglio. Inoltre, siccome la nuova legge non si estende anche ai tre uomini già nel braccio della morte e in attesa dell’esecuzione, il governatore Polis ha deciso di commutare la loro condanna in ergastolo.

(Marta Stroppa)

Paesi Bassi, il Tribunale dell'Aja ordina allo Stato olandese di risarcire le vittime dei massacri coloniali. Il 27 marzo, il Tribunale dell'Aja ha condannato i Paesi Bassi per aver ucciso numerosi civili durante la campagna di repressione dei movimenti pro-indipendenza, attuata tra il dicembre 1946 e l’aprile 1947 nella provincia indonesiana del Sud Sulawesi. Nel caso di specie, il Tribunale dell’Aia ha constatato che undici civili sono stati uccisi a causa di un comportamento scorretto da parte dei soldati olandesi. Da parte sua, lo Stato si è opposto al verdetto del Tribunale, a cui aveva chiesto la caduta delle accuse, visto il tempo trascorso dai fatti. I parenti delle vittime si sono detti invece soddisfatti del verdetto, il quale gli ha finalmente garantito giustizia.

(Marta Stroppa)

Marta Stroppa e Martina Pignatelli



ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE

Borse, la reazione. I mercati hanno vissuto una settimana più positiva rispetto a quelle passate. L’abbondanza e la “ricchezza” dei piani di intervento messi in atto da governi, banche centrali ed organizzazioni regionali - che ammontano a diversi trilioni (vedi sotto) - pur non segnalando che il peggio è già passato, fanno ben sperare che molti governi sosterranno ad ogni costo le proprie economie. Esemplare in questo momento la decisione della Casa Bianca di iniettare 2.2 trilioni nell’economia (il piano di aiuti più grande di sempre, quasi il triplo di quello della crisi del 2008) e la disponibilità a mettere nel piatto altri 4 trilioni nei prossimi mesi per gestire al meglio la ripartenza.

Borse/2. Le principali borse mondiali provano a scrollarsi di dosso le ultime due settimane con un’ottima performance (+20% dai minimi di settimana scorsa) dovuta principalmente agli interventi di sostegno all’economia. Wall Street sembra non curarsi dei dati sulla disoccupazione (la richiesta di sussidi è passata da 200.000 a 3.28 milioni, oltre 4 volte il dato del 2008), sia perché era un dato “scontato” viste le vaste limitazioni a hotel, bar e ristoranti (con questi ultimi che da soli impiegano 16 milioni di americani), sia perché il mercato del lavoro americano è molto più fluido di quello europeo e può riassorbire queste cifre nel giro di poche settimane. E infatti martedì scorso (24.03 ndr) il Dow Jones ha messo a segno il più grande rialzo giornaliero in termini di punti e il più alto dal 1933 in termini percentuali.

USA, aziende VS Covid-19. La settimana passata è stata quella in cui gli Stati Uniti si sono scoperti vulnerabili al coronavirus, ma il carattere di un paese viene alla luce nel momento del bisogno, e in America questo significa impiegare le migliori forze della propria economia. I giganti dell’automotive come Ford e FCA, e le “start-up” come Tesla, convertono le fabbriche alla produzione di ventilatori (anche se GM è in rotta con Trump sulla negoziazione del contratto); Amazon, Google, IBM e Microsoft mettono in comune i supercomputer per le ricerche epidemiologiche e biomolecolari; i produttori di alcolici, che vedono la loro produzione praticamente azzerata, producono tonnellate di disinfettanti al giorno, mentre Apple, Facebook e Salesforce coordinano i bisogni di approvvigionamento delle produzioni essenziali.

Cosa bisogna fare per ripartire? In primo luogo contenere la diffusione e curare i malati. Secondo, gestire, più che prevenire, la disoccupazione: i principali paesi stanno facendo la cosa giusta, gli Stati Uniti estendendo temporalmente e raddoppiando i sussidi di disoccupazione e distribuendo denaro alle famiglie ($1200 per persona, più altri 500 per ogni bambino), l’UK pagando gli stipendi dei lavoratori fino a £2500 al mese. Terzo, garantire la liquidità e la solvibilità delle imprese per i prossimi 3-6 mesi, e anche qui molti paesi (ma non tutti, vedi l’Italia) sono sulla buona strada, estendendo linee di credito alle imprese per centinaia di miliardi. Da ultimo, stimolare la domanda per far ripartire l’economia quando tutto sarà finito, come ha già cominciato a fare la Cina, che ha allungato il weekend da due a tre giorni per far tornare i consumi al livello pre-crisi il più velocemente possibile.

Cosa ci riservano i prossimi mesi? Se Morgan Stanley prevede che il fondo sia stato ormai toccato, Goldman è più pessimista e stima che l’indice S&P 500 si avvicini a 2.000 punti (siamo a 2.540) prima di risalire a quota 3.000 entro la fine dell’anno. La ripresa sarà a V - invece che una più lenta U - se le imprese e i posti di lavoro saranno salvaguardati, e a questo riguardo non manca l’ottimismo visti gli interventi in atto. In termini percentuali rispetto al pil, gli USA hanno stanziato il 9%, la Germania il 3.6% (più il 17% in prestiti alle imprese), la Francia il 2% (più il 15% in prestiti), e UK, Spagna e altri sono su cifre simili. Manca però all’appello l’Italia, il paese che ha versato il tributo più caro al mondo, che ha chiuso le imprese non essenziali ma che rimane ferma al palo con un piano da 1.5% (25 miliardi), usato per le spese mediche immediate e per nazionalizzare Alitalia, ma che ha destinato solo 1.5 miliardi al sostegno alle attività produttive.

Governo, ultima chance. Il governo italiano proverà a rimediare all’immobilità dell'ultimo mese con un decreto nei primi giorni di Aprile. Il valore stimato è di almeno €25 miliardi, ma la cifra non è minimamente sufficiente, visto che il blocco delle attività non essenziali costa almeno €100 miliardi al mese, che il 10% delle aziende è a rischio fallimento e che per ogni settimana di chiusura questa cifra aumenta del 2%. Oltre a ciò, gli ostacoli burocratici non permetteranno di usufruire dei fondi prima del mese di maggio, stima ottimistica vista che il bonus babysitter, deciso ad inizio mese, non verrà pagato prima della metà di maggio. L’immobilismo, poi, non è giustificato dalla mancanza di risorse, visto che la BCE ha già autorizzato acquisti sui bond italiani per €220 miliardi. Il paragone con la vicina Svizzera è disarmante: 25 miliardi stanziati solo per le imprese, domanda per il sostegno approvata in 3 giorni e pagamenti iniziati già lo scorso giovedì.

Leonardo Aldeghi



AFRICA SUB SAHARIANA

Alibaba, Jack Ma dedica una donazione massiccia all’intero continente. La notizia è rimbalzata su tutti i media per la sua portata. Il fondatore di Alibaba, infatti, ha predisposto una donazione che conta un milione e mezzo di kit per i test diagnostici di laboratorio e oltre 100 tonnellate di strumenti per la prevenzione e il controllo della malattia, tra cui mascherine. Ad oggi sono stati riforniti 41 paesi africani, compito di cui si è incaricata l’Etiopia attraverso la sua compagnia di Stato, Ethiopian Airlines.

Burundi, le elezioni si terranno? Come è stato riscontrato in Italia e in Europa, le misure in risposta alla diffusione del virus comportano un ingente impatto sul normale svolgimento della vita quotidiana. I dubbi sorgono quindi sul rispetto degli appuntamenti elettorali africani. Uno dei prossimi è proprio in Burundi, dove si terranno le Presidenziali il 20 maggio e che al momento è uno degli 8 paesi in Africa ad essere Covid-19-free. Tre paesi vicini, RDC, Ruanda e Uganda contano tutti decine di malati e sembra che tale “immunità” sia principalmente dovuta all’assenza di strumenti di controllo che certifichino l’esistenza di malati. La campagna elettorale si aprirà il 27 aprile in un paese che recentemente ha mostrato segni di nuove tensioni politiche ed etniche.

Mali, è stato rapito il leader dell’opposizione. Il suo nome è Soumaila Cisse e insieme a lui sono scomparsi anche altri 11 membri, tutti del suo entourage, dei quali non si hanno notizie da mercoledì 25 marzo. Pare che il fatto sia avvenuto lungo la strada per la regione settentrionale di Timbuktu, dove si stavano dirigendo per continuare la campagna elettorale prima delle elezioni incombenti. Il Paese, a seguito della guerra civile scoppiata nel 2011, è soggetto alla devastazione per mano dei gruppi estremisti e terroristi violenti. Le notizie delle ultime settimane avevano riportato anche un cambio di direzione nella strategia governativa nella relazione con tali gruppi. Infatti, erano stati aperti nuovi canali di dialogo nel tentativo di porre un freno alla violenza nel paese che rischia di gettarlo nuovamente nel caos.

Repubblica Democratica del Congo, confinamento a intermittenza. Da sabato 28 marzo anche Kinshasa (Capitale della RDC) è sotto confinamento totale, ma solamente ad intermittenza. La misura sarà in vigore per quattro giorni e verrà temporaneamente interrotta mercoledì e giovedì 1 e 2 aprile, per poi vivere altri quattro giorni di blocco totale. Il confino sarà così scandito per un periodo di tre settimane, come annunciato dal Governatore della città, Gentiny Ngobila. Questo approccio particolarmente sui generis ha suscitato molti dubbi e incertezze sulla sua efficacia, tuttavia sembra giustificato dalla particolarità della dimensione sociale africana, dove una vasta componente della popolazione vive “alla giornata” in termini di sostentamento e risorse.

Sud Africa, intero paese in lockdown. L’annuncio è arrivato dal Presidente Cyril Ramaphosa che si è presentato in tenuta militare di fronte alla telecamere, quasi a paragonare lo stato di eccezionalità e crisi ad una situazione di urgenza militare. Il blocco coinvolgerà 57 milioni di persone e avrà la durata di 3 settimane, 21 giorni. Ad oggi il paese conta più di mille casi, senza tuttavia riscontrare decessi.

Marcello Alberizzi



AMERICA DEL NORD

Stati Uniti, il maggior numero di casi confermati da COVID-19 nel mondo al 27 marzo. Con una popolazione di 330 milioni di abitanti, gli USA sono ora il Paese che ha registrato più casi al mondo, sorpassando Cina e Italia. Parliamo di oltre 110 mila casi di contagio in tutti e 50 gli Stati, il primo dei quali è stato registrato il 20 gennaio 2020 nello stato di Washington. Come ha affermato il Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della sanità il 27 febbraio scorso: “Questo virus non rispetta i confini”, ad indicare la sua espansione in continua evoluzione. Non sono mancate critiche verso il presidente Trump per l’azione tardiva nella risposta di contrasto al COVID-19. Tuttavia, è ravvisabile un cambiamento nel suo atteggiamento dato dal piano di intervento proposto: un pacchetto economico da 2200 miliardi di dollari per far fronte a questa crisi.

La quarantena di 14 giorni è obbligatoria per i canadesi che rientrano dall’estero. L’annuncio del Primo Ministro Trudeau è molto chiaro: chi viola l’obbligo di quarantena, non rispettando le regole di auto-isolamento, può incorrere in multe e anche in periodi di prigione. Ci sono molte persone che non stanno seguendo le regole, ma per la salute pubblica è necessario rispettare questa legislazione. Inoltre, passando ai dati economico-sociali, la pandemia COVID-19 può portare la disoccupazione a crescere del 15% entro la fine dell’anno e il deficit federale potrebbe arrivare a 113 miliardi di dollari – il deficit attuale è di 26.6 miliardi. Sono dati non rassicuranti per il governo e la popolazione canadesi, ma non solo. Infatti, la pandemia avrà inevitabilmente conseguenze a livello globale.

Messico, il comportamento di AMLO di fronte alla pandemia. Inizialmente, il Presidente messicano Obrador non ha diffuso informazioni idonee a far fronte all’emergenza COVID-19. Per di più, ha lanciato un messaggio che va nella direzione opposta rispetto al contenimento del virus, incoraggiando i messicani a continuare ad uscire mentre le autorità sanitarie sollecitavano (e sollecitano) la popolazione a stare a casa. In occasione dell’intervento al G20 del 26 marzo, ha poi affermato che questa crisi di salute pubblica non si risolve solo negli ospedali ma nelle famiglie, con un nuovo approccio alla pandemia. Dalla gestione dell’emergenza dipenderà, chiaramente, anche il gradimento della popolazione nei confronti di AMLO. Vedremo quindi se la sua popolarità rimarrà al 63% del mese di febbraio o diminuirà nei mesi a venire.

Marta Annalisa Savino



AMERICA DEL SUD

Argentina, stabilita una quarantena di undici giorni per affrontare il COVID-19. Il presidente Fernández giovedì scorso, di fronte all’arrivo del Coronavirus nel paese sudamericano, ha decretato l’obbligatorietà di un “isolamento sociale preventivo obbligatorio” che terminerà alla mezzanotte del 31 marzo. Il rispetto della misura verrà affidato a un rigido controllo della polizia nazionale e locale, accanto alle forze armate. Sospese tutte le attività con l’obbligo per gli stranieri che entrano in Argentina di mettersi in quarantena per 14 giorni. Tra coloro che dovranno attenersi alla misura anche la vice presidente Cristina Kirchner e la figlia Florencia, di rientro da L’Havana, dove quest’ultima era ricoverata da un anno per un leggero linfedema degli arti inferiori che le impediva di tornare a casa da sola.

Bolivia, il Tribunale Supremo elettorale (TSE) ha sospeso il calendario elettorale per 14 giorni. Il Supremo Tribunale elettorale (TSE) sabato scorso ha sospeso per 14 giorni l'esecuzione del calendario elettorale delle elezioni generali di quest'anno, previste in prima istanza per il 3 maggio. Il TSE ha invitato tutti i partiti politici della corsa elettorale ad impegnarsi in un dialogo per raggiungere un accordo sul rinvio delle elezioni. Salvador Romero, presidente dell'organo elettorale, ha ribadito alla stampa che "Il TSE vuole continuare il dialogo ampio e pluralistico con tutte le organizzazioni politiche coinvolte nel processo 2020 e con gli altri rami del governo affinché, in un quadro di consultazione e di unità, tutti i boliviani possano definire una nuova data per il giorno delle elezioni generali del 2020". Romero ha poi continuato, sottolineando come tale misura è stata presa per preservare la salute pubblica e le decisioni sulle future elezioni.

Brasile, l’ansia da Coronavirus provoca una crisi diplomatica con la Cina. Il Presidente Bolsonaro mercoledì scorso in una conferenza stampa ha dichiarato lo stato d’allerta per il Covid-19: “Il momento è di grande preoccupazione e serietà, ma non possiamo permetterci che si raggiunga il livello di panico”. Il Presidente ha poi commentato la sua partecipazione a una manifestazione governativa tenutasi a Brasilia, dopo la riscontrata positività al Covid-19 del suo collaboratore nel viaggio in Florida, Fabio Wajngarten: “Ero al fianco della gente che conosceva i rischi che stavo correndo. Tutto quello che ho fatto è stato portare tranquillità al popolo brasiliano”. Questo mentre il figlio Eduardo ha deciso di utilizzare Twitter per imputare la colpa del Coronavirus alla Cina, scatenando così l’ira dell’ambasciatore cinese in Brasile, Yang Wanming, che rispondendo ha sottolineato come le parole del figlio di Bolsonaro siano “un insulto malefico contro la Cina e il popolo cinese” e come queste feriscano “la relazione amichevole tra i due Paesi”.

Colombia, Il presidente Duque sarebbe stato eletto con l’aiuto dei Narcos. Venerdì 13 marzo la Corte Suprema di Giustizia ha avviato un'indagine preliminare sui possibili legami tra l’ex presidente Uribe ed il narcotrafficante Ñeñe Hernández, morto il 2 maggio 2019 in Brasile. L’indagine ha l’obiettivo di verificare la presunta irregolarità della campagna elettorale del presidente Duque, appurando se effettivamente vi è stata un’entrata di denaro non dichiarata, una compravendita di voti ed in quale misura l’ex presidente Uribe sarebbe implicato. Tale decisione si aggiunge alle dichiarazioni di Aida Merlano, figura politica del Partido Conservador Colombiano condannata per frode elettorale, che dal Venezuela (dove è incarcerata) ha indicato le potenti famiglie della costa caraibica - come i Chars e i Gerlein - quali presunti responsabili della compravendita di voti che avrebbe favorito l’ascesa di Duque. In merito a tali accuse l’attuale presidente si è sempre dichiarato innocente.

Cuba, liberato l’attivista Luis Manuel Otero Alcántara. Il 14 marzo è finita la prigionia dell’attivista Luis Manuel Otero Alcántara, liberato in seguito alle forti pressioni della campagna internazionale che ne chiedeva il rilascio. L’avvenuta liberazione non esclude, però, l’inizio di un processo che potrebbe portarlo verso una condanna dai due a cinque anni di carcere. Il motivo è da ritrovare nelle pesanti accuse da lui rivolte verso il regime, che gli ha impedito di portare a termine un’opera artistica dal significato anticastrista. Intanto, emergono particolari agghiaccianti sulla sua cattura del 1° marzo; due membri del Ministero dell'Interno, uno dei quali funzionario dei servizi segreti, sarebbero stati sanzionati in relazione al suo arresto per una violazione degli ordini di cattura. I due uomini avrebbero infatti agito di propria iniziativa, trasferendo l'artista nel carcere di Valle Grande, quando l'ordine era stato quello di tenerlo in attesa di un processo sommario nel centro di detenzione di Boyeros.

Venezuela, Maduro fa un endorsement a Cuba e al suo Interferone. Il Presidente Maduro ha dichiarato nei giorni scorsi che il coronavirus si può sconfiggere attraverso l’Interferone, facendo così un endorsement verso Cuba e il suo farmaco: “Cuba è in testa, all'avanguardia, come sempre, anche con l'Interferone, creato dalla sua tecnologia medica, ha avuto ottimi risultati nella sua applicazione in Cina. L'Interferone cubano è già in Venezuela per assistere i pazienti affetti da Coronavirus", ha commentato Maduro. Attualmente in Venezuela ci sono solo 77 persone infette anche grazie alle efficaci misure interne adottate; “Stiamo adottando le misure più drastiche per neutralizzare l'arrivo della pandemia”, ha ribadito lo stesso Presidente. L'entusiasmo ideologico di Maduro non è stato però condiviso dagli infettivologi venezuelani.

Domenico Barbato



ASIA ED ESTREMO ORIENTE

Cina, la “mask diplomacy” ed il Covid-19. Il 19 marzo la Cina dichiara l’assenza di nuovi casi di Coronavirus autoctoni, comunicando solo 34 casi che però avrebbero contratto la malattia da stranieri venuti nel paese. Questo venerdì, 27 marzo, il presidente Xi Jinping e il suo omologo americano Donald Trump hanno condiviso una telefonata, nella quale si è chiesta maggiore cooperazione. Lo stesso giorno il paese ha ridotto drasticamente gli ingressi, annullando molti visti. Questa misura pare essere stata percepita positivamente dai cittadini cinesi. È stata infine chiamata “mask diplomacy” l’azione cinese in ambito internazionale, essendosi configurato come un paese esportatore di aiuti umanitari. L’UE teme un nuovo scontro geopolitico.

Giappone, pochi casi, pochi test. Al 27 marzo il paese conta 1400 contagiati e 44 morti per il Covid-19. Secondo quanto riportato da un reportage di Vox, però, i numeri dati sembrerebbero essere troppo bassi, motivati dal piccolo sforzo del governo nell’eseguire i test. Il primo ministro Shinzo Abe e il presidente cinese Xi Jinping avranno una conversazione telefonica nel prossimo futuro, ha detto sempre venerdì l'ambasciatore cinese in Giappone Kong Xuanyou. Il primo ministro giapponese Shinzo Abe e il presidente del Comitato Olimpico Internazionale (CIO) Thomas Bach hanno concordato martedì scorso di posticipare le Olimpiadi fino al 2021.

Corea del Sud, test agli USA. A partire da questa settimana, la Corea del Sud aveva poco più di 9.000 casi confermati di coronavirus, che lo collocano tra i primi 10 paesi per il totale dei casi. Gli esperti sanitari stanno notando che recentemente la nazione è riuscita a rallentare significativamente il numero di nuovi casi. Il paese sembra essersi fermato allo scoppio senza alcune delle rigide strategie di blocco, implementate invece in altre parti del mondo. Sabato 28 tre produttori di test per il coronavirus sudcoreani hanno ricevuto il via libera dalla FDA per esportare i loro dispositivi negli Stati Uniti.

Corea del Nord, le NU sollevano le sanzioni. Alla domanda in merito alla sua valutazione della capacità di Pyongyang di affrontare un potenziale focolaio Covid-19, il Primo Ministro sudcoreano Chung Sye-kyun ha affermato che "la situazione probabilmente non è buona in Corea del Nord". Il panel delle Nazioni Unite che supervisiona la disciplina delle sanzioni imposta al paese ha ammesso che la Swiss Humanitarian Aid potrebbe offrire aiuto alla Corea in tema di contrasto al virus. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha inviato una lettera al leader nordcoreano Kim Jong Un, nella scorsa settimana, offrendo aiuto per combattere l'epidemia di coronavirus. La lettera includeva anche un piano per far avanzare i legami tra i paesi. La Corea del Nord ha sparato ieri domenica 29 un proiettile non identificato nell'oceano al largo della sua costa orientale, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Yonhap, citando i Joint Chiefs of Staff della Corea del Sud.

India, siamo davvero in pochi? Il numero dei casi di COVID-19 in India ha raggiunto i 900 casi con un bilancio delle vittime che è salito a 19, secondo il Ministero della Salute dell'Unione. Gli esperti, però, pensano che questi numeri siano dovuti alla totale scarsità di test effettuati e che almeno il 50% della popolazione Indiana verrà infettata (problematico quando 100 milioni di persone nel paese hanno più di 60 anni). Il blocco delle connessioni di telefonia mobile 3G e 4G nel Territorio dell’Unione di Jammu e Kashmir, in India, è stato prorogato di nuovo, fino al 3 aprile.

Stefano Sartorio



EUROPA OCCIDENTALE E UNIONE EUROPEA

UE, l’Unione cambia volto. La crisi in atto in Europa, causata dalla massiccia diffusione della pandemia COVid-19, ha spinto le istituzioni europee a dare una risposta. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, ha annunciato nuove misure per contenere la crisi. Le frontiere esterne dell’Unione resteranno chiuse per i prossimi 30 giorni e all’interno dell’UE gli spostamenti saranno limitati con pochissime eccezioni. Con una seconda mossa la Commissione nei prossimi giorni sospenderà il Patto di Stabilità e verrà attivata la Clausola generale di Salvaguardia; in questo modo l’Unione cercherà di affrontare le severe conseguenze che il virus ha avuto, e avrà, sulle economie nazionali. Inoltre, verrà implementato un piano di aiuti economici di 750 mld di euro per sostenere le economie dei membri UE. Infine, il 19 di marzo l’Ue ha dispiegato un panel composto da epidemiologi e virologi affinché la risposta dell’Unione alla crisi sia coordinata.

(Dario Pone)

Regno Unito, la situazione Brexit. Quella corrente è senza dubbio una delle situazioni più drammatiche nella storia dell’Unione Europea. Il 31 gennaio la Gran Bretagna ha ufficialmente lasciato l’Unione. Abbiamo seguito gli eventi con grande attenzione e preoccupazione. Affinché fosse data piena attenzione alla lotta al Covid-19, sarebbe stato concepibile se le negoziazioni tra Bruxelles e Londra fossero rimandate a causa di questa situazione senza precedenti, ma Boris Johnson non ha intenzione di cambiare i suoi piani. Entro la fine del 2020 il Regno Unito deve trovare un accordo con l’Unione in modo da gestire tutte le questioni aperte. Commercio, agricoltura, diplomazia; sono molti gli elementi che devono essere risolti. La situazione è aggravata dal fatto che il Parlamento UK ha emanato una legge per la quale la Gran Bretagna non può estendere i termini per trovare un accordo con l’UE.

(Dario Pone)

UE: una nuova missione in Libia. In pochi giorni la missione UE Sophia terminerà. Essa aveva il compito di controllare e fermare il traffico di esseri umani proveniente dalla Libia nel mar Mediterraneo. I membri UE hanno trovato un accordo per una nuova missione, che sarà chiamata Irini (in greco pace) ed avrà un obiettivo differente. La nuova missione infatti avrà il compito di far rispettare ed implementare l’embargo imposto dalle Nazioni Unite (risoluzione 2420) sull’arrivo di armi nel paese nordafricano. Per questa ragione la zona in questione verrà spostata verso le coste est della Libia. Anche se questo non è il suo compito, in casi specifici, se le unità di controllo incontreranno navi piene di migranti, esse le salveranno e le scorteranno in Grecia. A partire da quel momento queste persone saranno ridistribuite tra i paesi europei. Vedremo, in particolare su quest'ultimo fattore, se i membri UE coopereranno.

(Dario Pone)

Unione Europea, il Consiglio Europeo rimanda le decisioni. La riunione, svoltasi in video-conferenza, fra i capi dei 27 governi che si è tenuta la scorsa settimana non ha sortito l’effetto sperato. Nonostante la situazione drammatica che l’Europa sta attraversando a causa della pandemia, il Consiglio Europeo si è diviso sui provvedimenti economici da adottare. Da una parte un blocco di Paesi guidati da Italia, Spagna e Francia che chiedono misure nuove, tipo gli Eurobond o i fondi del Mes senza condizionalità, per far fronte alle conseguenze economiche che il virus si porterà dietro. Dall’altra i rigoristi del nord, trainati dagli olandesi e, in parte, dai tedeschi, non vogliono abbandonare le loro posizioni sulla finanza pubblica. Alla fine, l’Eurogruppo è stato incaricato di elaborare delle proposte nelle prossime 2 settimane.

(Leonardo Cherici)

Italia, preoccupazioni per il tessuto sociale. Purtroppo, l’Italia non si trova ad affrontare solo le drammatiche cifre che ogni giorno portano il numero dei morti per coronavirus sempre più in alto. C’è molta preoccupazione per il dopo pandemia: riuscirà il Paese a rialzarsi? Intanto nel Mezzogiorno si assistono ai primi fenomeni di tensione sociale e il ministro Provenzano ha detto di temere per la “tenuta democratica del Paese”. Per questi motivi, dovranno essere prese delle misure straordinarie per sostenere quelle famiglie che, momentaneamente senza reddito, faticano ad acquistare beni di prima necessità. La paura è che possano organizzarsi proteste, più o meno violente, che andrebbero a complicare ancora di più una situazione già di per sé drammatica.

(Leonardo Cherici)

Europa, Draghi rientra nella scena. L’ex Presidente della Banca Centrale Europea ha pubblicato una riflessione sul Financial Times dove illustra la sua ricetta per superare il momento che stiamo attraversando con il minor costo sociale possibile. Subito sono circolate delle voci su un possibile governo di unità nazionale a guida Draghi. Alcune forze politiche avrebbero fatto intendere il loro supporto ad un’operazione del genere, ma dall’esecutivo sono arrivate voci di smentita. Ad ogni modo, sicuramente Mario Draghi ha un suo peso e le sue riflessioni provocheranno delle conseguenze.

(Leonardo Cherici)

Leonardo Cherici e Dario Pone



EUROPA CENTRO-ORIENTALE E RUSSIA

Inizia il lockdown della Russia. Anche Mosca sta iniziando ad adottare misure molto restrittive per arginare la piaga del Coronavirus. Dopo che numerosi casi di infezione sono stati registrati all’interno dei confini russi, il governo ha deciso che a partire dal 30 marzo sarà attiva la chiusura completa delle frontiere. Una decisione drastica ma inevitabile e che segue l’esempio di molti altri Paesi, tra cui l’Italia. Intanto, l’Agenzia Federale Medico-Biologica ha annunciato che sono in corso i test su sette prototipi di vaccino contro il Covid-19; tuttavia, come dichiarato dalla Direttrice Veronika Skvortsova, un campione definitivo potrà essere disponibile non prima di 11 mesi, una previsione simile a quelle già sentite nel corso di queste tese giornate. All’interno delle Nazioni Unite, la Russia ora preme per l’adozione di una risoluzione generale che definisca un impegno collettivo globale per far fronte a questa sfida epocale.

(Andrea Vassallo)

Ucraina, un no deciso allo “special status” costituzionale per le regioni separatiste. Kyiv non sta cedendo alle pressioni russe per inserire all’interno della propria Costituzione un riconoscimento dello “status speciale” alle regioni separatiste di Donetsk e Luhansk. Questo è ciò che è stato dichiarato da Oleksiy Reznikov, Vice-Primo Ministro e incaricato di supervisionare il processo di reintegrazione dei territori temporaneamente occupati. Stando alle parole di Reznikov, i negoziati nel framework degli accordi di Minsk stanno sperimentando una nuova fase di stallo: l’Ucraina non è intenzionata a cedere alla pressioni della Russia di vedere concesso uno status di regione speciale ai territori occupati; in aggiunta, Kyiv sta respingendo con convinzione la volontà di Mosca di riconoscere al conflitto nel Donbass la denominazione di “conflitto interno”. Per l’Ucraina, il conflitto rimane una questione di rilevanza internazionale e con forti responsabilità da parte del governo russo.

(Andrea Vassallo)

Enlargement: news sul processo di adesione. Stando alle informazioni rilasciate da Reuters, sembrerebbe che l’UE aprirà i colloqui di adesione con Albania e Macedonia del Nord. A novembre 19’ il processo era stato bloccato a causa dell’opposizione francese e olandese; quel blocco era legato alla paura di alcuni membri UE riguardante i criteri di ingresso. A febbraio la Commissione Europea ha proposto una revisione del processo di enlargement e i 27 paesi hanno accettato la nuova soluzione. La Commissione ha anche rassicurato che il rispetto dei criteri economici, giudiziari e istituzionali del processo sarà verificato con rigore e che il procedimento potrà essere fermato in qualsiasi momento. A maggio i leader UE si incontreranno a Zagabria e quello potrebbe essere il momento decisivo per l’enlargement. Josep Borrell, Alto Rappresentante dell’Unione, ha chiamato Aleksandar Vucic per rassicurarlo che la situazione verrà sbloccata anche per la Serbia. Questo nuovo sviluppo nel processo di enlargement ha trovato l’approvazione greca, preoccupata per la minoranza ellenica in Albania.

(Dario Pone)

Siria, discussioni sul cessate il fuoco. Lunedì 22 marzo c’è stato un incontro tra il Ministro della Difesa russo Sergei Shoigu e il Presidente siriano Bashar al-Assad. Non c’è alcun dubbio riguardo la tematica di questo incontro: il cessate il fuoco in Siria. Nei primi giorni di marzo, dopo un incontro molto intenso, Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan, hanno trovato un accordo per sospendere i combattimenti nell’ultima provincia siriana controllata dai ribelli. Questo era l’unico modo per fermare (quantomeno in modo provvisorio) gli scontri, perché la Russia supporta le forze regolari siriane, mentre la Turchia i ribelli. A Mosca Assad e Shoigu hanno discusso il modo in cui la Federazione Russa potrebbe aiutare la Siria a rialzarsi da un punto di vista economico e umanitario. Secondo le fonti Reuters, i due hanno anche discusso dell’invio di specialisti russi affinché possano dare supporto tecnico e militare.

(Dario Pone)

Bosnia Erzegovina, la porta di servizio dell’Unione Europea. Quando la rotta balcanica è stata chiusa nel 2019, la Bosnia Erzegovina è diventata la nuova rotta di passaggio per i migranti in cammino verso l’UE. È stato stimato che nel 2019 30mila persone hanno usato questo percorso per arrivare nei territori dell’Unione, mentre nel 2018 erano stati solo mille. Secondo la portavoce dell’UE Ana Pisonero, l’Unione ha stanziato 36 € milioni per aiutare i migranti e i paesi di arrivo. Le forze di polizia croate e serbe stanno pattugliando i confini. La Convenzione di Dublino impone l’apertura di una procedura di asilo per queste persone. Le leggi comunitarie obbligano anche il richiedente asilo a restare nella nazione in cui ha presentato domanda. Tuttavia, sono numerosi i casi in cui i migranti sono stati rimandati indietro in modi discutibili. Questa è la situazione che l’UE deve affrontare nei Balcani, la quale rimane complicata anche in relazione al processo di enlargement.

(Dario Pone)

Andrea Maria Vassallo e Dario Pone



MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)

Iraq, nomina di Zurfi. Per tentare di uscire dall’impasse politico che caratterizza il paese dalle dimissioni di Mahdi, il presidente iracheno Salih ha nominato come nuovo primo ministro Adnan Al-Zurfi, sciita iracheno che ha pagato il suo attivismo politico nel partito Dawa con il carcere. Simbolo dell’opposizione sciita contro Hussein, ha vissuto negli Usa in seguito alla fuga da Abu Ghraib ed è tornato in patria solo nel 2003. Da allora ha rivestito il ruolo di sindaco nella città natale di Najaf e quello di parlamentare. Figura emblematica, dovrà lottare non poco per tentare di formare un governo in 30 giorni e ottenere la fiducia dal parlamento, dove da molti non è ben visto per i suoi legami occidentali. Una spinta unificatrice che potrebbe aiutare Zurfi è data dall’emergenza derivante dalla diffusione del Covid-19; se la situazione peggiorasse, le strutture sanitarie irachene faticherebbero a rimanere in piedi e l’emergenza si trasformerebbe presto in tragedia.

(Federica Sulpizio)

Yemen, al quinto anniversario dall’inizio della guerra spunta un nuovo nemico. Non bastavano una sanguinosa guerra civile ed il colera a flagellare una delle nazioni tra le più povere al mondo. Infatti, data la situazione attuale, si aggiunge anche la minaccia della pandemia di Covid-19 che, data la mancanza di risorse per il sistema sanitario (già al collasso) e la mancanza di cibo ed acqua pulita, si trasformerebbe ben presto nel colpo di grazia per lo Yemen. Nel tentativo di evitare questo scenario a dir poco catastrofico sono intervenuti diversi attori internazionali, tra cui l’inviato speciale delle Nazioni Unite per il paese, Martin Griffiths, che ha invocato la collaborazione delle parti coinvolte nel conflitto (ormai entrato nel suo sesto anno) per dirottare i loro sforzi verso il rafforzamento delle strutture sanitarie. Un monito è stato lanciato anche dal Segretario generale, Antonio Guterres, diretto a tutti i conflitti esistenti per giungere ad una tregua. Gli Houthi e il governo in esilio si sono così accordati per un cessate il fuoco ed anche l’Arabia Saudita ha garantito che lo rispetterà.

(Federica Sulpizio)

Iran, il focolaio del Medio Oriente. Ebbene sì, i dati - che siano veri o arrotondati per difetto – dimostrano inequivocabilmente che è l’Iran è uno degli Stati più colpiti dalla pandemia di Covid-19. Di certo non sarà l’unico, ma è uno dei pochi ad affrontare l’emergenza con il peso delle sanzioni statunitensi. Come più volte sottolineato dagli Usa, le sanzioni – che si rifiutano di revocare – non colpiscono direttamente il settore sanitario, ma delimitano comunque la possibilità per le autorità iraniane di raccogliere risorse da destinare alla sanità. Al contempo, l’amministrazione statunitense ha offerto l’invio di aiuti umanitari all’ayatollah Khamenei, che ha prontamente rifiutato l’offerta ed anzi ha accreditato l’idea secondo la quale il virus sia stato prodotto in laboratorio. Mentre in molti cedono erroneamente alla tentazione delle teorie cospirative, in occasione del Capodanno persiano molti iraniani non hanno rispettato l’invito a restare a casa, partendo per le vacanze. Il timore di molti è che dall’Iran la pandemia si diffonda in tutta la regione.

(Federica Sulpizio)

Siria, alle prese con il conflitto e con le preoccupazioni per il Covid-19. La tregua concordata da Mosca e Ankara regge solo parzialmente e la provincia di Idlib continua ad essere oggetto di attacchi da parte dei soldati del regime. Inoltre, le operazioni di pattugliamento congiunto tra le forze russe-turche sono ostacolate dalle ostilità dei gruppi ribelli lungo l’autostrada M4 che collega Aleppo a Latakia. In questo contesto, il rischio della diffusione del Covid-19 è sempre più concreto e preoccupante. Il Segretario generale dell’Onu ha chiesto alle parti coinvolte nella crisi siriana di deporre le armi per rispondere all’emergenza coronavirus - appello lanciato altresì dall’inviato speciale Pedersen. Il primo caso positivo è stato riportato il 22 marzo e si teme che i numeri siano ben più estesi. Le preoccupazioni per il contagio sono aggravate dalla grave situazione umanitaria in cui versa la Siria, anzitutto nella provincia di Idlib, dove si contano poco più di 15oo posti letto per una popolazione complessiva di 4 milioni di persone.

(Vincenzo Battaglia)

Afghanistan, la fase del post deal e il rischio del contagio da Covid-19. Secondo le ultime indiscrezioni, il rilascio dei prigionieri talebani da parte delle autorità afghane dovrebbe iniziare entro la fine di marzo. Se tale notizia fosse confermata, verrebbe meno un importante ostacolo all’adempimento dell’accordo di pace. Tuttavia, sussistono ancora varie incognite e problematiche per il proseguimento del processo di pace. Tra queste, emerge anzitutto lo stallo politico per la creazione del nuovo governo afghano. Tale situazione di impasse ha spinto Mike Pompeo, segretario di Stato USA, ad annunciare il taglio di un miliardo di dollari di aiuti destinati all’Afghanistan. Inoltre, aumenta la preoccupazione per la diffusione del Covid-19 nel Paese, anch’esso non pronto e attrezzato per rispondere ad un’eventuale emergenza sanitaria. La maggior parte dei casi si sono registrati nella zona di Herat, nel nord ovest dell’Afghanistan al confine l’Iran. Ed è reale il timore di un’espansione pericolosa del contagio proprio dalla Repubblica Islamica (attuale focolaio della regione) alla zone orientale afghana.

(Vincenzo Battaglia)

Israele, un governo di unità nazionale. L'aggravarsi della crisi sanitaria e i dissidi interni della propria coalizione hanno portato l'ex generale Gantz a rompere gli indugi e a sostenere un governo di unità nazionale con una turnazione alla carica di primo ministro, con Bibi per i primi 18 mesi. Dopo l’improvvisa accelerazione del leader di Resilienza Israele, gli altri due leader della coalizione Blue e Bianco hanno rotto l'alleanza, mantenendo il nome per se stessi ed accusando Gantz di tradimento. In una situazione eccezionale piena di colpi di scena, si aggiunge il partito laburista, il quale potrebbe unirsi alla nuova maggioranza di governo in cambio di alcune concessioni sui temi sociali. Netanyahu ha poi affidato il compito di reperire materiale sanitario al direttore del Mossad Yossi Cohen. Dopo la chiusura della Chiesa del Santo Sepolcro e ulteriori restrizioni agli assembramenti nelle sinagoghe, il Paese si avvia al completo lockdown domenica 29 marzo. Il bollettino nazionale è di quasi 4000 casi e 12 decessi.

(Michele Magistretti)

Libia, arriva il Covid-19 ma continuano gli scontri. A nulla sono valsi gli appelli della missione Onu, temporaneamente guidata da Stephanie Williams, al rispetto della tregua. Il Feldmaresciallo Haftar non sembra disposto a cedere alle richieste di fermarsi, che includono persino quelle dell'ambasciatore USA Richard Norland. Il generale sembra intenzionato a sfruttare la crisi sanitaria per proseguire la propria offensiva su Tripoli e Sirte. In parallelo, nonostante le misure draconiane prese da entrambi i governi, coprifuochi e divieti di assembramento, le strutture sanitarie del Paese non riuscirebbero a reggere l'onda d'urto che ha colpito altre nazioni; anzi, la situazione potrebbe degenerare data la presenza di diversi campi profughi e una diffusione massiccia potrebbe esacerbare la già precaria situazione. Quindi, sebbene il Covid-19 abbia preso piede anche in Libia (con i primi tre casi registrati), gli scontri continuano, con diverse perdite civili a Tripoli e la morte di un maggiore generale dell'Esercito Nazionale Libico guidato da Haftar nei pressi di Sirte.

(Michele Magistretti)

Vincenzo Battaglia, Federica Sulpizio e Michele Magistretti



TERRORISMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE

Afghanistan, attentato contro un tempio Sikh a Kabul. Il 25 marzo un gruppo di uomini armati e kamikaze hanno assaltato un tempio Sikh a Kabul, provocando una ventina di vittime. Gli assalitori si sono barricati all’interno dell’edificio religioso per circa un’ora, prima dell’intervento delle forze armate afghane. L’attacco è stato rivendicato dallo Stato Islamico, il quale opera in Afghanistan attraverso la sua cellula locale nota come IS-K. Negli ultimi decenni, a causa del conflitto armato, migliaia di sikh e indù sono fuggiti all’estero (soprattutto in India) riducendo drasticamente la loro presenza nel territorio afghano - da circa 200.000 di 30 anni fa ai 1500 di oggi. Tali gruppi (insieme ad altre minoranze religiose, come gli Hazara) sono attualmente nel mirino delle fazioni islamiche radicali, a cominciare dall’IS-K.

(Vincenzo Battaglia)

La Marina militare italiana sventa un attacco di pirati al largo della Nigeria. La nostra Marina militare ha sventato un attacco di pirati nelle acque del Golfo di Guinea contro una nave da carico battente bandiera greca. Nello specifico, ad intervenire è stata la Fregata “Rizzo”, impegnata in loco in attività di pattugliamento e salvaguardia della libertà di navigazione e della sicurezza marittima. Oltre al versante africano orientale, noto per gli attacchi di pirateria (specialmente in Somalia), altresì quello occidentale comincia a destare serie preoccupazioni riguardo alla sicurezza della navigazione marittima. Negli ultimi mesi, infatti, sono stati numerosi i tentativi di assalto contro navi mercantili internazionali al largo delle coste nigeriane.

(Vincenzo Battaglia)

Ciad, Boko Haram colpisce duramente. Il gruppo nigeriano di Boko Haram ha perpetrato un violento attentato contro un presidio militare nella località di Boma, al confine con la Nigeria. Secondo le fonti locali, l’assalto è durato circa 7 ore e ha provocato almeno 92 morti tra i soldati ciadiani. Il Presidente del Ciad, Idriss Deby, ha commentato l’accaduto descrivendolo come “l’offensiva più letale per le forze armate del paese”. I miliziani di Boko Haram hanno esteso il loro raggio di azione colpendo altresì gli Stati confinanti, come il Niger, il Cameron e il Ciad. Stando ai numeri dell’Onu, i militanti nigeriani, dall’inizio delle loro attività, avrebbero ucciso circa 36.000 persone e causato almeno 2 milioni di sfollati.

(Vincenzo Battaglia)

La pandemia COVID-19 può essere un motivo di preoccupazione per la sicurezza? Secondo le informative del Dipartimento di Stato americano, l’Italia potrebbe essere colpita da una situazione emergenziale che richiederebbe l’impiego di tutte le forze di sicurezza per il mantenimento dell’ordine e il rispetto dei decreti vigenti; motivo per cui è necessario attuare una serie di azioni preventive. Attualmente il terrorismo sembra silente, quasi inesistente a livello europeo ma, secondo le informative, l’Italia ha un livello 4 di rischio. I possibili punti di attacco potrebbero essere i mezzi di trasporti, utilizzati ancora oggi per gli spostamenti lavorativi e urgenti, le sedi governative, dove attualmente i deputati italiani stanno lavorando ai vari decreti e misure preventive per il virus, ma altresì supermercati e negozi di prima necessità, dove ogni giorno si formano assembramenti e dove le persone sono spesso costrette a fare ore di coda per poter acquistare beni di prima necessità.

(Laura Vaccaro Senna)

La pandemia COVID-19 può rallentare i lavori di prevenzione delle organizzazioni internazionali? Il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha richiesto un “cessate il fuoco” in una situazione emergenziale come quella attuale in cui tutti i Paesi nel Mondo sono stati colpiti. Nessuno escluso. Tutti devono fronteggiare un nuovo nemico, il Covid, con l’obiettivo di tutelare la popolazione contenendo il numero dei contagi. Le parole del Segretario Generale sono state ascoltate solo parzialmente e, infatti, le violenze non hanno avuto fine negli ultimi giorni. In questo scenario, di fragilità e vulnerabilità, potrebbero approfittarne le organizzazioni terroristiche; e se così fosse, sarebbe una tragedia nella tragedia.

(Laura Vaccaro Senna)

Laura Vaccaro Senna e Vincenzo Battaglia



ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

OMS, segnali incoraggianti dall’Europa. Dopo l’aumento dei casi in tutto il mondo e l’aggravarsi della situazione in Europa, arrivano alcune notizie positive. Hans Kluge, direttore della sezione europea dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha dichiarato che anche se la situazione rimane molto seria, stiamo iniziando a notare dei segnali incoraggianti. In particolare, la riduzione del numero di casi registrati in Italia rappresenta un grande passo in avanti: in Italia, il Paese europeo in cui si è verificata la quantità maggiore di contagi, il numero di casi si è leggermente ridotto, anche se è troppo presto per dire che la pandemia ha raggiunto il suo apice. Le misure di prevenzione che tutti i Paesi stanno adottando sono utili per la limitazione della diffusione del contagio, ma il lavoro da fare è ancora tanto ed è fondamentale ampliare le proprie capacità sanitarie.

(Martina Pignatelli)

OCSE, “Serve uno sforzo globale”. Le conseguenze economico-finanziarie della pandemia in corso sono preoccupanti, lo ha affermato anche l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE). Il Segretario Generale dell’Organizzazione, Angel Gurria, ha dichiarato che questo è il più grande shock economico, finanziario e sociale del XXI secolo e richiede uno sforzo moderno e globale simile al Piano Marshall e al New Deal del secolo scorso messi insieme. L’invito lanciato ai Governi è quello di implementare ogni azione efficace e coordinarsi a livello internazionale, con particolare attenzione a 4 aree di intervento politico: concentrarsi sul miglioramento delle strutture sanitarie pubbliche, sostenere l’economia, coordinare gli sforzi con la vigilanza finanziaria e ristabilire la fiducia dei cittadini una volta superata la crisi.

(Martina Pignatelli)

Banca Mondiale, cosa sono i pandemic bond e a cosa servono. Nel caso di un’emergenza sanitaria spesso è necessario l’intervento della Banca Mondiale per sostenere i costi elevatissimi, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Questi costi però possono risultare eccessivi anche per la Banca Mondiale e proprio per questo, dopo l’epidemia di Ebola in Africa, è stato ideato il meccanismo dei pandemic bond. Si tratta di strumenti obbligazionari e assicurativi per sostenere i Paesi interessati da gravi emergenze sanitarie, come quella attualmente causata dal Coronavirus. In questo modo si potrà sostenere la situazione economica dei Paesi maggiormente colpiti. I requisiti per attivare l’erogazione di fondi (secondo il programma del Pandemic emergency financing facility) sono ben precisi, come ad esempio la dichiarazione di una pandemia a livello globale. Forse questa volta avranno più successo di quanto ne abbiano avuto per l’Ebola.

(Martina Pignatelli)

Consiglio d’Europa e Unione Europea, appello per la tutela dei diritti di migranti e rifugiati. Il Rappresentante speciale del Segretario generale del Consiglio d’Europa per le migrazioni e i rifugiati, Drahoslav Štefánek, e l’Agenzia dell’Unione Europea per i diritto fondamentali hanno pubblicato una nota congiunta che invita gli Stati membri di entrambe le organizzazioni a rispettare i loro obblighi nei confronti dei migranti e dei rifugiati, con particolare riguardo al rispetto dei diritti umani e al contenimento della diffusione del virus Covid-19. In particolare, la nota invita gli Stati a trovare un equilibrio tra salute, ordine pubblico e sicurezza nazionale: se da una parte si riconosce il diritto degli Stati di proteggere le proprie frontiere e di preservare l’ordine pubblico e la salute del proprio popolo, dall’altra si sancisce l’obbligo degli Stati di tutelare i diritti fondamentali delle persone, inclusi i migranti e i rifugiati.

(Marta Stroppa)

INTERPOL, rilasciate le linee guida per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. L’INTERPOL ha pubblicato delle linee guida per incrementare la sicurezza e l’efficacia delle forze dell’ordine nel contesto della pandemia di Covid-19. Elaborate in conformità con le raccomandazioni dell’OMS, tali linee guida delineano le funzioni svolte dalle forze dell’ordine durante la pandemia e forniscono informazioni su come gli agenti possono proteggere se stessi e le loro famiglie dal virus. In particolare, esse riguardano il controllo delle frontiere e il mantenimento dell’ordine pubblico; assistere le autorità sanitarie nazionali nell’individuazione dei contagiati; trasmettere le misure di salute pubblica alla popolazione; garantire la consegna di attrezzature mediche e il trasferimento dei pazienti.

(Marta Stroppa)

NATO, la Macedonia del Nord diventa il 30esimo membro dell’organizzazione. Il 27 marzo, la Macedonia del Nord ha depositato il proprio strumento di adesione al Patto Atlantico presso il Dipartimento di Stato americano a Washington D.C., diventando così il 30esimo Paese membro della NATO. Questo è un passo significativo per l’Alleanza; la Macedonia del Nord ha contribuito per diverso tempo alla sicurezza euro-atlantica, partecipando inter alia alle missioni NATO in Afghanistan e in Kosovo. L’ufficializzazione dell’ingresso della Macedonia del Nord nella NATO conclude un percorso iniziato con la firma, nel febbraio 2019, del Protocollo di adesione della Macedonia del Nord da parte degli Alleati.

(Marta Stroppa)

Marta Stroppa e Martina Pignatelli


Framing The World un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.

Andrea Maria Vassallo: Europa Orientale e Federazione Russa

Dario Pone: Europa occidentale e Unione Europea

Federica Sulpizio: Medio Oriente e Nord Africa

Laura Vaccaro Senna: Terrorismo e Sicurezza Internazionale

Leonardo Aldeghi: Economia e Finanza Internazionale

Leonardo Cherici: Europa occidentale e Unione Europea

Marcello Alberizzi: Africa Sub-Sahariana, Organizzazioni Internazionali

Marta Annalisa Savino: America del Nord

Marta Stroppa: Diritti Umani e Organizzazioni Internazionali

Martina Pignatelli: Diritti Umani e Organizzazioni Internazionali

Michele Magistretti: Medio Oriente e Nord Africa

Domenico Barbato: America del Sud

Michele Pavan: Oceania e Organizzazioni Internazionali

Stefano Sartorio: Asia ed Estremo Oriente

Vincenzo Battaglia: Medio Oriente e Nord Africa; Terrorismo e Sicurezza Internazionale


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